La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Che ne pensi di Logain e l’Ajah Rossa?» chiese Garenia, e Reanne la fissò. La donna si era servita un’altra tazza di tè prima di tornare su, e sorseggiava la bevanda con aria di sfida.
«Quale che sia la verità, Garenia, non spetta a noi criticare ciò che hanno fatto le Aes Sedai.» Reanne tese le labbra. Questo però non si conciliava con i suoi sentimenti nei confronti delle ribelli, ma come poteva un’Aes Sedai fare una cosa simile?
La donna della Saldea chinò il capo in segno di consenso, e forse anche per nascondere l’espressione imbronciata che aveva assunto. Reanne sospirò. Lei per prima aveva rinunciato a sognare l’Ajah Verde da molto tempo, ma c’erano quelle come Berowin che credevano, pensavano segretamente, che in qualche modo un giorno avrebbero potuto fare ritorno alla Torre Bianca e diventare Aes Sedai. Poi c’erano donne come Garenia, non molto brave a tenere nascosti i loro desideri, anche quelli vietati. Loro avrebbero accettato le selvatiche e sarebbero anche andate alla ricerca di ragazze capaci di imparare!
Garenia non aveva ancora finito. Lei era sempre ai limiti della disciplina, e spesso li oltrepassava. «Che cosa mi dici di questa Setalle Anan? Quelle ragazze sono al corrente dell’esistenza del Circolo. Quella donna deve averglielo detto, anche se come fa lei a saperlo...» Rabbrividì in un modo che sarebbe stato eccessivo per la maggior parte delle altre, ma lei non era mai stata capace di nascondere le proprie emozioni. Anche quando avrebbe dovuto. «Chiunque ci abbia tradite dev’essere trovata e punita. Setalle è una locandiera e le deve essere insegnato a tenere a freno la lingua!» Berowin sussultò, gli occhi sgranati per la sorpresa, e si accasciò su una sedia così pesantemente che quasi rimbalzò.
«Ricordati di chi stai parlando, Garenia» le rispose secca Reanne. «Se Setalle ci avesse tradite, adesso staremmo strisciando verso Tar Valon per chiedere perdono.» La prima volta che Reanne era giunta a Ebou Dar le avevano raccontato la storia di una donna che era stata costretta a strisciare fino alla Torre Bianca, e nulla di quanto aveva visto delle Aes Sedai l’aveva fatta dubitare. «Ha mantenuto i pochi segreti che conosce per gratitudine, e dubito che quel sentimento sia svanito in lei. Sarebbe morta alla nascita del suo primo bambino se la Famiglia non l’avesse aiutata. Le cose che sa sono state rivelate da lingue imprudenti, convinte che lei non potesse sentire, e le proprietarie di quelle lingue sono state punite oltre vent’anni fa.» Avrebbe comunque dovuto trovare un sistema per chiedere a Setalle di essere più circospetta. Di sicuro la locandiera si era lasciata scappare qualcosa davanti a quelle ragazze.
Garenia piegò di nuovo il capo, ma aveva un’espressione testarda. Reanne decise che le avrebbe fatto trascorrere almeno un turno in ritiro, con compiti speciali che le avrebbero insegnato a tenere a freno la lingua. Di solito una settimana da Alise era sufficiente a far decidere a una donna che l’ostinazione non serviva a nulla.
Prima che potesse informare Garenia di questi suoi pareri, vide Derys che si inchinava davanti alla porta per annunciare Sarainya Vostovan. Come sempre, Sarainya entrò prima che Reanne potesse dire qualcosa. In qualche modo quella donna particolarmente bella faceva sembrare Garenia quasi servile, anche se rispettava le regole solo in modo formale. Reanne era certa che si sarebbe acconciata i capelli in treccine e campanelli se ne avesse avuto l’opportunità, non importa che effetto avrebbero avuto con la sua cintura rossa. Ma in fondo, se avesse avuto scelta, non avrebbe fatto nemmeno un turno con quella cintura.
Sarainya fece l’inchino sulla soglia e si inginocchiò davanti a Reanne con il capo abbassato, ma i cinquant’anni trascorsi non le avevano fatto dimenticare che avrebbe potuto essere una donna molto potente se fosse tornata nell’Arafel. Le riverenze e tutto il resto erano delle concessioni. Quando parlò, con quella sua voce rauca e intensa, Reanne smise di chiedersi se quella donna avrebbe mai fatto pace con sé stessa, smise anche di pensare a Garenia.
«Callie è morta, Sorella Anziana. Le hanno tagliato la gola, e a quanto pare le hanno rubato anche le calze, ma Sumeko dice che è stata uccisa con l’Unico Potere.»
«È impossibile!» esplose Berowin. «Nessuna delle Parenti avrebbe fatto una cosa simile!»
