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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Non “qualche volta”, Meera.» Fratello e sorella si scambiarono un’occhiata, lui triste, lei provocatoria.

«Allora dimmi che cosa sta per accadere» disse Bran.

«Lo farò» rispose Jojen. «Ma solo se tu mi parlerai dei tuoi sogni.»

Il parco degli dei era diventato stranamente quieto. Bran poteva udire lo stormire delle foglie e i lontani rumori di schizzi di Hodor che sguazzava in uno degli stagni caldi. Nella sua mente, tornò l’uomo dorato che lo gettava nel vuoto. E tornarono il corvo con tre occhi, lo scricchiolare secco delle ossa nel suo becco, il sapore acre del sangue.

«Io non faccio sogni. Maestro Luwin mi dà una pozione per dormire.»

«E aiuta?»

«A volte.»

«Bran, tutta Grande Inverno sa che di notte tu ti svegli urlando, madido di sudore» disse Meera. «Le donne ne parlano al pozzo, e anche le guardie sulle mura ne parlano.»

«Parla con noi, Bran» insistette Jojen. «Che cosa ti fa così tanta paura?»

«Non voglio parlarne. E poi sono solamente sogni. Maestro Luwin dice che non sempre i sogni possono significare^qualcosa.»

«Mio fratello sogna come gli altri ragazzi, anche i suoi sogni non sempre hanno significati reconditi» intervenne Meera. «Ma i sogni dell’oltre sono diversi.»

Bran incontrò lo sguardo di Jojen. Gli occhi del giovane delle paludi erano colore del muschio, e quando fissava qualcosa era come se vedesse oltre. Come in quel momento.

«Ho sognato un lupo con le ali, tenuto prigioniero alla terra da catene di pietra grigia» raccontò Jojen. «Era un sogno dell’oltre, per cui so che è vero. Un corvo cercava di spezzare le catene con il becco, ma la pietra era troppo dura e il corvo riusciva solamente a scheggiarla.»

«E quel corvo…» Bran esitò. «Aveva tre occhi?»

Jojen annuì.

Estate sollevò il muso dal grembo di Bran, osservando il ragazzo con i suoi scuri occhi dorati.

«Quando ero piccolo» proseguì Jojen «fui sul punto di morire a causa della febbre dell’acqua grigia. È stato allora che venne da me il corvo con tre occhi.»

«Venne da me dopo che caddi» cedette Bran. «Dormivo da molto tempo. “Vola o muori, mi disse il corvo.” Così mi svegliai. Solo che ero storpio, come lo sono adesso. E di certo non potevo volare.»

«Tu puoi volare.» Meera raccolse la rete, sciolse gli ultimi nodi e cominciò a ripiegarla. «Basta che tu lo voglia.»

«Sei tu il lupo con le ali, Bran» gli spiegò Jojen. «Non ne ero sicuro quando siamo arrivati, ma adesso lo sono. Il corvo con tre occhi ci ha mandati qui per spezzare le tue catene.»

«Il corvo sta alle Acque Grigie?»

«No. È al Nord.»

«Alla Barriera?» Bran aveva sempre desiderato vedere la Barriera. Jon Snow, il suo fratello bastardo, era andato lassù, uno dei Guardiani della notte.

«Al di là della Barriera.» Meera Reed tornò ad appendere la rete piegata alla cintura. «Quando Jojen ha detto al lord nostro padre quello che aveva sognato, lui ci ha mandati a Grande Inverno.»

«Come faccio a spezzare quelle catene di pietra, Jojen?» domandò Bran.

«Apri l’occhio.»

«Li ho già aperti, gli occhi! Non vedi?»

«Due sono aperti» Jojen indicò. «Uno, due.»

«Ne ho solo due.»

«No, ne hai tre. Il corvo di ha dato il terzo occhio, ma tu rifiuti di aprirlo.» Jojen parlava in modo lento, suadente. «Con due occhi, puoi vedere la mia faccia. Con tre, potresti vedere il mio cuore. Con due riesci a vedere quella quercia laggiù. Con tre saresti in grado di vedere la ghianda da cui è sorta e il ceppo che diventerà un giorno. Con due, vedi solamente fino alle tue mura. Con tre, vedresti a sud fino al mare dell’Estate e a nord al di là della Barriera.»

Estate si rizzò sulle zampe.

«Non c’è bisogno che veda tanto lontano.» Bran sorrise nervosamente. «Sono stanco di parlare di corvi. Parliamo di lupi, o di lucertole-leone. Ne hai mai cacciata una, Meera? Noi non le abbiamo qui nel Nord.»

