Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Samalin si alzò per mettersi in piedi accanto a Malind, e all’improvviso si precipitarono in tre a unirsi a loro, Salita, Berana e Aledrin assieme, seguite da Kwamesa solo un istante dopo. Nove Adunanti in piedi, e la situazione restava in bilico a ogni momento che passava. Egwene si rese conto che si stava mordendo il labbro e si affrettò a smettere, sperando che nessuna l’avesse notato. Poteva ancora sentire l’impronta dei propri denti. Sperava che la gengiva non le sanguinasse. Non che qualcuna la stessa guardando. Tutte parevano trattenere il fiato.
Romanda sedeva con un cipiglio rivolto verso l’alto a Salita, che aveva lo sguardo fisso di fronte a sé, il volto terreo e le labbra tremanti. La Sorella tarenese poteva non essere capace di nascondere la paura, ma stava andando avanti. Romanda annuì lentamente e poi, sorprendentemente, si alzò. Anche lei decise di violare le usanze. «A volte» disse, guardando dritta Lelaine «dobbiamo fare cose che non ci piacciono.»
Lelaine incontrò gli occhi della brizzolata Gialla senza battere le palpebre. Era come se il suo volto fosse fatto di porcellana. Il suo mento si sollevò di pochissimo. E, tutt’a un tratto, anche lei si alzò, lanciando un’occhiata impaziente a Lyrelle, la quale la fissò a bocca aperta per un istante prima di mettersi in piedi.
Tutte avevano lo sguardo fisso. Nessuna emetteva un suono. Era fatta.
Quasi fatta, perlomeno. Egwene si schiarì la gola, cercando di attirare l’attenzione di Sheriam. Adesso era il turno della Custode degli Annali, ma Sheriam era lì ad asciugarsi le lacrime con le dita e a far scorrere gli occhi lungo le panche come se stesse contando quante Adunanti erano in piedi e sperasse di aver sbagliato il calcolo. Egwene si schiarì la gola in modo più rumoroso e la donna dagli occhi verdi ebbe un sussulto e si voltò a fissarla. Anche allora parve passare un’eternità prima che tornasse alla propria incombenza.
«Con l’appoggio del consenso minoritario,» annunciò con voce incerta «verrà cercato un accordo con... con la Torre Nera.» Inspirando profondamente, si raddrizzò fino a ergersi nella sua piena altezza, e la sua voce guadagnò forza. Era di nuovo su un terreno familiare.
«Nell’interesse dell’unità, chiedo l’appoggio del consenso maggioritario.»
Questo era un appello potente. Perfino su questioni che potevano essere decise dal consenso minoritario, l’unanimità era sempre preferita, sempre fortemente cercata. Ore di discussione, giorni a volte, potevano essere spesi per raggiungerla, ma lo sforzo non si sarebbe fermato finché tutte le Sorelle non fossero state d’accordo oppure non fosse stato limpido come l’acqua che non poteva esserci alcuna intesa. Un appello potente, che toccava ogni Sorella. Delana si alzò come una marionetta sollevata contro la propria volontà, guardandosi attorno incerta.
«Non posso appoggiare questo» disse Takima, contro ogni decoro.
«Non importa quello che dicono tutte, non importa quanto a lungo restiamo in seduta, non posso e non lo farò. Non lo farò!»
Non si alzò nessun’altra. Faiselle si agitò sulla sua panca e quasi fece per alzarsi, si aggiustò lo scialle e si contorse di nuovo come se fosse sul punto di farlo. Questo fu il massimo da parte di chiunque. Saroiya si stava mordendo le nocche con espressione di terrore e Varilin aveva l’aria di una donna che fosse stata colpita in mezzo agli occhi con un martello. Magla si afferrò alle estremità della propria panca, tenendosi ferma e fissando con sguardo lugubre i tappeti di fronte a sé. Era evidente che fosse conscia dell’occhiata arcigna che Romanda teneva fissa sulla sua nuca, ma la sua sola risposta fu incurvare le spalle. La posizione di Takima avrebbe dovuto porre fine alla questione. Non c’era scopo nel cercare il consenso maggioritario quando qualcuna aveva messo in chiaro che non avrebbe dato il proprio appoggio. Ma Egwene decise che era il suo turno di rompere col decoro e il protocollo.
«C’è qualcuna che sente di dover abbandonare il proprio seggio per questo?» chiese con voce forte e chiara.
Respiri mozzati riempirono il padiglione, ma lei stava trattenendo il fiato. Questo avrebbe potuto mandarle in frantumi, ma se quello sarebbe stato comunque il risultato, era meglio metterlo in chiaro. Saroiya le rivolse uno sguardo feroce, ma nessuna si mosse.
