Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Che cosa significa? Non capisco.»
«Capirai, dice mio fratello. E quando avrai capito, parleremo ancora.»
Quella sera, Bran ebbe quasi paura di sedersi per la cena. Ma poi, a tavola, gli venne servito uno sformato di piccione, proprio come a tutti gli altri, e lui non notò niente di strano nelle pietanze che vennero servite ai Walder.
“È maestro Luwin ad avere ragione” ripeté a se stesso. Niente di tragico stava per abbattersi su Grande Inverno, a dispetto di qualsiasi cosa Jojen dicesse.
Bran si sentì sollevato… ma anche deluso. Fino a quando la magia fosse esistita, qualsiasi cosa avrebbe potuto diventare realtà. Spettri che camminano, alberi che parlano… e ragazzi storpi che diventano cavalieri.
«Ma non esiste» disse Bran ad alta voce nelle tenebre della sua stanza. «Non c’è nessuna magia, e le storie rimangono soltanto storie.» E lui non avrebbe più camminato, non avrebbe mai volato e non sarebbe mai diventato un cavaliere.
TYRION
Le lenzuola gli grattavano la pianta dei piedi nudi. «Mio cugino ha scelto un’ora ben strana per venire a farmi visita» disse Tyrion Lannister a Podrick Payne, ancora intontito dal sonno, il quale certamente si aspettava di essere bruciato sul rogo per aver svegliato il suo signore nel cuore della notte. «Fallo accomodare nel mio solarium e digli che sarò da lui tra poco.»
A giudicare dal buio fitto fuori della finestra, la mezzanotte doveva essere passata da un pezzo. “Che cosa pensa Lancel, che a quest’ora io sia assonnato e rimbecillito?” si domandò. “No, Lancel non pensa. Qui c’è lo zampino di Cersei.” Sua sorella stava per ricevere una cocente delusione. Anche se era a letto, Tyrion andava avanti a lavorare fino all’alba e oltre, leggendo alla luce tremolante delle candele, valutando i rapporti degli informatori di Varys, esaminando i conteggi economici di Ditocorto fino a quando la vista gli si annebbiava e gli occhi gli bruciavano.
Si gettò acqua tiepida in faccia dal bacile accanto al letto e se la prese comoda, accovacciato sul pitale, nel fare i suoi servizi, lasciando che la fredda aria notturna gli scivolasse sul corpo. Ser Lancel aveva sedici anni e non era rinomato per la sua pazienza. Che aspettasse pure, e che diventasse sempre più nervoso. Una volta che le sue viscere furono sgombre, Tyrion indossò una vestaglia e si arruffò con le dita gli esili capelli biondicci. Voleva dare l’impressione di essersi appena svegliato.
Lancel passeggiava nervosamente di fronte alle ceneri spente del camino. Indossava un farsetto di velluto rosso a coste sopra una camicia di seta nera. Dal cinturone della spada, pendeva un fodero dorato da cui sporgeva l’impugnatura tempestata di gioielli di una daga.
«Caro cugino» esordì Tyrion, entrando. «Troppo rare sono le tue visite. A che cosa devo questo immeritato piacere?»
«Sua maestà la regina reggente mi ha inviato qui per comandarti di rilasciare il gran maestro Pycelle.» Ser Lancel tese a Tyrion una pergamena chiusa da un nastro rosso, con il sigillo a forma di testa di leone di Cersei impresso in ceralacca dorata. «Eccoti il suo ordine scritto.»
«Ah, è così.» Tyrion allontanò il documento con un gesto noncurante. «Spero che la mia dolce sorella, a cpsì pochi giorni dalla sua malattia, non si stia sottoponendo a eccessivi sforzi. Sarebbe un vero peccato se dovesse soffrire una ricaduta.»
«Sua maestà si è rimessa perfettamente» rispose ser Lancel in tono secco.
«Musica per le mie orecchie.» “Ma non la musica che mi sarebbe piaciuto sentire. Avrei dovuto darle una dose più massiccia.” Tyrion aveva sperato di poter avere qualche altro giorno senza interferenze da parte di Cersei, ma non fu comunque granché sorpreso dalla sua pronta guarigione: era, dopo tutto, la gemella di Jaime. Il Folletto si prodigò in un sorriso accattivante. «Pod, accendi il fuoco, fa troppo freddo per i miei gusti. Gradiresti una coppa di vino di verbasco, Lancel? Trovo che concili meravigliosamente il sonno.»
