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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Rand si mise gli stivali, poi allacciò le fibbie.

Si alzò in piedi, allungando la mano verso la spada appoggiata contro la sua cassapanca. Il fodero nero, col suo drago rosso e oro dipinto, scintillava alla luce. Che arma strana avevano trovato quegli studiosi sotto la statua sommersa. Quella spada pareva così vecchia. Rand la stava portando oggi come simbolo di qualcosa? Un segno, forse, che stava cavalcando verso la battaglia?

«Stai andando a cercare lei, vero?» si ritrovò a chiedere Min. «Graendal.»

«Devo risolvere i problemi che posso» disse Rand, estraendo l’antica spada dal fodero e controllando la lama. Non c’era nessun marchio con l’airone, ma l’ottima lama d’acciaio risplendeva alla luce delle lampade, mostrando le linee ondulate del suo metallo ripiegato. Era stata forgiata col Potere, sosteneva lui. Al riguardo sembrava sapere cose che non condivideva.

Rand ringuainò la spada nel suo fodero nero, guardandola. «Aggiusta i problemi che puoi, non preoccuparti per quelli a cui non puoi porre rimedio. È qualcosa che mi disse una volta Tarn. L’Arad Doman dovrà sopravvivere contro i Seanchan da se. L’ultima cosa che posso fare per la gente qui è rimuovere dal loro suolo una dei Reietti.»

«È possibile che ti stia aspettando, Rand» disse Min. «Ti è venuto in mente che il ragazzo trovato da Nynaeve potrebbe essere un tranello? Fatto per essere trovato e condurti in una trappola?»

Lui esitò, poi scosse il capo. «Era genuino, Min. Moghedien avrebbe potuto escogitare un trucco del genere, ma non Graendal. E troppo preoccupata di essere rintracciata. Dobbiamo muoverci in fretta, prima che le giunga notizia di essere stata compromessa. Devo colpire ora.»

Min si alzò in piedi.

«Vieni, allora?» chiese Rand con espressione sorpresa.

Lei arrossì. £ se le cose vanno male con Graendal come con Semirhage? E se divento di nuovo uno strumento contro di lui?

«Sì» disse lei, solo per dimostrare a se stessa che non si stava arrendendo. «Certo che vengo. Non pensare di potermi lasciare indietro!»

«Non me lo sognerei mai» ribatte lui in tono piatto. «Andiamo.» Min si aspettava una discussione.

Dal comodino lui prese la statuetta di un uomo che teneva in alto un globo. Si rigirò il ter’angreal in mano, esaminandolo, poi alzò lo sguardo su Min, come per sfida. Lei non disse nulla.

Rand infilò la statuetta nella tasca troppo grande della sua giacca, poi si avviò a grandi passi fuori dalla stanza, con l’antica spada forgiata col Potere fissata alla cintura.

Min si affrettò dietro Rand. Lui lanciò un’occhiata alla coppia di Fanciulle a guardia della porta.

«Vado in battaglia» disse loro. «Non portatene più di venti.»

Le Fanciulle si scambiarono un breve istante di linguaggio delle mani; poi una di loro balzellò in avanti mentre l’altra tallonò Rand quando si avviò lungo il corridoio. Min si mise al passo con lui, con il cuore palpitante, gli stivali che echeggiavano sulle assi del pavimento. Rand si era precipitato via a questo modo per combattere i Reietti in precedenza, ma di solito si era preso più tempo per pianificare. Aveva manovrato Sammael per mesi prima di colpire a Illian. Ci aveva messo a malapena un giorno solo per decidere cosa fare con Graendal!

Min controllò i suoi coltelli, assicurandosi che fossero fissati nelle sue maniche, ma non era che un’abitudine dettata dal nervosismo. Rand raggiunse la fine del corridoio, poi scese le scale a grandi falcate, con il volto ancora calmo e il passo svelto ma non affrettato. Eppure sembrava una tempesta, trattenuta e avvolta su se stessa, in qualche modo diretta e convogliata verso un unico obiettivo. Min desiderava che potesse semplicemente esplodere e perdere la pazienza, nel modo in cui era solito fare. Allora l’aveva esasperata, ma non l’aveva mai spaventata. Non come ora, con quegli occhi gelidi che lei non riusciva a interpretare, quell’aura di pericolo. Dall’incidente con Semirhage, parlava di fare ‘quello che andava fattò, qualunque fosse il prezzo, e lei sapeva che dentro di se doveva ribollire per aver fallito nel convincere i Seanchan ad allearsi con lui. A cosa l’avrebbe condotto quella combinazione di determinazione e fallimento?

