Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Ancora pieno d’incertezza, ser Robar si era tenuto fuori dallo scontro. Ma adesso anche lui mise mano alla spada.
«Robar! No! Ascolta!…» Catelyn gli afferrò il braccio. «Brienne non c’entra, non è stata lei… Non-è-stata-lei! Aiutala, Robar: aiutala! È stato Stannis!» Il nome arrivò sulle sue labbra senza che Catelyn neppure se ne rendesse conto. Ma era la verità, e lei lo sapeva. «Te lo giuro, Robar. Tu mi conosci, non ti mentirei: è stato Stannis a uccidere suo fratello!»
Il giovane Cavaliere dell’arcobaleno rimase a fissare quella donna diventata come folle, con gli occhi accesi, pieni di terrore. «Stannis? Ma come… Come?»
«Non lo so come. Stregoneria, qualche magia nera. C’era un’ombra qui dentro… Un’ombra.» A Catelyn, la sua stessa voce risuonava folle e distorta. Ma le parole andarono avanti a riversarsi, mentre le spade continuavano a cozzare dietro di lei. «Un’ombra con una spada in pugno, te lo giuro, Robar, l’ho vista! Sei forse cieco? La ragazza amava Renly! Aiutala!»
Catelyn gettò uno sguardo alle proprie spalle. Vide il secondo armigero cadere, la spada che scivolava dalle sue dita prive di forza. Fuori, risuonavano delle urla. Da un istante all’altro, il padiglione regale sarebbe stato invaso da molti altri uomini inferociti.
«Brienne è innocente, Robar! Hai la mia parola… Te lo giuro sulla tomba di mio marito e sul mio onore di Stark!»
Questo fu sufficiente a convincerlo una volta per tutte. «Io li trattengo» disse Robar Royce. «Tu porta Brienne via di qui.» Poi si precipitò fuori.
L’incendio aveva raggiunto le pareti di seta. Dita incandescenti stavano risalendo verso il soffitto della tenda. Ser Emmon continuava a incalzare duramente Brienne, lui coperto d’acciaio smaltato giallo, lei con indosso solo abiti di lana e cuoio. Si era completamente dimenticato di Catelyn… fino al momento in cui lei prese uno dei bracieri e glielo schiantò sulla testa. Il colpo non lo ferì, protetto com’era dall’elmo, ma lo fece cadere in ginocchio.
«Brienne!» comandò Catelyn. «Vieni con me!»
La donna guerriera non esitò. Un fendente e la seta della tenda si spalancò. Corsero fuori, nelle tenebre che andavano dissipandosi, nell’aria fredda prima dell’alba. Intanto forti grida continuavano a levarsi dalla parte opposta del padiglione.
«Per di qua» Catelyn fece strada. «Ma lentamente. Se ci mettiamo a correre, qualcuno vorrà sapere il perché. Cammina con calma, come se fosse tutto a posto.»
Brienne s’infilò la spada nel cinturone e seguì Catelyn. Nell’aria notturna c’era odore di pioggia. Dietro di loro, il padiglione di Renly era ormai un unico rogo, alte fiamme pulsanti contro il cielo scuro. Nessuno cercò di fermarle. Gli uomini stavano accorrendo da tutte le parti. Urlavano al fuoco, imprecavano all’assassinio, maledicevano la stregoneria. Altri invece rimanevano in disparte, raccolti a gruppi, parlando a voce bassa. Alcuni pregavano. Un giovane scudiero era in ginocchio, prostrato da un pianto dirotto.
La voce si sparse con la stessa rapidità delle fiamme e gli schieramenti di Renly cominciarono a disperdersi. I bivacchi erano ormai estinti. A est, l’immane struttura del maniero di Capo Tempesta cominciò a emergere dall’oscurità, come un sogno di pietra. Esili brume livide scivolavano sui campi della terra di nessuno, fuggendo lontano dal sole sorgente, cavalcando le ali del vento. “Spettri del mattino”, era così che li chiamava la Vecchia Nan, ricordò Catelyn. Spiriti che facevano ritorno alle loro tombe. Renly era uno di loro, adesso. Svanito anche lui come suo fratello Robert, come il caro Ned.
