Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Invece cambia tutto!»
Bruscamente, Daenerys si alzò. Gracchiando, i draghi dispiegarono le ali. Drogon riuscì a levarsi in volo, andando ad appollaiarsi sull’architrave del portale. Rhaegal e Viserion scivolarono attraverso il pavimento, le loro ali membranose che strisciavano contro il marmo.
«Prima della morte dell’Usurpatore» riprese Daenerys «i Sette Regni erano come il khalasar del mio Drogo: decine di migliaia di guerrieri tramutati in un’unica forza dalla grandezza di un unico uomo. Ma adesso stanno crollando in pezzi, esattamente come accadde al khalasar di Drogo dopo la sua morte.»
«Gli alti lord dell’Occidente si sono sempre combattuti gli uni con gli altri. Dimmi chi ha vinto, e io ti dirò che cosa significa. Khaleesi, devi credermi, i Sette Regni non cadranno nelle tue mani come altrettante pesche mature. Ti serviranno una flotta, oro, eserciti, alleanze…»
«Sono consapevole di tutto questo.»
Daenerys prese le mani di ser Jorah tra le sue, scrutandolo negli occhi, così pieni di sospetto. “A volte mi vede come una bambina che deve proteggere, altre volte come una donna con cui vorrebbe giacere… Ma mi vedrà mai come la sua regina?”
«Jorah, non sono più la bambina spaventata che incontrasti a Pentos. Ho solamente quindici anni, è vero… eppure sono vecchia quanto le anziane del dosh khaleen e al tempo stesso giovane quanto i miei draghi. Ho cercato di dare vita a un figlio, ho dato fuoco a un khal, ho attraversato il deserto rosso e il mare Dothraki. Il mio sangue è il sangue del drago.»
«Lo era anche quello di tuo fratello» si ostinò lui.
«Io non sono mio fratello.»
«No, è vero, non lo sei» fu costretto ad ammettere ser Jorah. «In te, c’è molto più di Rhaegar, io credo, ma anche Rhaegar poteva essere ucciso. Robert Baratheon lo dimostrò sul Tridente, impugnando nulla di più di una mazza da guerra. Perfino i draghi possono morire.»
«Sì, perfino i draghi possono morire.» Daenerys lo baciò sulla guancia irta di barba ispida. «Ma anche gli sterminatori di draghi possono morire.»
BRAN
Meera Reed si muoveva cautamente in cerchio, con la rete che oscillava nella sua mano sinistra, la snella lancia da rane a tre punte nella destra. Gli occhi dorati di Estate seguivano ogni suo passo, il corpo del meta-lupo immobile, rigido, la coda dritta. Intento a osservare, a osservare…
«Yai!» gridò la ragazza, allungando la lancia in avanti. Il meta-lupo deviò a sinistra, poi spiccò un balzo prima che lei avesse il tempo di ritirare la sua arma. Meera dispiegò la rete, allargandola nell’aria davanti a sé. Il salto di Estate lo portò dritto tra le maglie. Trascinò la rete con sé, urtando in pieno contro il torace di Meera, facendo volare via la lancia. Lei crollò all’indietro; l’erba umida assorbì l’impatto contro il terreno, ma tutta l’aria che Meera aveva in corpo uscì in un pesante sospiro. Il meta-lupo si accucciò sopra di lei.
Bran gridò: «Hai perso!».
«No, ha vinto» lo corresse Jojen, il fratello di Meera. «Guarda: Estate è in trappola.»
Era vero, si rese conto Bran. Agitandosi e ringhiando contro la rete, cercando di strapparla per liberarsi, Estate stava ottenendo l’unico risultato di intrappolarsi sempre più. Nemmeno mordendo le maglie otteneva alcun effetto.
«Lascialo andare» disse Bran.
Ridendo, la ragazza Reed avvolse le braccia attorno al meta-lupo catturato e si rotolò sull’erba con lui. Estate emise un lamento patetico, continuando a scalciare inutilmente contro la rete che ora li avvolgeva entrambi. Meera s’inginocchiò, sciolse un groviglio, tirò un angolo, armeggiò abilmente qua e là e di colpo il meta-lupo fu libero.
«Estate, da me.» Bran aprì le braccia. «Guardate» disse, una frazione d’istante prima che il lupo gli arrivasse addosso. Bran si afferrò con tutta la forza al torace della belva, che lo trascinò sul manto erboso. Lottarono e rotolarono e si aggrapparono uno all’altro, il meta-lupo ringhiava e guaiva, il ragazzo rideva. E alla fine, fu Bran a essere sopra, il lupo tutto incrostato di fango sotto di lui.
