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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Ebbene?» le chiese lui.

«Mio lord Drago…» esordì la donna, guardandosi attorno come se stesse cercando aiuto dagli amministratori e attendenti domanesi nella stanza. Quelli la ignorarono; perfino quel damerino di lord Ramshalan guardò dall’altra parte.

«Parla, donna» la incitò Rand.

«Il messaggero di cui hai chiesto» disse lei. «Lui è morto.» Rand inspirò a fondo. «E com’è accaduto questo?»

«Gli uomini che ho assegnato a sorvegliarlo,» si affrettò a dire lei «non mi ero resa conto di quanto stessero maltrattando il messaggero! Insomma, non gli avevano dato acqua per giorni e la febbre ha colpito…»

«In altre parole,» disse Rand «non sei riuscita a cavargli alcuna informazione, perciò l’hai lasciato a marcire in una segreta, e ti sei ricordata dov’era solo quando ho preteso che venisse presentato.»

«Car’a’carn» disse una delle Fanciulle — una donna giovanissima di nome Jalani — facendosi avanti. «Abbiamo trovato questa donna che impacchettava le proprie cose, come se stesse progettando di fuggire dalla città.»

Milisair impallidì visibilmente. «Lord Drago» disse. «Un momento di debolezza! Io…» Rand agitò la mano per imporre il silenzio. «Cosa devo fare ora con te?»

«Dovrebbe essere giustiziata, mio signore!» disse Ramshalan, facendosi avanti con impazienza.

Rand alzò gli occhi accigliato. Non aveva chiesto una risposta. Allampanato, con quei sottili baffi neri domanesi, Ramshalan aveva un naso prominente che poteva indicare qualche antenato saldeano. Indossava un’eccentrica giacca azzurra, arancione e gialla, con bianchi polsini increspati che spuntavano da sotto. Apparentemente, alcune cose passavano come alla moda fra alcuni segmenti dell’alta società domanese. a’ suoi orecchini recavano il marchio della sua casata, e aveva un neo artificiale nero a forma di uccello in volo attaccato alla guancia.

Rand aveva conosciuto molti come lui, cortigiani con così poco cervello ma con così tante connessioni familiari. La vita nobiliare pareva allevarli proprio come nei Fiumi Gemelli si allevavano le pecore. Ramshalan era particolarmente irritante per via della sua voce nasale e della sua zelante disponibilità a tradire altri nel suo desiderio di guadagnarsi favore con Rand. Tuttavia, uomini come lui avevano la loro utilità. Ogni tanto. «Cosa ne pensi, Milisair?» chiese Rand in tono meditabondo. «Dovrei farti giustiziare per tradimento, come propone quest’uomo?»

Lei non pianse, ma era evidente che era terrorizzata, con le mani che le tremavano mentre le allargava, gli occhi sgranati che non sbattevano le palpebre.

«No» disse Rand infine. «Ho bisogno di te per aiutare a scegliere un nuovo re. A cosa gioverebbe perlustrare la campagna in cerca dei tuoi colleghi se iniziassi a giustiziare i membri del consiglio che ho già trovato?»

Lei lasciò andare il respiro che stava trattenendo e la tensione abbandonò le sue spalle.

«Rinchiudetela nelle stesse segrete in cui ha imprigionato il messaggero del re» disse Rand alle Fanciulle. «Accertatevi che non subisca lo stesso fato… almeno, non fino a che non avrò finito con lei.»

Milisair emise un grido dalla disperazione. Le Fanciulle Aiel la trascinarono via urlante dalla sala, ma Rand se l’era già tolta dalla testa. Ramshalan la osservò andar via con soddisfazione; a quanto pareva, lei l’aveva insultato diverse volte in pubblico. Quello era un punto a favore della donna.

«Gli altri membri del Consiglio dei Mercanti» disse Rand ai funzionari. «Qualcuno di loro ha avuto contatti col re?»

«Nessuno più di recente di quattro o cinque mesi fa, mio signore» disse uno di loro, un Domanese tarchiato e dal grosso ventre di nome Noreladim. «Anche se non sappiamo di Alamindra, dato che è stata… scoperta solo di recente.»

Forse lei avrebbe avuto notizie, anche se Rand non riusciva a immaginare che potesse avere una pista migliore di un messaggero che affermava di essere stato inviato da Alsalam in persona. Maledizione a quella donna per averlo lasciato morire!

