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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Allora come hai fatto a finire qui?» domandò Mat, ancora sospettoso mentre si sedeva sulla panca provvista di cuscini. Odiava quella cosa; era del tutto impossibile sedersi in un modo confortevole. I cuscini non aiutavano. In qualche modo, rendevano la panca ancora più scomoda. Quella dannata cosa doveva essere stata disegnata da Trolloc pazzi e strabici, e costruita con le ossa dei dannati. Quella era l’unica spiegazione ragionevole.

Si spostò sulla panca e per poco non chiese un’altra sedia, ma Verin stava continuando. Mandevwin e Talmanes erano appena dentro la tenda, il primo in piedi a braccia conserte, il secondo accomodato sul pavimento. Anche Thom sedeva per terra dall’altro lato della stanza, osservando Verin con occhi calcolatori. Si trovavano tutti nella tenda delle udienze più piccola di Mat, che era fatta solo per brevi consultazioni fra ufficiali. Mat non aveva voluto portare Verin alla sua vera tenda degli incontri, dato che era ancora disseminata dei suoi piani per l’incursione a Trustair.

«Mi sono posta la stessa domanda, mastro Cauthon» disse Verin sorridendo, col suo attempato Custode in piedi dietro la sua sedia. «Come sono finita qui? Di certo non era mia intenzione. Eppure eccomi qua.»

«Ne parli quasi come se fosse stato un caso, Verin Sedai,» disse Mandevwin «ma stiamo parlando di una distanza di diverse centinaia di leghe!»

«In piu’,» aggiunse Mat «tu puoi Viaggiare. Perciò se avevi intenzione di andare alla Torre Bianca, allora perché non Viaggiare fin lì e farla finita, dannazione?»

«Buone domande» ribatte Verin. «Buone davvero. Potrei avere del te?»

Mat sospirò, spostandosi di nuovo su quella maledetta panca, e fece cenno a Talmanes di dare l’ordine. Talmanes si alzò e fece capolino fuori per passare parola, poi tornò e si sedette di nuovo.

«Grazie» disse Verin. «Mi sento piuttosto riarsa.» Emanava quella familiare aria distratta che era così comune alle Sorelle dell’Ajah Marrone. A causa dei buchi nella sua memoria, il primo incontro di Mat con Verin gli risultava indistinto. In effetti, tutti i suoi ricordi di lei erano indistinti. Ma gli sembrava di ricordare che lei avesse un temperamento da studiosa.

Questa volta, esaminandola, i suoi atteggiamenti gli parvero troppo esagerati. Come se si stesse appoggiando ai preconcetti sulle Marroni, usandoli. Ingannando la gente come un artista di strada che imbroglia dei ragazzi di campagna con uno scaltro gioco delle tre carte. Lei lo squadrò. Quel sorriso all’angolo della bocca? Era quello di un farabutto a cui non importava che tu avessi capito il suo imbroglio. Ora che comprendevi, potevi divertirti col gioco e forse assieme potevate ingannare qualcun altro.

«Ti rendi conto di quanto sei forte come ta’veren, giovanotto?» chiese Verin.

Mat scrollò le spalle. «Per quello, Rand è il tuo uomo. Davvero, io non sono quasi niente, paragonato a lui.» Dannati colori!

«Oh, non penserei certo di sottovalutare l’importanza del Drago» disse Verin ridacchiando.

«Ma non puoi nascondere la tua luce in quest’ombra, Matrim Cauthon. Non in presenza di chi non sia cieco, almeno. In qualunque altro momento, saresti stato senza dubbio il ta’veren più potente al mondo. Probabilmente il più potente da secoli.»

Mat si agitò sulla panca. Dannate ceneri, quanto odiava il modo in cui quella panca faceva sembrare che si contorcesse. Forse si sarebbe dovuto alzare e basta. «Di cosa stai parlando, Verin?» disse invece. Incrociò le braccia e cercò almeno di fingere di star comodo.

«Sto parlando di come mi hai strattonato per mezzo continente.» Il suo sorriso si allargò quando un soldato fece il suo ingresso con una tazza fumante di te alla menta. Lei la prese con gratitudine e il soldato si ritirò.

«Io ti avrei strattonato?» disse Mat. «Tu stavi cercando me.»

«Solo dopo aver determinato che il Disegno mi stava trascinando da qualche parte.» Verin soffiò sul suo te. «Poteva voler dire te o Perrin. Non poteva essere stata colpa di Rand, dal momento che ero riuscita ad allontanarmi da lui facilmente.»

