Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Mentre si affrettava lungo i corridoi principali, dove le piastrelle erano disposte in file dei colori delle Ajah che si ripetevano, si rese conto che la Biblioteca era più silenziosa del solito, perfino tenendo conto dello scarso numero di Aes Sedai rimaste nella Torre. C’era sempre una Sorella o due nei paraggi, che pure si trattasse delle bibliotecarie – alcune Marroni in effetti tenevano degli appartamenti ai livelli superiori in aggiunta alle loro stanze nella Torre – tuttavia era come se gli unici frequentatori della Biblioteca fossero le enormi figure scolpite nelle pareti dei corridoi, persone dagli abiti stravaganti e animali bizzarri alti dieci piedi o più. Degli spifferi facevano cigolare debolmente sulle loro catene gli ingranaggi delle lampade fittamente cesellate che pendevano a dieci piedi di altezza. I suoi passi parevano innaturalmente rumorosi, proiettando sommessi echi dal soffitto a volta.
«Posso aiutarti?» disse una voce di donna dietro di lei. Spaventata, Alviarin ruotò su sé stessa, quasi lasciando cadere il suo mantello prima di potersi riprendere. «Volevo solo fare una passeggiata per la Biblioteca, Zemaille» disse, provando all’istante una punta di irritazione. Se era tanto nervosa da giustificarsi con una bibliotecaria, allora doveva davvero cercare di controllarsi prima di fare rapporto a Mesaana. Quasi voleva dire a Zemaille cosa stava accadendo a Tremalking, solo per vedere se la donna avrebbe sussultato. L’espressione blanda sul volto scuro della Sorella Marrone non cambiò, ma un accenno di qualche emozione indecifrabile alterò il tono della sua voce. Alta e molto esile, Zemaille manteneva sempre quella maschera esteriore di riserbo e distacco, ma Alviarin sospettava che fosse meno timida di quanto fingeva, e meno amabile. «È piuttosto comprensibile. La Biblioteca è riposante, ed è un momento triste per tutte noi. E ancora di più per te, naturalmente.»
«Naturalmente» ripeté Alviarin in modo meccanico. Un momento triste? Per lei in particolare? Meditò di trascinare la donna in qualche angolo appartato dove poterla interrogare e poi sbarazzarsene, ma poi notò un’altra Marrone, una donna rotonda ancora più scura di Zemaille, che le osservava da più lontano nel corridoio. Aiden e Zemaille erano deboli nel Potere, tuttavia sopraffarle entrambe sarebbe stato difficile, sempre che fosse possibile. Perché erano entrambe quaggiù a pianterreno? Quelle due si vedevano di rado, poiché se ne stavano a fare la spola fra le stanze dei livelli superiori che condividevano con Nyein, la terza Sorella del Popolo del Mare, e il cosiddetto Deposito Tredici, dove erano conservati i documenti segreti. Tutte e tre lavoravano lì, immerse di buon grado fino al collo nel proprio lavoro. Continuò a camminare e cercò di convincersi che non c’era motivo per essere nervosi, ma questo non l’aiutò a placare il pizzicore fra le sue scapole. La mancanza di bibliotecarie che sorvegliassero l’entrata principale non fece che acuire quella sensazione. Le bibliotecarie si trovavano sempre a ogni accesso, per assicurarsi che nemmeno un brandello di carta lasciasse la Biblioteca a loro insaputa. Alviarin incanalò per spingere una delle alte porte istoriate prima di raggiungerla e la lasciò aperta sui cardini di bronzo mentre si affrettava giù per l’ampia scalinata di marmo. Il largo sentiero lastricato fiancheggiato da querce che conduceva verso l’alta colonna bianca della Torre era stato spalato, ma se così non fosse stato, lei avrebbe usato il Potere per far sciogliere la neve davanti a sé, e che chiunque pensasse ciò che voleva. Mesaana era stata cristallina sul prezzo del rischio che si correva se qualcuno avesse appreso il flusso per Viaggiare, o anche solo che lei lo conosceva, altrimenti avrebbe Viaggiato fino alla destinazione precisa. Con la Torre in vista, che incombeva sopra gli alberi e scintillava nella pallida luce mattutina, avrebbe potuto arrivarci con un passo. Invece represse l’istinto di correre.
