Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
A dispetto dell’ora tarda, il bordello era affollato. Chataya li accolse cordialmente e li condusse nella sala comune. Bronn salì al piano di sopra insieme a una ragazza dagli occhi scuri originaria di Dorne. Alayaya, però, in quel momento stava intrattenendo un altro cliente.
«Sarà molto lieta di sapere che sei venuto, mio lord» disse Chataya. «Farò approntare per te la stanza nella torre. Nell’attesa, gradisce il mio lord una coppa di vino?»
«Senz’altro.»
Il vino era roba da poco a confronto delle vendemmie di Arbor che venivano servite di solito in quella raffinata casa. «Dovrai perdonarci, mio lord» si scusò Chataya. «Di questi tempi, è diventato molto difficile trovare buon vino a un prezzo decente.»
«Di questi tempi, è diventato molto difficile trovare qualsiasi cosa a un prezzo decente, temo.»
Chataya continuò a compiangersi con lui per qualche altro momento, quindi, con licenza, si congedò. “Donna attraente” riconobbe Tyrion osservandola allontanarsi. Ben di rado aveva visto una simile eleganza e una simile dignità in una puttana. Indubbiamente però, Chataya vedeva se stessa più come una sorta di sacerdotessa. “Forse è quello il segreto: non tanto che cosa facciamo, quanto perché lo facciamo.” Un pensiero che in qualche modo contribuì a confortarlo.
Alcuni clienti gli stavano scoccando occhiate di sottecchi. L’ultima volta che si era avventurato fuori della Fortezza Rossa, un uomo gli aveva sputato addosso… in realtà, ci aveva solo provato, ma aveva mancato il bersaglio, sputando su Bronn. Il suo prossimo sputo, quell’idiota lo avrebbe lanciato senza denti.
«Milord si sente forse trascurato?» Dancy gli scivolò sulle ginocchia, leccandogli il lobo di un orecchio. «Ho io la cura giusta.»
«Sei bellissima, mia dolcezza…» Sorridendo, Tyrion scosse il capo. «Ma di recente è la cura di Alayaya che preferisco.»
«Ma non hai mai provato la mia. Milord non sceglie mai nessuna al di fuori di ’Yaya. Lei è brava, certo, ma io sono ancora meglio. Sicuro di non voler vedere?»
«La prossima volta, forse.»
Tyrion non aveva dubbi che Dancy fosse appetibile: aveva il nasino all’insù ed era piena di vita, con tante lentiggini e serici capelli rossi che le scendevano fino a metà schiena. Lui però aveva Shae ad aspettarlo alla magione.
Ridacchiando, Dancy gl’infilò una mano tra le gambe e diede una strizzata attraverso la stoffa delle brache. «Mmmm, non direi che lui vuole aspettare fino alla prossima volta» dichiarò. «Credo anzi che vuole venire fuori a contare tutte le mie lentiggini.»
«Dancy.» C’era Alayaya sulla soglia, scura e splendida in seta verde trasparente. «Il lord è me che viene a visitare.»
Delicatamente, Tyrion si staccò dalla ragazza con i capelli rossi e si alzò. Dancy non parve troppo delusa: «La prossima volta» gli ricordò. Poi si mise un dito tra le labbra e lo succhiò.
La ragazza dalla pelle nera lo condusse su per le scale: «Povera Dancy» disse. «Ha solo un ciclo di luna per indurre milord a scegliere lei al mio posto. Altrimenti, finirà con il dover cedere le sue perle nere a Marei.»
Marei era una ragazza eterea e delicata, che Tyrion aveva notato un paio di volte. Una bellezza dagli occhi verdi e dalla carnagione di porcellana, con lunghi, lisci capelli argentei, decisamente adorabile ma anche terribilmente solenne. «Quanto sarei addolorato di fare perdere le sue perle a quella cara fanciulla.»
«E allora porta lei al piano di sopra la prossima volta.»
«Forse lo farò.»
Alayaya sorrise: «Non ci credo, milord».
“Ha ragione” riconobbe Tyrion. “Non lo farò. Shae sarà anche solo un’altra puttana, ma a modo mio, le sono fedele.”
Nella stanza della torre, il Folletto gettò uno sguardo ad Alayaya prima di aprire la porta del guardaroba e le domandò: «Tu che cosa fai quando io non sono qui?».
La ragazza dalla pelle d’ebano sollevò entrambe le braccia e si stiracchiò come una gatta: «Dormo. Sono molto più riposata da quando hai cominciato a visitarci, milord. E Marei sta insegnando a leggere a tutte noi. Forse presto potrò far trascorrere il tempo con un libro».