«Bravo lupo, bravo…» Bran era senza fiato. Estate lo leccò su un orecchio.
Meera scosse il capo: «Ma non si arrabbia mai?».
«Non con me.» Bran afferrò Estate per le orecchie e la fiera ringhiò minacciosamente, ma anche quello faceva parte del gioco. «Certe volte mi strappa i vestiti, ma non è mai uscita una goccia di sangue.»
«Del tuo sangue, vorrai dire. Se fosse riuscito a strappare la rete…»
«Non ti avrebbe fatto del male comunque» assicurò Bran. «Lo sa che sei mia amica.»
Nel giro di un giorno o due dopo la festa del raccolto, tutti i lord e i cavalieri se n’erano andati da Grande Inverno ma i ragazzi Reed erano rimasti, diventando inseparabili compagni di Bran. Jojen era talmente solenne che la vecchia Nan lo chiamava “il piccolo nonno”, ma Meera ricordava a Bran sua sorella Arya: non aveva alcun timore di sporcarsi, sapeva correre e combattere, e usare la lancia come un ragazzo. Aveva più anni di Arya, però: quasi sedici, una donna fatta ormai. Erano entrambi più vecchi di Bran, sebbene il suo nono compleanno fosse ormai passato, ma non lo trattavano mai come un bambino.
«Vorrei che foste voi i nostri protetti invece dei Walder…» Bran cominciò a trascinarsi verso l’albero più vicino. I suoi sforzi, le sue contorsioni erano spiacevoli da guardare, ma quando Meera si mosse per aiutarlo, lui la fermò. «No, lascia stare, ce la faccio da solo.» Continuò a rotolare goffamente, spingendosi all’indietro a forza di braccia. Alla fine, riuscì ad appoggiarsi con la schiena contro il tronco di un alto frassino. «Visto? Te l’avevo detto che ce l’avrei fatta.» Estate gli sistemò il muso in grembo. «Non avevo mai visto nessuno combattere con una rete.» Bran grattò il meta-lupo dietro un orecchio. «È stato il tuo maestro d’armi a insegnartelo?»
«È stato mio padre a insegnarmelo. Non abbiamo cavalieri alle Acque Grigie. Né maestri d’armi, né maestri della Cittadella.»
«E chi si occupa dei vostri corvi messaggeri?»
Meera sorrise: «I corvi messaggeri non riescono a trovare la Torre delle Acque grigie più di quanto non ci riescano i nostri nemici.»
«Perché no?»
«Perché si muove.»
Bran non aveva mai sentito di un castello in grado di spostarsi. Guardò Meera con aria perplessa, ma non riuscì a capire se lei lo stesse prendendo in giro. «Quanto vorrei vederla, la vostra torre. Pensi che il lord vostro padre mi permetterà di farvi visita quando la guerra sarà finita?»
«Sarai sempre il benvenuto, mio principe, allora così come ora.»
«Ora?» Bran aveva trascorso la sua intera vita a Grande Inverno. Desiderava tanto vedere altri luoghi. «Al suo ritorno, potrei chiedere il permesso a ser Rodrik.»
Il vecchio cavaliere era andato nell’Est, per tentare di sistemare problemi tutt’altro che banali. Era stato il bastardo di Roose Bolton a provocarli, sequestrando lady Hornwood mentre tornava dalla festa del raccolto e costringendola a sposarlo quella medesima notte, noncurante del fatto che, per età, la provata nobildonna avrebbe potuto essere sua madre. Lord Wyman Manderly di Porto Bianco aveva quindi occupato il castello degli Hornwood. Per proteggere le terre della lady dai Bolton, aveva scritto. Ser Rodrik, però, era infuriato con lui quasi quanto lo era con il bastardo.
«Ser Rodrik forse mi permetterebbe di venire» disse Bran. «Ma maestro Luwin non acconsentirebbe mai.»
Seduto a gambe incrociate sotto l’albero-diga, Jojen Reed lo guardò con espressione grave: «Sarebbe un bene se tu lasciassi Grande Inverno, Bran».
«Davvero?»
«Sì. E prima sarà, meglio sarà.»
«Mio fratello ha la visione dell’oltre» spiegò Meera. «Sogna cose che non sono accadute, ma che qualche volta accadono.