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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Per fortuna, Gawyn aveva scoperto che poteva farle giocare l’una contro l’altra. Una visita a Romanda gli fruttava sempre un invito da Lelaine. Ovviamente, il motivo per cui erano così ansiose di vederlo aveva poco a che fare con Egwene. Senza dubbio la conversazione avrebbe preso quella direzione molto presto.

«Forse hai ragione, Lelaine Sedai» disse, provando un approccio differente. «Forse Egwene crede davvero di essere al sicuro. Ma non esiste una possibilità che si sbagli? Riesci sinceramente a credere che Elaida lascerebbe muoversi libera per la Torre Bianca una donna che si è proclamata Amyrlin? Di sicuro è solo un modo per mettere in mostra una rivale catturata prima di giustiziarla.»

«Forse» disse Lelaine, continuando a scrivere. Aveva una calligrafia fluida e svolazzante.

«Ma io non devo forse appoggiare l’Amyrlin, perfino se è in errore?»

Gawyn non rispose. Naturalmente lei poteva disobbedire alla volontà dell’Amyrlin. Lui ne sapeva abbastanza della politica delle Aes Sedai da capire che accadeva sempre. Ma dirlo non gli avrebbe fruttato nulla.

«Tuttavia,» disse Lelaine con fare assente «forse posso portare una mozione davanti al Consiglio. Potremmo essere in grado di persuadere l’Amyrlin ad ascoltare un nuovo tipo di supplica. Vedremo se riesco a formulare una nuova argomentazione.»

‘Vedremo’, ‘Forse possiamò o ‘Prendero’ in considerazione cosa fare’. Mai un impegno deciso; sempre mezze offerte unte generosamente di grasso d’oca per poter scappare meglio. Luce, quanto si stava stancando delle risposte delle Aes Sedai!

Lelaine alzò lo sguardo su di lui, concedendogli un sorriso. «Ora, dal momento che ho acconsentito a fare qualcosa per te, forse tu sarai disposto a offrire qualcosa a me. Di rado le grandi gesta vengono compiute senza l’aiuto di molti compagni, come saprai.»

Gawyn sospirò. «Dì cosa ti serve, Aes Sedai.»

«Stando a tutti i rapporti, tua sorella ha dato un’ammirevole dimostrazione di se nell’Andor» affermò Lelaine, come se non avesse detto quasi la stessa cosa le ultime tre volte che si era incontrata con Gawyn. «Ma ha dovuto pestare qualche piede per assicurarsi il trono. Quale pensi che sarà la sua politica riguardo ai frutteti della Casata Traemane? Sotto tua madre, le stime dell’erario sulla terra erano molto favorevoli verso Traemane. Elayne revocherà questo privilegio speciale, oppure cercherà di usarlo come miele per placare quelli che si sono opposti a lei?»

Gawyn represse un altro sospiro. Si andava sempre a parare su Elayne. Lui era convinto che ne Lelaine ne Romanda avessero un vero interesse nel salvare Egwene: erano troppo compiaciute del loro accresciuto potere durante la sua assenza. No, si incontravano con Gawyn per via della nuova regina sul Trono del Leone.

Non aveva idea del perché una Aes Sedai dell’Ajah Azzurra si interessasse dei tassi delle imposte sui meleti. Lelaine non avrebbe cercato un guadagno economico; non era tipico delle Aes Sedai. Ma avrebbe voluto una qualche influenza, un modo per assicurarsi una connessione favorevole con le casate nobiliari dell’Andor. Gawyn era renitente a rispondere. Perche aiutare questa donna? Che utilità ne avrebbe tratto?

Eppure… poteva essere certo che lei non avrebbe lavorato per la liberazione di Egwene? Se lui avesse smesso di rendere questi incontri utili per Lelaine, lei li avrebbe interrotti? Si sarebbe ritrovato estromesso dalla sua unica fonte di influenza — per quanto piccola — nell’accampamento?

«Be’,» disse «penso che mia sorella sarà più rigorosa di mia madre. Ha sempre pensato che la posizione privilegiata dei coltivatori di frutta non fosse più giustificabile.»

Riuscì a vedere che Lelaine iniziò a prendere furtivamente nota di quello che diceva in fondo alla sua pergamena. lira quello il vero motivo per cui aveva preso penna e inchiostro?

