La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Pelanna attraversò il ponte diretta verso di lei, con le lunghe cicatrici rosa che le correvano giù per il lato destro del suo volto squadrato e le conferivano un’aria pericolosa. I suoi capelli dai folti ricci erano quasi tutti grigi, la catena onorifica lungo la guancia sinistra appesantita da medaglioni d’oro che indicavano i suoi trionfi, incluso quello per il suo ruolo nella Fuga. I suoi polsi e caviglie recavano ancora i marchi delle catene seanchan, anche se adesso erano nascosti dalle sete. «Spero che tu ti sia ristabilita, Harine, se lo vuole la Luce» disse, inclinando la testa da un lato o stringendo le sue grassocce mani tatuate in finta solidarietà. «Non riesci ancora a sederti, vero? Ho fatto mettere un cuscino sulla tua sedia, casomai.»
Proruppe in una risata, guardando verso la sua Cercavento, ma Caire le rivolse un’occhiata vuota, come se non avesse sentito, poi aggiunse una debole risata. Pelanna si accigliò. Quando lei rideva di qualcosa, si aspettava che anche quelle sotto di lei lo facessero. La solenne Cercavento aveva le proprie preoccupazioni, però, una figlia scomparsa tra i terricoli, rapita dalle Aes Sedai. Quello avrebbe richiesto un risarcimento. Non era necessario apprezzare Caire o Pelanna per sapere che era necessario.
Harine concesse alle due un sorriso teso e passò accanto a Pelanna tanto vicino che la donna, con quel suo cipiglio, dovette fare un passo indietro oppure le avrebbe calpestato i piedi. Figlia delle sabbie, pensò con irritazione Harine.
Quando Mareil si avvicinò, però, lei esibì un sorriso genuino. La donna alta e snella, con i capelli lunghi fino alle spalle tanto bianchi quanto neri, era stata sua amica fin da quando avevano iniziato come marinaie assieme su un vecchio perlustratore con una Maestra delle Vele dal pugno di ferro inacidita dalla sua mancanza di prospettive. Aver appreso che Mareil era scappata da Ebou Dar, illesa perdipiù, era stata una gioia. Lei rivolse uno sguardo accigliato a Pelanna e Caire. Anche Tebreille, la sua Cercavento, fece una smorfia verso le due, ma a differenza di loro non era dovuto al fatto che Mareil esigeva che le venissero leccati i polsi. Due sorelle, Tebreille e Caire, condividevano una profonda preoccupazione per Talaan, la figlia di Caire, tuttavia a parte quello ciascuna avrebbe tagliato la gola dell’altra per un pezzo di rame. O meglio ancora, ai loro occhi, avrebbero preferito vedere la propria sorella ridotta a pulire la sentina. Non c’era nessun odio più profondo di quello tra sorelle.
«Non lasciare che quelle oche infangate ti becchino, Harine.» La voce di Mareil era profonda per una donna, ma melodiosa. Porse ad Harine uno dei due calici che aveva in mano. «Hai fatto quello che ti sentivi di farce, se lo vuole la Luce, andrà tutto bene.»
Contro la sua volontà, gli occhi di Harine andarono al bullone ad anello infilato in una delle travi sopra di loro. Ormai lo avrebbero potuto togliere. Era certa che rimanesse lì con lo scopo di provocarla. Quella strana giovane donna di nome Min aveva avuto ragione. Il suo Accordo con il Coramoor era stato giudicato insufficiente, dando troppo e pretendendo troppo poco in cambio. In quella stessa cabina, sotto gli occhi del resto delle Prime Dodici e della nuova Maestra delle Navi, lei era stata denudata e appesa per le caviglie da quel bullone, stirata fino a un altro conficcato nel ponte, poi fustigata fino a urlare con quanto fiato aveva nei polmoni. Le sferzate e i lividi erano svaniti, ma il ricordo indugiava in lei per quanto cercasse fortemente di sopprimerlo. Nessun urlo di pietà o di tregua, però. Quello mai, altrimenti non avrebbe avuto alternativa tranne farsi da parte, ritornando a essere solo una Maestra delle Vele mentre qualcun’altra sarebbe stata scelta come Maestra delle Onde del Clan Shodein. Parecchie delle donne in quella stanza credevano che avrebbe dovuto farlo comunque dopo una punizione del genere, forse perfino Mareil. Ma lei aveva l’altra parte della predizione di Min a rinsaldare il suo coraggio. Lei sarebbe stata Maestra delle Navi un giorno. Secondo la logge, le Prime Dodici degli Atha’an Miere potevano scegliere qualunque Maestra delle Vele come Maestra delle Navi, eppure solo cinque volte in più di tremila anni avevano innalzato qualcuna al di fuori di loro. Le Aes Sedai dicevano che le peculiari visioni di Min si avveravano sempre, ma lei non aveva intenzione di rischiare.
«Tutto andrà bene, Marcii, se lo vuole la Luce» assentì. Prima o poi. Doveva solo avere il coraggio di mantenersi a galla, qualunque cosa fosse giunta prima.
