Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Se qualcuno avesse mormorato una parola che avrebbe potuto significare passaggi, Leane l’avrebbe detto» si affrettò a evidenziare Siuan quando vide l’espressione di Egwene. Aveva già letto tutti quei rapporti, ovviamente, e sapeva quello che Egwene stava leggendo dalla pagina che teneva in mano. Agitandosi sullo sgabello instabile, per poco Siuan non cadde sui tappeti, talmente scarsa era l’attenzione che vi stava prestando. Questo comunque non la rallentò affatto. «E puoi star certa che Gareth non s’è lasciato sfuggire nulla» proseguì rimettendosi dritta.
«Non che qualche suo soldato sia così sciocco da disertare per la città ora, ma sa quando tenere la bocca chiusa. È solo che ha la fama di attaccare dove non sarebbe possibile. Ha compiuto l’impossibile così tante volte che la gente si aspetta che continui a farlo. Tutto qua.»
Nascondendo un sorriso, Egwene tenne il foglio che menzionava lord Gareth vicino alla fiamma e lo osservò arricciarsi e annerire. Pochi mesi fa, Siuan avrebbe offerto un commento acido su quell’uomo, al posto di un elogio. Sarebbe stato ‘Gareth dannato Bryne’, non Gareth. Non era certo possibile che le mancasse lavargli i panni e lucidargli gli stivali, ma Egwene l’aveva vista fissarlo in quelle rare occasioni in cui lui era venuto all’accampamento delle Aes Sedai. Fissarlo e poi fuggire via se lui le rivolgeva anche solo un’occhiata. Siuan! Fuggire via! Siuan era Aes Sedai da più di vent’anni ed era stata Amyrlin per dieci, ma non aveva idea di come comportarsi in amore più di quanto una papera fosse in grado di tosare una pecora.
Egwene sbriciolò le ceneri e si sfregò le mani, il suo sorriso che sbiadiva. Non stava a lei parlare di Siuan. Anche lei era innamorata, ma non sapeva nemmeno dove mai si trovasse Gawyn o cosa fare se l’avesse appreso. Lui aveva il suo impegno verso l’Andor e lei verso la Torre. E l’unico modo per costruire un ponte su quell’abisso e legarlo a sé avrebbe potuto portare alla sua morte. Meglio lasciarlo andare e dimenticarselo del tutto. Facile come dimenticarsi il proprio nome. E lei l’avrebbe legato. Lo sapeva. Certo, non poteva legare quell’uomo senza sapere dove si trovava, senza mettere le mani su di lui, perciò era un cane che si mordeva la coda. Gli uomini erano... una seccatura!
Soffermandosi per premere le dita contro le tempie – non servì affatto ad alleviare il dolore pulsante – scacciò Gawyn dalla propria mente. Per quanto poteva. Pensava che fosse già un assaggio della sensazione di averlo come Custode: c’era sempre qualcosa di Gawyn nei recessi della sua mente. Ed era capace di farsi strada a forza nella sua consapevolezza nei momenti meno opportuni. Concentrandosi su quello che stava facendo, prese il foglio successivo.
Buona parte del mondo era scomparsa, per quanto riguardava i rapporti delle spie. Dalle terre controllate dai Seanchan giungevano poche notizie, divise tra fantasiose descrizioni delle bestie seanchan riportate come prova che stessero usando Progenie dell’Ombra, racconti terrificanti di donne sottoposte a prove per vedere se dovessero essere messe al guinzaglio come damane, e deprimenti storie di accettazione. Pareva che i Seanchan non fossero governanti peggiori di altri, e anzi meglio di alcuni – sempre che tu non fossi una donna in grado di incanalare – e sembrava che fin troppe persone avessero abbandonato progetti di resistenza, una volta che era apparso chiaro che i Seanchan avrebbero lasciato continuare le loro vite come al solito. L’Arad Doman era quasi nella stessa situazione, e anche da lì provenivano solo voci, confermate come tali dalle Sorelle che scrivevano i rapporti, ma incluse per mostrare la condizione in cui si trovava quella nazione. Re Alsalam era morto. No, aveva iniziato a incanalare ed era impazzito. Anche Rodel Ituralde, il Gran Capitano, era morto, o aveva usurpato il trono, o stava invadendo la Saldea. Tutti i membri del Consiglio dei Mercanti erano morti, o avevano lasciato il Paese, o avevano fomentato una guerra civile per stabilire chi dovesse essere il prossimo re. Qualunque di quelle voci poteva essere vera. O nessuna. Le Ajah erano abituate a vedere tutto, ma ora un terzo del mondo era avvolto in una densa nebbia, con solo alcuni piccolissimi varchi. Perlomeno, se avevano avuto modo di osservare qualcosa più chiaramente, nessuna Ajah si era degnata di trasmetterlo.
