La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Seonid e Masuri passarono dopo l’ultimo degli uomini dei Fiumi Gemelli con i tre Custodi che avevano fra loro due, seguite dalle Sapienti, cosa niente affatto sorprendente. Erano lì proprio per controllare le Aes Sedai. Seonid prese le redini come se volesse montare a cavallo, ma Edarra sussurrò qualcosa indicando una grossa quercia inclinata e le due Aes Sedai la guardarono, voltando il capo all’unisono, quindi si scambiarono un’occhiata e guidarono i cavalli verso gli alberi. Le cose sarebbero andate molto meglio se quelle due fossero sempre state così ubbidienti — be’, non esattamente; il collo di Seonid era rigido come un bastone.
Dopo di loro passarono i cavalli di riserva, legati fra loro a gruppi di dieci, sotto lo sguardo attento degli uomini di Dobraine che pareva sapessero quello che stavano facendo. Perrin vide subito Resistenza, che non era legato agli altri. Era meglio che la donna che sì prendeva cura di lui facesse bene il proprio mestiere. Seguirono ancora molti calessi con le vettovaglie, con i carrettieri che spronavano i cavalli e gridavano guardando timorosi il passaggio basso — i calessi erano tanti perché non potevano trasportare tanto quanto i carri, che però non sarebbero passati attraverso quel varco. Né Neald né Grady potevano aprirne uno grande come quelli di Rand, e nemmeno Dashiva.
Quando finalmente passò l’ultimo calesse dall’asse scricchiolante, Perrin pensò di ordinare la chiusura del passaggio in quel momento, ma era Neald a mantenerlo aperto e si trovava ancora dal lato di Cairhien.
Berelain passò conducendo una giumenta bianca come Rondine era nera e Perrin fu ben felice di vedere che il suo abito grigio da cavallo aveva il colletto che arrivava fin sotto al mento. D’altro canto il corpetto era molto aderente, come i vestiti nello stile di Tarabon. Perrin emise un lamento. Insieme a lei vide Nurelle e Bertain Gallenne, il lord capitano delle Guardie Alate, un tizio con i capelli grigi che portava una benda nera sull’occhio come un altro uomo avrebbe fatto con una piuma sul cappello, quindi le Guardie Alate con le loro armature rosse, più di novecento. Nurelle e gli altri che si erano trovati ai Pozzi di Dumai avevano una corda gialla legata attorno al braccio sinistro.
Berelain salì in groppa alla giumenta e si diresse da un lato insieme a Gallenne, mentre Nurelle fece disporre le Guardie Alate fra gli alberi. Dovevano esserci almeno cinquanta passi fra lei e Faile e una dozzina d’alberi, ma la donna si mise in un punto da dove potevano vedersi a vicenda. Mettere Berelain alla fine del convoglio, il più lontana possibile da Faile, gli era sembrata una buona idea, ma adesso avrebbe dovuto affrontare questa scena ogni maledetta mattina. Che Rand fosse folgorato!
L’ultimo ad apparire fu Neald, che si carezzava quei baffi ridicoli e controllava alla ricerca di qualcuno che potesse vedere il passaggio mentre svaniva. Non c’era nessuno e il ragazzo montò a cavallo con un’espressione contrariata.
Perrin montò in groppa a Stepper e risalì una collinetta. Non tutti potevano vederlo per via degli alberi, ma era sufficiente che potessero sentirlo. Le persone che si erano radunate si agitarono leggermente quando le raggiunse, cercavano di spostarsi per vedere meglio.
«Per quanto riguarda gli informatori a Cairhien,» disse ad alta voce «io sono stato cacciato, la Prima di Mayene è sulla via di casa e voi altri siete scomparsi come nebbia al sole.»
Con sua sorpresa la folla rise. Il grido di ‘Perrin Occhidoro’ si sollevò e non solo dalla gente dei Fiumi Gemelli. Perrin attese che si calmassero, il che richiese un po’ di tempo. Faile non aveva né riso né gridato, e nemmeno Berelain. Le donne scossero il capo; nessuna delle due credeva che Perrin dovesse dire ciò che intendeva. Poi le due si videro e si bloccarono, come se fossero rimaste intrappolate nell’ambra. Non amavano trovarsi d’accordo su qualcosa. Non fu una sorpresa quando gli sguardi ricaddero su di lui con espressione identica. C’era un vecchio detto nei Fiumi Gemelli, anche se il suo significato variava a seconda di chi lo pronunciava e dalla circostanza. ‘È sempre colpa di un uomo.’ Perrin aveva imparato che in una le donne erano più brave di chiunque altro. Insegnare a un uomo a sospirare.