«Vivono nell’acqua.» Meera recuperò dall’erba la sua lancia da rane. «Nelle correnti lente e nelle paludi…»

Jojen la interruppe: «Hai mai sognato una lucertola-leone, Bran?».

«No. Te l’ho già detto, non voglio…»

«Hai mai sognato un lupo?»

«Io non devo parlarti dei miei sogni.» Bran stava cominciando ad arrabbiarsi. «Io sono il principe. Sono lo Stark di Grande Inverno.»

«Era Estate, quel lupo?»

«Smettila.»

«La notte della festa del raccolto, hai sognato di essere Estate nel parco degli dei, non è forse così?»

«Basta!» urlò Bran. Estate avanzò verso l’albero-diga, mostrando le zanne.

«Quando ho toccato Estate, ti ho sentito in lui.» Jojen Reed non fece caso alla belva. «Proprio come tu sei in lui adesso.»

«Non può essere. Io ero a letto, dormivo.»

«Eri nel parco degli dei, ed eri tutto grigio.»

«È stato solo un brutto sogno…»

«Io ti ho sentito.» Jojen si alzò. «Ti ho percepito cadere. È quello che ti fa paura, la caduta?»

“La caduta, sì… e l’uomo dorato, il fratello della regina. Anche lui mi fa paura. Ma specialmente la caduta.” Ma non disse niente di tutto ciò. Come poteva dirglielo? Non lo aveva confessato a ser Rodrik né a maestro Luwin, quindi di certo non poteva dirlo ai ragazzi Reed. Se non ne parlava, forse avrebbe dimenticato. Non aveva mai voluto ricordare, e poi forse non era neppure un vero ricordo.

«Cadi ogni notte, Bran?» domandò in tono calmo Jojen.

Un basso ringhio uscì dalla gola di Estate. E questa volta, non c’era niente giocoso. Il meta-lupo avanzò, con le zanne sguainate, occhi incendiati.

Meera si frappose tra suo fratello e la belva, lancia in pugno. «Richiamalo, Bran.»

«Jojen lo sta facendo infuriare.»

Meera tornò a svolgere la rete.

«È il tuo furore, Bran.» Jojen non aveva dubbi. «La tua paura.»

«No, non può essere. Non sono un lupo.» Ma se non lo era, perché aveva ululato con loro nella notte? E perché aveva sentito il sapore del sangue nei suoi sogni di lupo?

«Parte di te è Estate, e parte di Estate è te. Tu questo lo sai, Bran.»

Estate si avventò, Meera lo respinse allungando la punta a tridente della sua lancia. Il lupo deviò, continuando a muoversi, pronto a scattare di nuovo.

«Richiamalo, Bran!» gridò Meera.

«Estate! Da me, Estate!» Bran si diede un forte colpo contro la coscia. La sua mano formicolò, ma la sua gamba inerte non percepì nulla. «Da me!»

Ma fu inutile: il meta-lupo si lanciò di nuovo, e di nuovo la lancia di Meera schizzò in avanti. Ci fu un fruscio tra i cespugli del parco degli dei. Una seconda forma nera scivolò fuori accanto all’albero-diga, le fauci spalancate. Cagnaccio, la belva di Rickon, aveva percepito l’odore della furia di suo fratello. Bran sentì i capelli sulla nuca che gli si rizzavano. Meera rimase a fianco di Jojen, entrambi assediati dai lupi.

«Fermali, Bran! Adesso!»

«Non ci riesco!»

«Jojen, sali sull’albero.»

«Non è necessario. Non è oggi il giorno della mia morte.»

«Fallo!» gridò Meera.

Jojen si arrampicò su per l’albero-diga, usando i rilievi della faccia scolpita nel tronco pallido come appigli. I meta-lupi attaccarono. Meera gettò via la lancia e la rete e spiccò un salto, aggrappandosi a un ramo basso. Le fauci di Cagnaccio si serrarono appena un palmo più sotto della caviglia della ragazza. Meera volteggiò a cavalcioni sul ramo. Estate sedette sulle zampe posteriori, ululando minacciosamente. Cagnaccio si avventò sulla rete, tirandola con i denti.

Fu allora che Bran ricordò: non erano soli nel parco degli dei. «Hodor!» Portò le mani a coppa attorno alla bocca. «Hodor! Hodor!» Era terribilmente spaventato, e provava anche una certa vergogna. «A Hodor non faranno del male» assicurò ai suoi due amici intrappolati sull’albero.

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