«Un’Aes Sedai?» chiese Garenia, per una volta esitante. «Ma come? I Tre Giuramenti... Sumeko dev’essersi sbagliata.»
Reanne alzò una mano per chiedere silenzio. Sumeko non si sbagliava mai, non in quel campo. Sarebbe appartenuta all’Ajah Gialla se non fosse crollata al momento dell’esame per lo scialle e, anche se era proibito, nonostante le penitenze infinite, aveva lavorato per imparare sempre di più ogni volta che pensava che nessuno la stesse osservando. Era chiaro che non poteva essere stata opera di un’Aes Sedai né di una Parente, ma... Quelle ragazze tanto insistenti, che sapevano cose che non avrebbero dovuto sapere... Il Circolo era durato troppo a lungo, aveva offerto aiuto a troppe donne e adesso sarebbero state distrutte.
«Ecco cosa dobbiamo fare» disse. Quella sensazione di paura riapparve, ma per una volta non vi prestò molta attenzione.
Nynaeve si allontanò da quella casa del tutto oltraggiata. Era incredibile! Quelle donne avevano una gilda, lo sapeva! Qualsiasi cosa avessero detto era certa che sapessero dov’era nascosta la Scodella. Avrebbe fatto tutto ciò che era necessario perché glielo dicessero. Fingersi docile per ore davanti a loro sarebbe stato molto più facile che dover tollerare Mat Cauthon per chissà quanti giorni.
Avrei potuto essere remissiva quanto volevano, pensò irritata. Gli avrei anche fatto credere di essere una vecchia ciabatta! Avrei potuto... Quella era una menzogna, e non era necessario un saporaccio cattivo in bocca per rammentarglielo. Se avesse avuto mezza possibilità, avrebbe strapazzato tutte quelle donne fino a quando non le avessero detto quello che voleva sapere. Avrebbe dimostrato che era un’Aes Sedai fino a farle strillare di dolore!
Guardò Elayne di sottecchi. Sembrava persa nei suoi pensieri. Nynaeve avrebbe preferito non sapere a cosa stava pensando Elayne. Una mattinata sprecata, una completa umiliazione. Non le piaceva avere torto. Non era ancora abituata ad ammetterlo, e adesso avrebbe dovuto chiedere scusa a Elayne! Odiava davvero dover chiedere scusa! Be’, arrivate a palazzo se la sarebbe vista brutta. Con Birgitte e Aviendha ancora fuori, sperava. Non avrebbe iniziato a scusarsi per strada, con tutta la gente che le passava accanto. La folla era aumentata, anche se il sole non sembrava molto più alto di prima, fra i nugoli di uccelli marini che stridevano sopra di loro.
Ritrovare la strada di casa non fu facile, dopo tutte quelle svolte e cambi di direzione. Nynaeve dovette chiedere indicazioni una dozzina di volte, mentre Elayne guardava in un’altra direzione, fingendosi indifferente. Superarono ponti, schivarono carri e calessi, saltarono di lato per far passare le portantine che serpeggiavano fra la folla, e nel frattempo Nynaeve sperava che Elayne dicesse qualcosa. Quando lei stessa restava in silenzio, era per parlare poi con maggior durezza, quindi più a lungo Elayne camminava senza parlare, si prefigurava che sarebbe successo qualcosa di catastrofico una volta che si fossero trovate nelle loro stanze. Il tutto la rendeva furiosa. Aveva ammesso di essersi sbagliata, anche se solo con sé stessa. Elayne non aveva il diritto di farla soffrire a quel modo. Assunse un’espressione tale che la gente, anche quando non notava i loro anelli, faceva loro largo. I passanti parevano trovare qualcosa di urgente da fare altrove. Anche alcuni portatori girarono a largo da loro due.
«Quanti anni pensi che abbia Reanne?» le chiese a un tratto Elayne. Nynaeve fu sul punto di sobbalzare. Erano quasi arrivate alla piazza di Mol Hara.
«Cinquant’anni. Forse sessanta. Non vedo che importanza possa avere.» Nynaeve fece scorrere gli occhi sulla folla per controllare che non ci fosse nessuno abbastanza vicino da sentirle. Una venditrice ambulante, con il vassoio coperto da frutti gialli e amari che chiamava limoni, cercò di ingoiarsi l’urlo col quale reclamizzava i suoi prodotti quando lo sguardo di Nynaeve si posò su di lei per un momento, e finì col piegarsi in due sul vassoio, tossendo. Nynaeve tirò su con il naso. Quella donna con ogni probabilità le stava ascoltando e forse aveva in mente di derubarle. «Loro sono una gilda, Elayne e sanno dove si trova la Scodella. Ne sono sicura.» Non era affatto ciò che aveva intenzione di dire. Forse sarebbe stato meglio chiedere subito scusa per averla trascinata in quella situazione.