«Alcuni di voi forse si stanno chiedendo dove siamo e perché» proseguì quando finalmente ritornò il silenzio. Vi fu una piccola ondata di risate. «Questo è il Ghealdan.» Mormorii di sgomento e forse incredulità per aver attraversato venticinque chilometri o più in un solo passo. «La prima cosa che dobbiamo fare è convincere la regina Alliandre che non siamo qui per invadere il suo territorio.» Berelain avrebbe dovuto parlare con Alliandre, e Faile gliela avrebbe fatta pagare per aver scelto lei. «Poi andremo a cercare un tizio che si fa chiamare il Profeta del lord Drago.» Anche questo non sarebbe stato molto piacevole. Masema non era una persona gradevole nemmeno prima di oltrepassare il limite della sanità mentale. «Questo Profeta ha causato diversi problemi, ma noi gli faremo sapere che Rand al’Thor vuole che nessuno venga spaventato per essere costretto a seguirlo, e porteremo lui e tutti i suoi compagni che desidereranno venire dal lord Drago.» E, se fosse necessario, spaventeremo a morte Masema per costringerlo a obbedire, aggiunse mentalmente.
La folla lo acclamò. Urlarono e gridarono che avrebbero fatto marciare questo Profeta fino a Cairhien per il lord Drago, gridarono così forte che Perrin si augurò di essere assai lontano dai villaggi. Anche i carrettieri e gli stallieri si unirono alle acclamazioni. Più di tutto, Perrin pregava che ogni cosa filasse liscia e tutto finisse in fretta. Prima riusciva a frapporre la massima distanza fra Berelain e lui e Faile, meglio era. Nessuna sorpresa, ecco cosa voleva una volta che avessero cavalcato verso sud. Era ora che essere ta’veren si dimostrasse utile per qualcosa.
28
Pane e formaggio
Mat sapeva che sarebbe finito nei guai fin dal giorno in cui si era spostato nel palazzo di Tarsin. Avrebbe potuto rifiutare. Solo perché i maledetti dadi avevano smesso di rotolare non significava che lui doveva fare qualcosa. Di solito quando smettevano di rotolare era troppo tardi per non fare qualcosa, ma lui voleva sapere perché si erano fermati. Prima che fossero trascorsi troppi giorni, però, Mat si pentì di non aver ignorato quella curiosità.
Dopo che Nynaeve ed Elayne ebbero lasciato la sua stanza, non appena poté mettersi in piedi senza che la testa gli girasse, Mat avvisò i suoi uomini. Nessuno sembrava vedere gli svantaggi di quel trasloco. Mat voleva metterli in guardia, ma nessuno gli dava retta.
«Molto bene, mio signore» mormorò Nerim, infilandogli uno stivale. «Finalmente il mio signore avrà delle stanze decenti. Oh, molto bene.» Per un momento sembro che l’uomo avesse perso la sua espressione tetra. Solo per un momento. «Spazzolerò la giubba di seta rossa per il mio signore. Il mio signore ha macchiato quella blu con il vino.» Mat attese impaziente, indossò la giubba e si incamminò nel corridoio.
«Aes Sedai?» mormorò Nalesean mentre indossava una camicia pulita. Il suo servitore dallo stomaco rotondo, Lopin, era dietro di lui. «Che la mia anima sia folgorata, non mi piacciono le Aes Sedai, ma... il palazzo di Tarasin...» Mat fece una smorfia. Già non sopportava l’idea che quell’uomo potesse bere un barile di birra senza avere i postumi della sbornia la mattina dopo, ma doveva anche ghignare a quel modo? «Ah, Mat, adesso potremo dimenticarci i dadi e giocare a carte con i nostri pari.» Si riferiva ai nobili. Solo i nobili potevano permettersi di giocare a carte, loro e i mercanti più ricchi, che però non sarebbero rimasti tali a lungo se avessero cominciato a scommettere le stesse cifre dei nobili. Nalesean si strofinò le mani con vigore mentre Lopin cercava di allacciargli la camicia. Tutto in lui comunicava impazienza. «Lenzuola di seta» mormorò. Chi aveva mai sentito parlare di lenzuola di seta? Le vecchie memorie fecero capolino, ma Mat si rifiutò di ascoltarle.