Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
1 ... 122 123 124 125 126 127 128 129 130 ... 281
Перейти на страницу:

Passarono alcuni momenti prima che udissero un canticchiare privo di ritmo. Mezzo vestito e tutto schizzato di fango, Hodor arrivò dal suo tuffo negli stagni caldi. Bran non era mai stato così contento di vederlo. «Hodor, aiutami. Manda via i lupi. Via… Mandali via!»

Hodor ci si mise proprio d’impegno, agitando le braccia, pestando a terra i piedi enormi, urlando: «Hodor, Hodor», correndo ora dietro a un lupo ora all’altro. Cagnaccio fu il primo a dileguarsi, sparendo fra il fogliame con un ultimo ringhio feroce. Quando anche Estate ne ebbe avuto abbastanza, tornò ad accucciarsi vicino a Bran.

Non appena toccò terra, Meera si precipitò ad afferrare lancia e rete. Jojen non staccò mai lo sguardo da Estate. «Ne riparleremo» promise a Bran.

“Sono stati i lupi. Io non c’entro.” Bran non riusciva a capire perché si fossero scatenati a quel modo. “Forse maestro Luwin ha avuto ragione a rinchiuderli qui nel parco degli dei.”

«Hodor, portami da maestro Luwin.»

La torretta del maestro sotto l’uccelliera era uno dei posti preferiti di Bran. Luwin si aggirava in un costante, incredibile disordine, ma le sue montagne di antichi testi, le pergamene e le ampolle davano al ragazzo lo stesso senso di conforto della chiazza calva sulla sommità della testa dell’anziano dotto e delle ampie maniche dalle mille tasche nascoste delle sue tonache grigie. Anche i corvi gli piacevano.

Trovò Luwin appollaiato sul suo alto sgabello, intento a scrivere. In assenza di ser Rodrik, tutti i doveri di governo del castello ricadevano sulle sue spalle.

«Mio principe» disse vedendo entrare Hodor. «Sei in anticipo per le tue lezioni, quest’oggi.» Tutti i pomeriggi, il maestro passava svariate ore a istruire Bran, Rickon e i due Walder Frey,

«Hodor, rimani fermo.» Bran allungò le braccia, afferrò con entrambe le mani un candeliere infisso nella parete e si issò fuori della cesta sulla schiena del gigante. Rimase sospeso per un istante, poi Hodor lo trasportò fino a una sedia.

«Meera dice che suo fratello Jojen ha la visione dell’oltre.»

Luwin si grattò il naso con l’estremità della penna d’oca: «Dice questo, quindi».

Bran annuì. «E ricordo che tu mi hai detto che anche i figli della foresta avevano la visione dell’oltre.»

«Alcuni sostenevano infatti di avere quel potere. I loro saggi venivano chiamati oltre-vedenti.»

«Era magia?»

«Se proprio devi chiamarla in qualche modo, chiamala pure magia, in mancanza di una parola più adatta. In effetti, era un diverso tipo di conoscenza.»

«Che cosa vuoi dire?»

«Nessuno lo sa con precisione, Bran.» Luwin posò la penna d’oca. «I figli della foresta non sono più su questo mondo. Si pensa che la visione dell’oltre fosse collegata ai volti scolpiti negli alberi. I Primi Uomini pensavano che gli oltre-vedenti potessero osservare attraverso gli occhi nel legno. Fu per questo che, nelle loro guerre contro i figli della foresta, loro abbatterono tutti gli alberi-diga che trovarono. Pensavano anche che gli oltre-vedenti fossero in grado di comunicare con gli animali dei boschi e con gli uccelli del cielo. Perfino con i pesci nell’acqua. Anche il ragazzo Reed sostiene di avere simili poteri?»

«No. Non credo… ma fa sogni che certe volte si avverano. Così dice Meera.»

«Tutti noi facciamo sogni che a volte si avverano. Tu sognasti il lord tuo padre nelle cripta ancora prima di sapere che lui era morto, ricordi?»

«E anche Rickon lo sognò. Abbiamo fatto lo stesso sogno.»

«Chiamala pure visione dell’oltre, se vuoi… ma non dimenticare di tutte le altre migliaia di sogni che tu e Rickon avete fatto e che invece non si sono avverati. Ricordi ciò che ti ho insegnato sulla catena che ogni maestro porta al collo?»

Bran ci pensò su per un momento, sforzandosi di ricordare. «Un maestro forgia quella catena nella Cittadella di Vecchia Città. È una catena perché i maestri giurano di servire, ed è fatta di metalli diversi perché servono il reame e il reame è fatto di tante genti diverse. Ogni volta che imparano qualcosa, aggiungono un nuovo anello. Il ferro nero rappresenta la conoscenza dei corvi, l’argento rappresenta la capacità di curare, l’oro è per le operazioni con i numeri… non li ricordo tutti.»

