Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Lo stufato di lenticchie era una massa congelata nella scodella, ma bastò incanalare un po’ per rimediare, e con la prima cucchiaiata Egwene scoprì di avere un certo appetito. Mangiò fino all’ultimo boccone, e poi il pezzo di formaggio bianco venato di blu, le olive piuttosto raggrinzite e i due crostosi panini marroni, anche se dovette togliervi qualche vermetto. Dato che non voleva addormentarsi troppo in fretta, bevve solo una coppa del vino speziato – anch’esso dovette essere riscaldato e per questo acquisì un certo sapore amarognolo – ma Chesa era raggiante per l’approvazione come se avesse ripulito il vassoio. Scrutando i piatti, vuoti tranne i noccioli delle olive e qualche briciola, si rese conto che l’aveva fatto per davvero. Una volta che Egwene fu nel suo stretto giaciglio, due soffici coperte di lana e una trapunta di piume d’oca tirata su fino al mento, Chesa prese con sé il vassoio, ma si soffermò sull’ingresso della tenda.
«Vuoi che torni, Madre? Se ti viene uno dei tuoi mal di testa... Be’, quella donna deve aver trovato compagnia, altrimenti sarebbe qui, ormai.» C’era aperto sdegno in ‘quella donna’. «Potrei preparare un’altra tazza di té. L’ho comprato da un ambulante che l’ha definito infallibile per il mal di testa. E anche per giunture doloranti e disturbi di stomaco.»
«Pensi davvero che sia una donna frivola, Chesa?» mormorò Egwene. Già al calduccio sotto le coperte, si sentiva sonnolenta. Voleva dormire, ma non ancora. Testa e giunture e stomaco? Nynaeve avrebbe riso fino a star male, se l’avesse sentito. Forse erano state tutte le chiacchiere di quelle Adunanti a scacciare il suo mal di testa, dopotutto.
«Halima fa la civettuola, suppongo, ma non penso che sia mai andata oltre.»
Per un momento Chesa rimase in silenzio, increspando le labbra.
«Mi mette... a disagio, Madre» disse infine. «C’è qualcosa che non va in quella Halima. Lo percepisco ogni volta che è nei paraggi. È come se sentissi che qualcuno mi sta strisciando alle spalle, o mi rendessi conto che un uomo mi sta osservando fare il bagno, o...» Rise, ma era un suono colmo di disagio. «Non so come descriverlo. Solo che qualcosa non va.»
Egwene sospirò e si rannicchiò più in profondità sotto le coperte.
«Buona notte, Chesa.» Incanalando brevemente, estinse la lampada, facendo sprofondare la tenda nella completa oscurità. «Vai a dormire nel tuo letto, stanotte.» Halima poteva rimanere turbata nell’arrivare e trovare qualcun altro sul suo giaciglio. Quella donna aveva davvero rotto il braccio a un uomo? Lui doveva averla provocata in qualche modo.
Voleva sogni, stanotte, sogni tranquilli – sogni che riuscisse a ricordare, perlomeno; pochi dei suoi sogni avrebbero potuto essere definiti tranquilli – ma innanzitutto c’era un altro sogno nel quale doveva entrare, e per fare questo già da qualche tempo non aveva bisogno di essere addormentata. Né le occorreva uno dei ter’angreal che il Consiglio conservava così gelosamente. Scivolare in una leggera trance era facile quanto solo decidere di farlo, specialmente stanca com’era, e...
...Incorporea, fluttuò in un’oscurità senza fine, circondata da uno sconfinato mare di luci, un immenso turbine di minuscoli puntini che scintillavano più netti di stelle nella notte più limpida, più numerosi delle stelle. Quelli erano i sogni di tutte le persone nel mondo, di persone in tutti i mondi che esistevano o sarebbero potuti esistere, mondi così strani che non riusciva nemmeno a immaginare come comprenderli, tutti visibili in quel minuscolo spazio vuoto fra il Tel’aran’rhiod e la veglia, lo spazio infinito fra realtà e sogni. Riconobbe al primo sguardo alcuni di quei sogni. Si assomigliavano tutti, nondimeno lei li conosceva come i volti delle sue Sorelle. Ne evitò altri. I sogni di Rand erano sempre schermati, e temeva che lui si sarebbe potuto accorgere se lei avesse cercato di sbirciare. Lo schermo le avrebbe comunque impedito di vedere alcunché. Un peccato che non potesse capire dove si trovava una persona dai suoi sogni: due puntini di luce potevano essere affiancati, mentre i sognatori potevano trovarsi a mille miglia di distanza. Fu attratta dai sogni di Gawyn, ma fuggì. I sogni presentavano i loro pericoli, non ultimo il fatto che lei avrebbe davvero voluto affondare dentro di essi. I sogni di Nynaeve la fecero soffermare, per il desiderio di instillare la paura della Luce in quella sciocca donna, ma Nynaeve era riuscita a ignorarla finora, ed Egwene non si sarebbe abbassata a trascinarla dentro Tel’aran’rhiod contro la sua volontà. Questo era il genere di cose che facevano i Reietti. Rappresentava una tentazione, però.
