Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Dicci quello che avete visto, Akarrin» esordì Moria non appena l’Adunante Bianca si voltò. Aledrin si irrigidì visibilmente, e quando si mise a sedere, il suo volto era del tutto privo di espressione, ma vivide chiazze di colore mettevano in risalto le sue guance. Moria avrebbe dovuto aspettare. Doveva essere molto ansiosa.
Per tradizione – c’erano molte più tradizioni e usanze che leggi, e, per la Luce, c’erano più leggi di quante chiunque sapesse, spesso strati contraddittori posati gli uni sugli altri nel corso dei secoli, ma la tradizione e le usanze governavano le Aes Sedai quanto la legge della Torre, forse anche più – Akarrin rivolse la sua risposta all’ Amyrlin Seat.
«Quello che abbiamo visto, Madre, era un buco più o meno circolare nel terreno» disse, annuendo per enfatizzare quasi una parola ogni due. Pareva scegliere quelle parole con cautela, come per assicurarsi di esprimersi in modo chiaro per tutte. «Può darsi che in origine fosse stato un cerchio perfetto, della forma di una sfera a metà, ma i margini sono crollati in alcuni punti. Il buco è approssimativamente di tre miglia di diametro e profondo forse un miglio e mezzo.» Qualcuna ansimò rumorosamente e Akarrin si accigliò come se qualcuno avesse cercato di interromperla. Proseguì comunque senza fermarsi. «Non possiamo essere del tutto certe della profondità. Il fondo è ricoperto di acqua e ghiaccio. Crediamo che possa diventare un lago, col tempo. In ogni caso, siamo state in grado di determinare la nostra esatta posizione senza troppa difficoltà, e siamo pronte a dire che il buco è situato dove una volta si trovava la città chiamata Shadar Logoth.» Ammutolì, e per un lungo momento l’unico suono fu il fruscio di gonne mentre le Aes Sedai si muovevano a disagio.
Anche Egwene voleva farlo. Per la Luce, un buco di quelle dimensioni avrebbe coperto metà di Tar Valon! «Hai qualche idea su come questo... buco... sia stato creato, Akarrin?» chiese infine. Era piuttosto orgogliosa della fermezza della propria voce. Sheriam stava davvero tremando! Egwene sperò che nessun’altra se ne accorgesse. Le azioni di una Custode degli Annali si riflettevano sull’Amyrlin. Se Sheriam avesse mostrato paura, gran parte delle Sorelle avrebbe pensato che Egwene era spaventata. Certamente non voleva che qualcuno lo sospettasse.
«Ciascuna di noi è stata scelta per le proprie capacità nell’esaminare i resti, Madre. Migliori di molte altre, in verità.» Dunque non erano state scelte semplicemente perché nessuna di più forte era interessata. In questo c’era una lezione. Ciò che le Aes Sedai facevano di rado era semplice come appariva a livello superficiale. Egwene desiderò poter smettere di dover imparare di nuovo lezioni che pensava di avere già appreso. «Nisain è la migliore di noi in questo» proseguì Akarrin.
«Con il tuo permesso, Madre, lascerò che sia lei a rispondere.»
Nisain lisciò nervosamente le sue scure gonne di lana e si schiarì la gola. Una Grigia allampanata con un mento volitivo e occhi sorprendentemente azzurri , aveva una certa reputazione in materia di legge e trattati, ma il suo disagio nel parlare davanti al Consiglio era evidente. Guardò dritto verso Egwene con l’aria di qualcuno che non voleva davvero vedere tutte le Adunanti riunite. «Dato l’ammontare di saidar utilizzato, Madre, non è stata una sorpresa trovare resti compatti quanto la neve.» La sua lingua conservava ben più di una traccia del Murandy, un suono cadenzato. «Perfino dopo così tanto tempo, avrei dovuto essere in grado di trovare qualche indizio su ciò che è stato intessuto, se fosse stato qualcosa con cui avevo familiarità, ma non è così. Sono riuscita appena a risalire al flusso, Madre, e non aveva alcun senso. Nessuno. In effetti, sembrava così alieno che...» Schiarendosi di nuovo la gola, deglutì. Il suo volto impallidì un po’. «Potrebbe non essere stato intessuto da una donna. Abbiamo pensato che si sia trattato dei Reietti, ovviamente, perciò ho saggiato la risonanza. Tutte l’abbiamo fatto.» Stava per voltarsi per fare un gesto verso le sue compagne, ma si affrettò a girarsi di nuovo. Era ovvio che preferisse guardare Egwene piuttosto che le Adunanti, tutte protese in avanti con aria attenta. «Non posso dire cosa sia stato fatto, a parte scavare via tre miglia di terra, o come sia stato fatto, ma di certo è stato usato anche saidin. La risonanza era così forte da poterla fiutare. È stato usato più saidin di saidar, molto di più, come Montedrago paragonato a una collina. E questo è tutto ciò che so dire, Madre.» Un rumore si diffuse per il padiglione, il suono di Sorelle che esalavano il respiro che avevano trattenuto. Quello di Sheriam parve il più rumoroso, ma forse era solo perché si trovava più vicina.