In fondo all’ampia scalinata, Rand parlò a un servitore.

«Vammi a prendere Nynaeve Sedai e lord Ramshalan. Portali nel soggiorno.»

Lord Ramshalan? Quell’uomo pomposo dall’ex circolo di lady Chadmar? «Rand,» disse Min piano, raggiungendo il fondo della scale «cos’hai in mente?»

Lui non disse nulla. Attraversò l’atrio di marmo bianco, entrando nel soggiorno, che era decorato con dei rossi intensi in contrasto col pavimento candido. Non si sedette, ma rimase in piedi con le braccia dietro la schiena, studiando la mappa dell’Arad Doman che aveva ordinato venisse messa alla parete. Quell’antica mappa era appesa dove una volta si era trovato un bel quadro a olio, e pareva del tutto fuori posto nella stanza.

Sulla mappa c’era un segno fatto con inchiostro nero al bordo di un piccolo lago a sudest. Rand l’aveva piazzato lì la mattina dopo la morte di Kerb. Contrassegnava Collina di Natrin.

«Una volta era un forte» disse Rand in tono assente.

«La città dove Graendal si sta nascondendo?» disse Min, accostandosi a lui.

Rand scosse il capo. «Non è una città. Ho mandato degli esploratori. È soltanto una struttura solitaria, costruita molto tempo fa per sorvegliare le Montagne di Nebbia e montare la guardia contro le incursioni attraverso i passi dal Manetheren. Non viene usata per scopi militari fin dalle Guerre Trolloc; non c’è più da preoccuparsi di un’invasione da parte della gente dei Fiumi Gemelli che non si ricorda nemmeno il nome ‘Manetheren’.»

Min annuì. «Anche se l’Arad Doman è stato davvero invaso da un pastore dei Fiumi Gemelli.»

Una volta questo l’avrebbe fatto sorridere. Min continuava a dimenticare che non accadeva piu’.

«Alcuni secoli fa,» disse Rand, stringendo gli occhi pensieroso «il re dell’Arad Domati occupò Collina di Natrin nel nome del trono. Per qualche tempo prima, era stata occupata da una famiglia nobile minore di Capo Toman che stava cercando di creare il proprio regno. Di tanto in tanto accade sulla Piana di Almoth. Al re dell’Arad Doman piaceva quel sito, e usò invece la fortezza come un palazzo.

«Passò parecchio tempo, qui… in effetti così tanto che diversi dei suoi nemici mercanti acquisirono troppo potere a Bandar Eban. Il re cadde, ma anche i suoi successori utilizzarono la fortezza, e divenne un ritiro popolare per la corona quando il re aveva bisogno di rilassarsi. Quella pratica declinò negli ultimi cento anni circa, finche più o meno cinquant’anni fa venne concessa a un lontano cugino del re. La loro famiglia la usa da allora. Fra la popolazione generale domanese, la fortezza di Collina di Natrin è andata perlopiù dimenticata.»

«Tranne da Alsalam?» chiese Min.

Rand scosse il capo. «No. Dubito che la conoscesse. Ho appreso questa storia da un archivista reale, che ha dovuto cercare per ore per individuare il nome della famiglia che usava quel luogo. Non ci sono stati contatti con loro per mesi, anche se erano soliti visitare delle cittadine di tanto in tanto. I pochi agricoltori nella zona dicono che pare che qualcuno di nuovo viva nel palazzo, anche se nessuno sa dove sia andato il precedente proprietario. Sembrano sorpresi di non aver mai pensato alla stranezza della situazione.»

Rand la squadrò. «Questo è esattamente il tipico luogo che Graendal sceglierebbe come proprio centro di potere. E un gioiello: una fortezza dimenticata di bellezza e potere, antica e regale. Tanto vicina a Bandar Eban da permetterle di mettere mano al governo dell’Arad Doman, ma abbastanza lontana per essere isolata e difendibile. Ho commesso un errore nel cercarla: supponevo che avrebbe voluto un maniero bellissimo con giardini e terreni. Avrei dovuto rendermene conto; non è solo la bellezza che lei raccoglie, ma il prestigio. Una magnifica fortezza regale e allo stesso tempo un maniero elegante. In particolare dal momento che ora questo è più un palazzo che un forte.»

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