L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Fu un sollievo, quando il carradore li fece scendere.
Con il sole basso alle spalle, entrarono a piedi in un piccolo villaggio assai simile a Market Sheran. La Strada per Caemlyn lo tagliava in due; ai lati dell’ampia strada c’erano file di casette di mattoni col tetto di stoppie. Ragnatele di rampicanti quasi spogli coprivano i muri. Nel villaggio c’era una sola locanda, non più grande della Fonte di Vino; sulla facciata c’era un’insegna appesa a una staffa, che cigolava ondeggiando al vento. L’Uomo della Regina.
Davanti alla locanda Rand esitò; anche se i prezzi non erano alti come quelli di Market Sheran, non potevano permettersi un pasto né una stanza.
Mat vide che cosa guardava e si batté la tasca dove teneva le palle colorate di Thom. «Ci vedo abbastanza, se non cerco di strafare» disse. Ci vedeva meglio, anche se portava ancora intorno alla fronte la sciarpa e socchiudeva le palpebre quando guardava il cielo durante il giorno. Poiché Rand non rispondeva, Mat continuò: «Non possono esserci Amici delle Tenebre in ogni locanda da qui a Caemlyn. E poi, non voglio dormire in un cespuglio, se posso dormire in un letto.» Però non si avviò verso la locanda; restò ad aspettare la decisione di Rand.
Dopo un momento Rand annuì. Si sentiva stanchissimo. Il solo pensiero di una notte all’aperto gli faceva dolere le ossa.
«Non possono essere dappertutto» convenne.
Appena mise piede nella sala comune, si domandò se non avesse fatto un errore. Il locale era pulito, ma affollato. Tutti i tavoli erano occupati e alcuni avventori se ne stavano appoggiati alle pareti perché non c’era posto a sedere. Dal modo come le cameriere si affannavano a correre avanti e indietro con aria preoccupata — condivisa dal locandiere — la folla era più numerosa del consueto. Troppa gente, per un villaggio così piccolo. Era facile distinguere chi non era del posto: gente vestita come gli altri, che però non alzava lo sguardo dal piatto o dal boccale. I locali guardavano, oltre al resto, anche i forestieri.
Un ronzio di conversazione aleggiava nell’aria, quanto bastava perché il locandiere li facesse passare in cucina, quando Rand disse di volergli parlare. Anche lì il rumore era notevole, con la cuoca e le sguattere che sbattevano marmitte e giravano da tutte le parti.
Il locandiere prese un grosso fazzoletto e si asciugò il viso. «Anche voi, immagino, andate a Caemlyn a vedere il falso Drago, come ogni altro sciocco del Regno» esordì. «Bene, sei per una stanza e due o tre a letto; se non vi va, non ho niente per voi.»
Rand recitò il solito discorsetto, ma con una punta di disagio. Con tanta gente in viaggio, chiunque poteva essere un Amico delle Tenebre e non c’era modo di distinguerlo dagli altri. Mat diede una dimostrazione di abilità — solo tre palle, e con prudenza — e Rand tirò fuori il flauto di Thom. Dopo solo una decina di note di “Il vecchio orso nero", il locandiere annuì con impazienza.
«Va bene. Mi serve qualcosa per distrarre quegli idioti da questo Logain. Ci sono già state tre zuffe sul fatto che sia o non sia il vero Drago. Mettete le vostre cose nell’angolo e vi farò un po’ di spazio. Se ce n’è. Sciocchi. Il mondo è pieno di sciocchi che non sanno stare al proprio posto. È questa, la causa di tutti i guai. Gente che non sa stare al proprio posto.» Si asciugò di nuovo il viso e uscì in fretta dalla cucina, borbottando sottovoce.
La cuoca e le sguattere non badarono a Rand e a Mat. Mat continuò ad aggiustarsi la sciarpa intorno alla fronte, spostandola in su, poi battendo le palpebre alla luce e tirandola di nuovo giù. Rand si chiese se Mat ci vedeva abbastanza anche solo per far girare in aria tre palle. In quanto a lui...
Il senso di nausea divenne più forte. Si lasciò cadere su di uno sgabello e si strinse la testa. La cucina gli pareva fredda. Aveva i brividi. Il vapore riempiva l’aria, forni e fornelli scoppiettavano di calore. Scosso da brividi sempre più forti, Rand cominciò a battere i denti. Si strinse nelle braccia, ma non riusciva a scaldarsi. Sentiva il gelo nelle ossa.
