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La corona di spade

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La corona di spade
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Elayne riprese fiato e sorrise calorosamente. «La prima cosa da tenere a mente è che siamo tutte Sorelle, con tutto ciò che questo comporta. Dobbiamo lavorare insieme; la Scodella dei Venti è troppo importante.» Sperava che avrebbero annuito tutte con entusiasmo una volta che i piani di Egwene fossero stati chiari. «Forse dovremmo sederci di nuovo.» Le altre attesero che lei lo facesse per prima, poi si accomodarono. Sperava che Nynaeve se la stesse cavando altrettanto bene. Quando avrebbe saputo di quest’incontro sarebbe di sicuro svenuta per lo stupore. «Anche io ho qualcosa da dirvi sulla Famiglia.»

Molto presto fu Merilille ad avere l’aria di chi sta per svenire dallo stupore, e anche Adeleas e Vandene erano sconcertate, ma continuavano tutte a dire «Sì, Elayne», o «Se lo dici tu, Elayne.» Forse da quel giorno in poi le cose sarebbero andate bene.

La portantina ondeggiava fra la folla in festa lungo la banchina quando Moghedien vide la donna che cercava. Stava scendendo da una carrozza su uno degli approdi, aiutata da un domestico con la livrea verde e bianca. La donna aveva il volto nascosto da una maschera di piume, più grande di quella di Moghedien, ma l’avrebbe riconosciuta in ogni caso da quel passo determinato, l’avrebbe riconosciuta, da qualsiasi angolatura e con qualsiasi luce. I battenti intagliati che facevano da finestra della portantina non erano certo un ostacolo. Dalla carrozza scesero due uomini con la spada in vita, e subito dopo la donna mascherata.

Moghedien diede un colpo sul fianco della portantina gridando: «Ferma!» I portatori si arrestarono così all’improvviso che lei fu quasi sbalzata fuori.

La folla la oltrepassò, alcuni imprecarono contro i portatori per aver bloccato il passaggio, altri invece non persero l’allegria. Così vicino al fiume la folla non era tanto densa da impedirle di scrutare fra una persona e l’altra. L’imbarcazione che si allontanò dal molo era assai vistosa. Il tetto della bassa cabina sul retro era dipinto di rosso. Quella frivolezza non aveva contagiato nessun’altra delle imbarcazioni in attesa al molo di pietra.

La Reietta si inumidì le labbra, rabbrividendo. Le istruzioni di Moridin erano state esplicite, e il prezzo della disobbedienza lo rendeva tragicamente chiaro. Ma un leggero ritardo non avrebbe fatto male a nessuno. Se lui non ne fosse mai venuto al corrente.

Moghedien spalancò la portiera e scese in strada guardandosi velocemente intorno. Eccola. La locanda che si affacciava proprio sul molo. E sul fiume. Sollevò la gonna velocemente e corse via senza la minima paura che qualcuno potesse affittare la portantina. Fino a quando non avesse sciolto la Coercizione su di loro, i portatori avrebbero risposto a chiunque che erano già impegnati e sarebbero rimasti proprio in quel punto fino a quando non fossero morti di fame. Davanti a lei si aprì un varco fra la folla, uomini e donne con le maschere piumate che saltavano di lato prima che lei li raggiungesse, gridando ed esclamando mentre si toccavano il punto dove credevano di essere stati trafitti. Cosa che in effetti era successa davvero. Lei non aveva tempo di intessere reti subdole su così tante menti, ma un turbine di aghi intessuti d’Aria aveva funzionato altrettanto bene.

La grossa locandiera de L’orgoglio del rematore quasi sobbalzò alla vista di Moghedien che entrava nella sala comune a grandi passi, con l’abito di seta rosso scarlatto troppo fastoso, lavorato con dei fili di seta nero e oro che risplendevano come l’oro vero. La sua maschera era una nuvola di piume nere e aveva un becco altrettanto nero; un corvo. Era lo scherzo di Moridin, un suo ordine; l’uomo aveva scelto anche cosa doveva indossare. Aveva detto che i suoi colori erano nero e rosso e lei li avrebbe dovuti portare quando era al suo servizio. Moghedien indossava una livrea, per quanto fosse elegante, e avrebbe potuto uccidere chiunque l’avesse vista.

