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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Con i pugni stretti nelle gonne, Alviarin deglutì forte. Pensava che gli occhi le sarebbero schizzati fuori dalle orbite. Le ribelli sapevano come Viaggiare? Erano già qui a Tar Valon? E queste sciocche volevano negoziare? Riusciva a vedere piani attentamente architettati, schemi cautamente disposti evaporare come foschia al sole estivo. Forse l’Oscuro Signore avrebbe ascoltato, se avesse pregato con fervore. Il cipiglio di Elaida non diminuì, ma posò la tartaruga d’avorio con molta cautela e la sua voce tornò simile al solito, il vecchio solito, prima che Alviarin la sottomettesse, con un fondo d’acciaio sotto la delicatezza delle parole. «Anche l’Ajah Marrone e la Verde appoggiano i negoziati?»

«La Marrone» esordì Shevan, poi increspò le labbra pensierosa e cambiò visibilmente quello che aveva intenzione di dire. Dall’esterno sembrava del tutto compassata, tuttavia si stava strofinando inconsciamente i lunghi pollici contro gli indici ossuti. «La Marrone è piuttosto chiara sui precedenti storici. Tu hai letto tutte le cronache segrete, o avresti dovuto. Ogni volta che la Torre è stata divisa al suo interno, il disastro si è abbattuto sul mondo. Con l’Ultima Battaglia che incombe, in un mondo che contiene la Torre Nera, non possiamo permetterci di rimanere divise un giorno in più di quanto sia necessario.»

Pareva impossibile che il volto di Elaida potesse incupirsi ancora di più, ma lo fece al sentir menzionare la Torre Nera. «E la Verde?» La sua voce era ancora controllata.

Tutte e tre le Adunanti Verdi si trovavano lì, indicando un sostegno molto forte tra la loro Ajah, o una pesante pressione dal capo delle Verdi. In qualità di più anziana, Talene avrebbe dovuto rispondere a Elaida – le Verdi si attenevano alla loro gerarchla per tutto – ma l’alta donna dai capelli dorati per qualche ragione lanciò un’occhiata a Yukiri, poi, cosa altrettanto strana, a Doesine, quindi abbassò gli occhi verso il tappeto e se ne restò a pizzicare le sue gonne di seta verde. Rina si accigliò un po’, corrugando il suo naso levato verso l’alto con aria perplessa, ma indossava lo scialle da meno di cinquant’anni, perciò toccava a Rubinde replicare. Una donna vigorosa, Rubinde appariva bassa e tarchiata accanto a Talene, e quasi scialba malgrado gli occhi color zaffiro.

«Sono stata incaricata di sollevare le stesse argomentazioni di Shevan» disse, ignorando lo sguardo sconcertato che Rina le rivolse. Era chiaro che c’erano state pressioni da parte di Adelorna, il Capitano Generale delle Verdi, ed era ovvio che Rubinde non era d’accordo se era disposta a renderlo pubblico. «Tarmon Gai’don sta arrivando, la Torre Nera è una minaccia quasi altrettanto pericolosa e il Drago Rinato è scomparso, sempre che non sia morto. Non possiamo più permetterci di rimanere divise. Se Andava può convincere le ribelli a tornare nella Torre, dobbiamo lasciarla provare.»

«Capisco» disse Elaida in tono piatto. Ma stranamente il suo colorito migliorò e una traccia di sorriso toccò perfino la sua bocca.

«Allora portatele pure indietro, se ci riuscite. Ma i miei editti restano. L’Ajah Azzurra non esiste più, e ogni Sorella che segue quella bambina, Egwene al’Vere, deve scontare una penitenza sotto la mia guida prima di essere riammessa in qualsiasi Ajah. Intendo saldare la Torre Bianca in un’arma da usare a Tarmon Gai’don.»

Ferana e Suana aprirono la bocca, la protesta dipinta sulle loro facce, ma Elaida le zittì alzando una mano. «Ho parlato, figlie. Ora lasciatemi, e occupatevi dei vostri... negoziati.»

Non c’era nulla che le Adunanti potessero fare tranne sfidarla apertamente. Godevano degli stessi diritti del Consiglio, ma questo di rado osava intromettersi nell’autorità dell’Amyrlin Seat. A meno che l’intero Consiglio fosse unito contro l’Amyrlin, e questo era tutt’altro che unito su qualunque questione. Alviarin stessa aveva contribuito a questo. Se ne andarono, Ferane e Suana con la schiena rigida e le labbra serrate, Andava quasi sgattaiolando. Nessuna di loro lanciò nemmeno un’occhiata in direzione di Alviarin.

