Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Una proposta è stata presentata al Consiglio» ripeté Egwene nel silenzio. Dopo quello squillo amplificato dal Potere, la sua voce le riecheggiava nelle orecchie. Forse era stata davvero più forte di quanto pensasse. Quel flusso non era mai stato pensato per essere usato in un interno, perfino se si trattava di pareti di tela rattoppate. «Come ti pronunci a sostegno di un’alleanza con la Torre Nera, Moria?» Si sedette non appena ebbe concluso. Qual era la sua posizione su questo? Quali difficoltà le si sarebbero presentate? Come poteva usarlo a suo vantaggio? La Luce la aiutasse davvero. Quelle erano state le prime domande a venirle in mente. Desiderò che Sheriam si asciugasse gli occhi e si raddrizzasse. Era l’Amyrlin Seat, e aveva bisogno di una Custode degli Annali, non di una femminuccia.
Ci vollero alcuni minuti perché tornasse l’ordine, le Adunanti che si sistemavano i vestiti e lisciavano le gonne senza una vera necessità, evitando gli occhi delle altre e in particolare non guardando le Sorelle che le osservavano assiepate dietro le panche. Le facce di alcune Adunanti si chiazzarono di un rosso che non aveva nulla a che fare con la rabbia. Le Adunanti non si urlavano contro come contadinotte durante la tosatura. E specialmente non di fronte ad altre Sorelle.
«Siamo di fronte a due difficoltà apparentemente insormontabili» disse infine Moria. La sua voce era nuovamente misurata e fredda, ma un accenno di rossore chiazzava ancora le sue gote. «I Reietti hanno scoperto un’arma – scoperto o riscoperto; di certo l’avrebbero usata prima, se l’avessero posseduta – un’arma contro cui non ci possiamo opporre. Un’arma di cui non siamo all’altezza, anche se la Luce sa perché dovremmo volerlo, ma, cosa più importante, un’arma che non possiamo fermare e contro cui non abbiamo scampo. Allo stesso tempo, gli... Asha’man... sono aumentati come gramigna. Rapporti affidabili sostengono che il loro numero sia quasi uguale a quello di tutte le Aes Sedai in vita. Perfino se fosse una cifra gonfiata, non possiamo permetterci di credere che sia esagerata di molto. E aumentano ogni giorno che passa. I rapporti delle spie concordano troppo per credere altrimenti. Dovremmo prendere questi uomini e domarli, ovviamente, ma li abbiamo ignorati per via del Drago Rinato. Li abbiamo messi da parte, con l’intento di occuparcene in seguito. L’amara verità è che ormai è troppo tardi per affrontarli. Sono troppi. Forse era già troppo tardi quando abbiamo appreso cosa stavano facendo.
«Se non possiamo domare questi uomini, allora dobbiamo controllarli in qualche modo. Con un accordo con la Torre Nera – un’alleanza è una parola troppo forte – stipulato con parole ben ponderate, possiamo muovere i primi passi per proteggere il mondo da loro. Possiamo anche farli accedere ai nostri circoli.» Sollevando un dito ammonitore, Moria fece scorrere lo sguardo lungo le panche, ma la voce rimase fredda e misurata. E ferma. «Dobbiamo mettere in chiaro che sarà sempre una Sorella a fondere i flussi – non sto suggerendo di lasciare che un uomo controlli un circolo collegato! – ma con degli uomini nei circoli possiamo espanderli. Con la benedizione della Luce, forse possiamo espanderli tanto da opporci a quest’arma dei Reietti. Prenderemmo due piccioni con una fava. Ma questi piccioni in realtà sono leoni, e se non lanciamo quella fava, uno di loro ci ucciderà di certo. Questo è quanto.»
Calò il silenzio. Tranne Sheriam, perlomeno. In piedi a poca distanza da Egwene, curva su sé stessa, le spalle che tremavano, ancora non era riuscita a controllare le proprie lacrime.
Allora Romanda emise un pesante sospiro. «Forse possiamo espandere i circoli quanto basta per opporci ai Reietti» disse con voce calma. In un certo modo, questo conferì alle sue parole più peso che non se avesse urlato. «Forse possiamo controllare gli Asha’man. Un’esile speranza, forse, in ambedue i casi.»
