Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Con irritazione, Alviarin incanalò per togliere la polvere dall’aria, schiacciandola a terra così forte da poter scuotere il pavimento di pietra. Non avrebbe dovuto ripetere questo procedimento ogni volta, se avesse semplicemente spazzato la polvere in un angolo piuttosto che lasciarla sparsa. Nessun altro era giunto fin lì nei sotterranei della Biblioteca da anni; nessuno avrebbe notato che la stanza era pulita. Ma c’era sempre qualcuno che faceva quello che nessuno avrebbe fatto. Spesso era così anche per lei, e non aveva intenzione di essere colta in fallo per uno stupido errore. Ciononostante, brontolò sottovoce mentre incanalava per togliere il fango rossiccio dalle scarpe e dall’orlo delle gonne e del mantello. Sembrava improbabile che chiunque lo riconoscesse come proveniente da Tremalking, la più grande fra le isole del Popolo del Mare, ma qualcuno si sarebbe potuto domandare dove era stata per infangarsi. I terreni della Torre erano sepolti dalla neve eccetto dove era stata spalata, e il suolo era compatto per il gelo. Ancora borbottando fra sé, incanalò di nuovo per ovattare lo stridio dei cardini arrugginiti mentre apriva con una spinta la porta di ruvido legno. C’era un modo per creare un flusso e nasconderlo, così da non dover smorzare quel cigolio ogni volta – era certa che esistesse – ma Mesaana si rifiutava di insegnarglielo.
Mesaana era la vera causa della sua irritazione. La Prescelta le insegnava quello che voleva e nulla più, accennava a quelle meraviglie e poi gliele negava. E Mesaana la usava come fosse un fattorino. Alviarin sedeva a capo del Consiglio Supremo e conosceva i nomi di ogni Sorella Nera in ogni cuore, che era più di quanto potesse dire Mesaana. Quella donna mostrava poco interesse in chi avrebbe portato a termine i suoi ordini, sempre che venissero eseguiti, e attenendosi con precisione alle istruzioni. Fin troppo spesso voleva che venissero portati a compimento da Alviarin stessa, costringendola a trattare con uomini e donne che si reputavano suoi pari solo perché anch’essi servivano il Sommo Signore. Troppi degli Amici si consideravano sullo stesso piano delle Aes Sedai, o perfino superiori. Peggio ancora, Mesaana le impediva di fare anche solo di uno un monito per gli altri. Piccoli parassiti repellenti, nessuno in grado di incanalare, e Alviarin doveva essere educata solo perché alcuni di loro potevano servire un altro dei Prescelti! Era ovvio che Mesaana non lo sapesse per certo. Era una dei Prescelti, eppure faceva sorridere Alviarin, per quanto era sprovveduta. Con la sfera di pallida luce che fluttuava davanti a lei per illuminare, Alviarin procedette lungo il corridoio di pietre irregolari, spianando la polvere dietro di sé con soffici tocchi di Aria in modo che sembrasse indisturbata, e ripassando nella propria testa diversi commenti salaci che le sarebbe piaciuto rivolgere a Mesaana. Non avrebbe pronunciato nessuno di essi, ovviamente, il che non fece che aumentare la sua irritazione. Criticare uno dei Prescelti perfino in termini blandi era la strada più rapida per il dolore, forse per la morte. Quasi sicuramente entrambi, in verità. Con i Prescelti, adulare e obbedire era il solo modo per sopravvivere, e la prima cosa era importante quanto la seconda. Il premio dell’immortalità valeva un po’ di adulazione. Con esso avrebbe potuto ottenere tutto il potere che desiderava, di gran lunga superiore a quanto qualunque Amyrlin avesse mai maneggiato. Prima però era necessario sopravvivere. Una volta raggiunta la cima della prima rampa che portava di sopra, non si preoccupò più di nascondere le sue tracce. Qui non c’era così tanta polvere, e quella poca era segnata dalle ruote di carretti a mano e da strascichi di scarpe: un’altra serie di impronte vaghe non sarebbe mai stata notata. Continuò a camminare veloce. Di solito, il pensiero di vivere per sempre la metteva di buonumore, la possibilità che alla fine avrebbe potuto brandire attraverso Mesaana tanto potere quanto quello che ora aveva attraverso Elaida. Be’, quasi lo stesso: aspettarsi di portare Mesaana allo stesso stato di condiscendenza di Elaida era troppo ambizioso, ma poteva comunque legare le cordicelle alla donna in un modo che avrebbe assicurato la sua ascesa. La sua mente continuava a tornare al fatto che era stata lontana dalla Torre per quasi un mese. Mesaana non si sarebbe preoccupata di mantenere Elaida sotto controllo durante la sua assenza, anche se la Prescelta avrebbe attribuito ad Alviarin la colpa, se qualcosa fosse andato storto. Ovviamente Elaida era stata adeguatamente sottomessa dopo l’ultima volta. Quella donna aveva implorato di essere risparmiata dalle penitenze private da parte della Maestra delle Novizie. Ovviamente era troppo intimorita per aver fatto qualche passo falso. Ovviamente Alviarin teneva Elaida con fermezza per la collottola, ma non rallentò i suoi passi.
