L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Prendendo le mani di Perrin fra le sue, Faile si sedette accanto a lui. Era così bella, con gli occhi leggermente a mandorla, grandi e neri, e gli zigomi alti. Non sapeva come avrebbe fatto a farsi perdonare per come l’aveva trattata in questi ultimi giorni. Senza dubbio Faile avrebbe trovato il sistema di fargliela pagare. «Hai rinunciato all’idea di arrenderti ai Manti Bianchi?» chiese. Non c’era cenno in quella voce che lo avesse appena visto piangere come un bambino.
«Sembra che non servirà a nulla. Adesso andranno alla ricerca del padre di Rand e quello di Mat, qualsiasi cosa io decida di fare. La mia famiglia...» Rilasciò velocemente le mani di Faile, ma la ragazza si limitò a sorridergli invece di trasalire. «Devo liberare mastro Luhan e sua moglie, se posso. E la madre e le sorelle di Mat; gli ho promesso che avrei vegliato su di loro. E fare quel che posso riguardo ai Trolloc.» Forse questo lord Luc aveva qualche idea. Almeno avevano bloccato le Porte delle Vie; nessun altro sarebbe passato da lì. Voleva in particolar modo fare qualcosa riguardo ai Trolloc. «Non posso nemmeno provarci se lascio che mi impicchino.»
«Sono molto contenta che te ne sia accorto» rispose Faile asciutta. «Nessun altra idea cretina riguardo al mandarmi via?»
«No.» Perrin si preparò al peggio, ma Faile annuì, come se quell’unica parola fosse tutto quello che si aspettava e che voleva. Una piccola cosa, niente che valesse la pena di un litigio. Gliela avrebbe fatta ampiamente pagare.
«Siamo in cinque Perrin, sei, se Loial vuole unirsi a noi. E se riusciamo a trovare Tam al’Thor e Abell Cauthon... Sono bravi come te con l’arco?»
«Più bravi» rispose sinceramente. «Molto più bravi.»
Faile gli rivolse un leggero cenno del capo incredulo. «Con loro saremmo in otto. Un inizio. Forse altri si uniranno a noi. E poi c’è questo lord Luc. Probabilmente vorrà essere in carica, ma se non è un demente non ha importanza. Ho incontrato gente convinta di sapere tutto, ostinata come un mulo.»
«Lo so.» Faile lo guardò duramente, e Perrin riuscì a mantenere il sorriso. «Intendevo dire che hai incontrato qualcuno così. Anche io ricordo di averne conosciuti un paio.»
«Oh, quelli. Be’, possiamo sperare che lord Luc non sia un bugiardo vanaglorioso.»
Gli occhi della donna divennero penetranti, e strinse la presa sulle mani di Perrin, non in modo spiacevole, ma come se stessero cercando di aggiungere forza alla sua. «Vorrai visitare la fattoria dei tuoi, casa tua. Verrò con te, se mi vuoi.»
«Appena potrò, Faile.» Non ora però. Non ancora. Se avesse guardato quelle tombe sotto ai meli in quel momento... era strano. Aveva sempre dato per scontata la sua forza e adesso scopriva di non essere affatto forte. Be’, aveva finito di piangere come un bambino. Adesso era il momento di agire. «Prima le cose più urgenti. Trovare Tam e Abell, immagino.»
Mastro al’Vere mise la testa nella sala comune, ed entrò del tutto quando vide che stavano seduti da una parte. «C’è un Ogier in cucina» disse a Perrin con il viso stupefatto. «Un Ogier. Che beve il tè. La tazza più grande sembra...» Con le dita fece il gesto di qualcuno che tiene in mano un ditale. «Forse Marin potrà far finta di vedere Aiel entrare qua dentro tutti i giorni, ma è quasi svenuta quando ha visto questo Loial. Le ho dato due bicchierini di acquavite e li ha bevuti come se fossero acqua. Ha quasi tossito fino a morire; di solito non beve altro che vino. Credo che ne avrebbe bevuto un altro, se glielo avessi offerto.» Si umettò le labbra pretendendo di essere interessato a una macchia inesistente sul suo lungo grembiule. «Stai bene adesso, ragazzo mio?»
«Sto bene, signore» rispose rapidamente Perrin. «Mastro al’Vere, non possiamo restare oltre. Qualcuno potrebbe dire ai Manti Bianchi che mi hai offerto protezione.»