«Quando stai affogando,» replicò Moria con uguale calma «ti aggrappi a qualunque ramo galleggi lì vicino, perfino se non sei certa che sosterrà il tuo peso finché mantieni la presa. L’acqua non si è ancora richiusa sulle nostre teste, Romanda, ma stiamo affogando. Stiamo affogando.»
Di nuovo ci fu silenzio, tranne per il piagnucolio di Sheriam. Si era dimenticata del tutto l’autocontrollo? D’altro canto, nessuna fra le Sorelle aveva un espressione lieta, nemmeno Moria, Malind o Escaralde. La faccia di Delana aveva assunto una tonalità decisamente verdastra. Pareva che fosse lei sul punto di rimettere, e non Sheriam. Egwene si alzò ancora una volta, quanto bastava per pronunciare la domanda richiesta. Perfino quando veniva proposto l’impensabile, i rituali dovevano essere seguiti. Forse in quel caso più che mai. «Chi si pronuncia contro questa proposta?»
Non c’era certo carenza di persone che volessero prendere la parola, per quello, ma tutte si erano ricomposte quanto bastava per seguire il protocollo. Diverse Adunanti si mossero allo stesso momento, ma Magla fu la prima ad alzarsi in piedi, e le altre si rimisero a sedere senza evidenti manifestazioni di impazienza. Faiselle venne dopo Magla, e Varilin dopo Faiselle. Poi fu il turno di Saroiya e infine di Takima. Ognuna parlò a lungo, Varilin e Saroiya quasi arrivando al punto di usare parole proibite, e ognuna dissertò con tutta l’eloquenza a cui poteva fare appello. Nessuna raggiungeva il seggio da Adunante senza una buona dose di eloquenza. Ciononostante, presto parve evidente che stavano ripetendo sé stesse e le altre, solo con parole diverse.
I Reietti e la loro arma non furono mai menzionati. La Torre Nera era l’argomento delle Adunanti, la Torre Nera e gli Asha’man. La Torre Nera era una macchia sulla faccia della terra, una minaccia per il mondo terribile quanto la stessa Ultima Battaglia. Il solo nome indicava legami con l’Ombra, per non parlare del fatto che era un vero e proprio schiaffo per la Torre Bianca. I cosiddetti Asha’man – nessuna usò il nome senza aggiungere ‘cosiddetti’ o una smorfia beffarda; nella Lingua Antica significava ‘guardiani’ ed erano tutto tranne guardiani – i cosiddetti Asha’man erano uomini in grado di incanalare! Uomini condannati a impazzire se la metà maschile del Potere non li uccideva prima. Folli che maneggiavano l’Unico Potere. Da Magla a Takima, ognuna di loro lo sottolineò con ogni brandello di terrore che poteva. Tremila anni di orrore nel mondo, e la Frattura del Mondo ancora prima. Uomini del genere avevano devastato il mondo, distrutto l’Epoca Leggendaria e trasformato la faccia della terra in una desolazione. Ecco con chi veniva chiesto che stipulassero un’alleanza. Se l’avessero fatto, sarebbero state bandite da ogni nazione, e giustamente. Sarebbero giustamente state disprezzate da ogni Aes Sedai. Non poteva essere. Non poteva. Quando infine Takima si sedette, sistemandosi attentamente lo scialle attorno alle braccia, aveva un sorriso piccolo ma piuttosto soddisfatto. Assieme erano riuscite a far apparire gli Asha’man più temibili e più pericolosi dei Reietti e dell’Ultima Battaglia messi assieme. Forse perfino paragonabili al Tenebroso in persona. Dal momento che era stata Egwene a dare il via alle domande di rito, era suo compito terminare, così si alzò per il tempo necessario a dire: «Chi è a favore di un accordo con la Torre Nera?» E lei che aveva pensato che prima nel padiglione ci fosse silenzio! Sheriam era finalmente riuscita a tenere sotto controllo il suo pianto, anche se le lacrime luccicavano ancora sulle sue guance, ma il suo singulto risuonò come delle grida nella quiete che seguì quella domanda. Il sorriso di Takima scivolò via quando Janya si alzò non appena le parole ebbero lasciato la bocca di Egwene. «Perfino un ramoscello è meglio di nessun ramo quando stai affogando» disse Janya. «Preferisco tentare che affidarmi alla speranza fino a essere sommersa.» Aveva l’abitudine di parlare quando non avrebbe dovuto.