Se Graendal avesse invialo il messaggero, disse all’improvviso Lews Therin, non sarei mai stato in grado di spezzarlo. Lei è troppo abile con la Coercizione. Scaltra., così scaltra.

Rand esitò. Fra un’osservazione sensata. Se il messaggero fosse davvero stato soggetto alla Coercizione di Graendal, sarebbe stato altamente improbabile che avrebbe tradito l’ubicazione della Reietta. Non a meno che la Coercizione non fosse stata tolta, il che avrebbe richiesto una Guarigione che andava oltre le capacità di Rand. Graendal aveva sempre coperto bene le sue tracce.

Ma non era sicuro che lei fosse nel Paese. Se poteva trovare un messaggero e ci fosse stata Coercizione, avrebbe avuto un indizio sufficiente. «Ho bisogno di parlare con chiunque altro afferma di avere un messaggio da parte del re» disse. «Altri in città che porrebbero aver avuto un contatto.»

«Saranno trovati, lord Drago» disse il cerimonioso Ramshalan.

Rand annuì con fare assente. Se Naeff avesse organizzato l’incontro con i Seanchan come sperato, Rand avrebbe potuto lasciare l’Arad Doman poco dopo. Sperava di lasciarli con un re, sperava di trovare e uccidere Graendal. Ma si sarebbe accontentato della pace con i Seanchan e di cibo per queste persone. Non poteva risolvere i problemi di tutti. Poteva solo tenerli in sospeso quanto bastava per lasciarlo morire a Shayol Ghul.

E lasciare pertanto che il mondo si fratturasse di nuovo una volta che lui fosse scomparso. Digrignò i denti. Aveva già sprecato troppo tempo a preoccuparsi di cose che non poteva aggiustare.

E questo il motivo per cui sono restio a nominare un re domanese?, pensò. Una volta morto io, quell’uomo perderebbe la sua autorità e l’Arad Doman si ritroverebbe come stava prima. Se non lascio un re che goda del sostegno dei mercanti, è praticamente come se cedessi il regno ai Seanchan nel momento della mia morte.

Così tante cose da controbilanciare. Così tanti problemi. Non poteva sistemarli tutti. Non poteva.

«Non approvo questo, Rand» disse Nynaeve, in piedi accanto alla porta con le braccia conserte. «e non abbiamo nemmeno finito di parlare di Lan.»

Rand agitò una mano per scacciare la questione.

«Il tuo amico, Rand» insiste Nynaeve. «Luce! E poi Perrin e Mat? Sai dove sono? Cosa gli è successo?»

I colori mulinarono di fronte ai suoi occhi, rivelando un’immagine di Perrin in piedi presso una tenda con Galad. Perche mai Perrin si trovava proprio con Galad? E quand’era che il fratellastro di Elayne si era unito ai Manti Bianchi? I colori mutarono in Mat, che cavalcava per le strade di una città familiare. Caemlyn? Thom era lì con lui.

Rand si accigliò fra se. Poteva sentire una forza d’attrazione da Perrin e Mat, entrambi distanti. Era la loro natura di ta’veren, che cercava di attirarli assieme. C’era bisogno che entrambi fossero con lui per l’Ultima Battaglia.

«Rand?» chiese Nynaeve. «Hai intenzione di rispondere?»

«Su Perrin e Mat?» domandò Rand. «Sono vivi.»

«Come lo sai?»

«Lo so e basta.» Rand sospirò, scuotendo il capo. «E faranno meglio a restare vivi. Avrò bisogno di entrambi, prima che tutto questo sia finito.»

«Rand!» esclamò lei. «Sono tuoi amici!»

«Sono fili nel Disegno, Nynaeve» ribatte lui, alzandosi in piedi. «Ormai li conosco a malapena, e sospetto che loro direbbero lo stesso di me.»

«Non ti importa di loro?»

«Importarmi?» Rand scese i gradini della piattaforma rialzata su cui poggiava il suo trono.

«Quello che m’importa è l’Ultima Battaglia. Quello che m’importa è stipulare la pace con quei maledetti Seanchan in modo da poter smettere di preoccuparmi dei loro bisticci e passare alla vera battaglia. Accanto a queste cose, un paio di ragazzi del mio piccolo villaggio sono insignificanti.»

Rand la fissò con sguardo di sfida. Ramshalan e altri attendenti arretrarono in silenzio, non volendo rimanere intrappolati fra il suo sguardo e Nynaeve.

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