Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
Lurts si mosse con velocità sorprendente per la stia mole, prendendo posizione nella stanza posteriore del negozio. Il globo di Nynaeve illuminò barili per far sgocciolare le candele e una pila di mozziconi bruciacchiati nell’angolo, comprati per pochi soldi per essere fusi di nuovo. Delle scale salivano sulla destra. Una piccola alcova nella parte anteriore del negozio fungeva da vetrina, e conteneva candele di varie forme e dimensioni, dal classico fusto bianco a blocchetti profumati e lavorati. Se Loral si sbagliava sul fatto che fosse questo il posto… Ma ogni buona operazione segreta doveva avere una facciata rispettabile. Nynaeve si precipitò su per le scale, col legno che scricchiolava sotto il suo peso. L’edificio era stretto. Al piano superiore, lei e Triben trovarono due stanze. Una porta era aperta per uno spiraglio, perciò Nynaeve affievolì il suo globo di luce e intesse una protezione contro chi potesse sentirli all’interno della stanza. Poi fece irruzione, seguita da Triben dal naso aquilino, la cui spada raschiò contro il fodero quando la estrasse.
C’era solo una persona nella stanza, un uomo sovrappeso che dormiva su un materasso per terra, le coperte ammucchiate attorno ai suoi piedi. Nynaeve intesse alcuni filamenti di Aria, legandolo con un movimento fluido. Lui strabuzzò gli occhi e aprì la bocca per urlare, ma Nynaeve gli ficcò Aria fra le labbra, imbavagliandolo.
Si voltò verso Triben e annuì, annodando i suoi flussi. Lasciarono l’uomo legato lì, che si dibatteva, e attraversarono la stanza fino all’altra porta. Nynaeve intesse un altro flusso contro orecchie indiscrete nella stanza prima di entrare, e fu un bene che l’avesse fatto, poiche i due uomini più giovani in questa camera si svegliarono molto più in fretta. Uno si mise seduto di scatto, emettendo un urlo proprio mentre Triben si accingeva ad attraversare la stanza. Triben gli assestò un pugno nello stomaco, spremendogli l’aria dai polmoni.
Nynaeve lo legò con un filamento d’Aria, poi fece lo stesso con l’altro giovane uomo, che si stava risvegliando assonnato nel suo giaciglio. Trascinò i due verso di se, intensificando il suo globo di luce e tenendo gli uomini sospesi in aria di qualche pollice. Erano entrambi Domanesi, con capelli scuri, volti grezzi e baffi sottili. Entrambi indossavano solo delle mutande. Parevano troppo vecchi per essere apprendisti.
«Penso che siamo nel posto giusto, Nynaeve Sedai» disse Triben, girando attorno ai due per mettersi accanto a lei.
Nynaeve sollevò un sopracciglio verso il soldato.
«Questi non sono gli apprendisti del candelaio» proseguì Triben. Fece scivolare di nuovo la spada nel suo fodero. «Calli sui palmi, ma niente bruciature sulle mani? Braccia muscolose? E sono troppo vecchi. A quel tipo sulla sinistra è stato rotto il naso almeno una volta.» Nynaeve guardò più attentamente; Triben aveva ragione. Avrei dovuto notarlo, pensò. Comunque aveva notato l’età. «A quale pensi che dovrei togliere il bavaglio» chiese in tono noncurante «e quale dovrei uccidere?»
Entrambi iniziarono a dimenarsi con occhi sgranati. Avrebbero dovuto sapere che una Aes Sedai non avrebbe mai fatto nulla del genere. In effetti, probabilmente lei non avrebbe dovuto lasciarlo intendere, ma carcerieri segreti come questi suscitavano la sua rabbia.
«Quello sulla sinistra pare più desideroso di parlare, signora» disse Triben. «Forse ti dirà quello che vuoi sapere.»
Lei annuì, sciogliendo il bavaglio dell’uomo. Lui iniziò a parlare immediatamente. «Farò tutto quello che dici! Per favore, non riempirmi lo stomaco di insetti! Non ho fatto nulla di sbagliato, te lo giuro. Io…»
Nynaeve gli ficcò di nuovo Aria in bocca.
«Troppi piagnistei» disse. «Forse l’altro saprà tacere e parlare quando gli viene detto.» Lasciò andare il suo bavaglio.
Quest’uomo rimase penzolante in aria, ovviamente terrorizzato, ma non disse nulla. L’Unico Potere era in grado di snervare gli assassini più incalliti.
«Come faccio a entrare nelle segrete?» chiese a quest’uomo.
Lui parve in preda alla nausea, ma probabilmente aveva già capito che il suo obiettivo erano le segrete. Era improbabile che una Aes Sedai facesse irruzione nel negozio dopo mezzanotte perché le era stata venduta una candela difettosa.