Muovendosi senza muoversi, cercò il sogno di una persona in particolare. Almeno una tra due: qualunque di loro sarebbe andata bene. Le luci parevano roteare attorno a lei, sfiorarla così veloci da diventare strisce indistinte mentre lei fluttuava immobile nel mare stellato. Sperava che almeno una delle persone a cui dava la caccia fosse già addormentata. Per la Luce, era tardi per chiunque. Vagamente consapevole del proprio corpo nel mondo della veglia, percepì sé stessa sbadigliare e raggomitolare le gambe sotto le coperte. Poi vide il puntino luminoso che cercava e questo si ingrandì davanti ai suoi occhi mentre si precipitava verso di lei, da una stella nel cielo a una luna piena, fino a una parete scintillante che riempiva il suo campo visivo, pulsante come una cosa viva. Lei non lo toccò, naturalmente: ciò avrebbe potuto portare a ogni genere di complicazioni perfino con questa sognatrice. Inoltre sarebbe stato imbarazzante scivolare accidentalmente nel sogno di qualcuno. Allungandosi con la propria volontà verso lo spazio sottile come un capello che rimaneva fra lei e il sogno, parlò con cautela, in modo che le sue parole non fossero udite come un urlo. Non aveva corpo né bocca, ma parlava. Elayne, sono Egwene. Incontriamoci nel solito posto. Non pensò che qualcuno potesse origliare, non senza che lei lo sapesse, tuttavia non era il caso di correre rischi inutili.
Il puntolino smise di lampeggiare. Elayne si era svegliata. Ma si sarebbe ricordata, e avrebbe saputo che la voce non era stata solo parte di un sogno.
Egwene si mosse di lato. O forse era più simile a completare un passo lasciato a metà. Era un po’ entrambe le cose. Si mosse e...
...Era in piedi in una piccola stanza, vuota tranne per un tavolo di legno graffiato e tre sedie dallo schienale dritto. Le due finestre mostravano che fuori era notte fonda, tuttavia c’era uno strano tipo di luce, diversa da quella della luna, del sole o di una lampada. Non sembrava provenire da nessuna parte: c’era e basta. Ma era più che sufficiente per vedere chiaramente quella triste stanzetta. I polverosi pannelli a muro erano tarlati, e i vetri rotti alle finestre avevano consentito alla neve di ammassarsi in cima a un cumulo di ramoscelli e foglie morte. Più precisamente, alle volte sul pavimento c’era la neve, e alle volte ramoscelli e foglie. Il tavolo e le sedie rimanevano al loro posto, ma la neve poteva sparire ogni volta che lei distoglieva gli occhi e guardava di nuovo, i ramoscelli e le foglie marroni in posti diversi come sparpagliati da una folata di vento. Cambiavano posto anche mentre lei stava guardando, un momento qui e l’attimo dopo lì. Quello ormai non le sembrava più strano della sensazione di essere osservata da occhi invisibili. Nessuna delle due cose era davvero reale: era solo il modo in cui le cose funzionavano nel Tel’aran’rhiod. Un riflesso di realtà e sogno, tutto mescolato assieme.
Tutti i luoghi nel Mondo dei Sogni avevano in sé un senso di vuoto, ma in questa stanza tale sensazione veniva acuita dal fatto che si trattava di un posto davvero abbandonato nel mondo della veglia. Non molti mesi prima, questa camera era stata lo Studio dell’Amyrlin, all’interno di una locanda chiamata Piccola Torre nel villaggio di Salidar – reclamato dall’invasione della foresta che aveva scompigliato – il cuore della resistenza a Elaida. Le Sorelle Viaggiavano ancora a Salidar, per visitare le colombaie, ognuna di loro attenta che un piccione inviato da una delle sue spie non cadesse nelle mani di un’altra, ma solo nel mondo della veglia. Recarsi alle colombaie ora sarebbe stato inutile quanto sperare che i piccioni ti trovassero per miracolo. Gli animali addomesticati parevano non avere un riflesso nel Mondo dei Sogni, e qui non si poteva fare nulla per influenzare il mondo della veglia. Le Sorelle che avevano accesso ai ter’angreal del sogno avevano posti migliori da visitare che non un villaggio deserto nell’Altera, e di certo non c’era nessun altro che avesse motivo per venirvi in sogno. Questo era uno dei pochi posti al mondo in cui Egwene era certa che nessuno l’avrebbe colta di sorpresa. Troppi altri luoghi si erano rivelati pieni di gente che origliava. O forieri di una profonda tristezza. Detestava vedere ciò che erano diventati i Fiumi Gemelli da quando se n’era andata.