Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Io non ho mai voluto… Ho solo fatto come mi è stato ordinato, io…»
«Hai di sicuro odiato ogni istante di quell’arduo dovere, è questo che vorresti farmi credere? Un alto posto a corte, il cavalierato, mia sorella a gambe aperte ogni notte, oh, me l’immagino, quale terribile esperienza dev’essere stata per te.» Tyrion si alzò. «Aspetta qui, ser. Sua maestà il re ha il diritto di saperlo.»
Improvvisamente, tutta la sicumera di ser Lancel era venuta meno. Il giovane cavaliere crollò in ginocchio piagnucolando, da quel ragazzino terrorizzato che in realtà era: «Pietà, mio lord, t’imploro».
«Risparmiale per Joffrey, le tue implorazioni. Lui le adora.»
«Mio lord, è stato il volere di tua sorella, la regina, proprio come tu dici, ma sua maestà Joffrey… lui non capirebbe mai…»
«Sono sconvolto!» Tyrion dovette compiere uno sforzo per non ridergli in faccia. «Ora vorresti che io celassi una simile turpe verità al nostro sovrano!»
«Nel nome di mio padre, ti supplico! Lascerò la città, sarà come nulla fosse mai accaduto! Lo giuro, io porrò fine…»
«Porre fine? Lo escludo.»
«Mio lord?» Lancel Lannister era disorientato.
«Hai sentito bene. Lord Tywin ti ha detto di obbedire a mia sorella, no? Magnifico: tu continuerai a farlo. Le starai vicino, conserverai la sua fiducia, le darai piacere tutte le volte che lei lo richiederà. Nessuno dovrà mai saperlo… a patto che tu sia fedele a me. Voglio sapere esattamente tutto quello che fa Cersei: dove va, chi vede, di che cosa parla, quali piani sta tramando. Tutto. E tu sarai colui che verrà a riferirmi ogni cosa, vero?»
«Sì, mio lord.» Non ci fu nemmeno un’ombra di esitazione nella risposta di Lancel, e Tyrion ne fu soddisfatto. «Lo farò. Lo giuro. Come tu comandi.»
«Alzati.» Tyrion riempì una seconda coppa e gliela spinse tra le dita. «Un brindisi al nostro accordo. E ti garantisco: non ci sono insidiosi cinghiali qui nella Fortezza Rossa… che io sappia.» Anche se un po’ rigido nei movimenti, Lancel sollevò la coppa. «Sorridi, cugino. Mia sorella è una bellissima donna. E poi, è tutto per il bene del reame, giusto? Inoltre, potresti ricavarne ottimi vantaggi per la tua posizione. Il cavalierato? Sciocchezze. Se giocherai d’astuzia, avrai da me il titolo di lord ancor prima che l’avventura si sia conclusa.» Tyrion fece ondeggiare il vino nella coppa. «Voglio che Cersei continui a nutrire piena fiducia in te. Torna da lei e dille che imploro il suo perdono. Dille che mi hai spaventato a morte, che non voglio nessun conflitto tra lei e me e che quindi non farò nulla senza il suo consenso.»
«Ma… e le sue richieste?»
«Oh, le consegnerò Pycelle, certo.»
«Lo farai?» Lancel pareva sbalordito.
«Lo rilascerò domattina.» Tyrion sorrise. «Potrei spergiurare che non gli è stato torto un capello, ma la cosa non risponderebbe proprio a verità. In ogni caso, è in condizioni abbastanza buone, per quanto non scommetterei sul suo vigore fisico. Le celle oscure non sono ciò che si direbbe un luogo consono a un uomo di quell’età. Cersei può tenerselo come leccapiedi oppure mandarlo sulla Barriera, non m’importa che fine farà il gran maestro Pycelle, ma non lo voglio nel Concilio ristretto.»
«E ser Jacelyn?»
«Dirai a mia sorella che ritieni di poter fare in modo che io me ne sbarazzi. Col tempo. Questo dovrebbe darle un giusto contentino.»
«Come comandi.» Lancel finì il suo vino.
«Un’ultima cosa. Con re Robert nella tomba, sarebbe quanto mai imbarazzante se la sua inconsolabile vedova si ritrovasse tutto d’un colpo gravida.»
