Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
O neppure nella manovra di Marte. Aveva conservato il segreto di Carl, non ne aveva mai parlato con nessuno. Viviamo credendo nelle finzioni…
Ma la speranza di Sergeov era peggiore. Non avrebbe riportato alla vita nessun pianeta morto, e tutti loro avrebbero visto in ugual modo confermata la loro condanna.
E se la testa della cometa fosse stata diretta per entrare in collisione vera e propria con la Terra stessa, come aveva sentito dire da alcuni Uber che ne avevano parlato apertamente al comunicatore? Cosa sarebbe stato dei morbidi cieli e dei sabbiosi pomeriggi hawaiani? Chiuse gli occhi e scosse la testa. Forse gli umani dovrebbero scomparire dalla scena come hanno fatto i dinosauri.
— Virginia?
Era Carl, pallido e teso, che cercava di nuovo di stabilire un qualche contatto con lei. Sollevò lo sguardo su di lui sbattendo le palpebre. — Di nuovo ora di mangiare?
— No, io volevo solo… senti, mi servirebbe davvero un po' di aiuto.
— Per fare cosa?
— Per cercare di trovare un modo di uscire da questa situazione.
Virginia rispose, con voce stanca: — Sergeov ci ha intrappolati. Vuoi scavare una nuova galleria attraverso le macerie? — Gli Uber avevano fatto crollare le gallerie con molta efficacia.
— Ci deve essere…
— Avete tentato gli autoscivoli? I nastri trasportatori?
— Certo. Ieri. Ha gente che li blocca.
Virginia corrugò la fronte, faceva fatica a pensare alla vecchia maniera… — I miei mech. Se riuscissi a riavere le funzioni di controllo da qui, con un comando a distanza…
— Ci hai già provato ieri — le ricordò Carl, con gentilezza.
Virginia sollevò lo sguardo, provando un émpito d'irritazione. — Oh, sì. Hanno cambiato gli input della matrice-T. Sergeov è stato tanto furbo da farlo subito. Potrei porvi riparo soltanto dalla grande consolle della Centrale, o dal mio laboratorio. Dovrei trovarmi là di persona.
Rimasero silenziosi. Poteva vedere la frustrazione di Carl crescere sul suo viso.
Jeffers arrivò di corsa, il suo volto rivelava tutta la tensione a cui era in preda. — Sta succedendo qualcosa, hanno sollevato di nuovo quel laser.
Carl si lanciò in una lunga scivolata verso la cima della capanna delle elaborazioni, a una cinquantina di metri di distanza. Virginia fu tentata di ripiombare nel suo stato neutro, lasciando che il mondo le passasse sopra, sommergendola. Ma invece esalò un profondo sospiro e si alzò. Scalciò via e seguì i due uomini in una lenta bordeggiata.
— Stanno sparando contro qualcuno! — gridò Carl dalla posizione panoramica in cui si trovava. Virginia si afferrò ad un cavo e descrivendo un arco attero con un tonfo, a sua volta, in cima alla capanna.
— Visto? — Carl le indicò. — Sergeov si trova in cima a quell'altura laggiù. Sta sparando contro della gente che sta arrivando da sud.
Delle figure, macchioline grandi come mosche, attraversavano rapidamente la pianura striata di grigio. — Chi? — chiese Virginia.
Lani atterrò accanto a lei. — Archisti, immagino — disse. — La gente di Quiverian. Sono ancora laggiù a sud, che vivono fra le loro macerie terremotate. È naturale che si oppongano a un sorvolo della Terra. Ma con gli Uber che controllano i lanciatori, verranno fatti a pezzi.
— Ne sei sicura?
— Non vedo come…
Un gigantesco bolo di vapore eruppe dalla base della collina dov'era situato il laser degli Uber. La nube avvolse la collina in una coltre di nebbia. Prima che potesse gonfiarsi ulteriormente e dissolversi, un'altra scintilla azzurra s'infiammò alla base, facendo schizzare una sfera turbinante di bianco verso il cielo.
Virginia esclamò, tutta eccitata: — Gli archisti stanno impiegando il grosso laser. È difficile prendere la mira con quello, ma se soltanto colpissero la collina stessa…
— Accecherebbero la squadra degli Uber addetta ai laser con il vapore — annuì Lani. — Già!
Delle figure si muovano all'orizzonte, le loro cotte apparivano troppo piccole per poterle distinguere. Virginia non aveva mai pensato alle possibili tattiche in condizioni di gravità quasi zero, ma riusciva a vedere la logica dietro alle file formate dagli archisti in movimento che stavano lentamente convergendo. La pinza da esse formata si stava chiudendo verso lo schieramento dei lanciatori equatoriali. La gente di Sergeov stava faticando dentro i pozzi dei lanciatori. I grossi e goffi moduli degli sgomitatori erano difficili a muoversi rapidamente, soprattutto nel senso della declinazione. Cominciarono ad abbassare le loro bocche giù verso sud, ma le loro lunghe, esili canne ruotavano con angosciosa lentezza.
— Guardate — disse Carl, indicando con la mano. — Gli archisti stanno cercando di passarci accanto. Saremo liberi se…
Ma proprio in quell'istante un secondo laser degli Uber aprì il fuoco da una lontana collina, facendo schizzare sfere di vapore su dalla pianura. Perfino un colpo mancato di poco soffiava via quelle minuscole figure a causa delle raffiche improvvise.
— Perché non attaccano dal cielo? — chiese.
— È probabile che Sergeov abbia con sé qualche piccolo radar. Potrebbe centrarli se si trovassero isolati là in alto. Sul ghiaccio, invece, non è così facile.
— Già — disse Jeffers. — Ti piacerebbe essere appesa là sopra, nuda, come una ghiandaia? Ti senti molto meglio se hai un po' di ghiaccio fra te e quel grosso bruciatore.
Gli attaccanti cercarono un riparo. Sparavano con piccole armi dalla portata limitata: lance termiche, trapani a raggi, ma riuscivano soltanto a sollevare piccoli sbuffi dalle barricate degli Uber. Qualcuno di loro usava trapani portatili a microonde, presumibilmente contonizzati per disgregare le cellule umane, ma i fasci di raggi si allargavano troppo a ventaglio a quella distanza. Di tanto in tanto dentro la cupola si udivano dei deboli clic, le microonde che solleticavano leggermente il loro orecchio interno.
Nel frattempo, il grosso laser degli archisti continuava a martellare le colline di entrambe le roccaforti degli Uber, rendendo difficoltosi i loro tentativi di prendere la mira con precisione. Seguirono la scena per un'angosciosa mezz'ora, mentre ognuna delle due fazioni manovrava, sparava, schivava… ottenendo ben pochi risultati. L'intero conflitto era privo di suono, con un ulteriore tocco di irrealtà dovuto ai movimenti al rallentatore.
— A me pare una posizione di stallo — commentò Carl, le parole appesantite dalla fatica.
— Nessuno può mettere insieme abbastanza uomini per tenere sotto tiro i movimenti dell'altro — disse Jeffers. — Pare ci sia ancora un buon numero di archisti, ma non è possibile aggirare quell'intero, dannato equatore.
Virginia parlò, esitante: — Non potremmo approfittare di questa situazione?
— E come? — chiese Carl.
— Per scappare! Se corressimo per un chilometro, più o meno, fino a quelle pile di scorie a nord.
— Ci centrerebbero.
Jeffers annuì.
— Ma se io potessi entrare, potrei riavere il controllo dei miei mech! Gli Uber non potrebbero resistere a un attacco kamikaze dei mech.