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Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]

Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:

Tra le leggende che si raccontano nei bazar e nelle taverne degli astroporti ce n’è una che riguarda un mostro interstellare detto “il Mangiatore d’Anime” ma chiamato anche in altri modi, come “la Bestia dei Sogni” o “lo Spolveratore dello Spazio” . Gli ingenui non ci credono affatto a questa leggenda, e la gente più seria ci crede solo fino a un certo punto. Ma chi ci tenesse a saperne di più, vada al Tchaka’s Bar di Northpoint, un pianeta verso il centro della Galassia, e chieda di un vecchio ubriacone che chiamano l’Antico Marinaio. Lui una volta l’ha intravisto, il Mangiatore d’Anime.
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— Quello che provavo non era una sensazione di dolore o di morte, Tchaka — disse Lane parlando a fatica, come se ogni parola gli costasse uno sforzo enorme. — Capisci, adesso?

Tchaka s’illuminò in viso. L’occhio artificiale ammiccò scintillando come non mai e non uno dei denti d’oro rimase nascosto quando il gigante gettò all’indietro la testa scoppiando in una fragorosa risata.

— Perché non l’hai detto subito? — tuonò. — Una nuova emozione… un nuovo piacere… e io che cominciavo a pensare che fossi diventato un necrofilo. Ma qual è il problema, Nicobar? Perché non ti metti il cuore in pace e te la godi?

— Godermela? Godere di quella cosa?

— Certamente! Conosco uomini che hanno attraversato mezza galassia alla ricerca di nuove sensazioni e che sarebbero disposti a vendere l’anima in cambio di un solo attimo di qualcosa di diverso, e tu l’hai scoperto per caso! Se non è fortuna, questa!

— Tu non sai cosa sia. Non ti sono entrate nel cervello quelle maledette sensazioni.

— Non devono poi essere così terribili — obiettò Tchàka — altrimenti non te ne saresti andato in giro nello spazio per due anni a cercarne altre sei dosi.

— È terribile, terribile — sussurrò Lane con lo sguardo fisso nel vuoto. — Tu non sai.

— Io so che se fossi al tuo posto non cercherei di uccidere quella bestia, ma cercherei invece di capire cos’ha per sfruttare le sue doti. La Bestia dei Sogni può valere una fortuna, sai.

— Deve morire — disse piano Lane.

— Perché? Perché ti fa sentire pervertito? Perché ti vergogni o sei disgustato? Sciocchezze, Nicobar. Alla stessa stregua potresti ammazzare tutte le donne che non ti soddisfano a letto o i fabbricanti di liquori di cui non ti vanno i prodotti. E poi con quale diritto vuoi privare gli altri di un brivido?

— Un brivido? Che modo di definirlo. No, è qualcosa di alieno che l’uomo non avrebbe mai dovuto provare.

— Se gli esseri umani si fossero sempre contentati solo di quello che gli fa bene, non ci sarebbero il tabacco, gli alcolici, i narcotici, l’omosessualità. Diavolo, tutto quello che ha un buon sapore, un buon odore o che fa piacere è lecito. — Tacque per un momento, e poi tornò a sorridere. — Forse Tchaka verrà con te per provare anche lui quelle sensazioni.

— No — replicò deciso Lane. — Dobbiamo vedercela a tu per tu solo io e quella creatura. Non ho bisogno di aiuto.

— Aiuto? — rise Tchaka.

— Ma io sto dalla parte della Bestia dei Sogni, Nicobar!

— Non ti rendi conto di quello che ti può fare.

— Di una cosa sono sicuro, e cioè che non mi ridurrà a un sacco di ossa nevrastenico e assetato di sangue. Ho provato di tutto, in vita mia, mi manca solo di far l’amore con una palla di energia.

— Tu non verrai con me Tchaka — insisté Lane. — Andrò a ritirare quell’arma per ucciderlo, e niente potrà fermarmi.

— Sei come un maniaco sessuale che uccide le donne perché si vergogna di desiderarle — disse Tchaka. — Quella maledetta bestia ti ha dato al cervello. Se è troppo per te, torna nel mio locale. Ho una ragazzina che…

— Non mi interessa.

— Non vorrai dirmi che hai rinunciato anche alle donne, oltre che ai liquori? — rise Tchaka.

— Pensala pure come ti pare.

— Mi piacerebbe sapere che effetto fa quella cosa… Non stai mica scherzando, vero?

— No.

— Se è così potente capisco perché le sei corso dietro per due anni.

— Hai finito? Vogliamo cambiar discorso?

— Non ancora. Perché sei tornato fin qui per riscuotere i tuoi soldi? So che hai depositi in una dozzina di mondi.

