Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Crocevia del crepuscolo
Crocevia del crepuscolo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crocevia del crepuscolo

Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:

Crocevia del crepuscolo
1 ... 154 155 156 157 158 159 160 161 162 ... 214
Перейти на страницу:

«Non importa. Forse sarebbe stato meglio se fossi saltata sulla prima barca che lasciava Tar Valon. Ma devo ammetterlo, il pensiero di svignartela di villaggio in villaggio vergognandoti di mostrare la tua faccia a un’altra Sorella impallidisce di fronte al piacere che proverò nel vederti soffrire. Ora allontanati dalla mia vista prima che decida di consegnarti alla verga piuttosto che alla cinghia di Silviana.» Gettando a terra la stola bianca, le voltò le spalle e lasciò andare saidar, scivolando verso la sua sedia come se Alviarin avesse cessato di esistere. Alviarin non si limitò ad andarsene: fuggì, correndo come se avesse sul collo il fiato dei Segugi Neri. Era stata a malapena in grado di pensare da quando aveva udito la parola tradimento. Quella parola le riecheggiava nella testa e le faceva venire voglia di ululare. Tradimento poteva significare una sola cosa: Elaida sapeva, e stava cercando le prove. Che l’Oscuro Signore avesse pietà. Ma non l’aveva mai. La pietà era per coloro che avevano paura di esse forti. Lei non aveva semplicemente paura. Era solo una pelle ricolma di terrore fino a scoppiare.

Fuggì giù per la Torre, e se ci fosse stato qualche servitore nei corridoi non l’avrebbe visto. Il terrore rendeva i suoi occhi ciechi a qualunque cosa non fosse direttamente sul suo cammino. Corse fin giù al sesto livello, ai suoi appartamenti. Almeno presumeva che fossero ancora suoi, per il momento. Le stanze col balcone che dava sulla grande piazza di fronte alla Torre erano associate all’incarico di Custode degli Annali. Per il momento era più che sufficiente che avesse delle stanze. E un’opportunità di vivere.

L’arredamento era ancora costituito dai mobili domanesi lasciati dall’occupante precedente, tutti di legno con striature chiare, intarsiato con ambra e madreperla. Giunta in camera da letto, aprì uno dei guardaroba e cadde in ginocchio, scostando i vestiti per frugare sul fondo in cerca di un piccolo scrigno, una piccola scatola quadrata che era sua da molti anni. L’intarsio sulla scatola era intricato ma rozzo, file di nodi diversi apparentemente realizzati da un intagliatore con più ambizione che abilità. Le mani le tremavano mentre la portava a un tavolo; l’appoggiò per asciugarsi le mani umide sul vestito. Il trucco per aprire la scatola consisteva semplicemente nell’allargare le dita il più possibile e premere nello stesso momento quattro diversi nodi nell’intaglio. Il coperchio si sollevò di poco, e lei lo aprì del tutto, rivelando il suo oggetto più prezioso avvolto in un piccolo panno di tela marrone per impedire che sbatacchiasse se per caso una cameriera avesse scosso la scatola. Molti dei servitori della Torre non si arrischiavano a rubare, ma molti non voleva dire tutti. Per un momento Alviarin si limitò a fissare il pacchetto. Era il suo oggetto più prezioso, risalente all’Epoca Leggendaria, ma non aveva mai osato utilizzarlo prima. Solo nella più grave emergenza, aveva detto Mesaana, nella necessità più disperata, tuttavia quale poteva essere più urgente di questa? Mesaana aveva detto che quell’oggetto poteva sopportare delle martellate senza rompersi, ma lei aprì l’involto con la cura che avrebbe usato per uno squisito vetro soffiato, rivelando un ter’angreal, una verga rosso brillante non più grande del suo indice, la cui superficie era completamente liscia tranne per alcune linee sottili istoriate in un disegno sinuoso e intricato. Abbracciando la Fonte, toccò quello schema con finissimi flussi di Fuoco e Terra in due delle interconnessioni. Ciò non sarebbe stato necessario nell’Epoca Leggendaria, ma quelli che erano chiamati ‘flussi stabili’ non esistevano più. Un mondo in cui quasi ogni ter’angreal poteva essere usato da persone incapaci di incanalare pareva tanto strano da andare oltre la comprensione. Perché era stato permesso?

