Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
C’erano solo nove Adunanti presenti, troppo poche perché il Consiglio iniziasse la seduta, legalmente parlando, ma una stranezza nella disposizione colpì Egwene fin da subito. Non era sorprendente che Romanda fosse già al suo posto, una panca vuota fra lei e Salita, e Lelaine e Moria occupavano quelle alle due estremità del settore delle Azzurre. Romanda, i suoi capelli in una stretta crocchia grigia sulla nuca, era l’Adunante più anziana, e quasi sempre la prima a raggiungere il proprio posto quando il Consiglio si riuniva. Lelaine, che per età veniva dopo di lei nonostante i suoi lucenti capelli scuri, pareva incapace di lasciare che l’altra donna la precedesse di molto perfino in qualcosa di così insignificante. Gli uomini che avevano spostato le casse – erano conservate lungo le pareti finché non veniva convocata una seduta del Consiglio – dovevano essere già usciti dal retro, poiché Kwamesa, già seduta sulla sua panca, era l’unica Adunante Grigia in vista, e Berana, che si stava accomodando sulla propria, l’unica Bianca. Ma Malind, una Kandori dal volto tondo con gli occhi d’aquila e la sola Verde, era ovviamente entrata prima di loro, tuttavia stranamente aveva scelto di tenere il posto alle Verdi presso l’entrata del padiglione. Di solito i posti più vicini all’Amyrlin Seat erano considerati i migliori. E direttamente davanti a lei, Escaralde era in piedi di fronte alle casse coperte di marrone, discutendo in tono sommesso con Takima. Bassa quasi quanto Nisao, Takirna era una donna calma dall’aspetto simile a un uccello, ma quando voleva sapeva essere energica, e con i pugni sulle anche assomigliava a un passero arrabbiato, tutte le penne rigonfie per apparire più grosso. Dal modo in cui continuava a scoccare occhiatacce verso Berana, era chiaro che non gradiva la disposizione. Ovviamente era troppo tardi per fare dei cambiamenti, ma in ogni caso Escaralde si voltò per incombere su Takima come se si aspettasse di dover combattere per la sua scelta. Egwene rimaneva meravigliata da come Escaralde riusciva a farlo. Incombere, cioè. Era più bassa di diversi pollici perfino di Nisao. Doveva essere per via della pura forza di volontà. Escaralde non si tirava mai indietro quando riteneva di avere ragione. E pensava sempre di avere ragione. Se Moria voleva davvero un attacco immediato a Tar Valon, e Malind voleva davvero una ritirata, cos’era che voleva Escaralde?
Nonostante tutto ciò che aveva detto Siuan sul fatto che le Adunanti desideravano essere avvertite, l’ingresso di Egwene non causò grande agitazione. Quali che fossero le ragioni per cui Malind e le altre avevano convocato il Consiglio per ascoltare il rapporto di Akarrin, non avevano reputato che la faccenda fosse così delicata da dover essere udita soltanto dalle orecchie delle Adunanti, perciò piccoli capannelli di quattro o cinque Aes Sedai erano in piedi dietro le panche delle Adunanti della propria Ajah, e rivolsero riverenze a Egwene mentre lei procedeva lungo i tappeti verso il suo seggio. Le Adunanti invece si limitarono a guardarla, o forse le rivolsero un breve cenno del capo. Lelaine la osservò con sguardo freddo, poi tornò a osservare vagamente Moria, una donna dall’aspetto piuttosto ordinario in semplice lana blu. Tanto ordinario che in effetti a una prima occhiata si poteva non notare che il suo volto era senza età. Sedeva tenendo lo sguardo fisso davanti a sé, assorbita nei suoi stessi pensieri. Romanda fu una di quelle che inclinarono un po’ il capo verso di lei. All’interno del Consiglio, l’Amyrlin Seat era sempre l’Amyrlin Seat, ma un po’ meno che al di fuori. All’interno del Consiglio, le Adunanti percepivano il proprio potere. In un certo senso, si poteva dire che l’Amyrlin era solo la prima fra pari, all’interno del Consiglio. Be’, forse qualcosa di più, ma non molto. Siuan diceva che molte Amyrlin avevano fallito per aver creduto che le Adunanti fossero uguali a loro in tutto e per tutto, mentre altrettante per aver ritenuto che la differenza fosse più ampia di quanto lo era davvero. Era come correre in cima a uno stretto muro con dei feroci mastini da entrambi i lati. Bisognava mantenere un attento equilibrio e cercare di badare più ai propri piedi che non ai cani. Ma occorreva sempre essere ben consci dei cani.
