Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Alviarin» disse Elaida in tono sorpreso prima che lei potesse pronunciare anche solo una parola. La durezza sul volto di Elaida si ammorbidi in quello che parve quasi compiacimento. Era da un po’ di tempo che Elaida non aveva motivi per sorridere. «Rimani lì in silenzio finché non avrò tempo di occuparmi di te» disse, facendo un imperioso gesto con la mano verso un angolo della stanza. Le Adunanti si spostarono un po’ e aggiustarono i loro scialli. Suana, una donna muscolosa, rivolse ad Alviarin uno sguardo severo, e Shevan, alta come un uomo e angolosa, la fissò dritta senza alcuna espressione, ma le altre evitarono di incrociare il suo sguardo.
Sbalordita, se ne rimase immobile a bocca aperta sullo sgargiante tappeto di seta a motivi geometrici. Questa non poteva essere una semplice ribellione da parte di Elaida – quella donna avrebbe dovuto essere pazza! – ma, nel nome del Sommo Signore, cos’era accaduto per darle il coraggio? Cosa?
La mano di Elaida percosse la superficie dello scrittoio con uno schianto sonoro, un colpo che fece sbatacchiare una delle scatole laccate lì sopra. «Quando ti dico di startene nell’angolo, Figlia,» disse in tono basso e pericoloso «mi aspetto che tu obbedisca.» I suoi occhi scintillavano. «O devo forse convocare la Maestra delle Novizie in modo che queste Sorelle possano assistere alla tua punizione ‘privata’?»
Il calore pervase il volto di Alviarin, in parte umiliazione e in parte rabbia. Per il fatto che qualcuno udisse certe cose, e in sua presenza!
Anche la paura ribollì in lei, e il suo stomaco si fece acido. Qualche parola da parte sua ed Elaida avrebbe dovuto affrontare l’accusa di aver mandato le Sorelle al disastro e alla prigionia, non una volta ma due. Erano già cominciate a circolare voci sugli eventi a Cairhien; voci nebulose, che diventavano più certe ogni giorno. E una volta che si fosse saputo che oltretutto Elaida aveva inviato cinquanta Sorelle a tentare di sconfiggere centinaia di uomini in grado di incanalare, nemmeno l’esistenza delle Sorelle ribelli che svernavano nel Murandy col loro esercito le avrebbe permesso di conservare la stola dell’Amyrlin sulle sue spalle, o la testa. Non poteva osare farle questo. Ameno che... A meno che non potesse screditare Alviarin come membro dell’Ajah Nera. Questo avrebbe potuto farle ottenere un po’ di tempo. Solo un po’, certo, una volta che i fatti sui Pozzi di Dumai e sulla Torre Nera fossero venuti a galla, ma Elaida poteva essere pronta ad aggrapparsi a qualunque spiraglio. No, non era possibile, non poteva essere vero. La fuga non era certo un’opzione. Per prima cosa, se Elaida era disposta a formulare delle accuse, la fuga non avrebbe fatto che confermarle. Inoltre Mesaana l’avrebbe trovata e uccisa, se fosse scappata. Tutto questo le balenò in testa mentre si spostava pesantemente per andare a mettersi nell’angolo come una novizia in punizione. Doveva esserci un modo per recuperare questa situazione, qualunque cosa fosse accaduta. C’era sempre un modo per recuperare. Ascoltare poteva farglielo trovare. Avrebbe pregato, se solo l’Oscuro Signore avesse ascoltato le preghiere.
Elaida la scrutò per un momento, poi annuì soddisfatta. Gli occhi della donna però brillavano ancora in preda all’eccitazione. Sollevando il coperchio di una delle tre scatole laccate sul suo tavolo, ne trasse un piccolo intaglio di una tartaruga in avorio scurito dall’età e lo strofinò fra le dita. Accarezzare gli intagli conservati in quella scatola era un’abitudine che aveva quando voleva calmare i nervi. «Ora» disse. «Mi stavate spiegando perché dovrei acconsentire a dei negoziati.»
«Non stavamo chiedendo il permesso, Madre» disse in tono deciso Suana, protendendo il mento. Il suo era fin troppo pronunciato, una pietra squadrata, e lo spingeva all’infuori verso chiunque per via della sua arroganza. «Una decisione di questo tipo appartiene al Consiglio. Da parte dell’Ajah Gialla c’è una forte propensione.» Il che significava che era lei ad avere una forte propensione. Era il capo dell’Ajah Gialla, la Prima Tessitrice, qualcosa che Alviarin sapeva perché l’Ajah Nera conosceva tutti i segreti delle Ajah, o quasi tutti, e agli occhi di Suana le sue opinioni erano quelle della sua Ajah.
Doesine, l’altra Gialla presente, osservò Suana in tralice, ma non disse nulla. Pallida e magra come un ragazzo, Doesine aveva l’aria di non voler essere lì, un grazioso ragazzo imbronciato che era stato trascinato per l’orecchio da qualche parte. Le Adunanti spesso si tiravano indietro quando il capo della loro Ajah faceva pressioni, ma non era impossibile che Suana avesse trovato un modo.
«Anche molte Bianche sono a favore dei negoziati» disse Ferane, accigliandosi distrattamente a una macchia d’inchiostro su un dito grassoccio. «È la cosa più logica da fare, nelle circostanze attuali.» Era la Prima Ragionatrice, capo dell’Ajah Bianca, ma rispetto a Suana era meno probabile che considerasse le proprie opinioni come quelle dell’intera Ajah. Meno probabile, ma di poco. Ferane spesso sembrava distratta quanto le peggiori fra le Marroni – i lunghi capelli neri che incorniciavano il suo volto parevano aver bisogno di una spazzolata, e parte della frangia del suo scialle sembrava essere stata incautamente inzuppata nel té della colazione – ma poteva individuare la pur minima falla nella logica di un’argomentazione. Poteva anche darsi che fosse lì da sola semplicemente perché non riteneva che le occorresse assistenza da parte delle altre Adunanti Bianche.
Appoggiandosi contro lo schienale della sua alta sedia, Elaida assunse un’espressione torva, le sue dita che accarezzavano la tartaruga sempre più veloci, e Andava parlò rapidamente, senza guardare Elaida mentre fingeva di aggiustare lo scialle con la frangia grigia lungo le braccia.
«Il punto, Madre, è che dobbiamo trovare un modo per mettere fine a questa situazione pacificamente» disse, l’accento tarabonese marcato nelle sue parole come quando si sentiva a disagio. Di solito diffidente vicino a Elaida, lanciò un’occhiata a Yukiri come sperando in un sostegno, ma quella donna piccola ed esile voltò lievemente la testa di lato. Yukiri era straordinariamente ostinata per essere così minuta; a differenza di Doesine, non si sarebbe lasciata intimidire da pressioni. Allora perché si trovava qui se non voleva esserci? Rendendosi conto che doveva cavarsela da sola, Andaya proseguì. «Non bisogna permettere che si arrivi a un combattimento per le strade di Tar Valon. O nella Torre; specialmente non questo, non di nuovo. Finora le ribelli sono sembrate soddisfatte di starsene a osservare la città, ma non può durare. Hanno riscoperto come Viaggiare, Madre, e l’hanno utilizzato per trasportare un esercito da centinaia di leghe di distanza. Dobbiamo intavolare dei negoziati prima che decidano di avvalersi del Viaggiare per portare quell’esercito dentro Tar Valon, o tutto sarà perduto perfino se vinciamo.»