Attese a malapena che la porta si chiudesse dietro l’ultima. «Questo non cambia proprio nulla, Elaida, di certo lo sai. Devi pensare con chiarezza, non inciampare su una momentanea follia.» Sapeva che stava farneticando, ma non pareva in grado di fermarsi. «Il disastro ai Pozzi di Dumai, la certa sventura alla Torre Nera: queste decisioni possono ancora spodestarti. Hai bisogno di me, Elaida. Tu...» Serrò i denti prima che la sua lingua gettasse tutto al vento. Doveva esserci ancora un modo.

«Mi sorprende che tu sia tornata» disse Elaida alzandosi e lisciando le sue gonne sferzate di rosso. Non aveva mai abbandonato il suo modo di vestirsi come una Rossa. Stranamente stava sorridendo quando girò attorno al tavolo. Non l’accenno di un sorriso, ma una curva delle labbra piena e compiaciuta. «Ti sei nascosta da qualche parte in città dall’arrivo delle ribelli? Pensavo che ti fossi imbarcata su una nave nel momento in cui avevi appreso che erano qui. Chi avrebbe mai pensato che avrebbero riscoperto come Viaggiare? Immagina quello che potremo fare quando ne saremo a conoscenza.» Sorridendo, scivolò lungo il tappeto.

«Ora fammi capire. Cos’ho da temere da te? Le storie provenienti da Cairhien sono sulle labbra di tutte nella Torre, ma perfino se ci fossero davvero delle Sorelle che obbediscono al ragazzo al’Thor, cosa a cui io non riesco a credere, tutte incolpano Coiren. Lei aveva la responsabilità di portarlo qui, ed è come se già fosse stata processata e condannata, nelle menti delle Sorelle.» Elaida si fermò di fronte ad Alviarin, chiudendola nell’angolo. Il sorriso non raggiunse mai i suoi occhi. Sorrideva, e i suoi occhi scintillavano. Alviarin non riusciva a sottrarsi a quello sguardo. «Nell’ultima settimana abbiamo sentito anche un bel po’ di cose sulla Torre Nera.» Le labbra di Elaida a quel nome si contorsero dal disgusto. «Sembra che ci siano ancora più uomini di quanti avevi ipotizzato. Ma tutte pensano che Toveine avrebbe dovuto avere il buon senso di apprenderlo prima di attaccare. Ci sono state un bel po’ di discussioni al riguardo. Se dovesse tornare qui strisciando sconfitta, la colpa ricadrà tutta su di lei. Perciò le tue minacce...»

Alviarin indietreggiò contro il muro, cercando di scacciare i puntini dalla sua vista, ancora prima di rendersi conto che l’altra donna l’aveva schiaffeggiata. Si sentiva già la guancia gonfia. Il bagliore di saidar aveva circondato Elaida, e lo schermo si posò su Alviarin prima che potesse muoversi, isolandola dal Potere. Ma Elaida non intendeva usare il Potere. Tirò indietro un pugno. Ancora sorridendo. Lentamente, la donna trasse un profondo respiro e lasciò ricadere la mano. Non rimosse lo schermo, comunque. «Lo useresti davvero?» chiese in un tono quasi mite.

La mano di Alviarin si ritrasse di colpo dall’elsa del pugnale alla sua cintura. Lo aveva afferrato di riflesso, ma anche se Elaida non avesse trattenuto il Potere, ucciderla quando così tante Adunanti sapevano che erano assieme sarebbe stato equivalente a un suicidio. Nondimeno, il suo volto era in fiamme quando Elaida tirò su col naso con fare sprezzante.

«Aspetto solo di vedere il tuo collo steso sul ceppo del boia per tradimento, Alviarin, ma finché non avrò le prove che mi occorrono, ci sono ancora alcune cose che posso fare. Ti ricordi quante volte hai fatto venire Silviana per impartirmi penitenze private? Spero di sì, perché ne subirai dieci per ognuna che ho patito. E... ah, sì.» Con uno strattone tirò via la stola da Custode degli Annali dal collo di Alviarin. «Dal momento che nessuno è riuscito a trovarti quando le ribelli sono arrivate, ho chiesto al Consiglio di rimuoverti dall’incarico di Custode degli Annali. Non l’intero Consiglio, ovviamente. Può darsi che lì tu goda ancora di qualche influenza. Ma è stato sorprendentemente facile ottenere il consenso da coloro che erano presenti quel giorno. Si suppone che una Custode degli Annali stia con la sua Amyrlin, non che se ne vada a zonzo per conto suo. Ripensandoci, può darsi che tu non goda più di alcuna influenza, dato che a quanto pare eri nascosta in città per tutto il tempo. O sei tornata indietro per nave aspettandoti di trovare il disastro, pensando davvero di poter recuperare qualcosa dalle rovine?

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