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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Gli occhi della ragazza erano aperti. Gli sorrise, accarezzandogli la testa. «Ho appena fatto un sogno dolcissimo, milord» gli sussurrò.

Tyrion mordicchiò uno dei suoi piccoli capezzoli turgidi poi le appoggiò la testa sulla spalla, senza uscire da lei. Non sarebbe voluto uscire da lei mai più. «Non è un sogno» le promise.

“È reale, è tutto reale” rifletté. “Le guerre, gl’intrighi, l’intero maledetto gioco del trono, con me al centro… io, il nano, il mostro, quello che loro offesero e derisero. Adesso sono io ad avere in pugno tutto quanto: il potere, la città, la ragazza. È tutto questo ciò per cui sono nato e, gli dei mi perdonino… io amo tutto questo! E anche lei. Anche lei.”

ARYA

Quali nomi Harren il Nero avesse voluto dare alle cinque torri della sua immane fortezza, erano ormai dimenticati da molto tempo. Adesso erano chiamate Torre del terrore, Torre della vedova, Torre dei lamenti, Torre degli spettri e Torre del rogo del re.

Arya dormiva su un letto di paglia in una bassa nicchia nelle cripte cavernose che si diramavano nel ventre sotterraneo della Torre dei lamenti. Aveva acqua per lavarsi e aveva anche un pezzo di sapone. Il lavoro era duro, ma non quanto lo era stato marciare ogni giorno per miglia e miglia. Per nutrirsi, la servetta Donnola non aveva bisogno di andare alla ricerca di scarafaggi e di vermi come era stato costretto a fare il ragazzino orfano Arry. C’era pane ogni giorno, e anche stufati d’orzo con pezzetti di carote e di rape. Una volta alla settimana, poteva avere addirittura una fetta di carne.

Frittella mangiava anche meglio. Erano le cucine il posto a cui lui giustamente era stato destinato, situate in un edificio rotondo di pietra, dal tetto a cupola, una specie di mondo a parte. Arya consumava i pasti a un tavolo a cavalletti nelle cripte, insieme a Weese e ai suoi altri sottoposti. A volte però, veniva scelta per andare a prendere il cibo per tutti loro, così lei e Frittella potevano trovare qualche momento per parlare. Lui non riusciva proprio a ricordare che adesso lei era Donnola, e continuava a chiamarla Arry, pur sapendo che era una ragazza. Una volta, aveva cercato di passarle una pasta calda alle mele, ma il suo fu un tentativo talmente goffo che due dei cuochi se ne erano accorti e uno di loro l’aveva picchiato con un grosso cucchiaio di legno.

Gendry era stato mandato alla forgia e Arya lo vedeva di rado. Quanto agli altri che servivano con lei, non voleva nemmeno sapere i loro nomi. Sarebbe servito solo a farla stare male se fossero morti. La maggior parte aveva più anni di lei, e preferivano lasciarla stare.

Harrenhal era immenso, e in uno stato di grande decadenza. Lady Whent aveva tenuto il castello quale alfiere della Casa Tully, occupando però solamente il terzo inferiore delle cinque torri e lasciando che tutto il resto andasse progressivamente in rovina. Dopo che lei era fuggita, la scarsa servitù rimasta nella fortezza non era stata in grado di fare fronte alle necessità di tutti i cavalieri, i lord e i prigionieri di alto lignaggio che lord Tywin si era portato al seguito conclusasi la battaglia del Tridente. Oltre che continuare a razziare e a bruciare le terre circostanti, i Lannister avevano quindi dovuto trovare altri servi. Girava voce che lord Tywin volesse restaurare Harrenhal alla sua antica gloria, eleggendola quale sua nuova sede una volta che la guerra fosse finita.

Weese usava Arya per portare messaggi, attingere l’acqua al pozzo e prendere cibo. A volte, la faceva servire a tavola nella mensa dei quartieri sopra l’armeria, dove mangiavano i soldati. Il grosso del suo lavoro, però, era fare le pulizie. Il piano terreno della Torre dei lamenti era occupato da ripostigli e da magazzini di granaglie, il primo e il secondo piano ospitavano parte della guarnigione, ma tutti gli spazi superiori non venivano occupati da oltre ottant’anni. Lord Tywin aveva dato ordine, di recente, che quelle stanze venissero rese nuovamente abitabili. C’erano pavimenti da strigliare, sporco da togliere dalle finestre, sedie rotte e letti marci da portare via. L’ultimo piano era infestato dagli enormi pipistrelli neri che rappresentavano l’emblema della Casa Whent, mentre i sotterranei brulicavano di ratti… e dappertutto c’erano fantasmi, dicevano alcuni, gli spettri di Harren il Nero e dei suoi figli.

