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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Ma prima di potere fare tutto questo doveva conquistare.

“L’Usurpatore ti ucciderebbe, sicuro come la prossima alba” aveva detto Mormont. Robert Baratheon aveva abbattuto il suo valoroso fratello Rhaegar, e uno dei suoi emissari aveva addirittura attraversato il mare Dothraki per venire ad avvelenare lei e il bambino che portava in grembo. Dicevano che Robert Baratheon fosse forte come un toro e che non conoscesse la paura in battaglia, un uomo che amava la guerra al di sopra di ogni altra cosa. E con lui si schieravano i grandi lord che suo fratello aveva chiamato i “cani dell’Usurpatore”: Eddard Stark, con i suoi occhi freddi e il suo cuore di ghiaccio; i dorati Lannister, padre e figlio, così ricchi, così potenti, così infidi.

Come poteva mai sperare di sconfiggere simili uomini? Quando khal Drogo era ancora in vita, gli uomini davanti a lui tremavano e gli facevano doni per non incorrere nel suo furore. Se non lo facevano, lui prendeva le loro città, le loro ricchezze, le loro mogli. Prendeva tutto quanto. Ma il suo khalasar era stato tanto immenso quanto quello di Daenerys era scarno. La sua gente l’aveva seguita attraverso il deserto rosso mentre lei inseguiva la cometa. L’avrebbe seguita anche al di là dell’acqua velenosa, ma loro non sarebbero bastati. Forse, neppure i suoi draghi sarebbero bastati. Viserys aveva creduto che il reame si sarebbe sollevato nel nome del vero re… Ma Viserys era stato uno sciocco. E gli sciocchi credono in cose sciocche.

Tutti quei dubbi la fecero tremare. Di colpo, l’acqua le parve troppo fredda, e quei piccoli pesci attorno a lei divennero presenze fastidiose. Daenerys si alzò e uscì dalla vasca. «Irri» chiamò. «Jhiqui.»

Mentre le sue ancelle l’asciugavano e l’aiutavano a indossare una vestaglia di seta, il pensiero di Dany tornò ai tre strani personaggi che erano venuti a cercarla alla Città delle Ossa. “La stella che sanguina mi ha guidato fino a Qarth per uno scopo. È qui che troverò ciò che mi serve, ma solo se avrò la forza di prendere ciò che mi viene offerto e la saggezza di evitare trappole e inganni. Se il disegno degli dei è che io conquisti, allora m’invieranno un nuovo segno. Se no… se no…”

Al tramonto, mentre Daenerys stava dando da mangiare ai draghi, fu Irri ad annunciarle che ser Jorah aveva fatto ritorno dal porto… e non da solo.

«Fallo entrare» disse lei, incuriosita. «Lui e chiunque lui abbia portato.»

Quando i due uomini entrarono, Dany era seduta su una pila di cuscini, i suoi tre draghi attorno a lei. L’uomo che ser Jorah aveva con sé indossava una cappa di piume verdi e gialle, e la sua pelle era nera e liscia come ossidiana.

«Maestà» esordì il cavaliere. «Ti porto Quhuru Mo, capitano del vascello Vento di cannella, della Città degli Alti Alberi.»

Il nero s’inchinò: «Sono grandemente onorato, mia regina». Non si espresse nel linguaggio delle isole dell’Estate, che Dany non conosceva, ma nell’armonioso valyriano delle nove città libere.

«L’onore è mio, Quhuru Mo» rispose lei nella stessa lingua. «Sei arrivato dalle isole dell’Estate?»

«È così, maestà. Ma prima, meno di mezzo anno fa, abbiamo fatto sosta a Vecchia Città, nella terra dell’Occidente. Ed è proprio da là che io ti porto un meraviglioso dono.»

«Un dono?»

«Il dono di una notizia. Madre dei draghi, Nata dalla tempesta, io ti dico che, in verità, re Robert Baratheon è morto.»

Oltre le mura della residenza di Xaro Xhoan Daxos, il sole stava tramontando su Qarth, ma nel cuore di Daenerys Targaryen era appena spuntata una nuova alba.

«Morto?» Sul suo grembo, Drogon, il drago nero, sibilò. Esile fumo avvolse il viso di Daenerys come un velo. «Ne sei certo? L’Usurpatore è veramente morto?»

«Così si ripete a Vecchia Città e a Dorne e a Lys e in tutti gli altri porti nei quali ci siamo fermati.»