«Rand?» chiese Mat, scacciando un altro guizzo di colori. «Eri con lui?» Verin annuì.

«Come… ti è sembrato?» disse Mat. «a… sai…»

«Pazzo?» domandò Verin. Mat annui.

«Temo dì sì» disse Verin, con le labbra che si incurvavano leggermente in basso. «Penso che abbia ancora il controllo su se stesso, però.»

«Dannato Unico Potere» disse Mat, allungando una mano sotto la camicia per toccare il confortante medaglione a testa di volpe.

Verin alzò gli occhi. «Oh, non sono convinta che i problemi del giovane al’Thor siano dovuti del tutto al Potere, Matrim. Molti vorrebbero dare la colpa della sua irritabilità a saidin, ma farlo vorrebbe dire ignorare le incredibili tensioni che sono state poste sulle spalle di quel povero ragazzo.»

Mat sollevò un sopracciglio, lanciando un’occhiata a Thom.

«A ogni modo,» disse Verin sorseggiando il suo te «non si può dare troppo la colpa alla corruzione, dato che non lo influenza piu’.»

«Perche no?» chiese Mat. «ila deciso di smettere di incanalare?»

Lei rise. «Sarebbe più facile che un pesce smettesse di nuotare. No, la corruzione non lo influenza perché non esiste piu’. Al’Thor ha ripulito saidin.»

«Cosa?» domandò bruscamente Mat, mettendosi seduto dritto. Verin sorseggiò il suo te.

«Sei seria?» chiese Mat.

«Alquanto» replicò lei.

Mat lanciò un’altra occhiata a Thom. Poi si pizzicò la giacca e si passò una mano fra i capelli.

«Cosa stai facendo?» chiese Verin divertita.

«Non lo so» rispose Mat, sentendosi in imbarazzo. «Suppongo di pensare che dovrei sentirmi diverso o cose del genere. Il mondo intero è cambiato tutt’attorno a noi, non è così?»

«Puoi considerarla a questo modo,» disse Verin «anche se obietterei che la purificazione è più come un ciottolo gettato in uno stagno. Occorrerà del tempo perché le increspature raggiungano la riva.»

«Un ciottolo?» chiese Mat. «Un ciottolo?»

«Be’, forse più un macigno.»

«Una maledetta montagna, se vuoi il mio parere» borbottò Mat. Si appoggiò all’indietro su quell’orrenda panca.

Verin ridacchiò. Maledette Aes Sedai. Dovevano proprio essere così? Probabilmente era un altro dei giuramenti che contraevano e che non rivelavano a nessuno, qualcosa sul comportarsi in modo misterioso. La fissò. «Perche quella risatina?» domandò infine.

«Nulla» rispose lei. «E solo che sospetto che presto sperimenterai parte di quello che ho provato «negli ultimi giorni.»

«Ossia?»

«Be’,» disse lei «ritengo che ne stessi parlando prima che ci facessimo sviare da argomenti irrilevanti.»

«Dalla maledetta purificazione della Vera Fonte» borbottò Mat. «Proprio così.»

«Ho sperimentato degli eventi davvero curiosi» proseguì Verin. Ignorando Mat, ovviamente.

«Puoi non esserne al corrente, ma per Viaggiare da un luogo, devi trascorrervi del tempo. Di solito, fermarsi in un posto per una notte è sufficiente. Di conseguenza, dopo essermi separata dal Drago, mi recai in un villaggio vicino e presi una stanza alla locanda. Mi sistemai, studiando la camera e preparandomi per aprire un passaggio al mattino.

«Nel cuore della notte, però, arrivò il locandiere. Mortificalo, spiegò che era necessario spostarmi in un’altra stanza. Pareva che fosse stata scoperta una perdita nel tetto sopra la mia camera, e presto sarebbe filtrata attraverso il soffitto. Protestai, ma lui insiste.

«Così mi trasferii dall’altra parte del corridoio e iniziai ad apprendere quella stanza. Proprio quando stavo sentendo di conoscerla abbastanza bene da aprire un passaggio, venni interrotta di nuovo. Stavolta il locandiere — ancora più imbarazzato — spiegò che sua moglie aveva perso il suo anello in quella stanza durante le pulizie di prima mattina. La donna si era svegliata nella notte ed era molto turbata. Il locandiere — dall’aria piuttosto stanca — era dispiaciuto e voleva spostarmi di nuovo.»

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