L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Di colpo si accorse che stava dando ordini, ma quando cercò di scusarsi, Tam sorrise e rispose: «Perrin, hai preso il comando a casa di Jac. Questa non è la prima volta che eseguo gli ordini di un uomo più giovane che riesce a vedere cosa c’è da fare.»
«Stai facendo un buon lavoro» aggiunse Abell, prima di scivolare fra gli alberi con Tam.
Perplesso, Perrin si grattò la barba. Aveva preso il comando? Adesso che ci pensava, né Tam né Abell avevano preso una decisione da quando avevano lasciato la fattoria degli al’Seen, solo offerto dei suggerimenti e lasciato la decisione a lui. Nessuno dei due lo aveva nemmeno più chiamato ragazzo, da allora.
«Interessante» osservò Verin. Aveva in mano il piccolo libro. Perrin desiderava avere un’occasione per poter leggere cosa aveva scritto la donna.
«Stai per avvertirmi di nuovo di non comportarmi da idiota?» chiese Perrin.
Invece di rispondere, Verin proseguì con voce cogitabonda: «Sarà anche più interessante vedere quale sarà la tua prossima mossa. Non posso dire che stai scuotendo il mondo dalle sue fondamenta, come sta facendo Rand al’Thor, ma i Fiumi Gemelli certamente si stanno muovendo. Mi chiedo se hai idea di dove li stai spostando.»
«Voglio liberare i Luhan e i Cauthon» rispose Perrin adirato. «Ecco tutto!» A eccezione dei Trolloc. Lasciò ricadere indietro la testa contro il tronco dell’ericacea e chiuse gli occhi. «Sto facendo solo ciò che devo. I Fiumi Gemelli resteranno esattamente dove sono sempre stati.»
«Naturalmente» rispose Verin.
Perrin sentì che si allontanava con Tomas, scarpe e stivali con la stessa leggerezza, su un letto di foglie dell’anno precedente. Aprì gli occhi. Faile stava fissando la coppia e non sembrava compiaciuta.
«Non ti lascerà in pace» mormorò. Tra le mani aveva la corona intrecciata di rossocuore.
«Le Aes Sedai non lo fanno mai» le rispose.
Faile lo guardò con un’espressione di sfida. «Immagino che proverai a liberarli stanotte?»
Doveva essere fatto adesso. Perché aveva avvisato tutti e la gente sapeva chi aveva dato loro consigli. Forse i Manti Bianchi non avrebbero fatto del male ai prigionieri. Forse. Si fidava della misericordia dei Manti Bianchi quanto di riuscire a lanciare lontano un cavallo. Mandò un’occhiata a Gaul, il quale annuì.
«Tam al’Thor e Abell Cauthon si muovono bene per essere degli abitanti delle terre bagnate, ma questi Manti Bianchi sono troppo rigidi per vedere una qualsiasi cosa che si muova nell’oscurità. Credo. Penso che si aspettino di essere attaccati da un gran numero di nemici e quando possono essere visti.»
Chiad rivolse gli occhi grigi divertiti sull’Aiel. «Allora intendi muoverti come il vento, Cane di Pietra? Sarà divertente vedere un Cane di Pietra che cerca di muoversi con leggerezza. Quando la mia sorella di lancia e io avremo liberato i prigionieri, forse torneremo a liberare anche te. se sei troppo vecchio per trovare da solo la via del ritorno.» Bain le toccò un braccio e Chiad guardò sorpresa la donna dai capelli rosso fiamma. Dopo un momento arrossì leggermente. Entrambe spostarono lo sguardo su Faile, che stava guardando Perrin, a testa alta e braccia conserte.
Perrin respirò profondamente. Se le diceva che non voleva che venisse, quasi certamente non lo avrebbero fatto nemmeno Bain e Chiad. Sostenevano ancora di stare con Faile, non con lui. Forse anche Faile la pensava allo stesso modo. Forse lui e Gaul potevano cavarsela da soli, ma non sapeva comunque come farla restare se lei non voleva. Faile, essendo Faile, probabilmente li avrebbe seguiti di nascosto. «Mi rimarrai vicina» la ammonì con fermezza. «Voglio liberare dei prigionieri, non lasciarmene altri alle spalle.»
Ridendo si lasciò cadere accanto a Perrin, infilando la spalla sotto il suo braccio. «Stare vicina a te mi sembra una bella idea.» Gli mise la corona di fiori in testa e Bain rise.
Perrin alzò gli occhi; poteva vedere il bordo di quella cosa sporgergli sulla fronte. Doveva sembrare un’idiota, ma la lasciò dov’era.
