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Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]

Электронная книга - «Il mangiatore d'anime [The Soul Eater - it]». Краткое содержание книги:

Tra le leggende che si raccontano nei bazar e nelle taverne degli astroporti ce n’è una che riguarda un mostro interstellare detto “il Mangiatore d’Anime” ma chiamato anche in altri modi, come “la Bestia dei Sogni” o “lo Spolveratore dello Spazio” . Gli ingenui non ci credono affatto a questa leggenda, e la gente più seria ci crede solo fino a un certo punto. Ma chi ci tenesse a saperne di più, vada al Tchaka’s Bar di Northpoint, un pianeta verso il centro della Galassia, e chieda di un vecchio ubriacone che chiamano l’Antico Marinaio. Lui una volta l’ha intravisto, il Mangiatore d’Anime.
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Aveva lasciato Porto Inferno da tre mesi e la stiva era ormai zeppa da scoppiare.

Era stata un’ottima caccia. Uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, marsupiali, pesci e un paio di animali non classificabili erano caduti sotto il fuoco delle sue armi grazie alla sua abilità.

Adesso, stanco di tanto massacro, sedeva al computer della nave sapendo che avrebbe dovuto inserire i dati per una rotta che lo riportasse a casa, ma sapendo anche che non l’avrebbe fatto.

Inserì i dati della nube di polvere cosmica nel sistema cartografico, vi aggiunse tutti i precedenti avvistamenti dello Spazzastelle compresi quei sei o sette che aveva trovato sulle vecchie mappe di Tchaka, poi variò l’intensità dei minuscoli punti luminosi che indicavano gli avvistamenti, rendendo più brillanti questi ultimi. Aveva fatto calcolare dal computer di bordo la velocità della creatura spaziale e la sua probabile rotta, aveva azzerato la zona nel sistema cartografico e vi aveva fatto tracciare quella rotta.

Ammetteva di comportarsi da folle, con la stessa brutale onestà con cui era solito apprezzare le sue qualità. Gli restava poco carburante e probabilmente avrebbe dovuto sostare da qualche parte per far provvista d’acqua se non aveva intenzione di tornare direttamente a Punto Nord. Attraversare lo spazio non logorava la nave né gli vuotava il portafoglio, scendere su un pianeta invece sì. Tuttavia si trovava a meno di una settimana di volo dal punto dove immaginava di poter trovare la Bestia, e non se la sentiva di perdere quell’occasione.

Si sdraiò nella cuccetta di ibernazione per dormire sei giorni di fila, lasciando il Mufti a sbrigarsela da solo. Al risveglio fece qualche piccola correzione di rotta, mangiò abbondantemente e andò a esaminare i pannelli degli strumenti. Ma non trovò quello che cercava.

Passò le due settimane successive nella zona, entrando e uscendo dalla nube di polvere, senza mai incontrare la creatura spaziale, e proprio quando gli indicatori del carburante e dell’acqua erano sul rosso fece rotta per Belial, un piccolo pianeta con un paio di centri commerciali e poco altro.

Appena arrivato, lasciò la nave in un hangar del porto, e andò al Palazzo, una versione molto modesta del locale di Tchaka. Ordinò una porzione di carne annaffiata da un paio di bicchieri del brandy di Alphard, e dopo aver rinunciato all’idea di fare una capatina al bordello locale, affittò una stanza per la notte.

La mattina dopo pagò il conto e chiese all’impiegato se su Belial ci fosse una libreria antiquaria. Per tutta risposta ottenne una fragorosa risata che lo mandò su tutte le furie. Tornato all’hangar chiese al capo servizio manutenzione se la Deathmaker era pronta.

— Sì — rispose quello. — Non mi avevate detto quanto carburante vi occorreva. C’è stato uno sciopero di recente e i prezzi sono saliti, così ve ne ho messo quanto basta per tornare a casa. Ho visto dai documenti che la nave è registrata a Punto Nord.

Lane annuì.

— Mentre davo una ripulita non ho potuto far a meno di guardare nella stiva. Siete un cacciatore?

— Sì.

— Bel bottino! — esclamò l’altro ammirato. — Dovete essere molto bravo.

— Il migliore — rispose serio Lane. — A proposito, voglio tutto il carburante che mi potete fornire e lo stesso vale per l’acqua potabile.

— Vi costerà un bel po’, signor Lane. Come vi ho detto, il prezzo del carburante…

— Ho sentito — tagliò corto Lane. — Ho un deposito nella principale banca di Alphard e un altro in una banca di Punto Nord. Potete controllare.

— Io non ficco il naso nelle cose che non mi riguardano, signor Lane, ma mi piacerebbe sapere cosa diavolo volete cacciare per aver bisogno di tanto carburante. E la stiva è già stracarica.