«Il sonno fa bene» rispose Tyrion. «I libri fanno ancora meglio.»
Le diede un rapido bacio sulla guancia, poi scese la scala segreta celata nel guardaroba e s’inoltrò nel tunnel.
Lasciando la stalla in sella al suo purosangue, Tyrion udì musica echeggiare sui tetti. Faceva piacere pensare che gli uomini cantavano ancora, perfino nel mezzo dei massacri e della carestia. Il ricordo di altre note riempì la sua mente, e per un momento rivide Tysha, udì il suo canto per lui un abisso di tempo prima. Tirò le redini, fermò il cavallo e rimase ad ascoltare. La musica era sbagliata, e le parole risultavano troppo vaghe per poter essere decifrate. Una canzone diversa, quindi, e perché no? La sua dolce, innocente Tysha era stata una menzogna dall’inizio alla fine, niente di più che una baldracca che suo fratello Jaime aveva pagato per fare di lui un uomo.
“Adesso sono libero da Tysha. È stata come un’ombra sul mio cammino per metà della mia vita, ma adesso non ho bisogno di lei più di quanto abbia bisogno di Alayaya o Dancy o Marei, o delle cento altre come loro con cui ho giaciuto nel corso degli anni. Adesso ho Shae. Shae…”
Le porte della magione erano chiuse, sbarrate. Tyrion picchiò il batacchio fino a quando un ornato spioncino di bronzo non venne aperto.
«Sono io.»
L’individuo che lo fece entrare era uno delle più graziose scoperte di Varys, un pugnalatore di Braavos dal labbro leporino e lo sguardo torbido. Tyrion non aveva la minima intenzione di permettere ad armigeri giovani e aitanti di razzolare attorno a Shae dalla mattina alla sera. “Trovami individui vecchi, brutti, sfregiati, preferibilmente impotenti” aveva detto all’eunuco. “Uomini che preferiscono i ragazzini, o anche le pecore, per quello che m’importa.” Varys non era riuscito a trovare amanti di ovini, in compenso aveva fatto saltare fuori uno strangolatore eunuco e un paio di fetidi assassini del Porto di Ibben, che adoravano le loro asce quasi quanto si adoravano l’un l’altro. Il resto era un rutilante campionario di mercenari pescato dalle patrie galere, uno più fetente e malvagio dell’altro. Quando Varys glieli aveva fatti sfilare davanti in parata, Tyrion aveva avuto il timore di essersi spinto un po’ troppo oltre. Shae però non aveva mai proferito una sola parola di lamentela. “E perché avrebbe dovuto lamentarsi? Non si è mai lamentata di me, e io sono più repellente di tutte le sue guardie messe assieme. Forse, la bruttezza lei neppure la vede.”
In ogni caso, Tyrion avrebbe preferito fare sorvegliare la magione dai suoi barbari delle montagne. Chella figlia di Cheyk delle Orecchie Nere, per esempio, o anche i Fratelli della Luna. Aveva molta più fiducia nel loro ferreo senso della lealtà e dell’onore che non dell’avidità di una masnada di mercenari tagliagole. Il rischio però era troppo grande. Tutta Approdo del Re sapeva che i barbari erano gente sua. Se avesse mandato qui le Orecchie Nere, sarebbe stata solo una questione di tempo prima che l’intera città scoprisse che il Primo Cavaliere del re aveva una concubina.
Uno dei gorilla di Ibben prese in consegna il suo cavallo. «L’avete svegliata?» gli domandò Tyrion.
«No, mio lord.»
«Bene.»
Il fuoco nel camino era diventato braci pulsanti, ma la stanza era ancora calda. Shae aveva calciato via lenzuola e coperte nel sonno e giaceva nuda sul materasso imbottito di piume, le soffici curve del suo giovane corpo delineate dal debole chiarore delle braci. “Più giovane di Marei, più dolce di Dancy, più bella di Alayaya. È tutto ciò di cui ho bisogno e anche di più.” Com’era possibile che una puttana apparisse così delicata e innocente, non poté fare a meno di chiedersi Tyrion?
Non era sua intenzione disturbarla, ma la semplice vista di lei fu sufficiente a farglielo diventare duro. Lasciò cadere a terra gli abiti, e scivolò sul letto. Le allargò piano le gambe e cominciò a baciarla fra le cosce. Shae mormorò qualcosa nel sonno. Lui la baciò di nuovo, leccando l’umido segreto, continuando a farlo fino a quando la sua barba e la fica di lei non furono entrambe grondanti. Shae emise un gemito, senza reprimere un sussulto. Tyrion si stese su di lei e la penetrò, esplodendole dentro pressoché istantaneamente.