Un altro problema era che le Ajah ritenevano che cose diverse avessero importanza suprema, mentre in larga parte ignoravano il resto. Le Verdi, per esempio, erano preoccupate in particolar modo di racconti sulle armate delle Marche di Confine vicino Nuova Braem, a centinaia di leghe dalla Macchia che si supponeva dovessero sorvegliare. Il loro rapporto parlava degli uomini delle Marche di Confine e solo di loro, come se dovesse essere fatto qualcosa e subito. Non che proponessero nulla, né vi accennassero, tuttavia la frustrazione traspariva dalla calligrafìa frettolosa e poco decifrabile scarabocchiata con urgenza. Egwene sapeva la verità su quella situazione da Elayne, ma era contenta di lasciare che le Verdi si rodessero i denti per il momento, dato che Siuan aveva rivelato perché non si stessero affannando a mettere le cose in chiaro. Stando al suo agente a Nuova Braem, gli uomini delle Marche di Confine erano accompagnati da cinquanta o cento Sorelle, forse duecento. Il numero di Aes Sedai poteva essere incerto, e di sicuro era stato parecchio gonfiato, ma la loro presenza era un fatto di cui le Verdi dovevano essere al corrente, anche se i rapporti che inviavano a Egwene non ne facevano mai menzione. Nessuna Ajah aveva nominato quelle Sorelle nei propri rapporti. Alla fine, però, c’era poca differenza fra cento Sorelle e duecento. Nessuno poteva essere certo di chi fossero quelle Sorelle o del perché si trovassero lì; tuttavia ficcare il naso sarebbe stato di sicuro considerato come un’interferenza. Pareva strano che potessero essere impegnate in una guerra tra Aes Sedai e allo stesso tempo trattenersi dall’interferire con un’altra Sorella per via delle usanze; ma, fortunatamente, era così.
«Almeno non propongono di mandare qualcuno a Caemlyn.»
Egwene batté le palpebre, il dolore dietro i suoi occhi si acuiva nel seguire quelle lettere così compatte.
Siuan emise uno sbuffo beffardo. «E perché dovrebbero? A quanto ne sanno, Elayne si sta lasciando guidare da Merilille e Vandene, perciò sono certe che otterranno la loro regina Aes Sedai, e una Verde per di più. Inoltre, finché gli Asha’man se ne stanno fuori da Caemlyn, nessuno vuole correre il rischio di stuzzicarli. Nel modo in cui stanno le cose, sarebbe come cercare di tirar fuori dal mare delle gelatine-vespa a mani nude, e perfino le Verdi lo sanno. Comunque, questo non fermerà qualche Sorella, Verde o meno, dal fare un salto a Caemlyn. Solo una visita in segreto per incontrare una delle loro spie. Oppure per farsi cucire un vestito, comprare una sella, o solo la Luce sa per quale altro motivo.»
«Perfino le Verdi?» chiese Egwene in tono aspro. Tutti pensavano che le Marroni si comportassero in questo modo e le Bianche in quello, anche quando si poteva dimostrare che non era così; tuttavia si incollerì un po’ al sentire le Verdi considerate alla medesima stregua come se fossero tutte la stessa donna. Forse pensava a sé stessa come Verde, o come se lo fosse stata, il che era sciocco. L’Amyrlin era di tutte le Ajah e di nessuna – si aggiustò la stola sulle spalle, ricordandosi di ciò che rappresentavano quelle sette strisce – e lei non era mai appartenuta nemmeno a una. Tuttavia provava un – non affetto: quello era un termine un po’ forte – un senso di somiglianza fra lei e le Sorelle Verdi.