«Allora andremo avanti» disse. «Con cautela. Servirà del tempo per pianificare con esattezza chi dovrà avvicinare la Torre Nera e cosa dovrà dire.» Tempo perché lei potesse organizzare qualche precauzione; era auspicabile. Per la Luce, avrebbe dovuto compiere uno sforzo per affrontare questo. «Per prima cosa, ci sono proposte per la nostra... ambasciata?»
20
Nella notte
Molto prima della fine della seduta, nonostante il mantello ripiegato sotto di lei, il sedere di Egwene era diventato piuttosto insensibile per via della dura panca di legno. Dopo aver ascoltato interminabili discussioni, desiderava che anche le sue orecchie fossero insensibili. Sheriam, costretta a stare in piedi, aveva cominciato a spostare il peso da un piede all’altro come se desiderasse una sedia. O forse solo di sedersi sui tappeti. Egwene se ne sarebbe potuta andare, liberando così sé stessa e Sheriam. Nulla richiedeva che l’Amyrlin rimanesse, e i suoi commenti venivano ascoltati con cortesia nella migliore delle ipotesi. Dopodiché il Consiglio galoppò in una direzione completamente diversa. Questo non aveva nulla a che fare con la guerra, e, con il morso fra i denti, il Consiglio non aveva intenzione di lasciare che lei mettesse mano alle redini. Sarebbe potuta uscire in qualunque momento – con una breve interruzione nelle discussioni per il cerimoniale richiesto – ma se l’avesse fatto, temeva che il mattino dopo le sarebbe stato presentato un piano completamente orchestrato, uno che le Adunanti stavano già portando avanti, e con lei che non aveva idea di cosa sarebbe successo finché non l’avesse letto. Perlomeno, quella era la sua paura all’inizio.
Non fu sorpresa di scoprire chi fu a parlare più a lungo, non più. Magla e Saroiya, Takima, Faiselle e Varilin, ognuna che fremeva visibilmente quando un’altra Adunante teneva banco. Accettavano le decisioni del Consiglio, almeno in superficie. Non potevano fare altrimenti se non abbandonando il proprio seggio; per quanto il Consiglio potesse dibattere duramente per ottenere il consenso, se necessario, una volta che veniva decisa una linea d’azione, con qualunque tipo di consenso, ci si aspettava che tutte la seguissero, o perlomeno che non la ostacolassero. Era questa la difficoltà. Cos’era che costituiva un ostacolo, per l’esattezza? Nessuna delle cinque parlò contro un’Adunante della sua stessa Ajah, naturalmente, ma le altre quattro balzavano in piedi quando qualsiasi Adunante prendeva di nuovo posto sulla propria panca, e tutte e cinque se l’Adunante era Azzurra. E chiunque prendesse la parola dissertava in modo molto persuasivo sul perché le proposte dell’Adunante che aveva parlato prima di lei fossero del tutto sbagliate e forse la ricetta per il disastro. Non che ci fosse alcun vero segno di collusione, a quanto Egwene poteva vedere. Si scrutavano con la stessa cautela che riservavano alle altre, si guardavano con un cipiglio altrettanto marcato se non di più, ed era evidente che non si fidavano che nessuna delle altre propugnasse le stesse argomentazioni.
In ogni caso, poco di quello che veniva suggerito si avvicinava a essere fattibile. Le Adunanti erano in disaccordo su quante Sorelle dovessero venire inviate alla Torre Nera e quante da ciascuna Ajah, su quando mandarle, cosa dovessero richiedere, su quali aspetti fosse consentito convenire e su cosa invece avessero ordini di rifiutare del tutto. In una materia così delicata, ogni errore poteva condurre al disastro. Per di più, ogni Ajah tranne la Gialla si considerava l’unica a essere qualificata per il comando della missione, dall’insistenza di Kwamesa sul fatto che l’obiettivo era negoziare un trattato, pur particolare, all’affermazione di Escaralde che la conoscenza storica era una necessità per un’impresa talmente senza precedenti. Berana arrivò a rilevare che un accordo di questa natura doveva essere raggiunto con assoluta razionalità: trattare con gli Asha’man era un modo certo per infiammare gli animi, e qualunque approccio tranne una fredda logica avrebbe di certo condotto al disastro all’istante. Si accalorò non poco al riguardo, in effetti. Romanda voleva che il gruppo fosse guidato da una Gialla; tuttavia, dato che pareva improbabile che ci sarebbe stato un gran bisogno di Guarigione, fu ridotta a un’ostinata insistenza sul fatto che qualunque altra Sorella potesse essere distolta dall’interesse specifico della propria Ajah e dimenticare lo scopo di ciò che stavano facendo.