Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Aveva quasi raggiunto il livello B, quando un rumore stridente, come di gigantesche pietre sfregate le une contro le altre, echeggiò lacerante nel passaggio. Un altro maledetto sisma pensò. Oppure si trattava di qualcos'altro? Qualcosa di più sinistro? La vegetazione davanti a lui cominciò a oscillare, come un'onda che rotolasse giù lungo il pozzo fiocamente illuminato. Le increspature arrivarono e d'un tratto fu come se lui cercasse di cavalcare un serpente peloso, che s'inalberava e sgusciava via, sballottolandolo avanti e indietro.
Saul perse l'appiglio e venne scagliato attraverso il pozzo, atterrando accanto all'imboccatura di una galleria proprio mentre dei frammenti si staccavano dal soffitto. Si rotolò su un lato per evitare un macigno dalle punte aguzze che stavano cadendo lentamente, ma irresistibilmente. Un altro si staccò dalla parete sinistra e procedette con terribile inerzia, andando a urtare con forza schiacciante il lato sinistro.
Era talmente impegnato a evitare i due grossi macigni, che non vide la terza e più piccola roccia. Un colpo improvviso, schiacciante, contro la testa, lo mandò a barcollare contro il pavimento. Si accasciò, gemendo, sopra un gelido macigno.
La coscienza non scomparve mai del tutto, ma neppure rimase del tutto. Per Saul i pochi minuti, o l'ora, o le parecchie ore che seguirono, furono una confusione di rumori rombanti, di polvere di ghiaccio che si riadagiava lenta, di palpebre sbattute e d'incertezza su ciò che avrebbe dovuto ricordare.
Finalmente, ricordò.
Vai da Carl… avvertilo…
Non riusciva a ricordare per quale motivo doveva avvertirlo, o perché. Forse gli sarebbe tornato in mente quando fosse arrivato. Sapeva soltanto che doveva tornare dentro la galleria e ricominciare a salire.
Trova Paul… ricordò a se stesso. Presto… trova Virginia…
Ripeté a se stesso quelle istruzioni più e più volte, continuando a spinger via il rimbombo e il dolore che aveva nella testa. Presto…
VIRGINIA
Quando finalmente riemerse in superficie, percepì di nuovo la gelida maestosità del ghiaccio, il vuoto, il buio divorante nel quale tutti nuotavano. La Terra e le umide, soleggiate Hawaii in un sistema solare di perpetua Siberia pensò. Sentiremo mai più il vero calore?
Mentre percorreva a lunghi passi il ghiaccio grigio chiazzato, Virginia bandì risolutamente quel pensiero. Aveva avuto un'esperienza più che sufficiente con gli inizi dello scoraggiamento, grazie tante, durante quegli ultimi, e non pochi anni. Era un rischio occupazionale. Perfino il suo amore per Saul non si era dimostrato uno scudo adeguato a proteggerla… proprio come, decenni prima, avevano previsto gli psicologi della Terra. Avevano avvertito l'equipaggio di non attribuire troppo peso a qualunque rapporto, nessun legame umano sarebbe stato in grado di assorbire la pressione totale del loro isolamento, l'incessante ostilità di quel gelo vuoto e duro.
Un uomo, una donna, non sono stati fatti per sostenere tutto il peso del mondo disse fra sé. E, in particolare, non un mondo spoglio come questo. Gli antropologhi avevano scoperto che perfino le società più semplici avevano rapidamente inventato l'alcool — la birra, di solito — probabilmente come rifugio contro la tempesta incessante della realtà nuda e cruda. Anche l'intelligenza capace di affrontare in maniera flessibile e sottile l'ambiente che la circondava era inevitabilmente vulnerabile ad essa. L'equipaggio di Halley aveva tentato tutte le prevedibili vie di fuga: l'alcool, le droghe, i senstim, relazioni torride e fugaci, riuscendo così a superare gli anni. Ma nessuna vittoria era permanente, e Virginia sapeva che doveva guidare se stessa attraverso i banchi di depressione, evitando i pensieri e gli umori che l'avrebbero attizzata.