Gawyn non aveva scelta tranne rispondere il più sinceramente possibile, anche se doveva essere cauto a non lasciarsi incalzare e rivelare troppe informazioni. La sua connessione con Elayne era l’unica cosa di cui disponeva per mercanteggiare, e doveva razionare la sua utilità per farla durare a lungo. Lo irritava. Elayne non era uno strumento di trattativa; era sua sorella!

Ma era tutto quello che aveva.

«Capisco» disse Lelaine. «E i frutteti che producono ciliegie nel Nord? Non sono stati particolarmente produttivi di recente, e…»

Scuotendo il capo, Gawyn lasciò la tenda. Lelaine lo aveva pungolato sui tassi delle imposte nell’Andor per quasi un’ora. E, ancora una volta, Gawyn non era certo se fosse riuscito a ottenere qualcosa di utile nella sua visita. Non avrebbe mai liberato Egwene a questo ritmo!

Come sempre, una novizia in bianco attendeva fuori dalla tenda per scortarlo all’esterno del campo. Stavolta la novizia era una donna bassa e grassoccia che pareva di qualche anno troppo vecchia per aver preso il bianco.

Gawyn permise alla donna di condurlo attraverso l’accampamento delle Aes Sedai, cercando di fingere che lei fosse solo una guida, piuttosto che una scorta con il compito di assicurarsi che se ne andasse come ordinato. Bryne aveva ragione; alle donne non piaceva che delle persone non necessarie — in particolare dei soldati — se ne andassero in giro per il loro piccolo villaggio ordinato a imitazione della Torre Bianca. Superò gruppi affaccendati di quelle donne in bianco che attraversavano le passerelle, osservandolo con quella vaga diffidenza che spesso la gente riservava ai forestieri. Superò delle Aes Sedai, sempre e comunque sicure di se, che indossassero ricca seta o rigida lana. Superò alcuni gruppi di donne lavoratoci, molto più pulite di quelle nell’accampamento dei soldati. Loro stesse camminavano quasi con un’aria da Aes Sedai, come se ottenessero una qualche misura di autorità nell’essere ammesse nel vero campo.

Tutti questi gruppi si incrociavano in una piazza aperta di erbe calpestate che fungeva da zona comune. La cosa più sconcertante che lui aveva scoperto in questo campo aveva a che fare con Egwene. Stava arrivando a rendersi conto sempre più che la gente qui la considerava davvero l’Amyrlin. Non era semplicemente un fantoccio messo lì per attirare la rabbia, ne un insulto calcolato fatto per irritare Elaida. Per loro Egwene era l’Amyrlin.

Ovviamente, era stata scelta perché le ribelli volevano qualcuno di facile da controllare. Ma non la trattavano come un fantoccio: sia Lelaine che Romanda parlavano di lei con rispetto. C’era un vantaggio nell’assenza di Egwene, dal momento che creava un vuoto di potere. Pertanto, accettavano Egwene come una fonte di autorità. Lui era l’unico a ricordarsi che lei era stata un’Ammessa solo fino a pochi mesi prima?

Lei c’era davvero dentro fino al collo. Comunque aveva anche fatto la sua impressione sulla gente in questo campo. Era come quando sua madre era salita al potere nell’Andor molti anni prima.

Ma perché si rifiutava di permettere un salvataggio? Il Viaggiare era stato riscoperto… Da quanto aveva sentito, quella riscoperta era stata opera di Egwene in persona! Aveva bisogno di parlarle. Allora avrebbe potuto giudicare se la sua riluttanza a fuggire derivava da una paura di mettere altri in pericolo oppure si trattava di qualcos’altro.

Slegò Challenge dal palo al confine fra gli accampamenti di Aes Sedai ed esercito, rivolse un cenno di saluto alla sua sorvegliante novizia, poi volteggiò in sella, controllando la posizione del sole. Voltò il suo destriero a est lungo un sentiero fra le tende dei soldati e partì a un trotto veloce. Non aveva mentito quando aveva detto a Lelaine di avere un altro appuntamento: aveva promesso di incontrarsi con Bryne. Naturalmente, Gawyn aveva organizzato quell’incontro perché aveva saputo che avrebbe potuto avere bisogno di un mezzo per sfuggire a Lelaine. Gliel’aveva insegnato Bryne: prepararsi in anticipo per la ritirata non era un segno di paura. Era solo semplice strategia.

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