L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Il capitano delle Guardie aveva una smorfia dura, dietro la celata. «Se uno di loro ruba qualcosa o passa nelle tue terre» borbottò al contadino magro e accigliato in piedi accanto alla staffa «lo porto davanti al magistrato; ma non infrangono alcuna legge, se camminano sulla Strada della Regina.»
«Ma sono da tutte le parti» protestò il contadino. «Nessuno sa chi sono o che cosa sono. Tutto questo parlare del Drago...»
«Luce santa, amico! Qui ce n’è solo una manciata. Le mura di Caemlyn minacciano di scoppiare, tanto la città è piena. E ogni giorno ne arrivano altri.» Il capitano si accigliò di più nel notare Rand e Mat fermi nei pressi. Con la mano coperta dal guanto metallico indicò la strada. «Muovetevi, voi due, o vi arresto per intralcio.»
Il tono non fu particolarmente rude, ma Rand e Mat ripresero il cammino. Il capitano li tenne d’occhio per un poco. Rand sospettò che le Guardie non avessero più tanta pazienza con i viandanti e nessuna simpatia per un ladruncolo affamato. Decise di fermare Mat, se suggeriva ancora di rubare qualche uovo.
Tuttavia c’era un lato positivo, nella presenza di tanti carri e di tante persone, soprattutto giovani, dirette a Caemlyn. Se gli Amici delle Tenebre li cercavano, era come distinguere due colombi in uno stormo. La Notte d’Inverno il Myrddraal non aveva saputo identificarli esattamente e forse i suoi colleghi avrebbero trovato le stesse difficoltà.
Lo stomaco gli brontolava di frequente, ricordandogli che avevano pochi quattrini, insufficienti per un pasto ai prezzi salati nelle vicinanze di Caemlyn. Pensò al flauto, ma scacciò subito l’idea. Gode li aveva visti dare spettacolo. Impossibile sapere quanto avesse riferito a Ba’alzamon, prima della fine, o ad altri Amici delle Tenebre.
Guardò con rimpianto la fattoria che oltrepassavano in quel momento. Un uomo pattugliava le recinzioni, accompagnato da due cani che ringhiavano e tiravano il guinzaglio; aveva l’aria d’aspettare solo la scusa buona per sguinzagliarli. Non tutte le fattorie avevano i cani, ma nessuna offriva lavoro ai viandanti.
Prima del calar del sole attraversarono altri due villaggi. I paesani formavano capannelli e chiacchieravano guardando passare la fiumana continua di viandanti. Non erano più amichevoli dei contadini, dei conducenti e delle Guardie. Tutti quei forestieri che andavano a vedere il falso Drago. Sciocchi che non sapevano stare al proprio posto. Forse seguaci del falso Drago. Forse perfino Amici delle Tenebre. Ammesso che ci fosse differenza.
Con il calar della sera, al secondo villaggio la fiumana cominciò ad assottigliarsi. I pochi che avevano quattrini sparirono dentro la locanda, anche se ci fu qualche discussione al loro ingresso; gli altri si misero a cercare una siepe a portata di mano o campi non sorvegliati dai cani. Al crepuscolo, Rand e Mat ebbero la strada tutta per loro. Mat accennò a cercare un altro mucchio di fieno, ma Rand insistette per continuare il cammino.
«Finché vediamo la strada» disse. «Più tardi ci fermiamo, più avanti siamo.» “Se ci inseguono” pensò. “Ma perché dovrebbero inseguirci, se finora hanno aspettato che cadessimo da soli nelle loro mani?"
Per Mat fu sufficiente. Con frequenti occhiate alle spalle, allungò il passo. Rand si affrettò a stargli dietro.
La notte divenne buia, rischiarata solo da una falce di luna. Lo scoppio d’energia di Mat si dissolse e ricominciarono le lamentele. Rand si sentiva nei polpacci groppi di dolore. Strinse i denti e proseguì.
Si ritrovarono nel villaggio successivo quasi prima di scorgerne le luci. Rand si fermò barcollando, accorgendosi di colpo del senso di bruciore che dai piedi gli correva su per le gambe. Pensò d’avere una vescica al piede destro.
Alla vista delle luci del villaggio, Mat mandò un gemito e si lasciò cadere sulle ginocchia. «Ora possiamo fermarci?» ansimò. «O vuoi trovare una locanda e appendere un’insegna per gli Amici delle Tenebre? O per un Fade?»