Non fu una sorpresa trovare gli ampi e alti corridoi della Torre vuoti. Vi si aggiravano pochi servitori con la bianca Fiamma di Tar Valon sul petto e le rivolgevano inchini e riverenze mentre passava, ma non erano di maggiore utilità o importanza degli spifferi che facevano tremolare le lampade dorate e increspavano i vivaci arazzi che pendevano dalle pareti bianche come la neve. In quei giorni le Sorelle se ne restavano negli alloggi delle loro Ajah il più possibile, naturalmente, e a meno che non incontrasse un membro del suo cuore, perfino vedere una Aes Sedai che sapeva essere dell’Ajah Nera sarebbe stato inutile. Lei conosceva loro, ma loro non conoscevano lei. Inoltre non aveva certo intenzione di rivelarsi a nessuno se non doveva. Forse qualcuno di quei meravigliosi strumenti dell’Epoca Leggendaria di cui parlava Mesaana un giorno le avrebbe consentito di interrogare qualunque Sorella immediatamente, se mai quella donna glieli avesse davvero dati, ma per ora si trattava ancora di ordini cifrati lasciati sotto il cuscino o in posti segreti. Quelle che una volta erano sembrate repliche istantanee, ora parevano arrivare con interminabile ritardo. Un robusto servitore pelato deglutì udibilmente nel fare il suo inchino, e lei si ricompose. Si vantava del proprio glaciale distacco, esibendo sempre una fredda facciata imperturbata. In ogni caso, attraversare la Torre con un cipiglio in volto non l’avrebbe portata proprio da nessuna parte. C’era una persona nella Torre che era certa di sapere esattamente dove trovare, qualcuno da cui poteva esigere delle risposte senza temere cosa avrebbe pensato. Anche in quel caso era necessaria un po’ di cautela, certo – domande avventate rivelavano più di parecchie risposte – ma Elaida le avrebbe detto tutto. Con un sospiro, cominciò a salire le scale.
Mesaana le aveva parlato di un’altra meraviglia dell’Epoca Leggendaria che lei desiderava davvero vedere, una cosa chiamata ascensore. Quelle macchine volanti suonavano ben più impressionanti, naturalmente, ma era molto più facile visualizzare un apparato meccanico che ti sbalzava da un piano all’altro. In effetti non era del tutto sicura che fossero davvero esistiti edifici diverse volte più alti della Torre Bianca – nel mondo intero, nemmeno la Pietra di Tear rivaleggiava con la Torre in altezza – ma il solo fatto di sapere dell’esistenza di ascensori faceva sembrare faticoso salire per corridoi a spirale e lunghe rampe di scale.
Si soffermò davanti allo Studio dell’Amyrlin, solo tre piani più su, ma come previsto entrambe le stanze erano vuote, gli scrittoi spogli lucidati fino a brillare. Le camere stesse sembravano spoglie, senza arazzi o altri ornamenti, nulla tranne i tavoli, le sedie e le lampade spente sui loro sostegni. Ormai Elaida scendeva di rado dai suoi appartamenti vicino alla cima della Torre. Una volta ciò era sembrato accettabile, dato che isolava quella donna ancora di più dal resto della Torre. Poche Sorelle erano disposte a salire fin lassù. Quel giorno però, nel tempo che le occorse per salire quasi otto rampe, stava seriamente considerando di far trasferire Elaida di nuovo di sotto. La sala d’aspetto di Elaida era vuota, anche se un plico con delle carte in cima allo scrittoio rivelava che qualcuno era stato lì. Vedere cosa conteneva e decidere se Elaida dovesse essere punita per averlo poteva aspettare. Alviarin gettò il suo mantello sullo scrittoio e aprì con una spinta la porta – appena intagliata con la Fiamma di Tar Valon e in attesa del doratore – che conduceva più all’interno negli appartamenti. Rimase sorpresa all’impeto di sollievo che provò nel vedere Elaida seduta dietro lo scrittoio sobriamente intagliato e dorato, con la stola a sette colori – no, a sei colori, adesso – attorno al collo e la Fiamma di Tar Valon che risaltava in pietre lunari sul motivo in oro dell’alto schienale sopra la sua testa. Una sottile preoccupazione che non aveva lasciato affiorare finora era stata la possibilità che la donna fosse morta in qualche stupido incidente. Ciò avrebbe spiegato il commento di Zemaille. Per scegliere una nuova Amyrlin sarebbero potuti occorrere mesi, perfino con le ribelli e tutto quello che stavano affrontando, ma i suoi giorni come Custode degli Annali sarebbero stati contati. Quello che la sorprese più del sollievo, però, fu la presenza di oltre metà delle Adunanti del Consiglio in piedi di fronte allo scrittoio nei loro scialli frangiati. Elaida sapeva di non doversi intrattenere con questo genere di delegazione quando lei non era presente. L’enorme orologio a cassa addossato alla parete, un pezzo decorato così tanto da risultare volgare, rintoccò due volte e piccole figure smaltate di Aes Sedai sbucarono da minuscole porticine sul davanti, mentre lei apriva la bocca per dire alle Adunanti che aveva bisogno di conferire con l’Amyrlin in privato. Una Custode degli Annali non aveva l’autorità per mandarle via, ma loro sapevano che la sua autorità andava oltre quella che le attribuiva la stola, perfino se non iniziavano nemmeno a sospettare come fosse possibile.