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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Nynaeve lo costrinse ad abbassare gli occhi con uno sguardo che aveva appreso molto prima dei suoi giorni da Aes Sedai. Gli uomini sapevano essere così sciocchi, davvero! Suo figlio stava probabilmente morendo, eppure lui si opponeva a una delle poche persone in città che potevano aiutarlo. La moglie ebbe più buonsenso, come accadeva di solito. Appoggiò una mano sulla gamba di suo marito, facendolo guardare verso il basso. Lui infine si voltò con un sommesso borbottio.

Le fattezze della moglie erano difficili da scorgere attraverso il sudiciume sul suo viso. Lo sporco era rigato di lacrime sulle guance: era evidente che aveva avuto un paio di notti difficili. Nynaeve si inginocchiò — ignorando il padre che incombeva — poi tirò indietro la coperta dal volto del bambino fra le braccia della donna. Senza dubbio, era pallido ed emaciato, e le palpebre si agitavano dal delirio.

«Da quanto tempo tossisce?» chiese Nynaeve, tirando fuori qualche pacchetto di erbe dal borsello al suo fianco. Non aveva molto, ma sarebbe dovuto bastare.

«Ora è una settimana, mia signora» rispose la donna.

Nynaeve schioccò la lingua dall’irritazione, indicando una tazza di latta lì vicino. «Riempila» disse bruscamente al padre. «Siete fortunati che sia sopravvissuto così a lungo con i tremori; probabilmente non avrebbe superato la notte senza un intervento.»

Malgrado la sua precedente riluttanza, il padre si affrettò a obbedire, riempiendo la tazza da un barile vicino. Almeno qui non c’era penuria d’acqua, con le piogge frequenti, Nynaeve prese la tazza e vi mischiò acem e scacciafebbre, poi intesse un filamento di Fuoco e riscaldò l’acqua. Iniziò a emettere un po’ di vapore, e il padre borbottò ancora. Nynaeve scosse il capo; aveva sempre sentito che i Domanesi erano gente pratica quando si trattava dell’uso dell’Unico Potere. La tensione nella città doveva davvero turbarli.

«Bevi» disse al bambino, inginocchiandosi e utilizzando tutti e cinque i Poteri in un flusso complesso che le riusciva naturale. La sua abilità aveva strabiliato alcune delle Aes Sedai, ma le aveva causato il disprezzo di altre. A ogni modo, il suo metodo funzionava, perfino se lei non riusciva a spiegare come lo faceva. Quella era una delle benedizioni e delle maledizioni di essere una selvatica: poteva fare d’istinto cose che altre Aes Sedai faticavano ad apprendere. Comunque, era difficile per Nynaeve rinunciare ad alcune delle cattive abitudini che aveva imparato.

Il bambino, sebbene intontito, reagì alla tazza premuta contro le sue labbra. Il flusso di Guarigione di Nynaeve si posò su diluì mentre beveva, e lui si irrigidì, inspirando bruscamente. Le erbe non erano necessaria, ma lo avrebbero aiutato a dargli forza a seguito della fiaccante Guarigione. Nynaeve aveva superato l’abitudine di usare sempre le erbe assieme alla Guarigione, ma pensava ancora che avessero il loro posto e la loro utilità.

Il padre si inginocchiò con fare minaccioso, ma Nynaeve premette le punte delle dita contro il suo petto e lo spinse all’indietro. «Lascia respirare il bambino.»

Il ragazzino sbatte le palpebre e Nynaeve pote vedere il senno tornare come una piena nei suoi occhi. Fremette debolmente. Nynaeve lo Sondò per determinare fino a che punto la Guarigione avesse funzionato. «La febbre è passata» disse annuendo, poi alzandosi e lasciando andare l’Unico Potere. «Avrà bisogno di mangiare bene nei prossimi giorni. Darò le vostre descrizioni ai capitani di porto e riceverete razioni supplementari. Non vendete il cibo, altrimenti lo scoprirò e mi arrabbierò. Capito?»

La donna abbassò lo sguardo, imbarazzata. «Noi non…»

«Non do più nulla per scontato» disse Nynaeve. «Comunque, dovrebbe vivere, se fate come dico. Dategli il resto di quell’infuso stanotte, a sorsi, se necessario. Se la febbre si alza di nuovo, portatelo da me al palazzo del Drago.»

«Sì, mia signora» disse la donna mentre il marito si inginocchiava, prendendo il ragazzino e sorridendo.