«Oh, non molti lo farebbero. Non tutti i Coplin, e nemmeno alcuni dei Congar.» Ma non suggerì che rimanessero. «Sapete dove posso trovare mastro al’Thor e mastro Cauthon?»
«Da qualche parte nel Bosco Occidentale» rispose lentamente Bran. «Di questo ne sono sicuro. Si muovono costantemente.» Intrecciando le dita davanti allo stomaco dilatato, inclinò il capo grigio di lato. «Non te ne stai andando, vero? Be’, ho detto a Marin che non lo avresti fatto, ma non mi crede. Ritiene che sia meglio per te se vai via — meglio per te — e come la maggior parte delle donne è certa che la penserai come lei, se ti parla abbastanza.»
«Be’, mastro al’Vere» rispose dolcemente Faile «io per prima ho sempre pensato che gli uomini fossero creature sensibili che hanno solamente bisogno gli venga mostrata la giusta via da seguire.»
Il Sindaco le rivolse un sorriso divertito. «Quindi convincerai Perrin ad andare via, suppongo? Marin ha ragione; è la cosa più saggia, se vuole evitare il cappio. L’unico motivo per restale sarebbe solo che a volte un uomo non può darsela a gambe, no? Be’, senza dubbio tu sai cosa è meglio.» Bran ignorò lo sguardo acido di Faile. «Vieni, ragazzo mio. Andiamo a dare a Marin la buona notizia. Stringi i denti e tieni nascoste le tue intenzioni, perché non potrà fare a meno di cercare di farti cambiare idea.»
In cucina, Loial e gli Aiel stavano seduti in terra a gambe incrociate. Di sicuro nella locanda non c’era una sedia abbastanza grande per l’Ogier. Stava seduto con un braccio appoggiato sul tavolo di cucina, e anche così poteva guardare Marin al’Vere negli occhi. Bran aveva esagerato la piccolezza della tazza fra le mani di Loial, ma poi con un secondo sguardo Perrin vide che si trattava di una ciotola per la minestra smaltata di bianco.
Comare al’Vere stava ancora facendo del suo meglio per far finta che gli Aiel e l’Ogier fossero una presenza normale, affaccendandosi con un vassoio di pane, formaggio e sottaceti, accertandosi che tutti mangiassero, ma sgranava gli occhi ogni volta che li posava su Loial, anche se questo cercava di metterla a suo agio complimentandosi per le cose che aveva cucinato. Agitava nervosamente le orecchie pelose ogni volta che la donna lo guardava, e lei balzava ogni volta che Loial faceva questa cosa, quindi scuoteva la testa, con la spessa treccia grigia che ondeggiava energicamente. In qualche ora si sarebbero mandati a letto tremanti.
Loial rilasciò un respiro profondo di sollievo alla vista di Perrin e appoggiò la tazza — ciotola — di tè sul tavolo, ma l’istante successivo la grande faccia si abbassò tristemente. «Mi dispiace delle tue perdite, Perrin. Condivido il tuo dolore. Comare al’Vere...» Agitò selvaggiamente le orecchie al solo menzionarla senza guardarla e la donna sobbalzò di nuovo «... mi ha detto che saresti andato via, adesso che non c’è nulla che ti trattiene qui. Se lo desideri, canterò ai meli prima di andare via.»
Bran e Marin si scambiarono occhiate stupite e il sindaco si premette le mani sulle orecchie.
«Grazie Loial, lo apprezzerei molto, quando ci sarà tempo. Ma ho un po’ di lavoro da fare prima di poter andare.» Comare al’Vere appoggiò il vassoio sul tavolo con un rumore secco e lo fissò, ma Perrin proseguì, rivelando i suoi piani, così com’erano; trovare Tam e Abell, liberare i prigionieri dei Manti Bianchi, anche se tutto era vago. Forse non così vago. Non voleva andare via mentre c’erano Trolloc o Myrddraal vivi nei Fiumi Gemelli. Mise i pollici dietro la cintura per smettere di accarezzare l’ascia. «Non sarà facile» concluse. «Apprezzerò la tua compagnia, ma capirò se vuoi andare. Questa non è la tua battaglia e hai visto abbastanza problemi stando vicino alla gente di Emond’s Field. E qui non scriverai molto in quel tuo libro.»