— Non più.

— Allora quell’arma ti ha ridotto sul lastrico?

— Pressappoco — ammise Lane.

— Trent’anni di economie buttati nella spazzatura — esclamò con disgusto Tchaka. — Avresti fatto meglio a spendere i tuoi soldi nel mio locale.

— Ne guadagnerò ancora, dopo aver eliminato la bestia.

— E come li spenderai? Hai rinunciato alle donne e all’alcol, e forse anche alla droga.

— Si possono comprare anche altre cose.

— Cosa? Raccontala a qualcun altro. Noi siamo di frontiera, avventurieri… Cosa vorresti comprare? Una casa? Ma tu vivi a bordo della nave. Una biblioteca? Se ti interessassero i libri non avresti fatto il mestiere che fai. Vestiti, gioielli, fronzoli? Chi li vedrebbe? No, Nicobar, quando uno vive alla giornata come noi due, spende quel che guadagna in cose di cui può godere sul momento.

— E allora non spenderò. Mi limiterò a tornare a caccia.

— Perché non lo fai fin d’ora?

— Non posso. Non posso far niente finché non avrò ucciso quella creatura.

— Continui a chiamarla bestia o creatura — osservò Tchaka. — Credevo che avesse un nome.

— Ne ha più di uno.

— E allora?

— Nessuno è adatto. È una creatura e basta.

— Quando partirai per darle la caccia?

— Fra due o tre giorni. Appena la nave sarà pronta. Ho appena spedito i soldi per gli ultimi pezzi, e devo andare a Bellore per farla montare sulla nave.

— Prima di partire verrai da me a bere il bicchiere della staffa, spero.

Lane fece un cenno di diniego.

Tchaka alzò le spalle e si avviò alla porta. — Riposa in pace, amico mio. È stato bello averti conosciuto.

— Parli come se fossi già morto — disse Lane. — Quella maledetta creatura non mi ha ancora ammazzato.

— Guardati nello specchio, Nicobar — disse Tchaka, e uscì.

14

Il viaggio da Punto Nord a Belore durò ottantatré giorni che Lane trascorse per quattro quinti in ibernazione e per un quinto a studiare mappe stellari finché non conobbe a memoria le zone dove pascolava la creatura spaziale, cercando di non pensare al fatto che però negli ultimi due anni non li aveva quasi mai frequentati.

Arrivato finalmente su Belore lasciò la nave a circa cinque chilometri dalle catapecchie dei Dorne. Vostuvian lo vide arrivare da lontano e gli andò incontro.

— Ci hai messo molto, uccisore di animali — disse il Dorne bisbigliando come sempre.

— Ho avuto da fare.

— E adesso hai sistemato tutto?

— No, sono appena all’inizio. L’arma è pronta?

— Sì. E tu sei pronto?

— Certo.

— Bene — disse il Dorne. — Temevo che tu fossi andato a caccia della Bestia del Sogni col tuo vibratore. Sono contento di essermi sbagliato.

Lane gli scoccò un’occhiata, ma non riuscì a capire se aveva parlato sul serio o con ironia. Camminarono per un po’ in silenzio, poi Lane disse: — Gli ho dato la caccia.

— Ah, l’hai dunque trovato?

— Sì.

— E ti sei persuaso che il vibratore non serve?

— Sì — ripeté Lane — L’ho incontrata sei volte. — Qual è la portata effettiva della tua arma?

— Fra i sessanta e i settantamila chilometri — rispose Vostuvian — ma se riuscirai a portarti a dieci o quindicimila chilometri consumerai molto meno energia. A proposito, dovremo eliminare quasi tutti i sistemi non essenziali di bordo. Quali sono assolutamente indispensabili?

Lane chinò la testa e fece i suoi calcoli: — Be’, non posso fare a meno del sistema di sopravvivenza e delle riserve di viveri.

— Non puoi riciclarli?

— Solo come estrema risorsa. Le mie razioni sono concentrate e non credo che la tua arma sia così grande da occupare anche il loro posto.

— Bene, che altro ti occorre?

— La macchina di ibernazione, con due scomparti.

— Due?

— Uno per il Mufti.

— Cos’è il Mufti?

— Lascia perdere. Ho bisogno di quella macchina con due scomparti. Il sistema cartografico è incorporato nel computer e così pure i terminali dei sensori e del computer di navigazione. Ho cercato parecchie carte stellari che voglio portare con me, ma posso inserirle in un grosso tubo. Poi mi occorrono almeno due tute protettive, una per lo spazio e una per i pianeti troppo caldi, tutt’e due con una riserva d’ossigeno per dieci giorni.

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