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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Credi che l’avrei mandato da solo?» sbottò lei. «Zucconi, tutti e due! Ho fatto in modo che avesse il suo esercito, anche se lui non lo vuole.»

E ne era perfettamente capace. Forse aveva inviato un preavviso a quello che restava dei Malkierani nel nome di Lan. Lan era uno strano miscuglio: rifiutava di innalzare lo stendardo di Malkier o di rivendicare il suo ruolo di re, poiche temeva di guidare gli ultimi dei suoi connazionali alla morte. Eppure sarebbe stato perfettamente disposto a cavalcare lui stesso verso quella morte nel nome dell’onore.

È questo che faccio io?, pensò Rand. Cavalco verso la mia morte nel nome dell’onore? Ma no, è diverso. Lan ha una scelta.

Non c’erano profezie che dicevano che Lan sarebbe morto, qualunque cosa l’uomo supponesse sul proprio destino.

«Potrebbe avere bisogno di un po’ di aiuto comunque» disse Nynaeve a disagio. Chiedere aiuto la faceva sempre sentire a quel modo. «Il suo esercito sarà piccolo. Dubito che resisteranno a lungo contro i Trolloc.»

«Attaccherà ?» chiese Rand.

Nynaeve esitò. «Non l’ha detto» rispose. «Ma sì, penso che lo farà. Ritiene che tu stia sprecando tempo qui, Rand. Se arriva e raduna un esercito, e trova i Trolloc riuniti alla breccia di Tarwin… sì, penso che attaccherà.»

«Allora meriterà ciò che gli capiterà , per aver cavalcato senza il resto di noi» disse Rand. Nynaeve lo guardò accigliata. «Come puoi dirlo?»

«Devo» replicò Rand piano. «L’Ultima Battaglia è imminente. Forse il mio stesso attacco alla Macchia avverrà nel medesimo momento di quello di Lan. Forse no.» Fece una pausa, pensieroso. Se Lan e qualunque esercito avesse portato con se avessero ingaggiato battaglia alla breccia… forse questo avrebbe attirato l’attenzione. Se Rand non avesse attaccato lì, avrebbe colto alla sprovvista l’Ombra. Avrebbe colpito dove non si aspettavano mentre i loro occhi erano su Lan.

«Sì» disse Rand pensieroso. «La sua morte potrebbe risultarmi davvero utile.»

Nynaeve sgranò gli occhi dalla furia, ma Rand la ignorò, un posto molto tranquillo, viscerale, fu colpito dalla preoccupazione per il suo amico. Doveva ignorare quella preoccupazione, metterla a tacere. Ma quella voce gli sussurrava.

Ti ha chiamato amico. Non abbandonarlo…

Nynaeve controllò la propria rabbia, cosa che lasciò Rand impressionato. «Riparleremo di questo» gli disse con voce brusca. «Forse dopo che avrai avuto un’opportunità di pensare esattamente a cosa significherebbe abbandonare Lan.»

A Rand piaceva pensare a Nynaeve come la stessa Sapiente belligerante che lo aveva angariato nei Fiumi Gemelli. Era sempre sembrata dare il massimo, perfino troppo, come se si preoccupasse che gli altri avrebbero ignorato il suo titolo a causa della sua giovinezza. Ma era cresciuta molto da allora.

Raggiunsero la villa, dove cinquanta dei soldati di Bashere montavano la guardia davanti ai cancelli. Fecero il saluto all’unisono mentre Rand vi passava in mezzo. Superò gli Aiel accampati all’esterno, smontò presso le stalle e trasferì la chiave d’accesso dal suo anello sulla sella alla tasca troppo grande della sua giacca — più simile a un borsello, abbottonato nella sua giubba — fatta apposta per la statuetta. La mano che teneva in alto il suo globo usciva fuori. Rand si recò alla sua sala del trono. Non riusciva a chiamarla in altro modo, ora che gli era stato portato il trono del re. Fra fin troppo grande, con doratura e gemme attaccate al legno dei braccioli e dello schienale, sopra la testa. Sporgevano all’infuori come occhi sgranati, dando al trono un’adornata ricchezza che Rand disprezzava. Non era stato nel palazzo. Uno dei mercanti del luogo lo aveva ‘protetto’ dalle rivolte, forse aveva meditato di accaparrarsi quello scranno anche in un senso più lato.

Rand sedette sul trono, malgrado la sua pacchianeria, spostandosi in modo che la chiave d’accesso nella sua tasca non lo pungolasse al fianco. I potenti in città non erano certi su cosa pensare di lui, e Rand preferiva così. Non si era nominato re, eppure i suoi eserciti avevano preso il controllo della capitale. Parlava di restituire ad Alsalam il suo posto, eppure sedeva sul trono come se vi avesse diritto. Non si era trasferito nel palazzo. Voleva lasciarli nel dubbio. In verità , aveva preso una decisione. Molto sarebbe dipeso dai rapporti di quest’oggi. Rivolse un cenno col capo a Rhuarc quando entro’; il muscoloso Aiel restituì il gesto. Poi Rand scese dal trono e lui e Rhuarc si misero a sedere sul tappeto circolare con colori a spirale steso per terra di fronte alla predella ricoperta di verde. La prima volta che l’avevano fatto, fra gli attendenti e i funzionali domanesi della corte sempre più vasta di Rand si era diffusa una silenziosa agitazione.

«Ne abbiamo individuata e presa un’altra, Rand al’Thor» disse Rhuarc. «Alamindra Cutren si stava nascondendo nelle terre di suo cugino vicino al confine settentrionale; quello che abbiamo appreso sui suoi possedimenti ci ha condotti dritto a lei.»

E così i membri del Consiglio dei Mercanti sotto la sua custodia diventavano quattro. «E Meashan Dubaris? Hai detto che potevate avere anche lei.»

«Morta» rispose Rhuarc. «Per mano di una folla inferocita una settimana fa.»

«Ne sei certo? Potrebbe essere una menzogna per indurvi a smettere di cercarla.»

«Non ho visto il corpo di persona,» disse Rhuarc «ma dei miei uomini di fiducia sì, e dicono che corrisponde alla sua descrizione. Sono ragionevolmente sicuro che la pista fosse genuina.»

Quattro catturati e due morti, dunque. Questo ne lasciava altri quattro da individuare prima di poter avere abbastanza membri per ordinare una nuova votazione per eleggere un re. Non sarebbe stata la più etica nella storia domanese… del resto, perché se ne preoccupava? Poteva designare un re o nominare se stesso per il trono. Perche gli importava cosa i Domanesi ritenessero adeguato?

Rhuarc lo osservava; gli occhi del capo Aiel erano pensierosi. Probabilmente si slava ponendo le stesse domande.

«Continua a cercare» disse Rand. «Non intendo prendere l’Arad Doman per me stesso; troveremo il legittimo erede oppure faremo in modo di riunire il Consiglio dei Mercanti affinche ne possa scegliere uno nuovo. Non mi importa chi, sempre che non sia un Amico delle Tenebre.»

«Come dici tu, Car’a’carn» replicò Rhuarc, facendo per alzarsi.

«L’ordine è importante, Rhuarc» disse Rand. «Non ho tempo per prendere questo regno di persona. Non ci rimane molto prima dell’Ultima Battaglia.» Lanciò uno sguardo a Nynaeve, che si era unita a diverse Fanciulle sul fondo della piccola stanza. «Voglio altri quattro membri del Consiglio dei Mercanti in nostro possesso entro la fine del mese.»

«Fissi un ritmo esigente, Rand al’Thor» disse Rhuarc.

Rand si alzò. «Tu trovami quei mercanti e basta. A questa gente servono dei capi.»

«E il re?»

Rand lanciò un’occhiata di lato, dove si trovava Milisair Chadmar, attentamente sorvegliata da guardie Aiel. Pareva… smunta. La sua chioma corvina una volta sensuale era stata raccolta in una crocchia, ovviamente perché era più facile da curare a quel modo. Il suo abito era ancora ricco, ma adesso era spiegazzato, come se lo avesse indossato per troppo tempo. I suoi occhi erano arrossati. Era ancora bella, ma piuttosto nel modo in cui un dipinto sarebbe stato ancora bello se fosse stato accartocciato e poi spiegato su un tavolo.

«Che tu possa trovare acqua e ombra, Rhuarc» disse Rand come congedo.

«Che tu possa trovare acqua e ombra, Rand al’Thor.» l’alto Aiel si ritirò, con alcune delle sue lance che lo seguirono. Rand trasse un profondo respiro, poi si diresse verso il vistoso trono e si sedette. Rhuarc lo trattava col rispetto che si meritava. Gli altri… be’, anche loro avrebbero ottenuto il rispetto che si meritavano.

Si sporse in avanti, facendo cenno a Milisair di avvicinarsi. Una delle Fanciulle la pungolò nella schiena, costringendola ad avanzare. La donna pareva molto più timorosa dell’ultima volta che era venuta al cospetto di Rand.

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