Slacciandosi il mantello mente saliva sulla cassa a strisce, Egwene lo ripiegò sopra la panca prima di sedersi. Le panche erano dure, e alcune Adunanti portavano dei cuscini quando pensavano che la seduta sarebbe durata a lungo. Egwene preferiva di no. La proibizione di discorsi di rado impediva a una o due donne di andare per le lunghe coi loro commenti, e un sedile duro poteva aiutarla a rimanere sveglia nei casi peggiori. Sheriam prese il posto della Custode degli Annali in piedi alla sinistra di Egwene, e non c’era nulla da fare se non aspettare. Forse avrebbe proprio dovuto portarsi un cuscino.
Le altre panche stavano cominciando a riempirsi, seppure lentamente. Aledrin e Saroiya si erano unite a Berana, la prima tanto grassoccia da far sembrare magre le altre due. Certo le linee verticali di volute bianche che correvano giù per le gonne di Saroiya avevano comunque quell’effetto, mentre le ampie maniche bianche di Aledrin e il riquadro niveo che scendeva sul davanti del suo abito sortiva proprio l’effetto opposto. Pareva che ciascuna stesse cercando di scoprire se le altre sapevano cosa c’era in ballo, dal modo in cui scuotevano le teste e scoccavano occhiate verso le Azzurre, le Marroni e le Verdi. Anche Varilin, una donna dai capelli rossi dall’aspetto simile a una cicogna e più alta di molti uomini, aveva preso posto accanto a Kwamesa. Aggiustandosi e riaggiustandosi incessantemente lo scialle, Varilin spostava lo sguardo da Moria a Escaralde, poi a Malind e ricominciava da Moria. Magla, lo scialle con la frangia gialla avvolto stretto attorno alle ampie spalle, e Faiselle, una Domanese dal volto squadrato in sete ricoperte di fitti ricami verdi, stavano entrando nel padiglione, ignorandosi a vicenda perfino quando le loro gonne si sfioravano. Magla era saldamente dalla parte di Romanda e Faseille da quella di Lelaine, e i due gruppi non si mischiavano. Anche altre Sorelle si stavano riversando all’interno a sprazzi, Nisao e Myrelle fra circa una mezza dozzina di Sorelle che si erano intrufolate dietro Magla e Faiselle. Morvrin si trovava già fra le Marroni dietro Takima ed Escaralde, e Beonin era ai margini delle Grigie dietro Varilin e Kwamesa. A questo ritmo, non sarebbe passato molto tempo prima che metà delle Aes Sedai dell’accampamento si accalcasse nel padiglione. Mentre Magla stava ancora camminando lungo i tappeti diretta alle panche delle Gialle, Romanda si alzò in piedi. «Siamo più di undici ora, perciò possiamo cominciare.» La sua voce aveva un tono sorprendentemente acuto. Si sarebbe potuto pensare che fosse perfetta per il canto, sempre a patto di riuscire a immaginare Romanda cantare. La sua faccia sembrava più improntata al rimprovero o perlomeno a una lieve disapprovazione. «Non penso che ci sia bisogno di fare una seduta formale» aggiunse quando Kwamesa si alzò in piedi. «Già capisco appena perché questo debba essere fatto in sessione, ma se così dev’essere, procediamo e vediamo di finire presto. Alcune di noi hanno faccende più importanti di cui occuparsi. E sono certa che lo stesso vale per te, Madre.»