Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Virginia tossì a causa dell'aria pesante carica dell'odore di muschio. Sembrava che non fosse più capace di completare le sue poesie. Invece, le tirava fuori per esaminarle, rigirandole alla luce come graziosi sassolini trovati sulla spiaggia durante la vacanza dell'ultima estate. Be', le poesie acquistano un certo che di cadaverico una volta composte… Lasciarle incomplete dà loro una esistenza illimitata.
Sorrise fra sé.
Quando tornò indietro seguendo una stretta corsia, Carl aveva finito di parlare alla squadra dell'idro. Le piacque il modo in cui la superficie interna argentata della cupola rifletteva un'immagine deformata e surreale di Carl immerso in una profusione di vita vegetale, come se fosse un oceano nel quale galleggiava. Quando lui si voltò verso di lui, Virginia sollevò una mano. — Conferenza?
— Sicuro. — Rimase lì ad aspettare, l'antica circospezione ancora presente nelle profondità dei suoi occhi. L'ho ferito così tante volte…
— Volevo… volevo dirti…
— Sì?
— So che contavi che ci fosse… che ci fosse qualche possibilità che Saul ed io…
Carl la fissò con un pallido sorriso. — C'è sempre speranza.
— Non ti arrendi mai.
— No.
— Tanto vale che tu lo faccia — lei gli disse con gentilezza.
— È così certo fra voi due?
Virginia ricordò i propri pensieri in proposito, soltanto pochi minuti prima. — Qua fuori niente è certo, lo sai. È soltanto che… tu hai, be', dei fini così tradizionali…
— Li chiamerei sogni. — Carl sorrise con un umorismo caldo, mesto, come se fosse conscio delle proprie debolezze. Virginia vide che si sarebbe comportato in maniera cortese e delicata. Il tempo gli aveva dato una patina, un senso di se stesso. Era cambiato moltissimo durante quegli anni, quasi senza che lei se ne accorgesse. Sono stata così avvolta in Saul…
Lottò per trovare le parole giuste, ma prima che riuscisse a farlo, Carl disse: — Devo ammettere che qua fuori l'idea dell'amore e della famiglia, tutto quel confortevole quadretto, non funziona. Non abbiamo ancora scoperto come fare a proteggere i bambini delle halleyforme.
— Con me non avrai mai una famiglia.
— Ci sono rassegnato. Neppure Saul l'avrà mai, naturalmente.
— No, ma non a causa della sua sterilità. Si tratta di me. Io… io non posso aver bambini.
Le sue labbra si chiusero, ma non disse niente. La patina era scomparsa in un istante, e Virginia vide di nuovo il vecchio Carl, pieno di desideri e bisogni.
— Io… non sono mai riuscita a dirlo a nessuno. Ci sono voluti anni prima che riuscissi a dire qualcosa, perfino a Saul.
— Dio… mi spiace.
Virginia sbatté le palpebre per scacciare le lacrime. — Mi sono rassegnata. — Allora, perché sto piangendo, idiota?
— Durante tutto questo tempo… — Carl scosse la testa, il suo volto si aprì, e in qualche modo parve più fresco, più giovane. Durante tutti questi anni ha custodito un sogno, e adesso è sparito.
— Lo sapevo molto tempo prima di lasciare la Terra.
— Io… capisco — disse Carl, intorpidito.
— Carl…
— E che possibilità c'è, uh…, di riparare quello che non funziona? Saul ha fatto meraviglie… — S'interruppe.
Lei pensò con veemenza, Era me che volevi, oppure il tuo sogno di dolci, piccoli bambini percell, miracoli genetici fra le stelle? Ma era un pensiero sbagliato, ingiusto.
Virginia sbatté rapidamente le palpebre. — Questo è un caso speciale. Neppure la chirurgia genetica… Ha tentato la clonazione, senza il mio permesso. È stato un disastro. — Scrollò le spalle.
— Lo… hai… sempre saputo.
Virginia annuì. — Suppongo che sia stato questo a influenzarmi, a indurmi a partecipare alla missione prima di qualunque altra considerazione. Non avrei mai avuto un'esistenza convenzionale, non importa come l'avessi vissuta.
— Avresti potuto adottare…
— Tu conosci le probabilità che ha un percell di adottare bambini. Perfino alle Hawaii.
Carl esclamò con furia selvaggia: — Sì, ci hanno isolati in tutto, vero? — Quel ricordo riusciva ad amareggiarlo ancora.
— Avrei potuto rimanere… combattere con gli altri…
— Hai visto cos'è successo.
Virginia annuì, tirando su col naso, sorpresa dalle sue stesse emozioni. Se rimango qui, finirò per piangere. — Abbiamo… abbiamo davvero fatto la scelta giusta, non è vero? Partecipando alla missione?
La sua voce suonò greve. La sua faccia era una maschera. — Non… non lo so.
Virginia rimase scossa. L'ho derubato della sua ultima fantasticheria? E, scomparsa questa, viene travolto dalla marea della disperazione?
— Carl, non puoi pensare questo. Siamo sopravvissuti, siamo riusciti a… a…
— Senti, io… in questo momento preferirei non parlare. Va bene? Voglio… sì, voglio restare solo. — Visibilmente, cercò di ricomporsi, lottando per riprendere un po' di quel fiducioso atteggiamento da capo che per lui era diventato quasi una seconda pelle… per quanto in quel momento potesse venir così facilmente sbucciata. — Apprezzo molto che tu me l'abbia detto. Adesso riesco a capirti meglio, e questo, per lo meno, è qualcosa.
— Carl, io…
— Ho un sacco di altre cose da fare qui! — esclamò lui, seccamente. — Forse più tardi.
Se ne andò in fretta, con la mente in un turbine di emozioni in violento conflitto fra loro. In qualche modo lei aveva dovuto dirglielo, però, se questo l'aveva spogliato di troppe cose, l'aveva danneggiato…
Virginia si era lasciata ingannare dal suo volto pubblico fatto di sicurezza e controllo di sé. Ma sotto tutto questo, Carl era davvero cambiato molto poco. Era cresciuto a seconda di come la situazione richiedeva, ma non il Carl interiore. Quel Carl aveva coltivato una fantasticheria, e adesso lei l'aveva rovesciata, abbattuta.
S'incamminò a grandi passi attraverso la distesa di ghiaccio, cercando di dominare la propria confusione… un puntolino che si muoveva lungo una pianura che aveva il colore di uno schermo televisivo vuoto.