Avvertì un lieve tremito attraverso le suole dei propri stivali, e si guardo nervosamente intorno. Niente d'insolito, all'apparenza. Alcune squadre intente a lavorare intorno a dei lanciatori, in distanza. Nessun grido al comunicatore… niente di storto. Bene. Non voglio trovarmi qua sopra quando qualcosa fa bum! Non sono il mio forte le crisi, nossignore. Non senza guanti waldo, JonVon, e cento mech pronti a obbedire a un mio cenno.
Le nuove gigantesche cupole idro si profilavano non molto lontane, erette da Jeffers e dalle sue squadre quand'erano cominciati i sismi. Era rischioso tenere fattorie e fabbriche in funzione sotto il ghiaccio, accanto ai lanciatori, nel caso in cui una faglia si aprisse a causa dell'incessante martellio degli sgomitatori. Carl aveva ordinato che una gran parte degli agro venissero trasferiti in superficie, insediati vicino ai pozzi.
In mezzo a tutti quei lavori correvano le solite voci. Che gli archisti sconfitti avessero raggiunto un accordo con gli Uber. Che gli Uber avrebbero fatto di nuovo storie sulla traiettoria di Marte. Che gli Altopiano Tre stessero costruendo in segreto una nave spaziale. Virginia li giudicava tutti discorsi oziosi, ma non si poteva mai sapere…
Oggigiorno tutto avviene così in fretta, tutto è così eccitante. Un milione di lavori, quasi tutto l'equipaggio rianimato… Allora, perché mi sento depressa?
La risposta era ovvia. In realtà non voleva venire lassù a parlare a faccia a faccia con Carl.
Avanzò fluttuando verso la Cupola 3, dove sapeva che Carl stava controllando alcuni nuovi agro-risultati. Quando attraversò la sibilante camera di equilibrio, vide Carl intento a studiare alcuni contenitori, facendo scivolare le mani fra opimi semi di grano. Indossava la tuta spaziale; di questi giorni era dentro e fuori così spesso, per controllare i lanciatori, che se la toglievano di rado. Agrooperatori galleggiavano sopra i campi di segale e granturco maturi e cuspidi spiraleggianti di ortaggi: elaborati geneticamente per prosperare qui, a bassa gravità, in mezzo alle onnipresenti halleyforme, avevano strane forme asimmetriche.
— Roba magnifica, eh? — le disse Carl con un sogghigno, mentre lei si avvicinava.
— Sei uno che fa tutto. Controlli anche i cereali per la prima colazione?
Il suo volto si rannuvolò. — Mi piace che il buon lavoro venga lodato, e questa gente ha fatto…
— Ehi, stavo soltanto scherzando. — Gli sferrò un giocoso pugno sul braccio, ma subito sentì che quel gesto era forzato, innaturale. Calmati. Questo sarà già abbastanza difficile senza cercare di fingere che è un congresso di templari.
Carl scrollò le spalle. — Sarò da te fra un istante, Virginia. — Tornò a voltarsi verso la donna della squadra che era in piedi vicino a lui. — Il nuovo ibrido è eccellente. E ha anche un sapore fantastico.
Virginia seguì la scena mentre Carl e il tecnico agro discutevano varianti del ciclo di crescita. La dolce ma tamburellante accelerazione di Halley influenzava gli specchi che illuminavano le serre, ed era necessario attuare degli aggiustamenti.
Virginia vagò lungo una corsia, lieta di ritardare il momento. Gli steli arrivavano ad un'altezza di quasi cento metri, esili e bianchi, producendo foglie impossibilmente ampie e carnose. Affusolati mech giardinieri si aggiravano lungo le strette corsie. Irroratori rotanti lanciavano goccioline tremolanti fra gli alti steli spiraleggianti. Sotto quelle fabbriche verticali di proteine si stendevano file di grassi vegetali, lussureggianti e riccioluti, nella morbida luce ultravioletta che filtrava attraverso i luccicanti banchi di umidità sovrastanti. Un ricco humus lambiva i piedi dei giganti, come un mare che erodesse invisibili rive. Una distesa d'acqua liquida raccoglieva, riciclandosi, i detriti che cadevano lentamente giù dalle cuspidi, e pesci modificati guizzavano fra le radici nodose. Si ricordò d'una poesia che non aveva mai terminato, e scoprì che nuove strofe le sgorgavano nella mente: