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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Il cancello per i terreni della villa era sorvegliato da Saldeani; gli Aiel preferivano stare più vicino a Rand, controllando le stanze e i corridoi della villa stessa. Haster Nalmat, l’ufficiale in servizio, rivolse a Nynaeve un inchino mentre si avvicinava; alcune persone sapevano ancora come tratta re le Aes Sedai. I terreni oltre il cancello erano ornamentali e coltivati. La lanterna di Nynaeve proiettò strane ombre sull’erba mentre la sua luce brillava attraverso gli alberi fatti crescere e potati in forme di animali fantastici. Le ombre si muovevano in accordo con la stia lanterna, con quelle forme fantasma che si allungavano e si fondevano con l’oscurità più vasta della notte attorno a lei. Come fiumi d’ombra.

Un gruppo più numeroso di soldati Saldeani montava la guardia davanti alla villa; molti di più del necessario. Ogni volta che gli uomini stavano di sentinella, i loro amici tendevano a radunarsi, senza dubbio per chiacchierare. Nynaeve si diresse verso quel manipolo, inducendo molti di loro a smettere di stare appoggiati pigramente contro i pilastri del portico della villa.

«Chi di voi non è in servizio in questo momento?» chiese lei.

Come previsto, tre dei nove soldati alzarono la mano, con aria piuttosto imbarazzata.

«Eccellente» disse Nynaeve, porgendo la sua lanterna a uno di loro. «Voi tre, venite con me.» Entrò nella villa, con i tre soldati che scattarono dietro di lei.

Era tardi — la processione spettrale appariva solo a mezzanotte — e la villa sonnecchiava. L’intricato lampadario nell’ingresso era stato spento e i corridoi erano bui. Mettendo alla prova la sua memoria, Nynaeve scelse una direzione e si avviò. Le pareti imbiancate erano immacolate qui come in altre parti della villa, ma erano prive di ornamenti. Il suo istinto si rivelò corretto non appena entrò in una piccola dispensa, dove i servitori preparavano vassoi di cibo prima di portarli nella sala da pranzo. Il corridoio che aveva scelto conduceva verso i soggiorni della villa; un altro sul retro portava alle cucine. La stanza era ammobiliata con un grosso tavolo robusto in legno e alcuni sgabelli alti. Quelli erano occupati da un gruppo di uomini impegnati in una partita a dadi, che indossavano camicie di lino verde e bianco — la livrea della casata di Milisair — con pesanti pantaloni da lavoro.

Alzarono lo sguardo sconcertati quando Nynaeve entrò nella stanza; uno degli uomini balzò addirittura in piedi, rovesciando il suo sgabello sul pavimento dietro di lui. Si tolse il cappello — una cosa marrone obliqua che perfino Mat si sarebbe vergognato di indossare — con l’aria di un bambino colto a infilare il dito nella torta prima di cena.

A Nynaeve non importava cosa stavano facendo; aveva trovato alcuni servi della villa e questo era tutto ciò che aveva importanza. «Devo vedere la dosun» disse, usando il termine locale per la capo governante. «Vammela a prendere.»

I suoi soldati entrarono nella stanza dietro di lei. Tutti e tre erano Saldeani, e sebbene fossero in qualche modo rozzi, camminavano con l’andatura spavalda di uomini che capivano a fondo cosa voleva dire combattere. Nynaeve dubitava che a questi semplici servitori occorresse altra intimidazione oltre a quella di una Aes Sedai, ma probabilmente i soldati si sarebbero rivelali utili in seguito.

«La dosun?» disse infine il servitore col cappello. «Sei sicura di non voler vedere il maggiordomo o…»

«La dosun» ripete Nynaeve. «Portala da me ora. Dalle il tempo di mettersi una vestaglia, ma nulla piu’.» Indicò uno dei suoi soldati. «Tu, vai con lui. Accertati che non parli a nessun altro o dia alla donna un’opportunità di scappare.»

«Scappare?» uggiolò l’uomo. «Perche mai Loral vorrebbe farlo? Cos’ha fatto, mia signora?»

«Nulla, spero. Vai!»

I due uomini — un lavoratore e un soldato — si affrettarono ad allontanarsi, e gli altri tre operai rimasero al tavolo con espressione inquieta. Nynaeve incrociò le braccia sotto i seni, riflettendo sul suo piano. Rand aveva stabilito che la sua caccia al re dei Domanesi era giunta a un vicolo cieco con la morte del messaggero. Nynaeve non ne era così sicura. C’erano altri coinvolti, e alcune domande ben poste potevano essere molto illuminanti.

Era improbabile che la dosun avesse fatto qualcosa di sbagliato. Ma Nynaeve non voleva che l’operaio che era andato a prenderla agitasse la lingua con la gente che incontrava sul tragitto; meglio instillargli un senso di pericolo e usare il soldato per tenerlo quieto. Per non dire puntuale.

La sua prudenza si rivelò efficace. Entro pochi minuti, l’operaio tornò in tutta fretta nella stanza, portandosi dietro una donna anziana e scarmigliata in una vestaglia azzurra. Dei capelli grigi spuntavano da sotto il suo fazzoletto avvolto in modo affrettato, e il suo attempato volto domanese era pallido dall’apprensione. Nynaeve si sentiva in colpa. Chissà come doveva sentirsi questa donna, svegliata di notte da un servitore terrorizzato che affermava che una delle Aes Sedai voleva vederla immediatamente!

Il soldato saldeano giunse dietro di loro, poi si mise di guardia accanto alla porta. Era tarchiato e con le gambe arcuate, e sfoggiava quei lunghi baffi saldeani. Gli altri due oziavano presso la porta da cui era entrata Nynaeve, con la loro aria noncurante che serviva solo ad aumentare la tensione nella stanza. Pareva che avessero capito qualcosa delle sue intenzioni.

«Pace, brava donna» disse Nynaeve, facendo un cenno col capo verso il tavolo. «Puoi sedere. Voialtri, andate all’ingresso principale e restate lì. Non parlate con nessuno.»

Ai quattro lavoratori non servì altro sprone. Nynaeve disse a uno dei soldati di seguirli e di assicurarsi che facessero come aveva detto. L’ora tarda stava lavorando a suo vantaggio: con così tanti dei servitori e degli attendenti di Rand addormentati, poteva indagare senza allertare quelli che potevano essere colpevoli.

L’allontanamento dei lavoratori non fece altro che rendere la dosun più nervosa. Nynaeve si sedette al tavolo su uno degli sgabelli lasciati liberi. Gli uomini avevano lasciato lì i loro dadi nella fretta, ma — ovviamente — si erano assicurati di prendere le loro monete. La stanza era illuminata da una piccola lampada, che ardeva con una fiamma aperta sul davanzale. Il Saldeano aveva preso la lanterna con se quando aveva seguito gli operai.

«Il tuo nome è Loral, vero?» chiese Nynaeve. La dosun annuì con fare guardingo.

«Sei al corrente che le Aes Sedai non mentono?»

La governante annuì di nuovo. La maggior parte delle Aes Sedai non poteva mentire, anche se Nynaeve tecnicamente poteva, dal momento che non aveva tenuto in mano il Bastone dei Giuramenti. Era parte del motivo per cui agli occhi delle altre veniva considerata di rango inferiore. Immeritatamente. Il Bastone dei Giuramenti era solo una formalità ; la gente dei Fiumi Gemelli non aveva bisogno di alcun ter’angreal per renderla onesta. «Allora mi crederai quando ti dico che non sospetto che tu, personalmente, abbia fatto nulla di male. Ho solo bisogno del tuo aiuto.»

La donna parve rilassarsi un po’. «Di che aiuto hai bisogno, Nynaeve Sedai?»

«Stando alla mia esperienza, la capo governante sa più dei maggiordomi o perfino della proprietà su quello che accade in una casa. Sei impiegata qui da molto?»

«Ho servito la famiglia Chad mar per tre generazioni» disse la donna anziana con una buona dose di orgoglio, «E avevo sperato di servirne un’altra, se sua signoria avesse…» La governante si interruppe. Rand aveva imprigionato ‘sua signoria’ nelle sue stesse segrete. Questo non deponeva a favore della possibilità che ci fosse un’altra generazione da servire.

«Sì, bene» disse Nynaeve, colmando lo scomodo silenzio.

«Le sfortunate circostanze che coinvolgono la tua signora sono parte del mio compito di questa sera.»

«Nynaeve Sedai,» disse la donna attempata, sempre più impaziente «supponi di poterla far liberare? Di riportarla nelle grazie del lord Drago?»

«Forse.» Improbabile, aggiunse Nynaeve nella propria mente, ma tutto è possibile. «Le mie attività di stanotte potrebbero aiutare. Tu hai mai visto questo messaggero che la tua signora ha fatto imprigionare?»

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