Confusamente capì che Mat gli parlava, lo scuoteva per la spalla, mentre un altro imprecava e usciva in fretta. Poi c’era il locandiere, con a fianco la cuoca accigliata, e Mat discuteva ad alta voce con tutt’e due. Rand non distingueva le parole, che gli giungevano come un ronzio confuso, e non riusciva a pensare a niente.
A un tratto Mat lo prese per il braccio e lo tirò in piedi. Portava in spalla le loro cose: bisacce, coperte, il fagotto di Thom e gli astucci con gli strumenti. Il locandiere li osservava, ansioso, e si asciugava il viso. Barcollando, sostenuto da Mat, Rand si lasciò guidare verso la porta posteriore.
«S-scusa, M-mat» riuscì a dire. Batteva i denti. «S-sarà... s-stata... la p-pioggia. U-un’altra... n-notte... a-all’aperto... n-non... m-mi farà... m-male... c-credo.» Il crepuscolo scuriva il cielo punteggiato da una manciata di stelle.
«Nient’affatto» disse Mat. Cercò di mostrarsi allegro. «Aveva paura che la gente scoprisse che c’era un ammalato nella sua locanda. Gli ho detto che se ci sbatteva fuori, ti portavo nella sala comune. In dieci minuti avrebbe perso metà dei clienti. Anche se li considera sciocchi, non vuole che se ne vadano.»
«D-dove... a-allora?»
«Qui» disse Mat. Aprì la porta della stalla, con un forte cigolio di cardini.
Dentro c’era ancora più buio; l’aria odorava di fieno e di granaglie e di cavalli, con un forte sottofondo di letame. Quando Mat lo fece sedere per terra sulla paglia, Rand si rannicchiò con le ginocchia al petto, tremando dalla testa ai piedi. Gli sembrava che le forze gli servissero solo a tremare. Udì Mat inciampare, mandare un’imprecazione, inciampare di nuovo; poi, un acciottolio metallico. All’improvviso ci fu un po’ di luce. Mat reggeva una vecchia lanterna ammaccata.
Se la locanda era piena, la stalla non era da meno. Tutti gli stalli erano occupati; alcuni cavalli alzarono la testa alla luce improvvisa. Mat guardò la scala a pioli che portava al fienile, poi Rand, e scosse la testa.
«Non riuscirò mai a portarti su» brontolò. Appese a un chiodo la lanterna, salì sul fienile e gettò giù bracciate di fieno. Poi preparò un giaciglio in fondo alla stalla e vi fece distendere Rand. Lo coprì con tutt’e due i mantelli, ma Rand li spinse via quasi subito.
«Brucio» mormorò. Sapeva vagamente che solo l’attimo prima aveva freddo, ma ora si sentiva come in un forno. Si allargò il colletto, agitando la testa. «Brucio» ripeté. Sentì sulla fronte la mano di Mat.
«Torno subito» disse Mat e scomparve.
Rand si agitò nel fieno, finché Mat non tornò reggendo un piatto pieno di cibo, una brocca e due tazze.
«Qui non c’è nessuna Sapiente» disse, inginocchiandosi accanto a Rand. Riempì una tazza e gliela portò alla bocca. Rand bevve come se morisse di sete. «Non sanno neppure che cos’è una Sapiente» continuò Mat. «Hanno solo una certa Mamma Brune, ma è fuori ad assistere una partoriente e nessuno sa quando torna. Ho avuto un po’ di pane e formaggio e salsiccia. Il buon mastro Inlow ci darà tutto quello che vogliamo, purché non ci facciamo vedere dai clienti. Tieni, cerca di mangiare.»
Rand girò la testa: la sola vista, il solo pensiero del cibo, gli dava il voltastomaco. Mat sospirò, rassegnato, e si mise a mangiare. Rand distolse lo sguardo e si sforzò di non ascoltarlo.
Gli tornarono i brividi, e poi la febbre, e di nuovo i brividi, e di nuovo la febbre. Mat lo copriva, se tremava, e gli dava da bere, se si lamentava per la sete. La notte divenne più buia e la stalla tremolò alla luce guizzante della lanterna. Le ombre presero forma e si mossero come animate di vita propria. Poi Rand vide Ba’alzamon percorrere la stalla, con occhi ardenti e ai fianchi due Myrddraal con la faccia nascosta dal cappuccio nero.