Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]
- Автор: Резник Майкл (Майк) Даймонд
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:
Lane puntò il cannone a laser circa trenta gradi al di sopra della creatura spaziale e sparò. Lo Spazzastelle non rivelò apprensione né paura e non cambiò rotta. Lane tornò a sparare, abbassando il tiro, e la colpì al centro. Ancora nessuna reazione.
Accelerò, e la creatura fece altrettanto, così velocemente che lui guadagnò solo un centinaio di metri, il che gli fece supporre che l’empatia funzionava in due direzioni.
Posò la mano sul vibratore. Se la creatura captava i suoi pensieri e le sue emozioni adesso avrebbe dovuto accelerare ancora, invece non lo fece, e Lane fu costretto ad ammettere che la sua ipotesi non reggeva.
Tuttavia non aveva avuto veramente intenzione di azionare il vibratore, e forse la creatura lo sapeva. L’unico modo di scoprire se veramente era capace di anticipare le sue azioni era di aprire il fuoco.
Si legò al sedile e premette il pulsante del vibratore.
La sensazione fu intensa come la prima volta che aveva sparato contro la creatura spaziale, alcuni mesi prima. Un’onda emotiva lo colpì con la forza di un tuono, piegò violentemente all’indietro la sua testa, e tutto il corpo fu scosso da un tremito spasmodico. Provava rimorso e qualcosa di simile al dolore, e anche altri sentimenti, profondi, cupi e misteriosi e totalmente alieni. Quasi altrettanto forte della prima volta — ma non del tutto — fu la sensazione di shock e di sorpresa.
Sollevò la mano dal pulsante e subito s’irrigidì, ansimando. Quando infine si fu ripreso, lo Spazzastelle era scomparso, ma lo ritrovò coi sensori e riprese l’inseguimento.
Passarono così quattro giorni senza che la distanza fra loro variasse. Intanto, il Mufti stava diventando più esigente nel richiedere il suo affetto e le sue attenzioni, e Lane ne dedusse che anche la bestiola doveva aver provato qualcosa, sia pur leggermente, quando lui aveva sparato allo Spazzastelle.
Lane mangiava pochissimo, dormiva ancora meno e passava tutte le ore di veglia con lo sguardo incollato al pannello. Distava quasi un milione di chilometri dalla creatura che doveva considerare ouello spazio un margine di sicurezza perché non cercò mai di accelerare.
Era sempre più arduo seguire le orme dello Spazzastelle sul pannello che non era stato ideato per quel genere di lavoro a velocità superiori a quelle della luce, e il quinto giorno ne perse le tracce.
Passò altri tre mesi tentando di ritrovarlo, finché un paio di carcasse cominciarono a decomporsi e Lane si rese conto che doveva raggiungere al più presto un porto se non voleva che il ricavato della caccia andasse perduto.
Si concesse un altro paio di giorni, sperando contro ogni speranza che gli capitasse di rivedere lo Spazzastelle, ma infine inserì una rotta per Lodin XI, il più vicino pianeta dotato di centri commerciali.
Quando raggiunse i margini del sistema di Lodin stava pensando ancora allo Spazzastelle. Questa volta gli si era avvicinato così tanto da toccarlo quasi con mano, pure tutto quel che ne aveva ricavato era ancora una volta una sensazione di morte e la partecipazione a sensazioni e sentimenti così strani, grotteschi e irreali che nessuna mente razionale poteva desiderare di ripetere quell’esperienza. Non Tchaka col suo esuberante amore per la vita, non il Marinaio con la sua brama per l’ignoto, non Lane coi sentimenti inariditi dopo un quarto di secolo di spargimenti di sangue.
Tuttavia aveva passato tre mesi all’inseguimento di una strana creatura che si spostava pulsando nello spazio. Stava ancora chiedendosene il perché quando la nave entrò in orbita e si preparò ad atterrare sulla superficie di Lodin XI.