Al contrario intessé una rete frettolosa sulle guance rotonde della locandiera che si drizzò di colpo e sgranò gli occhi. Non aveva tempo per le sottigliezze. All’ordine di Moghedien di mostrarle il tetto, la donna corse su per le scale senza ringhiera che fiancheggiavano un lato della stanza. E improbabile che qualcuno degli avventori ricoperti di piume abbia visto qualcosa fuori del normale nel comportamento della locandiera, pensò Moghedien con ironia. L’orgoglio del rematore con ogni probabilità non aveva mai avuto una cliente come lei.

Una volta raggiunto il tetto piatto, Moghedien valutò rapidamente se convenisse o meno sbarazzarsi della locandiera. I cadaveri avevano un loro modo di puntare un dito contro qualcuno. Se si desiderava rimanere serenamente nascosti nell’ombra non si uccideva, a meno che non fosse assolutamente necessario. Moghedien aggiustò la rete di Coercizione, disse alla donna di andare in camera sua a dormire e di dimenticare di averla vista. Con quella fretta era possibile che la locandiera avrebbe dimenticato l’intera giornata o che si fosse svegliata intontita — molte cose nella vita di Moghedien sarebbero andate molto meglio se avesse avuto un maggior controllo nell’arte della Coercizione — ma in ogni caso la donna corse via, pronta a obbedire, e la lasciò da sola.

La botola si richiuse sul pavimento impolverato di tegole bianche, e Moghedien rimase a bocca aperta quando sentì dita improvvise che le carezzavano la mente, che toccavano la sua anima. Talvolta Moridin lo faceva, come un promemoria, le aveva spiegato, come se lei ne avesse bisogno. Moghedien fu quasi sul punto di guardarsi intorno per cercarlo. Rabbrividì come se fosse stata travolta da un’improvvisa folata di vento gelato. Era stato un forte promemoria. Moridin in persona poteva apparire in qualsiasi posto e in qualsiasi momento. Fretta.

Corse verso il muro basso che circondava il tetto e cercò il fiume sotto di lei. Vide gruppi d’imbarcazioni di ogni dimensione che procedevano fra i larghi velieri ancorati o che stavano issando le vele. La maggior parte delle cabine che riuscì a individuare erano semplici, ma ne vide anche una con il tetto giallo e una con il tetto blu. E poi, nel mezzo del fiume e diretta verso sud... rosso. Doveva essere quella giusta, non poteva sprecare altro tempo in quel posto.

Moghedien sollevò le mani, ma mentre scagliava il fuoco malefico qualcosa lampeggiò intorno a lei e la fece sobbalzare. Moridin era arrivato; era lì e avrebbe... Fissò i piccioni che volavano via. Piccioni! Moghedien quasi diede di stomaco. Un’occhiata al fiume la fece ringhiare.

Per via di quel salto, il fuoco malefico che doveva attraversare la cabina aveva invece trapassato il centro dell’imbarcazione, proprio dove si trovavano i rematori e le guardie del corpo. Poiché i rematori erano stati cancellati dal Disegno prima che il fuoco malefico colpisse il vascello, ora i resti dell’imbarcazione si trovavano cento passi più su lungo il fiume. Si disse che forse in fondo non era un disastro completo. Poiché il taglio al centro dell’imbarcazione era svanito simultaneamente ai rematori, il fiume aveva avuto alcuni minuti per riversarsi dentro. Le due metà dell’imbarcazione affondarono fra un mare di bolle mentre lei ancora le osservava, portandosi sul fondo tutti i passeggeri.

Moghedien fu d’un tratto colpita da quanto aveva appena fatto. Si era sempre mossa in posti reconditi e oscuri, era sempre rimasta nascosta, sempre... Qualsiasi donna presente in città capace di incanalare avrebbe saputo che qualcuna aveva attinto una gran quantità di saidar, anche se non avrebbe capito subito per quale scopo, e chiunque era presente aveva visto quella barra di fuoco bianco liquido bruciare nel pomeriggio. La paura le aveva messo le ali. No. Non la paura. Il terrore.

Moghedien sollevò la gonna e scese di corsa le scale, attraversò la sala comune sbattendo contro i tavoli e spintonando la gente che cercava di togliersi dal suo cammino, corse in strada troppo spaventata per pensare, facendosi largo fra la folla con le mani.

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