“Fu lui a mandarmi vino avvelenato. Ma ora lui è svanito, mentre io vivo.” «Come è avvenuta la sua morte?» Appollaiato sulla sua spalla, Viserion, il drago pallido, sbatté le ali, agitando l’aria.

«Sventrato da un mostruoso cinghiale mentre era a caccia nella foresta del Re, o almeno ciò è quanto ho udito a Vecchia Città. Altri dicono che è stata la sua regina a tradirlo, o suo fratello, o lord Stark, che era il suo Primo Cavaliere. Ma tutte le storie sono in accordo: re Robert è morto e ora giace nella sua tomba.»

Daenerys non aveva idea di quale fosse stato il volto dell’Usurpatore, ma di rado passava giorno senza che il pensiero di quell’uomo le attraversasse la mente. La sua grande ombra si era proiettata su di lei fino dall’istante della propria nascita, quando era entrata in un mondo, sconvolta dal sangue e dall’infuriare delle tempeste, dove non c’era più posto per lei. E adesso questo sconosciuto fatto d’ebano quell’ombra l’aveva dissipata.

«Adesso è il ragazzo che siede sul Trono di Spade…» intervenne ser Jorah.

«È re Joffrey che regna» concordò Quhuru Mo. «Ma sono i Lannister a dominare. I fratelli di Robert sono fuggiti da Approdo del Re. Hanno entrambi pretese sulla corona, dicono le voci. E anche il Primo Cavaliere è caduto in disgrazia: lord Stark, che era amico di re Robert, è stato imprigionato per tradimento.»

«Ned Stark un traditore?» Ser Jorah emise un grugnito. «No, maledizione, non lo credo possibile. La Grande Estate sarà di nuovo con noi prima che quell’individuo possa macchiare il suo preziosissimo onore.»

«E quale onore sarà mai, il suo?» lo contraddisse Daenerys. «Ha tradito il suo vero re, mio padre Aerys. Nello stesso modo in cui lo hanno tradito i Lannister.»

Era lieta che i cani dell’Usurpatore si stessero azzannando alla gola gli uni con gli altri, ma non ne era affatto sorpresa. La stessa cosa era accaduta alla morte di Drogo, quando il suo grande khalasar era andato in pezzi.

«Anche mio fratello Viserys è morto. Ed era lui il vero re» disse all’uomo delle isole dell’Estate. «Khal Drogo, il lord mio marito, lo ha ucciso ponendogli in capo una corona di oro liquefatto.» Suo fratello sarebbe stato più saggio, se avesse mai saputo che la vendetta che tanto a lungo aveva invocato era in realtà così vicina?

«In tal caso, soffro per te, Madre dei draghi. E soffro anche per le terre insanguinate dell’Occidente, private del loro vero re.»

Tra le dita delicate di Daenerys, Rhaegal, il drago verde, osservò lo straniero con occhi simili a oro fuso. Quando aprì la bocca, le sue zanne scintillarono simili ad aghi neri. «Quando farà ritorno la tua nave nella terra dell’Occidente, capitano Mo?»

«Non prima di un anno, temo. Da qui, la Vento di cannella salperà verso est, per compiere la rotta dei mercanti attorno al mare di Giada.»

«Capisco» Daenerys era delusa. «In tal caso, ti auguro venti favorevoli e ottimi commerci. Sì, tu mi hai davvero portato un dono prezioso.»

«E tu mi hai ampiamente ripagato, grande regina.»

«In che modo?» domandò Dany, incuriosita.

Gli occhi del nero scintillarono: «Ho visto i draghi».

Dany rise: «E un giorno li vedrai ancora, io spero. Torna da me ad Approdo del Re, una volta che sarò di nuovo sul trono di mio padre, e riceverai una grande ricompensa».

L’uomo delle isole dell’Estate promise che lo avrebbe fatto, le baciò delicatamente le dita e si congedò. Jhiqui lo accompagnò, mentre ser Jorah rimase.

«Khaleesi» disse il cavaliere quando furono nuovamente soli. «Non parlerei con tanta disinvoltura dei tuoi piani, se fossi in te. Quell’uomo ne diffonderà la notizia dovunque andrà.»

«Faccia pure» ribatté Daenerys. «Che tutto il mondo sappia. L’Usurpatore è morto, che differenza può più fare?»

«Non tutte le storie dei marinai sono vere» la mise in guardia ser Jorah. «E anche se Robert è veramente morto, ora suo figlio regna al suo posto. In realtà, la sua morte non ha cambiato niente.»

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