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Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]

Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:

Tra le leggende che si raccontano nei bazar e nelle taverne degli astroporti ce n’è una che riguarda un mostro interstellare detto “il Mangiatore d’Anime” ma chiamato anche in altri modi, come “la Bestia dei Sogni” o “lo Spolveratore dello Spazio” . Gli ingenui non ci credono affatto a questa leggenda, e la gente più seria ci crede solo fino a un certo punto. Ma chi ci tenesse a saperne di più, vada al Tchaka’s Bar di Northpoint, un pianeta verso il centro della Galassia, e chieda di un vecchio ubriacone che chiamano l’Antico Marinaio. Lui una volta l’ha intravisto, il Mangiatore d’Anime.
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Lo shock emotivo fu forte come sempre, ma questa volta gli occorsero un paio di minuti per riprendere il dominio di sé. Guardò il pannello e vide che la Bestia dei Sogni stava battendo velocemente in ritirata, come era avvenuto anche le altre volte. Fra pochi minuti sarebbe stata fuori della portata dei suo strumenti. Ormai si era ripreso completamente e gli sarebbe bastato poco tempo per riprendere la rotta per Punto Nord. Doveva aspettare che l’arma fosse pronta prima di incontrarsi di nuovo con la Bestia. La cosa più importante, adesso, era andare a Punto Nord a ritirare il denaro necessario per le ultime rifiniture.

Ma mentre si chinava sul pannello sapeva che non avrebbe fatto rotta per Punto Nord.

13

Lane sedeva silenzioso e immobile nel suo ufficio. Aveva gli occhi aperti, ma lo sguardo pareva fisso su un punto lontanissimo che soltanto lui poteva distinguere. Il Mufti, aggrappato al soffitto, parlottava piano da solo. Nell’hangar adiacente all’ufficio, tre meccanici stavano lavorando alla Deathmaker.

Qualcuno bussò alla porta. Lane non si mosse, i colpi si fecero più insistenti, e infine la porta si spalancò e sulla soglia comparve Tchaka in tutto il suo variopinto splendore metallico.

— Nicobar! — gridò col suo vocione rimbombante.

Lane lo guardò, ma non aprì bocca.

— Sono passati più di cinque anni. Quando sei tornato?

— Ieri sera — rispose Lane.

— E non sei venuto da me?

— Non avevo sete.

— Allora vieni adesso. Come sempre il primo bicchiere lo offre la casa.

— Non bevo più.

— Devi esserti svampito, nello spazio — rise Tchaka. — È ora che tu rimetta i piedi per terra.

Gli si avvicinò e lo sbirciò nella penombra. I capelli di Lane, un tempo castani, folti e ondulati erano adesso radi e bianchi; gli occhi erano infossati e circondati da occhiaie nere, il corpo sottile e denutrito, le dita lunghe parevano artigli e le guance erano scarne e con gli zigomi sporgenti.

— Cosa diavolo ti è successo, Nicobar? — chiese Tchaka. — Se ti avessi visto entrare nel bar non ti avrei riconosciuto.

— Cinque anni sono molti — disse Lane. — La gente cambia.

— Ma non cambia in questo modo. Cos’è successo?

— Niente.

— E allora perché hai chiuso tutti i tuoi conti? Tchaka viene sempre a sapere tutto quello che succede a Porto Inferno. Appena l’ho saputo ho capito che dovevi essere tornato e siccome non sei venuto al bar, sono venuto io qui. A cosa ti serve tutto quel denaro, Nicobar?

— Non sono affari tuoi.

— Sbagli — sorrise Tchaka. — Se perdo un buon cliente è una cosa che mi riguarda, e se tu spendi in un altro modo tutti quei soldi, non puoi spenderli da me.

— Io credo che riuscirai a sopravvivere anche senza di me.

— Sì, ma Tchaka non rinuncia senza lottare. Cosa ti è successo?

— Niente, ti ripeto. Perché diavolo non te ne vai?

— Perché ho voglia di parlare. — Tchaka staccò dalla rastrelliera una delle pistole di Lane e l’accartocciò stringendola in pugno. — Sei disposto a far due chiacchiere adesso, Nicobar?

— No, se prima non mi avrai pagato la pistola.

