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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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L’ultima frase venne accompagnata da un profondo inchino col capo, in un tono forse un filo troppo rispettoso. Non così fuori dalle righe da poter essere definito sarcasmo, ovviamente. Era troppo intelligente per mettersi in pericolo: di rado le sciocche conseguivano un seggio nel Consiglio o lo mantenevano a lungo, e Romanda lo deteneva da quasi ottant’anni. Questa era la sua seconda volta come Adunante. Anche Egwene inclinò il capo, gli occhi freddi. Un riconoscimento che aveva ricevuto il suo gesto e che aveva notato il tono. Un equilibrio molto attento.

Kwamesa fu lasciata a guardarsi attorno a bocca aperta, incerta se dire le frasi di rito, sempre pronunciate dalla più giovane Adunante presente, che aprivano una seduta formale del Consiglio. La posizione di Romanda le dava considerevole influenza e un certo grado di autorità, tuttavia altre potevano superarla in questo. Un buon numero di Adunanti si accigliò o si spostò sulle proprie panche, ma nessuna parlò. Lyrelle scivolò nel padiglione, dirigendosi verso le panche delle Azzurre. Alta per una Cairhienese – il che la rendeva nella media per qualunque altro posto – era elegante in un abito di seta striato di azzurro ricamato sul corpetto in rosso e oro, le sue movenze fluenti. Alcune dicevano che fosse stata una danzatrice prima di giungere alla Torre come novizia. A paragone, Samalin, la Verde col viso da volpe che entrò subito dopo, pareva avere un’andatura da uomo, anche se non c’era nulla di goffo nella Murandiana. Sembrarono entrambe sorprese di vedere Kwamesa in piedi, e si affrettarono verso le rispettive panche. In ogni caso, Varilin cominciò a strattonare la manica di Kwamesa, finché l’Arafelliana infine si sedette. La faccia di Kwamesa era una maschera di fredda calma, tuttavia riusciva a irradiare disappunto. Dava molto valore al cerimoniale.

«Forse c’è una ragione per una sessione formale.» La voce di Lelaine sembrava bassa, dopo quella di Romanda. Sistemandosi lo scialle come se avesse tutto il tempo del mondo, si alzò in modo aggraziato, non guardando Egwene di proposito. «Pare che i negoziati con Elaida siano stati autorizzati» disse in tono freddo. «Capisco che siamo sotto la Legge di Guerra e non è necessario consultarsi con noi su questo, ma credo anche che dovremmo discuterne in sessione, specialmente dal momento che molte di noi sono di fronte alla possibilità di essere quietate se Elaida dovesse mantenere qualche potere.»

Quella parola, ‘quietate’, non recava con sé lo stesso gelo che aveva prima che Siuan e Leane ne venissero Guarite, ma dei mormorii si levarono fra le Aes Sedai che assistevano assiepate dietro le panche. Non riusciva a distinguere se le Sorelle fossero eccitate o sgomente, ma di certo erano sorprese. Incluse alcune delle Adunanti. Janya, che era entrata mentre Lelaine stava parlando, si fermò di colpo, e un altro gruppetto di Sorelle appena arrivate quasi la urtò. Fissò l’Azzurra, poi rivolse uno sguardo più lungo e duro alla stessa Egwene. Era evidente, dal modo in cui la sua bocca si indurì, che neanche Romanda l’aveva saputo, e le espressioni fra le Adunanti troppo giovani andavano dalla calma glaciale di Berana alla meraviglia di Samalin fino all’aperto raccapriccio di Salita. Dal canto suo, Sheriam ondeggiò per un momento. Egwene sperò che la donna non rigettasse di fronte all’intero Consiglio.