«Botola,» disse l’uomo «sotto il tappeto nel negozio.»
«Eccellente» disse Nynaeve. Legò i flussi bloccando le mani degli uomini, poi rimise il bavaglio su quello che aveva parlato. Non li lasciò sospesi in aria — non voleva doverseli trascinare dietro — e permise invece che camminassero sui loro piedi.
Mandò Triben a prendere l’uomo sovrappeso dall’altra stanza, poi condusse tutti e tre giù per le scale. Sotto, incontrarono il muscoloso Lurts che sorvegliava con attenzione il vicolo sul retro. Un giovane sedeva sul pavimento di fronte a lui e il gioiello di Nynaeve gli illuminò la faccia. Era uno spaventato Domanese con insoliti capelli chiari e mani chiazzate di bruciature.
«Ora, quello sì che è un apprendista candelaio» disse Triben, ; grattandosi la cicatrice sulla fronte. «Probabilmente è lui a cui Unno fare tutto il lavoro per il negozio di facciata.»
«Era addormentato sotto quelle coperte laggiu’.» Lurts fece un cenno col capo verso una pila in ombra nell’angolo mentre si univa a Nynaeve. «Ha cercato di sgattaiolare fuori dalla porta principale dopo che siete saliti su per le scale.»
«Portalo con te» disse Nynaeve. Nella piccola parte anteriore del negozio, Triben tirò indietro il tappeto, poi usò la punta della sua spada infilandola fra le assi fin quando non andò a sbattere contro qualcosa lì sotto: cardini, suppose Nynaeve. Dopo aver fatto leva con attenzione, riuscì ad aprire la botola. Una scala a pioli scendeva nell’oscurità sottostante. Nynaeve si fece avanti, ma Triben sollevò una mano. «Lord Bashere mi appenderebbe per le mie stesse staffe se ti lasciassi andare per prima, signora» disse. «Non si può dire cosa ci sia laggiu’.» Balzò nel buco, scivolando giù per la scala con una mano e con l’altra che reggeva la spada. Atterrò con un tonfo sul pavimento sottostante e Nynaeve roteò gli occhi. Uomini! Fece un cenno a Lurts di sorvegliare i carcerieri, poi rilasciò i loro legacci in modo che potessero arrampicarsi giu’. Rivolse a ciascuno di loro un’occhiata severa, poi procedette giù per la scala senza il ridicolo stile di Triben, lasciando Lurts a condurre i carcerieri dopo di lei. Nynaeve sollevò il suo globo di luce e ispezionò lo scantinato. Le pareti erano di pietra, cosa che la fece sentire molto meno nervosa per il peso dell’edificio sovrastante. Il pavimento era in terra battuta e c’era un uscio di legno costruito nella parete di fronte a lei. Triben aveva l’orecchio teso verso di esso.
Lei annuì e il soldato lo spalancò, schizzando dentro con impazienza. Pareva che i Saldeani stessero apprendendo delle brutte abitudini dagli Aiel. Nynaeve lo seguì, preparando flussi di Aria, in caso servissero. Dietro di lei, gli astiosi carcerieri iniziarono a scendere la scala, seguiti da Lurts.
Non c’era molto da vedere nell’altra stanza. Due celle con robuste porte di legno, un tavolo con alcuni sgabelli accanto e un grosso baule di legno. Nynaeve inviò il suo globo di luce nell’angolo mentre l’aquilino Triben ispezionava il baule. Sollevò il coperchio, poi alzò un sopracciglio, tirando fuori diversi coltelli scintillanti. Strumenti da interrogatorio. Nynaeve rabbrividì. Voltò occhi severi sui carcerieri dietro di lei.
Slegò il bavaglio su quello che aveva parlato. «Chiavi?» domandò.
«In fondo al baule» disse il furfante. Il carceriere sovrappeso — il capogruppo, senza dubbio, dato che non condivideva una camera — gli scoccò un’occhiata furibonda. Nynaeve scagliò il capo in aria. «Non provocarmi» ringhiò. «È già troppo tardi perché la gente ragionevole sia sveglia.»
Fece un cenno col capo a Triben, e lui scovò le chiavi e aprì le porte delle celle. La prima era vuota; la seconda conteneva una donna scarmigliata, che indossava ancora un elegante abito domanese, anche se era sporco. Lady Chadmar era sudicia e lacera mentre si rannicchiava contro la parete, intontita, notando a malapena che la porta fosse aperta. Nynaeve colse una zaffata di fetore che, fino a quel momento, era stato coperto dall’odore di pesce marcio. Escrementi umani e corpi non lavati. Probabilmente questa era una ragione per cui il sotterraneo era stato situato qui nel Banchetto dei Gabbiani.