Premendo forte col pollice un’estremità della verga – l’Unico Potere da solo non era sufficiente – si accasciò su una sedia reclinandosi contro il basso schienale e fissando l’oggetto nella sua mano. Era fatta. Si sentiva vuota, ora, un vasto spazio cavo con paure che svolazzavano nell’oscurità come enormi pipistrelli.

Invece di riporre il ter’angreal nel suo involto, se lo infilò nel borsello che aveva alla cintura e si alzò per il tempo necessario a rimettere la scatola nel guardaroba. Finché non avesse saputo di essere al sicuro, non intendeva tenere l’oggetto lontano da sé. D’altro canto tutto ciò che poteva fare era starsene seduta ad aspettare, dondolando avanti e indietro con le mani serrate fra le ginocchia. Non riusciva a smettere di dondolare più di quanto potesse fermare i bassi gemiti che le scivolavano fra i denti. Da quando la Torre era stata fondata, nessuna Sorella era mai stata accusata di essere dell’Ajah Nera. Oh, c’erano stati sospetti su qualche Sorella, e in certe occasioni delle Aes Sedai erano morte per far sì che quei sospetti non diventassero qualcosa di più, ma non si era mai arrivati a incriminazioni ufficiali. Se Elaida era disposta a menzionare a chiare lettere il ceppo del boia, doveva essere vicina a formulare delle accuse. Molto vicina. Anche le Sorelle Nere erano state fatte sparire, ogni volta che i sospetti erano aumentati troppo. L’Ajah Nera rimaneva nascosta a qualunque prezzo. Desiderava poter smettere di gemere.

Tutt’a un tratto la luce nella stanza si affievolì, avviluppando la camera in vorticanti ombre crepuscolari. La luce del sole che batteva contro le finestre pareva incapace di penetrare i vetri. Alviarin si mise in ginocchio in un istante, gli occhi bassi. Tremolò per la voglia di sfogare le proprie paure, ma con i Prescelti bisognava seguire l’etichetta. «Vivo per servire, Grande Padrona» disse, e non aggiunse altro. Non poteva perdere neanche un momento, tanto meno un’ora a urlare dal dolore. Teneva le mani serrate per impedire che tremassero.

«Qual è la tua grave emergenza, bambina?» Era una voce di donna, ma simile a campanelli di cristallo. Campanelli scontenti. Solo scontenti. Campanelli arrabbiati avrebbero significato morte immediata.

«Se pensi che alzerò un dito per riprendere la stola da Custode degli Annali per te, ti sbagli di grosso. Puoi portare ancora a termine il tuo incarico con qualche sforzo in più. E puoi considerare le tue penitenze con la Maestra delle Novizie come una piccola punizione da parte mia. Ti avevo avvertito di non calcare troppo la mano con Elaida.»

Alviarin si rimangiò le sue proteste. Elaida non era una donna che si potesse piegare senza forti pressioni. Mesaana doveva saperlo. Ma le proteste potevano essere pericolose, con i Prescelti. Molte cose erano pericolose, con i Prescelti. In ogni caso, la cinghia di Silviana era un’inezia a paragone dell’ascia del boia.

«Elaida sa, Grande Padrona» mormorò, sollevando gli occhi. Di fronte a lei si ergeva una donna di luce e ombra, vestita di luce e ombra, tutta neri cupi e bianchi argentati che mutavano di continuo dall’uno all’altro. Occhi argentei la fissavano accigliati da un volto di fumo, con labbra d’argento tirate in una linea serrata. Era solo Illusione, e certo non migliore di quanto avrebbe potuto fare Alviarin. Un guizzo di una gonna di seta verde ricamata con fasce color bronzo apparve quando Mesaana scivolò lungo il tappeto domanese. Ma Alviarin non era in grado di vedere i flussi che formavano l’Illusione più di quanto avesse percepito quelli che la donna aveva usato per arrivare o per sprofondare la stanza nelle ombre. Per quanto poteva percepire, Mesaana non era affatto in grado di incanalare! La sete di quei due segreti di solito la tormentava, ma oggi la notò a malapena. «Sa che sono dell’Ajah Nera, Grande Padrona. Se mi ha scoperto, allora qualcuno ha scavato più in profondità per lei. Dozzine di noi possono essere a rischio, forse tutte.» Meglio rendere la minaccia più grande possibile per avere la certezza di una risposta. E poi poteva essere davvero cosi.

1 ... 154 155 156 157 158 159 160 161 162 ... 214
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)