«L’unica volta che ho potuto abbracciarlo è stato da morto» disse Brienne con voce incrinata, mentre continuava a seguire Catelyn nell’accampamento ormai in preda al caos. «Un momento prima stava ridendo, e poi… Sangue, sangue dovunque… Mia signora, io non comprendo. Anche tu hai visto?…»
«Ho visto un’ombra. Sulle prime, ho creduto che si trattasse dell’ombra di Renly. Invece era quella di suo fratello.»
«Lord Stannis?»
«L’ho sentito. Non ha alcun senso, lo so…»
Ma per Brienne, aveva perfettamente senso. «Lo ucciderò» dichiarò l’alta, schietta ragazza. «Con la spada del mio signore lo ucciderò. Lo giuro, lo giuro, lo giuro!»
Hallis Mollen e il resto della scorta del Nord le aspettavano vicino ai cavalli. Ser Wendel Manderly fremeva di sapere che cosa stava accadendo.
«Mia signora, l’intero accampamento è come impazzito» disse quando le due donne apparvero. «Lord Renly, è…» Si bloccò: aveva visto Brienne coperta di sangue.
«Morto, ma non per mano nostra.»
«La battaglia…» cominciò Hal Mollen.
«Non ci sarà nessuna battaglia.»
Catelyn montò in sella. La sua scorta si chiuse attorno a lei, ser Wendel alla sua sinistra, ser Perwyn Frey alla sua destra.
«Brienne, abbiamo portato due cavalli per ognuno di noi» Catelyn accennò ai destrieri. «Scegline uno e vieni con noi.»
«Ho il mio cavallo, mia signora. E anche la mia armatura.»
«Lascia perdere, l’uno e l’altra. Quando verrà loro in mente di cercarci, dovremo essere ben lontano. Eravamo con il re quando è stato ucciso, qualcosa che non verrà dimenticato.»
Senza una parola, Brienne fece quanto Catelyn le aveva detto.
«In marcia» ordinò Catelyn una volta che tutto il gruppo fu in sella «e abbattete chiunque cerchi di fermarci.»
Le lunghe dita dell’alba si allungarono sulla terra di nessuno. Lentamente, i colori tornarono a impossessarsi dell’universo. Là dove uomini grigi, armati di lance fantasma, erano in attesa su cavalli grigi, le punte di diecimila picche cominciarono a scintillare di una gelida sfumatura argentea. Nella miriade di vessilli che garrivano nel vento, Catelyn vide apparire i bagliori del rosso, del rosa, dell’arancione, vide lo sfarzo del blu e del marrone, lo splendore dell’oro e del giallo. Tutta la potenza militare di Capo Tempesta e di Alto Giardino, potenza che, fino a un’ora prima, era appartenuta a Renly.
“Appartiene a Stannis, adesso” si rese conto Catelyn. “Anche se questo loro ancora non lo sanno. Ma a chi altri potranno guardare, se non all’ultimo dei Baratheon? Un singolo, malefico affondo, e Stannis ha trionfato.”
“Sono io il re di diritto” così Stannis aveva dichiarato solamente il giorno prima, la mascella serrata come una tenaglia di ferro. “E tuo figlio è un traditore, non meno di quanto lo sia mio fratello, qui. Verrà anche il suo giorno.”
Un respiro gelido attraversò Catelyn Stark.
JON
La collina torreggiava al di sopra di un denso intrico di foresta. Era un acrocoro solitario e improvviso, la cui cima battuta dal vento era visibile da molti chilometri di distanza. Pugno dei Primi Uomini, era quello il nome che le avevano dato i bruti, dicevano i ranger. E aveva l’aspetto di un pugno, riconobbe Jon Snow. Un impeto di sollevamento dal sottosuolo che perforava la terra e le foreste, le aspre pendici marroni irte di pietre.
Jon cavalcò verso la sommità assieme a lord Mormont e agli altri ufficiali dei Guardiani della notte, lasciando Spettro più in basso, tra gli alberi. Era la terza volta che il meta-lupo si allontanava, le prime due era tornato con riluttanza al fischio di richiamo di Jon. Alla terza, il lord comandante aveva perso la pazienza: «Lascialo perdere, Jon. Voglio arrivare in vetta prima del crepuscolo. Lo ritroverai più tardi, il tuo lupo».