«Non ho bisogno di alcun aiuto per dormire» ribatté ser Lancel. «Sono venuto qui in vece di sua maestà, e non per bere con te, Folletto.»
Da quando era diventato cavaliere, il ragazzo era decisamente più arrogante, rifletté Tyrion. «Il vino in effetti contiene i suoi pericoli.» Tyrion sorrise, versandolo solo per sé. «Tornando al gran maestro Pycelle… se la mia dolce sorella è tanto preoccupata per lui, e visto che ora sta meglio, perché non è venuta da me di persona? Invece ha mandato te: che cosa dovrei dedurre da ciò?»
«Deduci quello che ti pare, basta che tu rilasci il prigioniero. Il gran maestro è un fidato amico della regina reggente, e si trova sotto la sua protezione.» C’era l’ombra di un sogghigno sulle labbra del ragazzo. Chiaramente, provava piacere in quel suo nuovo ruolo. “Prende lezioni da Cersei, il bamboccio?” «Sua maestà non ha alcuna intenzione di avallare un simile oltraggio. Ti ricorda che è lei la reggente di re Joffrey.»
«Così come io sono il Primo Cavaliere di re Joffrey.»
«Il Primo Cavaliere serve» dichiarò il giovane cavaliere con aria strafottente. «La reggente comanda fino a quando il re non avrà raggiunto l’età per governare.»
«Perché non me la scrivi questa frase, Lancel? Così me la ricorderò meglio.» Nel caminetto, adesso il fuoco scoppiettava allegramente. Tyrion si rivolse al suo scudiero. «Grazie, Pod. Puoi lasciarci.» Attese che il ragazzo se ne fosse andato prima di rivolgersi nuovamente a Lancel. «C’è dell’altro?»
«Sua maestà mi ordina d’informarti che ser Jacelyn Bywater ha disobbedito a un ordine impartitogli in nome del re.»
“Il che significa che Cersei ha ordinato a Bywater di rilasciare Pycelle e lui ha rifiutato.” «Capisco.»
«Sua maestà insiste perché quell’insubordinato ufficiale venga rimosso dal suo incarico e posto agli arresti per tradimento. Ti avverto…»
Tyrion allontanò bruscamente la coppa. «Non accetto avvertimenti da te, ragazzino.»
«Ser!» sibilò Lancel con fermezza, sfiorando l’elsa della sua spada, quasi a ricordare a Tyrion che ne aveva una. «Attento a come ti rivolgi a me, Folletto.»
Di certo voleva farla suonare come una minaccia, ma i suoi assurdi e patetici baffetti rovinarono l’effetto.
«Oh, tirala pure fuori quella spada… Una sola parola da parte mia e Shagga verrà qui dentro a ucciderti. E non con un’otre di vino, ma con un’ascia.»
Lancel divenne color porpora. Era davvero cretino al punto di pensare che la sua complicità nella morte di Robert fosse passata inosservata? «Io sono un cavaliere…»
«Certo, certo. Ma dimmi, ser… il cavalierato Cersei te lo ha concesso prima o dopo averti portato a letto?»
Il lampo negli occhi di Lancel fu la conferma di cui Tyrion aveva bisogno. Varys aveva detto il vero. “Be’, quanto meno non si potrà mai dire che la mia cara sorellina non ami la sua famiglia.” «Non hai più niente da dire, ser? Nessun altro avvertimento da darmi?»
«Tu ritirerai queste luride accuse, Folletto, o io…»
«O tu cosa, giovane imbecille? Hai una sia pura vaga idea di che cosa re Joffrey potrebbe farti se io gli dicessi che hai assassinato suo padre per giacere con sua madre?».
«No!» protestò Lancel, inorridendo. «Non è affatto andata così!»
«E allora come è andata?»
«È stata la regina! Mi ha dato lei il vino liquoroso! E tuo padre in persona, lord Tywin, quando sono stato investito cavaliere, mi ha ordinato di obbedirla in ogni suo desiderio.»
«Ti ha anche ordinato di chiavartela?» “Ma tu guardalo… non è poi così alto, non ha lineamenti raffinati, i capelli sono come sabbia e non come oro fino, eppure… per Cersei, anche una scadente copia di Jaime è sempre meglio di un letto vuoto, immagino.” «No, quello non credo te lo abbia ordinato.»