9
Lodin XI somigliava a Punto Nord come un cannone a laser somiglia a una fionda. La prima avvisaglia della sua complessità erano le stazioni di rifornimento orbitanti. Nessun mondo di città commerciali della frontiera galattica possedeva i mezzi, e il volume di affari, per creare strutture così complesse e proprio per questo la Deathmaker, come quasi tutte le navi di frontiera, era costruita per atterrare su un pianeta.
Ma i depositi di carburante erano solo il primo indizio della complessità del pianeta. Lodin XI era diviso in diciassette nazioni — cosa inaudita sugli altri mondi di frontiera — e in ogni nazione c’erano da dieci a cinquanta città. All’ultimo censimento risultava che la popolazione umanoide indigena parlava undici lingue diverse e forse più del doppio di dialetti. Democrazia, repubblica, monarchia e dittatura convivevano fianco a fianco senza apparente discordia. Anche l’uomo aveva costruito su Lodin XI centri di affari e di abitazione tanto da costituire attualmente il quattro per cento della popolazione totale.
L’urbanistica era… aliena, apparentemente priva di una progressione logica. Dove ci si aspettava che una strada si allargasse invece spariva. Alcuni edifici a un solo piano erano completamente trasparenti, mentre parecchi grattacieli erano privi di finestre. Enormi magazzini e fabbriche spuntavano in mezzo a disordinati centri residenziali, che a loro volta sconfinavano in un aeroporto o in uno zoo. In mezzo a questa confusione architettonica c’erano a tratti ampie zone in cui nessuno si era preoccupato di costruire. Cerano viali che serpeggiavano collegando zone che non avevano niente a che fare tra loro, mentre alcuni fra i più importanti edifici pubblici avevano come unico accesso un brullo deserto.
Lane lasciò la sua nave a Portolibero, una colonia umana alla periferia di Belarba, il più grande centro commerciale del pianeta, e passò il resto della giornata a occuparsi della sistemazione dei suoi animali, giungendo alla conclusione che il costo di spedizione dell’intero carico sarebbe stato inferiore a quello che avrebbero chiesto i conciatori e gli imbalsamatoli del posto. Calcolò che sarebbe occorsa almeno una settimana prima che fossero pronti tutti i documenti e si mise alla ricerca di un alloggio.
Portolibero era una città di 150.000 abitanti e quindi non era facile trovare un emporio dove si trattava ogni genere di affari come quello di Tchaka. Lane scelse l’albergo più imponente e lussuoso, ma quando gli dissero che non avrebbe potuto tenere il Mufti in camera andò alla ricerca di un altro meno lussuoso e con meno restrizioni.
Ma a quanto pareva le restrizioni erano all’ordine del giorno. Nessun Lodonite aveva libero accesso a Portolibero senza documenti d’identità incredibilmente complessi, ed essi rispondevano per le rime sia nei riguardi degli umani e — anche se con minor severità — sia in quelli degli abitanti delle numerose colonie di esseri d’altri mondi che si erano stabiliti nei dintorni.
C’era una specie di terra di nessuno, un settore internazionale — o meglio interplanetario — fra Portolibero e Belarba, composto in massima parte di centri culturali, ristoranti e frequentato da uomini d’affari che trafficavano nel mercato nero. Correva voce che lì si potesse comprare uno schiavo di qualsiasi razza della galassia; nessuno prendeva sul serio questa diceria, il che indubbiamente spiegava il motivo per cui sia diceria sia traffico continuassero a persistere.
Lane aveva molto tempo libero, e così decise di visitare quella terra di nessuno per vedere cosa poteva offrirgli. Per prima cosa, come sempre andò al museo, dove erano esposte, perfettamente imbalsamate, centinaia e centinaia di creature esotiche, quasi tutte uccise da uomini come lui per saziare la curiosità di chi non osava seguirlo quando varcava i limiti della frontiera.
La prima bestia che vide fu un Gufo-diavolo. Enorme, cornuto, coi denti che sporgevano in tutte le direzioni, aveva un aspetto veramente satanico. Era stato imbalsamato alla perfezione, tuttavia era chiaro che l’imbalsamatore non aveva mai visto uno di quegli animali da vivo. La testa era piegata in modo sbagliato, e le gambe erano completamente distese, cosa che non si verificava quasi mai.