«Mio lord, io… noi… Ecco, la regina mi ha ordinato di non…» Le orecchie di Lancel divennero del color porpora dei Lannister. «Io verso il mio seme sul suo ventre, mio lord…»
«E quale grazioso ventre è il suo, senza dubbio. Annaffialo pure tutte le volte che vuoi… ma assicurati che la rugiada non vada a cadere nei posti sbagliati. Non voglio altri nipoti, sono stato chiaro?»
Ser Lancel fece un rigido inchino e si dileguò.
Tyrion si concesse un momento per sentirsi quasi dispiaciuto per il ragazzo. “Un altro idiota, e anche un debole, ma non merita quello che Cersei e io gli stiamo facendo.” Era una fortuna che suo zio Kevan di figli ne avesse altri due, perché questo difficilmente sarebbe arrivato alla fine dell’anno. Se Cersei avesse scoperto che Lancel la stava tradendo, gli avrebbe fatto tagliare la gola in un battito di ciglia. Se invece, in virtù di chissà quale imperscrutabile miracolo degli dei, questo non fosse accaduto, gliel’avrebbe tagliata Jaime nel preciso istante in cui avesse rimesso piede ad Approdo del Re. L’unico interrogativo era se sarebbe stato Jaime a sventrarlo nel furore della gelosia, o se invece Cersei avrebbe fatto assassinare prima il giovane fesso, in modo da impedire che Jaime scoprisse la loro tresca. Tyrion puntava su Cersei.
Ma Tyrion continuava a essere inquieto. Sapeva fin troppo bene che non sarebbe più riuscito a prendere sonno, quella notte. “E comunque, non qui.” Trovò Podrick Payne che dormiva sulla sedia appena fuori del solarium e lo svegliò scuotendolo per la spalla. «Va’ a chiamare Bronn. Poi scendi nelle stalle e fai sellare due cavalli.»
Gli occhi del ragazzo erano annebbiati: «Cavalli…».
«Ma sì, quei grossi animali di colore marrone a cui piacciono tanto le mele. Sono certo che ne hai visto qualcuno: quattro zampe, coda, criniera. Ma prima, chiama Bronn.»
Il mercenario non ci mise molto ad apparire. «Chi ti ha pisciato nella minestra?» domandò d’acchito.
«Indovina.»
«Cersei?»
«L’hai detto. A questo punto, dovrei essermi abituato al gusto… be’, lascia perdere. La mia dolce sorella sembra avermi scambiato per Ned Stark.»
«Ho sentito dire che era più alto.»
«Non dopo che Joffrey gli ha fatto tagliare la testa. Avresti dovuto vestirti più caldo, Bronn, la notte è fredda.»
«Andiamo da qualche parte?»
«Tutti i mercenari sono astuti come te?»
C’era sempre il pericolo in agguato nella strade di Approdo del Re, ma con Bronn al suo fianco, Tyrion si sentiva al sicuro quanto bastava. Le guardie lo lasciarono uscire da una postierla nelle mura nord del castello. Raggiunsero la strada delle Ombre Nere, ai piedi dell’alta collina di Aegon. Da là, svoltarono nella via dei Maiali in Fuga, superando file e file di finestre sbarrate e alti edifici di tronchi e pietra, i cui piani superiori erano così inclinati da dare quasi l’impressione che le pareti delle facciate opposte si stessero baciando. La luna sembrava seguirli a ogni passo, giocando a nascondino fra i camini. L’unica persona che incontrarono fu una solitaria vecchietta avvizzita, intenta a trascinare un gatto morto tenendolo per la coda. L’anziana donna lanciò loro un’occhiata piena di paura, quasi temesse che i due uomini a cavallo intendessero rubarle la cena. Poi, senza dire una parola, scivolò nelle tenebre.
Tyrion ripensò agli uomini che lo avevano preceduto nella carica di Primo Cavaliere del re. Tutti uomini che avevano perduto la partita contro la determinazione e i complotti di sua sorella. “E come poteva essere diversamente? Uomini come loro… troppo onesti per sopravvivere, troppo nobile per affondare le mani nella merda. Stolti del genere, Cersei li divora ogni mattina per colazione. C’è un solo modo per sconfiggere mia sorella: giocare al suo stesso gioco. E questo, lord Arryn e lord Stark non sarebbero mai stati capaci di farlo.” Nessuna meraviglia se erano morti entrambi, mentre Tyrion Lannister non si era mai sentito così vivo. Le sue gambette deformi lo rendevano forse inadeguato ai balli della festa del raccolto, ma questo gioco lo conosceva alla perfezione.