Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Chesa arrivò di buon mattino per portarle la colazione su un vassoio e aiutarla a vestirsi. In realtà non era ancora mattina e non pareva affatto una buona giornata. C’era solo un minimo accenno di luce solare, e la luce delle lampade era necessaria per poter vedere qualcosa. Le ceneri ardenti nel braciere si erano spente durante la notte, e il freddo che aleggiava nell’aria pareva grigio. Era possibile che nevicasse ancora. Halima sgusciò nella sottoveste di seta e poi nel suo vestito, facendo battute allegre su quanto le sarebbe piaciuto avere una cameriera, mentre Chesa stava allacciando file di bottoni che scendevano lungo la schiena di Egwene. La donna grassoccia assunse un’espressione studiata, ignorando del tutto Halima. Egwene non disse nulla. Fu molto risoluta nel non dire nulla. Halima non era la sua serva. Non aveva alcun diritto di imporre delle norme per quella donna. Proprio quando Chesa ebbe terminato con l’ultimo dei minuscoli bottoni ed ebbe dato una pacca sul braccio a Egwene, Nisao chinandosi entrò nella tenda assieme a un refolo di aria fredda. La breve occhiata che riuscì a dare prima che i lembi si richiudessero dietro di lei le mostrò che fuori era ancora grigio. Era molto probabile che nevicasse.
«Devo parlare da sola con la Madre» disse, tenendo il mantello attorno a sé come se già avvertisse la neve. Un tono così risoluto era insolito per la donna minuta.
Egwene annuì a Chesa, la quale le rivolse una riverenza, ma ciononostante la ammonì mentre usciva dalla tenda: «Non lasciare che la tua colazione si raffreddi, eh.»
Halima si soffermò a osservare sia Nisao che Egwene prima di raccogliere il mantello che giaceva in un cumulo disordinato ai piedi del suo giaciglio. «Suppongo che Delana abbia del lavoro per me» disse in un tono che suonava irritato.
Nisao guardò accigliata la schiena della donna mentre se ne andava, ma senza dire nulla abbracciò saidar e intessé una protezione contro orecchie indiscrete attorno a lei ed Egwene. Senza chiedere il permesso. «Anaiya e il suo Custode sono morti» disse. «Alcuni degli operai che portavano dentro sacchi di carbone la scorsa notte hanno udito un rumore, come qualcuno che si stava dibattendo e, cosa sorprendente, sono accorsi a vedere cosa fosse. Hanno trovato Anaiya e Setagana stesi nella neve, morti.»
Egwene si mise a sedere lentamente sulla sua sedia, che al momento non pareva particolarmente confortevole. Anaiya, morta. Non aveva nulla di particolarmente bello a parte il sorriso, ma quando sorrideva riscaldava ogni cosa attorno a lei. Una donna dal volto franco che amava il merletto sulle vesti. Egwene sapeva che avrebbe dovuto provare tristezza anche per Setagana, ma lui era stato un Custode. Se fosse sopravvissuto ad Anaiya, era improbabile che lo sarebbe stato per molto. «Come?» chiese. Nisao non avrebbe certo intessuto quella protezione solo per dirle che Anaiya era morta.
Il viso di Nisao si irrigidì e, malgrado il flusso, guardò sopra la propria spalla come se temesse che qualcuno fosse in ascolto accanto ai lembi d’ingresso. «Gli operai hanno pensato che avessero mangiato dei funghi malconservati. Alcuni contadini sono incauti nel raccogliere quello che intendono vendere, e il tipo sbagliato può paralizzare i polmoni o gonfiare la gola tanto da farti morire annaspando.» Egwene annuì con impazienza. Dopotutto era cresciuta in un villaggio di campagna. «Tutti sono sembrati disposti ad accettarlo » proseguì Nisao, senza fretta. Con le mani che si contorcevano e si flettevano sui bordi del mantello, appariva riluttante a giungere alla conclusione. «Non c’erano ferite, nessuna lesione di sorta. Nessuna ragione per pensare che non fosse altro che un agricoltore avido che vende funghi nocivi. Ma...»
Sospirò, dando un’occhiata sopra la spalla, e abbassò la voce.