Come al solito, Zaida arrivò senza cerimonie, giungendo a grandi passi seguita da Shielyn, la sua Cercavento, alta, magra e riservata, e a Amylia, la prosperosa Aes Sedai dai capelli chiari che Zaida aveva portato con sé da Caemlyn. Con quel volto senza età costantemente sorpreso e quei suoi occhi sgranati di un azzurro sorprendente, la Aes .Sedai stava respirando in modo affannoso per qualche motivo. Tutte si inchinarono, ma Zaida non prestò attenzione a quelle formalità. Vestita di broccati verdi e con la bianca stola a tutto, era bassa, con corti ricci che andavano ingrigendo, tuttavia riusciva ad apparire davvero alta quanto Shielyn. Una questione di carisma, doveva ammettere Harine. Zaida possedeva quello e una freddezza di pensiero che nemmeno essere sorpresa su una spiaggia sottovento da un cemaros poteva scuotere. Oltre a tornare con la prima delle Aes Sedai come controparte per l’uso della Scodella dei Venti, era anche tornata con un suo accordo che avrebbe garantito della terra nell’Andor sotto la giurisdizione degli Atha’an Miere, e mentre l’Accordo di Harine era stato giudicato carente, quello di Zaida aveva riscontrato grande favore. Quello e il fatto che fosse giunta dritto a Illian attraverso uno di quei peculiari passaggi, intessuto dalla sua stessa Cercavento, non erano le sole ragioni per cui era adesso Maestra delle Navi, ma nessuna delle due aveva nuociuto alla sua causa. Harine stessa pensava che questo Viaggiare fosse sopravvalutato. Ora Shalon poteva creare un passaggio, ma farne apparire uno sul ponte di una nave senza provocare danni, perfino in acque calme come quelle, in particolare dal ponte di un’altra nave, nella migliore delle ipotesi era rischioso, e nessuno poteva creare un passaggio tanto grande da farci passare una nave. Molto sopravvalutato.
«L’uomo non è ancora arrivato» annunciò Zaida, occupando la sedia con lo schienale alle ampie finestre di poppa e sistemando la sua lunga fusciacca frangiata con calma, aggiustando l’angolo del pugnale tempestato di smeraldi infilato attraverso di essa. Era una donna molto particolare. Era piuttosto naturale volere che a bordo di una nave tutto fosse al suo posto — l’ordine diventava un’abitudine quanto una necessità — eppure lei era esigente anche secondo i normali livelli. Le sedie rimanenti, nessuna assicurata al ponte in modo adegualo, formavano due file che si fronteggiavano, e le Maestre delle Onde iniziarono a prendere posto, con la Cercavento di ciascuna in piedi dietro la sua sedia. «Pare che intenda farci aspettare. Amylia, provvedi che i calici siano tutti riempiti.» Ah. Sembrava che la donna avesse di nuovo commesso un passo falso.
Amylia sobbalzò, poi raccolse le sue gonne color bronzo fino alle ginocchia e si diresse di corsa verso il tavolo dov’erano posate le caraffe di vino. Un passo falso molto grave, pareva. Harine si domandò per quanto tempo Zaida le avrebbe permesso di indossare abiti lunghi invece di pantaloni, che erano molto più pratici a bordo. Di certo sarebbe rimasta sconcertata quando la terra fosse stata fuori vista e loro avrebbero messo da parte le bluse. Dell’Ajah Marrone, Amylia aveva voluto studiare gli Atha’an Miere, ma le veniva dato poco tempo per quello. Il suo compito era lavorare, e Zaida si assicurava che lo facesse. Era lì per insegnare alle Cercavento tutto quello che le Aes Sedai sapevano. Ancora esitava su quello, ma gli istruttori terricoli, per rari che fossero, avevano un rango di pochissimo superiore ai marinai — all’inizio pareva che quella donna avesse creduto che il suo grado sarebbe stato del tutto uguale a quello di Zaida se non di più! — e sembrava che la frusta del maestro del ponte che era stata usata con frequente regolarità sul suo sedere le stesse facendo cambiare idea, seppure lentamente. Amylia aveva effettivamente provato a defilarsi tre volte! Per quanto strano fosse, lei non sapeva come creare un passaggio, conoscenza che le veniva accuratamente tenuta nascosta, e avrebbe dovuto sapere che era sorvegliata con troppa attenzione per corrompere qualcuno e scappare su una barca traghetto. Be’, era improbabile che avrebbe riprovato. Stando alle voci, le era stato detto che a un quarto tentativo sarebbe stata presa pubblicamente a cinghiate, stavolta seguito dall’essere appesa per le caviglie al sartiame. Nessuno avrebbe rischiato quella vergogna, di sicuro. Delle Maestre delle Vele e perfino delle Maestre delle Onde erano state degradate a marinaie e vi si erano dedicate volentieri, desiderose di perdere sé stesse e il loro disonore fra la massa di uomini e donne che tiravano cime e maneggiavano le vele. Togliendo il cuscino dalla sua sedia e lasciandolo cadere sdegnata sul ponte, Harine prese il suo posto sul fondo della fila di sinistra, con Shalon alle sue spalle. D’altra parte, Zaida si sarebbe seduta solo una sedia più in su se non avesse ottenuto il sesto grosso orecchino d’oro per ogni orecchio e le catenelle che li collegavano. I suoi lobi dovevano essere ancora doloranti per i buchi. Un pensiero piacevole. «Dato che ci fa aspettare, forse noi dovremmo far aspettare lui quando finalmente arriverà.» Con un calice ancora non toccato in mano, lei allontanò con un cenno l’ansiosa Aes Sedai che si precipitò verso Marcii. Sciocca donna. Non sapeva che avrebbe dovuto servire per prima la Maestra delle Navi e poi proseguire con le Maestre delle Onde per anzianità?