Egwene ricompose il suo volto in un’espressione di tranquillità. I Reietti, e un flusso che avrebbe potuto strappare via metà di Tar Valon. Se Malind avesse proposto la fuga, come poteva lei tentare di far rimanere le Sorelle per fronteggiare qualcosa del genere? Poteva abbandonare Tar Valon, e la Torre, e solo la Luce sapeva quante decine di migliaia di vite? «Qualcun’altra ha qualche domanda?» chiese.
«Io ne ho una» disse Romanda in tono asciutto. La sua calma non era minimamente incrinata. «Ma non per queste Sorelle. Se nessuna ha altre domande per loro, sono certa che saranno liete di allontanarsi e non avere tutto il Consiglio che le fissa.»
Suggerire ciò non stava precisamente a lei, ma nemmeno non farlo, perciò Egwene lasciò correre. Nessun’altra aveva domande per Akarrin o le sue compagne, a quanto pareva, e Romanda offrì loro ringraziamenti sorprendentemente calorosi per i loro sforzi. Di nuovo qualcosa che non spettava precisamente a lei.
«Per chi è la domanda?» chiese Egwene quando Akarrin e le altre cinque si sparpagliarono per unirsi al crescente numero di Sorelle assiepate fra le lampade su sostegni e i bracieri. Erano ansiose, come Romanda aveva detto, di sottrarsi agli sguardi del Consiglio, ma volevano ascoltare cosa sarebbe venuto dal loro operato. Fu molto difficile per Egwene impedire all’asprezza di farsi strada nella sua voce. Romanda finse di non averlo notato. O forse non lo notò davvero.
«Per Moria» rispose. «Sospettavamo dei Reietti fin dall’inizio. Sapevamo che, qualunque cosa fosse accaduta, era potente e distante. Tutto quello che abbiamo appreso, in effetti, è che Shadar Logoth non esiste più, e posso solo dire che il mondo è un posto migliore senza quel ricettacolo dell’Ombra.» Fissò l’Adunante Azzurra con un cipiglio che aveva fatto strillare molte Aes Sedai come novizie. «La mia domanda è questa. È cambiato qualcosa per noi?»
«Dovrebbe» replicò Moria, incontrando impassibile lo sguardo dell’altra donna. Poteva non essere nel Consiglio da tanto tempo quanto Romanda, ma si supponeva che le Adunanti fossero su uno stesso livello. «Da lungo tempo abbiamo fatto preparativi nel caso in cui i Reietti agiscano contro di noi. Ogni Sorella in grado di formare un circolo sa farlo, oppure sa come unirsi a uno in fase di formazione finché ognuno raggiunge tredici elementi. Tutte devono potervi accedere, perfino le novizie, perfino le più recenti.» Lelaine sollevò occhi penetranti verso di lei, ma per quanto volesse redarguire Moria, erano della stessa Ajah. Dovevano almeno dare l’apparenza di un fronte comune. Però lo sforzo di tenere la bocca chiusa fece assottigliare le labbra di Lelaine.
Romanda non aveva certe restrizioni. «Devi proprio spiegare quello che sanno già tutte? Siamo state noi a creare quelle disposizioni. Te ne sei forse dimenticata?» Stavolta la sua voce era tagliente. Aperte manifestazioni di rabbia erano proibite nel Consiglio, ma non era vietato pungolare.
Se Moria avvertì quel pungolo, non diede alcun segno esteriore tranne aggiustarsi lo scialle. «Devo spiegare dall’inizio, perché non abbiamo pensato con sufficiente lungimiranza. Malind, i nostri circoli possono fronteggiare quello che Akarrin e Nisain hanno descritto?»