Ancora più interessanti, però, furono le reazioni di coloro che, stando a quanto Delana aveva riferito, avevano parlato di negoziati. Varilin rimase seduta del tutto immobile e parve reprimere un sorriso mentre esaminava le proprie gonne, ma Magla si umettò le labbra con esitazione e scoccò sguardi a Romanda con la coda dell’occhio. Saroiya aveva gli occhi chiusi e le sue labbra si muovevano come se stesse mormorando una preghiera. Faiselle e Takima fissavano Egwene con in faccia un piccolo cipiglio quasi identico. Quindi si notarono a vicenda ed ebbero un sussulto, per poi affrettarsi ad assumere una serenità tanto regale che pareva si stessero prendendo in giro reciprocamente. Era molto strano. Di certo a quest’ora Beonin le aveva informate di ciò che aveva detto Egwene; eppure, tranne per Varilin, parevano turbate. Non era possibile che credessero di poter negoziare il termine delle ostilità. Ogni donna seduta in questo Consiglio rischiava di essere quietata e giustiziata per il solo fatto di trovarsi lì. Se c’era mai stato un modo per tornare indietro a parte rimuovere Elaida, era andato in frantumi mesi fa, quando era stato scelto l’attuale Consiglio. Da questo non si poteva tornare indietro.

Lelaine appariva soddisfatta per le reazioni alle sue parole – compiaciuta come un gatto arrivato alla crema, in effetti – ma prima che si fosse risistemata sulla sua panca, Moria balzò in piedi. Questo attirò ogni occhio e causò qualche altro mormorio. Nessuno definiva Moria particolarmente aggraziata, ma l’Illianese non era certo una donna che balzasse. «Sì che occorre una discussione,» disse «ma deve avvenire più tardi. Questo Consiglio è stato convocato da tre Adunanti che hanno posto la stessa domanda. Cos’hanno trovato Akarrin e il suo gruppo?

Chiedo che siano fatte entrare per poter esporre il loro rapporto davanti al Consiglio.»

Lelaine studiò la sua compagna Azzurra, ed era bravissima nel farlo, i suoi occhi penetranti come trivelle, tuttavia la legge della Torre era piuttosto chiara sull’argomento, per una volta, e ben nota a tutte. Piuttosto spesso non era né chiara né nota. Con voce malferma, Sheriam chiese ad Aledrin, la più giovane dopo Kwamesa, di andare a scortare Akarrin e le altre davanti al Consiglio. Egwene decise che avrebbe fatto meglio a parlare con la donna dai capelli color fuoco non appena la seduta fosse conclusa. Se Sheriam continuava a questo modo, presto sarebbe diventata ancor meno che inutile come Custode degli Annali. Delana si precipitò nel padiglione in mezzo a un capannello di Sorelle, l’ultima Adunante ad arrivare, ed era sulla sua panca a drappeggiarsi lo scialle fra i gomiti quando la grassoccia Adunante Bianca tornò con le sei Sorelle e le condusse in piedi davanti a Egwene. Dovevano aver lasciato i loro mantelli sulle assi all’esterno, perché nessuna di loro li stava indossando. Delana le scrutò, un’incerta espressione corrucciata che tendeva le sue sopracciglia all’ingiù. Sembrava senza fiato, come se avesse dovuto correre per arrivare. Apparentemente, Aledrin riteneva che, seduta formale o meno, lei almeno dovesse svolgere le formalità del caso. «Siete state convocate davanti al Consiglio della Torre per riferire quanto avete visto» disse in un forte accento tarabonese. La sua combinazione di capelli dorati e occhi castani non era insolita a Tarabon, anche se portava la sua chioma lunga fino alle spalle raccolta in una bianca retina di merletto piuttosto che in trecce provviste di perline. «Vi incarico di parlare di queste cose senza sotterfugi o reticenze, e di rispondere a tutte le domande in modo esaustivo, non tralasciando nulla. Dichiarate ora che lo farete, nel nome della Luce e per la vostra speranza di salvezza e rinascita, o soffritene le cornseguenze.» Le antiche Sorelle che avevano reso questo parte del cerimoniale del Consiglio erano ben consce del margine che i Tre Giuramenti lasciavano. Qualcosa di non detto qui, un tocco di vaghezza lì, e l’intero significato di quello che dicevi poteva essere capovolto, e tu non avresti fatto che dire la verità.

Akarrin pronunciò la promessa in tono forte e in qualche modo impaziente, le altre cinque con vari gradi di formalità e toni affettati. Molte Sorelle avevano trascorso la propria vita senza mai essere chiamate a testimoniare di fronte al Consiglio. Aledrin attese finché l’ultima non ebbe ripetuto ogni parola prima di tornare a grandi passi verso la propria panca.

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