Luwin fece scivolare l’indice sotto la catena e cominciò a farla scorrere. Aveva un collo robusto per un uomo di piccola statura, e la catena era stretta, ma con pochi tiri riuscì a farla ruotare completamente.

«Questo è acciaio di Valyria» precisò, indicando l’anello di metallo grigio al pomo della sua gola. «Solamente un maestro su cento porta un anello di questo tipo. Significa che ho studiato quelli che nella Cittadella vengono chiamati “gli alti misteri”… Magia, se preferisci. Una ricerca affascinante, è vero, ma di scarso uso, il che spiega perché sono così pochi i maestri che vi si dedicano.

«Presto o tardi, tutti coloro i quali studiano gli alti misteri finiscono con il tentare a loro volta di praticare qualche incantesimo. Io stesso ho ceduto a quella tentazione, devo confessarlo. Bene, ero un ragazzo, e qual è il ragazzo che, in segreto, non desidera scoprire i poteri nascosti dentro di sé? Ma pur con tutti i miei sforzi, non ottenni risultati migliori dei mille altri ragazzi che mi avevano preceduto, e degli altri mille che hanno tentato dopo di me. Triste a dirsi, caro figliolo, ma la magia semplicemente non funziona.»

«Certe volte sì, invece!» protestò Bran. «Ho fatto un sogno. E l’ha fatto anche Rickon. Ci sono maghi e stregoni nell’Est…»

«Ci sono uomini che si definiscono maghi e stregoni» lo corresse maestro Luwin. «E io avevo un amico alla Cittadella che sapeva come tirarti fuori una rosa dall’orecchio, ma non possedeva più poteri magici di me. È vero, ci sono molte cose che non comprendiamo. Gli anni passano a centinaia, a migliaia, ma che cosa vede ogni uomo del mondo che lo circonda se non poche estati e pochi inverni? Guardiamo le montagne e diciamo che sono eterne… e tali in effetti paiono… ma, con il passare del tempo, perfino le montagne crescono e poi crollano, i fiumi cambiano il loro corso, le stelle cadono dai cieli e le grandi città sprofondano nel mare. Perfino gli dei muoiono, pensiamo. Tutto, tutto quanto, cambia.

«Forse, nel lontano passato, la magia era veramente una grande forza nel mondo. Ma non lo è più. Quel poco che ne resta non è altro che l’esile filo di fumo che si leva nell’aria dopo che un grande incendio ha finito di consumarsi. E anche quell’esile fumo si va disperdendo. Valyria fu l’ultima di quelle braci, ma ora anche Valyria è svanita: i draghi sono scomparsi, i giganti sono morti, i figli della foresta sono dimenticati insieme a tutto il loro sapere.

«No, mio principe. Jojen Reed potrà anche aver fatto uno o due sogni che lui crede siano diventati realtà, ma non possiede la visione dell’oltre. Nessun uomo vivente possiede quel potere.»

Al tramonto, Meera venne da lui. Bran era sul sedile presso la finestra, e osservava le luci di Grande Inverno accendersi una a una. Le riportò ciò che maestro Luwin gli aveva detto.

«Mi dispiace di quanto è successo con i lupi» si scusò Bran. «Estate non avrebbe dovuto cercare di fare del male a Jojen, ma Jojen non avrebbe dovuto dire tutte quelle cose sui miei sogni. Il corvo con tre occhi ha mentito quando ha detto che potevo volare. E anche tuo fratello ha mentito.»

«O forse è il tuo maestro che si sbaglia.»

«Non si sbaglia. Perfino mio padre si affidava ai suoi consigli.»

«Tuo padre lo ascoltava, non ho dubbi. Ma alla fine, era lui a decidere. Bran, mi permetti di parlarti del sogno che Jojen ha fatto su di te e sui tuoi fratelli acquisiti?»

«I Walder non sono miei fratelli.»

«Eri seduto a cena» continuò Meera senza nemmeno attendere una risposta, ignorando il commento di Bran. «Ma invece di un servitore, era maestro Luwin a portarti il cibo. Ti servì un arrosto degno di un re, una carne quasi cruda, al sangue, che faceva venire l’acquolina in bocca a tutti. Invece, la carne che venne servita ai Frey era vecchia e grigia e morta. Eppure, la cena piacque a loro molto di più che non a te.»

1 ... 122 123 124 125 126 127 128 129 130 ... 281
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)