«Dall’altra parte del villaggio» disse Rand, fissando le luci. Da lontano, nel buio, sembrava quasi Emond’s Field. “Cosa ci sarà, ad aspettarci?" si chiese. E soggiunse: «Ancora un miglio, tutto qui.»
«Tutto qui! Non riesco a muovermi nemmeno di una spanna!»
Rand si sentiva il fuoco nelle gambe, ma si costrinse a compiere un passo e poi un altro. Il dolore non migliorò, ma lui continuò a procedere, un passo alla volta. Prima di dieci passi udì Mat barcollare dietro di lui, brontolando sottovoce. Si disse che era meglio non sapere che cosa dicesse.
Data l’ora, le vie del villaggio erano deserte, ma in molte case almeno una finestra era illuminata. La locanda al centro del paese era circondata da una vivida macchia di luce. Dall’edificio provenivano musica e risa, smorzate dalle spesse pareti. L’insegna sopra la porta cigolava al vento. Sul lato più vicino della locanda, fermo sulla strada maestra, c’era un carretto col cavallo; un uomo controllava i finimenti. Altri due erano fermi più avanti, sul limitare del cerchio di luce.
Rand si fermò nell’ombra di una casa dalle finestre buie. Era troppo stanco per cercare nei vicoli un percorso che aggirasse la locanda. Un minuto di riposo non avrebbe fatto male. Solo un minuto. Finché gli uomini non si fossero allontanati. Con un sospiro di sollievo Mat si lasciò cadere contro il muro e vi si appoggiò come se volesse addormentarsi sul posto.
Qualcosa, nell’atteggiamento dei due uomini al limitare del cerchio di luce, mise a disagio Rand. Sulle prime non riuscì a spiegarsene la ragione, ma si accorse che anche l’uomo accanto al carro pareva nervoso per la presenza di quei due: afferrò l’estremità della cinghia che aveva appena controllato, sistemò il morso al cavallo, poi cominciò da capo. Continuò a tenere la testa bassa, senza guardare dalla parte dei due. Poteva anche darsi che non si fosse accorto di loro, anche se erano a meno di venti passi, ma si muoveva in modo impacciato e a volte preferiva eseguire goffamente il lavoro, pur di non guardare dall’altra parte.
Dei due uomini, uno era soltanto una sagoma scura nell’ombra, ma l’altro era più in luce e dava la schiena a Rand. Anche così, era evidente che non apprezzava molto la discussione: si torceva le mani, teneva gli occhi bassi, di tanto in tanto muoveva la testa per assentire. Rand non poteva udirli, ma ebbe l’impressione che fosse solo l’uomo in ombra a parlare; l’altro, il più nervoso, ascoltava e annuiva e si torceva le mani.
Alla fine quello avvolto nell’ombra si allontanò e il tipo nervoso si spostò nella chiazza di luce. Nonostante il freddo, si asciugò il viso nel grembiule, come se fosse tutto sudato.
Con la pelle d’oca, Rand guardò l’altro scomparire nella notte. Non sapeva perché, ma la sensazione di disagio parve seguire quell’uomo: un vago formicolio alla nuca e i peli ritti sulle braccia, come se si fosse accorto all’improvviso che qualcosa gli si avvicinava di soppiatto. Scosse la testa e si strofinò le braccia. “Divento sciocco come Mat” pensò.
In quel momento un’ombra scivolò contro la luce di una finestra... proprio sul bordo... e Rand si sentì accapponare la pelle. L’insegna della locanda cigolò al vento, ma il mantello nero rimase immobile.
«Un Fade» bisbigliò Rand. E Mat balzò in piedi come se l’amico avesse gridato.
«Cosa...»
Rand tappò la bocca di Mat. «Piano» disse. La sagoma scura si era persa nel buio. Ma dove? «Se n’è andato, adesso. Credo. Me lo auguro.» Scostò la mano; l’unico suono fu il respiro profondo di Mat.
Il tizio nervoso era quasi alla porta della locanda. Si fermò a dare una lisciata al grembiule, per ricomporsi prima di entrare.
«Hai amici bizzarri, Raimun Holdwin» disse all’improvviso l’uomo accanto al carretto. Era la voce di un vecchio, ma robusta. L’uomo si raddrizzò e scosse la testa. «Amici bizzarri, per un locandiere.»
Il tizio nervoso sobbalzò, sentendosi apostrofare, e si guardò intorno come se fino a quel momento non avesse visto il carretto né il vecchio. Inspirò a fondo, si ricompose e domandò in tono aspro: «Cosa vorresti dire, Almen Bunt?»