«Suppongo che sia stato per tutti quei discorsi sulla Torre Nera nel Consiglio oggi. Ho controllato se ci fosse una risonanza. Sono stati uccisi con saidin.» Una smorfia di disgusto attraversò il suo volto.
«Penso che qualcuno abbia semplicemente intessuto flussi solidi di Aria attorno alle loro teste e li abbia lasciati soffocare.» Rabbrividendo, si strinse ancora di più nel mantello.
Anche Egwene voleva rabbrividire. Era sorpresa di non averlo già fatto. Anaiya, morta. Soffocata. Un modo deliberatamente crudele di uccidere, usato da qualcuno che sperava di non lasciare tracce. «L’hai già detto a qualcuno?»
«Certo che no» rispose Nisao indignata. «Sono venuta dritta da te. Non appena ho saputo che eri sveglia.»
«Un peccato. Dovrai spiegare il perché del tuo ritardo. Non possiamo mantenere questo segreto.» Be’, le Amyrlin avevano mantenuto segreti ben più oscuri per il bene della Torre, per come lo vedevano. «Se abbiamo fra noi un uomo in grado di incanalare, allora le Sorelle devono stare in guardia.» Un uomo in grado di incanalare che si nascondeva fra gli operai o i soldati pareva improbabile, ma lo era ancora meno la possibilità che uno venisse lì solo per uccidere un’unica Sorella e il suo Custode. Il che faceva sorgere un’altra domanda.
«Perché Anaiya? Si trovava solo nel posto sbagliato al momento sbagliato? Dove sono morti?» chiese. «Vicino ai carri sul lato meridionale dell’accampamento. Non so perché fossero lì a quell’ora di notte. A meno che Anaiya non stesse andando alle latrine e Setagana pensasse di doverla sorvegliare anche lì.»
«Allora lo scoprirai per me, Nisao. Cosa stavano facendo Anaiya e Setagana fuori quando tutti gli altri erano a dormire? Perché sono stati uccisi? Questo lo terrai segreto. Finché non saprai fornirmi i motivi, nessuno tranne noi due deve sapere che li stai cercando.»
La bocca di Nisao si aprì e si richiuse. «Se devo farlo, lo farò» borbottò a mezza voce. Non era davvero adatta per mantenere segreti importanti, e lo sapeva. L’ultimo che aveva provato a mantenere l’aveva portata direttamente a dover giurare fedeltà a Egwene. «Questo porterà a una fine delle discussioni su un accordo con la Torre Nera?»
«Ne dubito» rispose Egwene in tono stanco. Per la Luce, come poteva essere già stanca? Il sole non era ancora del tutto in cielo. «A ogni modo, penso che sarà un’altra giornata molto lunga.» E la migliore speranza che poteva trovare in tutto ciò era riuscire ad arrivare a un’altra notte senza mal di testa.
21
Un marchio
Alviarin attraversò il passaggio, lasciando che si richiudesse dietro di lei in una sferzata di brillante luce bianco azzurra che si andava dissolvendo, e quasi immediatamente starnutì per via della polvere sollevata dalle sue scarpe. All’istante un altro starnuto la scosse, e poi un altro ancora che le fece venire le lacrime agli occhi. Illuminato solo dal globo scintillante che fluttuava di fronte a lei, il magazzino dalle pareti scabre ricavato dalla roccia viva tre livelli sotto la Biblioteca della Torre era vuoto tranne per la polvere depositatasi da secoli. Avrebbe preferito di gran lunga tornare subito ai suoi appartamenti nella Torre stessa, ma c’era sempre la possibilità di imbattersi in una servitrice intenta a pulire, e poi avrebbe dovuto sbarazzarsi del cadavere e sperare che nessuno si ricordasse che era stata vista per l’ultima volta entrare nelle sue stanze.
‘Rimani nascosta e non causare il benché minimo sospetto’ le aveva ordinato Mesaana. Tutto ciò sembrava un atteggiamento fin troppo timoroso quando l’Ajah Nera aveva calcato i terreni della Torre impunita fin dalla sua fondazione, ma quando uno dei Prescelti ordinava, solo uno sciocco disobbediva. Quantomeno se c’era un qualche rischio di essere scoperti.