— Proprio come avete detto.

— Eh?

— State ficcando il naso in cose che non vi riguardano.

L’uomo si limitò a fissarlo a lungo, poi girò sui tacchi e andò a impartire gli ordini del caso ai suoi sottoposti.

Lane decollò nel pomeriggio di quello stesso giorno dirigendosi verso la nube, dove arrivò dopo tre giorni di volo.

Non c’era traccia della creatura spaziale, ma Lane non se la prese troppo. Se la godeva a stare ai comandi della sua nave senza doversi preoccupare di andare a caccia di animali alieni, lo trovava molto più divertente. Ai tempi in cui l’uomo era ancora legato alla Terra, i cacciatori avevano imparato a gustare il sentore del vento o degli spruzzi salmastri del mare sulla faccia, il tepore del sole sulle spalle, la fresca sensazione dell’aria pura nei polmoni. Lane provava compassione per loro. Lui aveva goduto del tepore di molti soli sul collo e sulle spalle, aveva aspirato l’aria fresca e pura di una ventina di mondi e molti di più ne aveva visitati, mondi una cui sola boccata d’aria gli sarebbe stata fatale, era stato sopra e sotto la superficie di oceani non solo di acqua salata, ma di cloro, ammoniaca, e di mezza dozzina di altri liquidi nocivi. Non c’era niente di romantico nell’affrontare gli elementi; era un gioco, un gioco mortale con la Natura, che tutti i cacciatori erano destinati prima o poi a perdere. Guardò sullo schermo le miriadi di stelle, ora limpide e scintillanti perché non erano schermate dall’atmosfera, e si chiese cosa avrebbero provato gli antichi cacciatori se fossero stati al suo posto anche solo per pochi minuti.

Svegliò il Mufti, gli diede da mangiare una manciata di lucertole essiccate, e tornò a sedersi ai comandi, col Mufti in grembo, preparandosi a fare un pisolino. Un minuto dopo dormiva.

Passarono alcune settimane senza che succedesse niente, ma lui non era deluso. Seguiva la normale routine, mangiando, facendo ginnastica, occupandosi del Mufti, assicurandosi che nessuna delle carcasse contenute nella stiva si stesse decomponendo, correggendo a tratti la rotta, dormendo.

Quando cominciò ad annoiarsi assunse alcuni leggeri sedativi e allucinogeni, e una volta si ubriacò. Tuttavia per la maggior parte del tempo rimase sveglio, calmo, sobrio, con la mente lucida e -principale dote di un cacciatore — paziente.

Gli incubi continuavano, ma ormai ci aveva fatto l’abitudine e non ci faceva quasi più caso. A volte si svegliava urlando e tremando, e solo a fatica si ricordava dov’era e riusciva a calmarsi e a riprendere sonno.

Questo gli successe anche dopo dieci settimane esatte da quando era partito da Beliaclass="underline" si svegliò urlando e rimase sdraiato sulla branda scosso da un tremito irrefrenabile. Infine gli si schiarirono le idee e capì che si trovava a bordo della sua nave e che aveva avuto un incubo.

Ma questa volta il terrore non lo abbandonò, lo avvolse come un lenzuolo, reale e opprimente. Aveva in bocca un sapore salato e si accorse che si era morso il labbro fino a farlo sanguinare. Scrollò la testa nel tentativo di schiarirsela, e, con un grido di esultanza capi cos’era successo.

Si precipitò allo schermo e vide la creatura, sospesa nel vuoto a tremila chilometri di distanza.

Prese i comandi manuali e accelerò, attivando nel contempo il vibratore. Lo Spazzastelle arretrò, e la Deathmaker aumentò ancora la velocità.

Procedettero così nella nube per ore, mantenendosi alla stessa distanza, e poco per volta il terrore cominciò a svanire. Dopo mezza giornata la creatura non aveva più paura di Lane, che colse l’occasione di ridurre la distanza.

A mille chilomentri cominciò di nuovo a percepire l’apprensione della creatura, e quando fu a trecento era spaventato come mai in vita sua. Staccò gli occhi dallo schermo e dai comandi il tempo necessario per guardare il Mufti, che se ne stava imperturbabile, segno che l’animaletto era stupido o completamente pazzo.

Lane puntò tutti i sensori verso la creatura, cercando di sapere qualcosa di più della sua costituzione. Ma il risultato fu deludente. Forse era intelligente, forse no. Forse disponeva di organi interni analoghi a quelli degli animali di carne e di sangue, e forse no. Era probabile che disponesse di un meccanismo grazie al quale si muoveva nello spazio, ma forse non era così. I sensori non servivano a niente.

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