— Te la pagherò il doppio del suo valore — Tchaka si guardò intorno alla ricerca di una sedia, ma poiché c’era solo quella su cui stava seduto Lane, si accontentò di appoggiarsi al muro. — L’ultima volta che ti ho visto stavi scartabellando fra vecchie mappe, e se ben ricordo ti interessava la Bestia dei Sogni. L’hai poi trovata?

Lane annuì.

— L’hai uccisa?

— No.

— Dev’essere qualcosa di eccezionale se un cacciatore del tuo calibro non ci è riuscito.

— La ucciderò — disse con convinzione Lane.

— E tutti quei soldi ti servono a questo scopo?

Lane annuì. — Mi occorre un’arma speciale. Devo farla costruire.

— Prima però devi ritrovare la Bestia dei Sogni — osservò Tchaka. — La galassia è grande.

— La troverò.

— Solo perché l’hai vista un paio di volte non significa che potrai trovarla quando vorrai.

— Non una o due. Nove volte — precisò Lane.

— Nove? — ripeté Tchaka fissandolo negli occhi spiritati che parevano trafiggerlo.

— Nove — confermò Lane.

— Due volte prima di partire da qui, un’altra fra qui e Lodin… — gli venne meno la voce, e solo dopo qualche istante concluse: — E sei volte da che sono partito da Belore.

— Belore? Di cosa sei andato a caccia su Belore?

— Non ci sono andato per questo.

— E allora per cosa?

— Per vedere un tizio che è in grado di costruire l’arma.

— L’ha poi costruita.

— Non lo so.

— Non è da te, Nicobar — disse Tchaka. — Ti sei dato tanto da fare e poi vieni a dirmi che non sai se quell’arma è pronta. Da quanto tempo ci lavora quel Belorano?

— Circa quattro anni.

— Quattro anni sono molto. Ormai dovrebbe essere pronta.

— Credo.

— E allora perché non sei andato a ritirarla?

— Non lo vedo da due anni.

— Perché?

— Ho viaggiato nello spazio.

— A far cosa?

— Non me lo chiedere. Lascia perdere, Tchaka.

— Così hai visto sei volte la Bestia dei Sogni negli ultimi due anni. — Tchaka sorrise. — E allora? Perché le hai dato la caccia se non eri in grado di ucciderla?

— Taci — disse piano Lane.

— A me sembra un grande spreco di tempo e di denaro. Pensa a quello che hai speso per i viveri e il carburante. Era meglio se lo avessi speso qui, il tuo denaro, Nicobar. Nessun mostro spaziale può valere una delle mie ragazze.

— Taci! — urlò Lane alzandosi di scatto.

— Ah, così? — ribatté Tchaka accalorandosi. — Quel mostro ti dà più soddisfazione delle mie ragazze? Per questo sei rimasto tanto tempo a vagabondare nello spazio?

Lane allungò il braccio per colpirlo, ma Tchaka gli afferrò la mano a mezz’aria, e gliela strinse finché Lane non cadde in ginocchio gemendo di dolore.

— Sei stato uno sciocco, Nicobar. Adesso, se ti lascio andare prometti che non cercherai più di picchiarmi?

Lane non rispose e Tchaka strinse più forte.

— E va bene. Prometto — sibilò ancora Lane fra i denti.

— Bravo. Spero che tu sia duro coi nemici come lo sei con gli amici. — Rise e lo aiutò a rialzarsi. — Dimmi tutto, Nicobar.

— Non c’è niente da dire — rispose Lane flettendo le dita con una smorfia.

— Vogliamo ricominciare? Avanti, parlami della Bestia dei Sogni.

— Ha un diametro di quasi sette chilometri, è color rosso arancione; non ha arti visibili…

— Non mi interessa il suo aspetto. Voglio sapere cosa ti ha fatto, Nicobar.

— Non mi ha fatto niente.

— Sei invecchiato di trent’anni, non hai più un filo di carne addosso, è evidente che ti ha messo una paura mortale… e vieni a raccontarmi che non ti ha fatto niente? Andiamo, Nicobar!

— E va bene — sospirò Lane. — Ricordi di quando ti ho parlato del suo meccanismo di difesa?

— Cioè del fatto che trasmette la sensazione di dolore e di morte? Sì, ricordo.

— Be’, sbagliavo.

— L’immaginavo. Non ho mai creduto in… come si chiama? Un empatico trasmittente?

— La definizione è ancora valida.

— Ma se hai appena detto…

— So quel che ho detto.

— Non sei molto chiaro, sai, Nicobar.

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