Nynaeve raccolse la sua lanterna e si alzò.

«Signora» disse la donna. «Grazie.»

Nynaeve si voltò. «Lo avreste dovuto portare da me giorni fa. Non mi importa quali sciocche superstizioni stia diffondendo la vostra gente, ma le Aes Sedai non sono vostre nemiche. Se conoscete qualcuno che sta male, incoraggiatelo a visitarci.»

La donna annuì e il marito parve intimidito. Nynaeve usci a grandi passi dal vicolo, fuori nella strada buia, superando gente che la osservava con un misto di soggezione e orrore. Stupida gente! Avrebbero lasciato morire i loro figli piuttosto che farli Guarire?

Quando fu di nuovo in strada, Nynaeve si calmò. Quella deviazione non le aveva preso molto tempo e — stanotte, quantomeno — il tempo era una delle cose che aveva in abbondanza. Non stava avendo molta fortuna nel trattare con Rand. La sua unica consolazione era che Cadsuane, come sua consigliera, aveva fatto di peggio.

Come si poteva gestire una creatura come il Drago Rinato? Nynaeve sapeva che il vecchio Rand era li, dentro di lui da qualche parte. Era semplicemente stato preso a calci e pugni così tante volte che si era nascosto, lasciandosi dominare dalla sua versione più insensibile. Per quanto la infastidisse ammetterlo, comportarsi da prepotente con lui non avrebbe funzionato. Ma come poteva riuscire a indurlo a fare quello che avrebbe dovuto, dato che era troppo cocciuto per rispondere a un semplice stimolo?

Nynaeve si fermò, con la luce della lanterna che illuminava una strada vuota davanti a lei. C’era una sola persona che era riuscita a lavorare con Rand e allo stesso tempo istruirlo e addestrarlo. Non era stata Cadsuane, ne nessuna delle Aes Sedai che avevano provato a catturarlo, raggirarlo o angariarlo.

Era stata Moiraine.

Nynaeve riprese a camminare. Durante i suoi ultimi mesi di vita, l’Azzurra era quasi arrivata ad adulare Rand. Per fare in modo che la prendesse come sua consigliera, lei aveva acconsentito a obbedire ai suoi comandi e a offrire consiglio solo quando era voluto. Quale buon consiglio veniva dato solo quando era voluto? Quello che alla gente serviva sapere di più erano i consigli che non volevano!

Ma Moiraine aveva avuto successo. Attraverso di lei, Rand aveva iniziato a superare la sua avversione per le Aes Sedai. Senza la definitiva accettazione di Rand per Moiraine, era improbabile che Cadsuane sarebbe mai riuscita a farsi largo per diventare sua consigliera. Be’, Nynaeve non aveva intenzione di agire allo stesso modo per Rand al’Thor, nonostante tutti i titoli altisonanti che poteva avere. Comunque, Nynaeve aveva qualcosa da imparare dal successo di Moiraine. Forse Rand le aveva dato ascolto poiche il suo servilismo lo aveva lusingato, o forse era semplicemente stanco di persone che facevano le prepotenti con lui. Rand aveva davvero molte persone che cercavano di controllarlo. Potevano frustrarlo e rendevano il lavoro stesso di Nynaeve molto più difficile, dal momento che era lei quella che Rand aveva davvero bisogno di ascoltare.

Lui la vedeva forse come uno di quegli irrilevanti manipolatori? Nynaeve non poteva escluderlo.

Doveva mostrargli che stavano lavorando per gli stessi obiettivi. Non voleva dirgli cosa fare; voleva solo che smettesse di comportarsi come uno sciocco. E, oltre a quello, voleva solo che lui fosse al sicuro. Le sarebbe anche piaciuto che Rand fosse un capo che la gente rispettava, non che temeva. Lui pareva incapace di vedere che il sentiero che stava percorrendo era quello di un tiranno.

Essere un re in realtà non era così diverso dall’essere sindaco nei Fiumi Gemelli. Il sindaco doveva essere rispettato e apprezzato. La Sapiente e il Circolo delle Donne potevano occuparsi dei compiti difficili, come punire coloro che avevano oltrepassato i loro limiti. Il sindaco, però, doveva essere amato. Questo portava a una cittadina civile e sicura.

Ma come mostrare questo a Rand? Non poteva costringerlo; doveva indurlo ad ascoltarla in un altro modo. Un piano iniziò a formarsi nella sua testa. Per quando ebbe raggiunto la villa, aveva un’idea di cosa fare.

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