Una seconda rampa la portò fino al primo sotterraneo, dove fece svanire la sfera scintillante e lasciò andare saidar. Le ombre qui erano costellate di puntini luminosi che quasi si toccavano, proiettati da lampade alloggiate su bràcci di ferro lungo pareti che su questo livello erano di pietre ben squadrate. Nulla si muoveva eccetto un ratto che se la svignò con un flebile zampettio sul pavimento di pietra. Questo le fece quasi venire da ridere. Quasi. Gli occhi del Sommo Signore ora crivellavano la Torre, anche se nessuna pareva aver notato che le protezioni erano venute meno. Non pensava che fosse opera di Mesaana: semplicemente le protezioni non funzionavano più come dovevano. C’erano brecce. Di certo non le importava se l’animale l’avesse vista o se l’avesse riferito, ma nonostante questo si affrettò su per una stretta scala a chiocciola. Potevano esserci persone in giro su questo livello, e di loro non ci si poteva fidare come dei ratti. Forse, pensò mentre saliva, avrebbe potuto interrogare Mesaana su quell’impossibile vampata di Potere, sempre che l’avesse fatto in modo delicato. La Prescelta avrebbe pensato che nascondeva qualcosa, se non l’avesse mai menzionata. Ogni donna in grado di incanalare nel mondo intero probabilmente si stava domandando cosa fosse accaduto. Bastava che fosse tanto cauta da non lasciarsi sfuggire nulla che suggerisse che aveva visitato effettivamente il sito. Molto dopo che la vampata era svanita, certo – non era tanto stupida da andare a fare una passeggiata lì in mezzo! – ma Mesaana pareva pensare che Alviarin dovesse portare a termine i suoi compiti senza prendersi un momento per sé stessa. Quella donna riusciva davvero a credere che non avesse propri affari di cui occuparsi? Era meglio comportarsi come se non ne avesse nessuno. Per il momento, almeno.
Nelle ombre in cima alle scale, si fermò davanti alla porticina liscia, a malapena terminata su quel lato, per riprendersi mentre piegava il mantello sopra il braccio. Mesaana era una dei Prescelti, ma comunque umana. Mesaana commetteva errori. E avrebbe ucciso Alviarin in un batter di ciglia se lei ne avesse commesso uno. Adulare, obbedire e servire. Ed essere sempre cauti. Lo aveva saputo da molto prima di incontrare una dei Prescelti. Recuperando la stola bianca da Custode degli Annali dal borsello alla cintura, se lo sistemò attorno al collo e socchiuse attentamente la porta per ascoltare. Silenzio, come previsto. Entrò nel Deposito Nove e chiuse la porta dietro di sé. Sul lato interno, la porta era altrettanto disadorna, ma lucidata fino a un fioco bagliore.
La Biblioteca della Torre era divisa in dodici depositi, almeno per quanto ne sapeva il mondo, e il Nove era il più piccolo, dedicato a testi di varie forme di aritmetica; tuttavia era comunque una grande stanza, un lungo ovale con una cupola schiacciata come soffitto, riempita di file e file di alte scaffalature di legno, ognuna circondata da uno stretto camminamento quattro passi sopra le piastrelle a sette colori del pavimento. Alte scale erano addossate agli scaffali, su ruote in modo da poter essere spostate facilmente, sia sul pavimento che sui camminamenti, così come lampade su sostegni d’ottone dotate di specchi con basi talmente pesanti che ci volevano tre o quattro uomini per spostarne una. Il fuoco era una preoccupazione costante nella Biblioteca. Le lampade ardevano tutte vivide, fatte apposta per illuminare la strada a qualunque Sorella volesse trovare un libro o un manoscritto, ma un carretto a mano con tre grossi volumi rilegati in cuoio da rimettere a posto era ancora in mezzo a uno dei corridoi, esattamente dove se lo ricordava la scorsa volta che aveva attraversato quella stanza. Non capiva perché ci fosse bisogno di diverse forme di aritmetica o perché su di esse fossero stati scritti così tanti libri, e, per quanto la Torre si vantasse di possedere la più vasta raccolta di libri al mondo, che trattavano qualunque argomento possibile, pareva che molte Aes Sedai fossero d’accordo con lei. Non aveva mai visto un’altra Sorella nel Deposito Nove, motivo per cui lo usava come punto d’accesso. Presso le ampie porte ad arco, aperte in maniera invitante, stette in ascolto finché il corridoio al di là fosse vuoto, e poi sgusciò fuori. Chiunque avrebbe ritenuto strano che avesse sviluppato un interesse per i libri là dentro.