Il sole scese lentamente come un chicco di grano nel miele. Abell portò del pane e del formaggio — più della metà dei futuri eroi non aveva preso nulla di commestibile — quindi mangiarono e attesero. Sopraggiunse la notte, illuminata da una luna già alta, ma oscurata da nuvole passeggere. Perrin attese. Le luci svanirono dal campo dei Manti Bianchi e anche a Watch Hill, lasciando che le finestre illuminate fossero gli unici punti di luce del colle scuro, e Perrin fece riunire Tam, Faile e gli Aiel attorno a sé. Ogni viso per lui era chiaro. Verin era in piedi abbastanza vicina da sentire. Abell e Tomas erano con gli altri ragazzi dei Fiumi Gemelli e li tenevano a bada.
Perrin si sentiva un po’ strano mentre dava istruzioni, per cui le mantenne semplici. Tam doveva avere tutti pronti a cavalcare nel momento in cui lui avrebbe fatto ritorno con i prigionieri. I Manti Bianchi gli sarebbero stati addosso non appena scoperto l’accaduto, per cui avevano bisogno di un luogo dove nascondersi. Tam ne conosceva uno, una fattoria abbandonata ai margini del Bosco Occidentale.
«Cercate di non uccidere nessuno, se ci riuscite» suggerì Perrin agli Aiel. «I Manti Bianchi si scalderanno già abbastanza per la perdita dei prigionieri. Incendieranno il sole se perderanno anche degli uomini.» Gaul e le Fanciulle annuirono come se fossero impazienti. Strana gente. Svanirono nella notte.
«Fai attenzione» mormorò Verin mentre Perrin si metteva l’arco a tracolla. «Ta’veren non significa immortale.»
«Tomas potrebbe essere d’aiuto, lo sai.»
«Pensi che uno in più farebbe differenza?» rispose la donna pensierosa. «E poi ho altri piani per lui.»
Scuotendo il capo, Perrin uscì dal boschetto carponi, quasi appiattito al suolo. Non appena fu dietro ai cespugli Faile lo imitò. L’erba e i fiori selvatici erano abbastanza alti da nasconderli. Era contento che la ragazza non potesse vederlo in volto. Era disperatamente spaventato. Non per lui, ma se qualcosa le accadeva...
Strisciarono nel campo aperto come due ombre lunari, fermandosi a un segnale di Perrin a circa dieci passi da dove le guardie camminavano avanti e indietro, i mantelli splendenti nella notte, poco lontano dalla prima fila di tende. Due si ritrovarono faccia a faccia quasi di fronte a loro, fermandosi.
«Tutto è a posto nella notte» annunciò uno. «Che la Luce ci illumini e ci protegga dall’Ombra.»
«Tutto è a posto nella notte» rispose l’altro. «Che la Luce ci illumini e ci protegga dall’Ombra.»
Girando su se stessi si allontanarono senza guardarsi a destra o a sinistra.
Perrin lasciò che facessero una dozzina di passi, quindi toccò la spalla di Faile e si alzò, quasi senza respirare. Era anche difficile sentire la ragazza respirare. Quasi in punta di piedi si affrettarono fra le tende, abbassandosi nuovamente non appena oltrepassarono la prima fila. Gli uomini russavano o si lamentavano nel sonno. A parte quello, il campo era silenzioso. Il rumore degli stivali dei soldati era chiaramente udibile. L’odore dei fuochi da campo spenti era sospeso in aria, frammisto all’odore di tela, cavalli e uomini.
Silenziosamente fece cenno a Faile di seguirlo. Le corde delle tende potevano essere delle trappole per dei piedi disattenti nell’oscurità. Per lui però erano ben visibili e le fece strada attraverso l’intrico.
Aveva stampata in mente l’ubicazione della tenda dei prigionieri e vi si avviò con cautela. Vicino al centro del campo. Un tratto lungo da percorrere all’andata e al ritorno.
L’attrito degli stivali sul terreno e un verso di Faile lo fecero voltare di scatto proprio in tempo per essere abbattuto dalla furia di una grossa sagoma con il mantello bianco, un uomo grosso come mastro Luhan. Dita di ferro affondarono nella sua gola mentre i due rotolavano in terra. Perrin afferrò l’uomo per il mento, spingendogli la testa indietro e cercando di toglierselo di dosso. Provando ad allentare la presa sulla gola, colpì il tizio nelle costole con un pugno, ottenendo come risultato solamente un grugnito. Il sangue gli ruggiva nelle orecchie; la vista diminuì, il nero si faceva avanti dagli angoli degli occhi. Cercava a tentoni l’ascia, ma le dita avevano perso sensibilità.