Arya pensava che questa degli spettri fosse una stupidaggine. Harren e i suoi figli erano morti inceneriti dalle fiamme all’interno della Torre del rogo del re: per questo la torre aveva questo nome. Per quale motivo i loro fantasmi avrebbero dovuto attraversare il cortile per venire ad assalire proprio lei? La torre dei Lamenti si lamentava solamente quando soffiava il vento del Nord. Non erano altro che suoni prodotti dall’aria che sibilava attraverso le crepe delle pietre provocate dall’antico fuoco. Se c’erano davvero spettri a Harrenhal, nessuno di loro venne mai a disturbare Donnola. Erano i vivi che lei temeva, non i morti. Weese e ser Gregor Clegane e lo stesso lord Tywin Lannister, che aveva preso alloggio nella Torre del rogo del re, la più alta e la più possente dell’intera fortezza, per quanto le sue pietre distorte dal calore e afflosciate su loro stesse la facessero apparire simile a una gigantesca candela nera mezza consumata.

Arya si domandava che cosa avrebbe fatto lord Tywin nel caso lei gli si fosse presentata davanti e gli avesse confessato di essere Arya Stark. Ma sapeva che mai sarebbe riuscita ad arrivare tanto vicino a lui da potergli parlare e, in ogni caso, il lord di Lannister non le avrebbe creduto. Dopo, Weese l’avrebbe pestata a sangue.

Con quel suo modo di fare impettito, Weese faceva paura quasi quanto ser Gregor. La Montagna schiacciava gli uomini come mosche, ma nella maggioranza dei casi delle mosche nemmeno si accorgeva. Weese invece sapeva sempre dov’erano e che cosa stavano facendo tutti quanti, a volte sapeva addirittura che cosa stavano pensando. Colpiva e picchiava alla benché minima provocazione, e aveva un cane carogna quasi quanto lui, una brutta cagna maculata che puzzava più di qualsiasi altro cane Arya avesse mai incontrato. Non riusciva a dimenticare quando Weese l’aveva aizzata contro un ragazzo delle latrine che lo aveva irritato. La bestia aveva squarciato al ragazzo una parte del polpaccio, mentre Weese si spanciava dal ridere.

Gli ci vollero solo tre giorni per guadagnarsi il posto d’onore nella lista dei nomi dell’odio. “Weese” era il primo nome che Arya adesso sussurrava, seguito da Dunsen, Chiswyck, Polliver, Raff Dolcecuore, Messer Sottile e il Mastino. E poi ser Gregor, ser Amory, ser Ilyn, ser Meryn, re Joffrey, regina Cersei. Non poteva, non doveva dimenticare nemmeno uno di loro, altrimenti come avrebbe fatto a trovarli per ucciderli?

Durante la marcia, Arya si era sentita come una pecora. Harrenhal l’aveva tramutata in un topo. Come un topo era grigia, con addosso quella ruvida tunica di lana. E come un topo andava a celarsi nei recessi, nelle nicchie e nei buchi oscuri della fortezza, strisciando via alla vista dei potenti.

C’erano momenti in cui pensava che tutti quanti fossero topi tra quelle spesse mura, perfino i cavalieri e gli alti lord. Le dimensioni del maniero facevano apparire piccolo perfino Gregor Clegane. Harrenhal copriva il triplo del terreno su cui sorgeva Grande Inverno, e i suoi edifici erano talmente più grandi da rendere impossibile qualsiasi confronto. Le stalle di Harrenhal potevano ospitare fino a mille cavalli, il suo parco degli dei copriva trenta acri, le cucine erano vaste quanto la sala grande di Grande Inverno; la sala grande di Harrenhal, pomposamente chiamata sala dei Cento focolari — Arya aveva cercato di contarli, ma una volta era arrivata a trentatré, un’altra volta a trentacinque — era talmente cavernosa che lord Tywin avrebbe potuto farci banchettare il suo intero esercito, anche se non lo aveva mai fatto. Mura, porte, sale, scale, tutto quanto era costruito su una dimensione oltre l’umano, qualcosa che aveva fatto venire in mente ad Arya le storie della vecchia Nan sui giganti che avevano vissuto a nord della Barriera.

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