La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Ti sto dicendo...» Nynaeve cercò di parlare nuovamente, ma ancora una volta quella donna non le diede la possibilità di dire nulla. Legata come un salame, si comportava come un masso che rotoli lungo una collina. Anzi no, era la collina intera, che franava seppellendo tutto ciò ce incontrava sul suo cammino.
«Cercare di insistere con una bugia non ti farà bene, Nynaeve. Hai l’aspetto diciamo di una ventenne, più o meno, per cui forse hai dieci anni di più se già cominci a invecchiare lentamente. Potresti anche indossare lo scialle da cinque anni, tranne per un particolare.» La testa della dorma, la sola parte del corpo che poteva muovere, si girò verso Elayne. «Tu, bambina, non sei abbastanza grande perché sia iniziato il rallentamento, e nessuna donna ha mai indossato lo scialle in così giovane età. Mai, in tutta la storia della Torre. Se anche sei stata alla Torre, scommetto che indossavi il bianco e strillavi ogni volta che la maestra delle novizie guardava dalla tua parte. Ti sei fatta fare l’anello da qualche orafo — ho sentito dire che ce ne sono alcuni abbastanza stupidi da fare una cosa simile — o forse Nynaeve l’ha rubato per te, posto che abbia qualche diritto ad avere il suo. In ogni caso, visto che tu non puoi essere una Sorella, non lo è nemmeno lei. Nessuna Aes Sedai viaggerebbe con una donna che finge di esserlo.»
Elayne aggrottò le sopracciglia senza accorgersi che si stava mordendo il labbro inferiore. Rallentamento. Come faceva una locandiera di Ebou Dar a conoscere quelle parole? Forse Setalle Anan era stata alla Torre da ragazza, anche se non poteva esserci rimasta a lungo, visto che ovviamente non poteva incanalare. Elayne se ne sarebbe accorta, anche se avesse avuto la minima abilità come sua madre, e Morgase Trakand aveva così poca abilità che sarebbe stata mandata via in poche settimane se all’epoca non fosse stata l’erede al trono.
«Liberala, Nynaeve» disse Elayne sorridendo. Adesso aveva davvero una migliore disposizione d’animo nei confronti di quella donna. Doveva essere stato terribile per lei viaggiare fino a Tar Valon solo per essere mandata via. Non c’era alcun motivo per cui la donna dovesse crederle — senti un certo prurito a quel pensiero, ma non riuscì a individuarne la causa —, nessuno al mondo, ma se aveva fatto il viaggio fino a Tar Valon forse avrebbe attraversato la piazza di Mon Hara. Merilille, o una qualsiasi delle altre Sorelle, avrebbe potuto darle una lezione.
«Liberarla?» si stupì Nynaeve. «Sei sicura, Elayne?»
«Liberala. Comare Anan, vedo che il solo modo per convincerti è...»
«Nemmeno l’Amyrlin Seat e tre Sorelle basterebbero a convincermi, bambina.» Luce, ma lasciava mai che qualcuno finisse una frase? «Adesso non ho più tempo per altri giochi. Posso aiutarvi. In ogni caso, conosco chi può farlo, alcune donne che accolgono quelle mandate via o fuggite. Potete ringraziare lord Mat se sono disposta a portarvi da loro, ma devo sapere. Siete mai state alla Torre, o siete delle selvatiche? E se ci siete state, vi hanno mandate via o siete fuggite? Voglio la verità. Loro trattano ognuna in modo diverso.»
Elayne si strinse nelle spalle. Avevano fatto ciò per cui erano andate lì, e lei era più che pronta a smettere di perder tempo e portare a termine ciò che dovevano fare. «Se non c’è modo di convincerti, allora non ci rimane altro da fare. Nynaeve? Dovremmo già essere andate via da molto.»
I flussi attorno alla locandiera svanirono, e anche il bagliore attorno a Nynaeve, che però rimase a guardare la locandiera con forte sospetto. S’inumidì le labbra. «E così conosci un gruppo di donne che ci possono aiutare?»
«Nynaeve?» ripeté Elayne. «Non abbiamo bisogno di alcun aiuto. Noi siamo Aes Sedai. Ricordi?»
Dopo aver lanciato un’occhiata beffarda all’erede al trono, comare Anan si aggiustò la gonna e si piegò a lisciare le sottovesti. La sua attenzione era concentrata su Nynaeve; Elayne non si era mai sentita così messa in disparte in vita sua. «Conosco alcune donne che accettano le selvatiche, le fuggiasche o anche quelle che falliscono l’esame da Ammessa o quello per lo scialle. Saranno circa cinquanta, anche se il loro numero varia. Posso aiutarvi a trovare una via senza correre il rischio di incontrare una vera Sorella che vi faccia desiderare di essere scuoiate vive pur di porre fine a quel tormento. Adesso, ditemi la verità: siete mai state alla Torre? Se siete fuggite, potreste anche decidere di tornarci. La Torre riesce a ritrovare quasi tutte le fuggiasche, fu così anche durante la Guerra dei Cento Anni, per cui non dovete pensare che questa piccola noia che hanno ora le fermerà. Per la verità il mio suggerimento sarebbe attraversare la piazza e rimettervi alla clemenza di una Sorella. Sarà una clemenza molto limitata, temo, ma credetemi: sarà peggio se vi dovranno trovare e riportare indietro tirandovi per i capelli. Non vi verrà mai più in mente di lasciare il territorio della Torre senza permesso, dopo che vi avranno riprese.»
Nynaeve sospirò profondamente. «Ci è stato detto di lasciare la Torre, comare Anan. Lo giurerò su qualsiasi cosa tu voglia.»
Elayne la fissò incredula. «Nynaeve, che stai dicendo? Comare Anan, noi siamo davvero Aes Sedai.»
Comare Anan rise. «Bambina, lasciami parlare con Nynaeve, che almeno sembra abbastanza grande da avere un po’ di buon senso. Di’ una cosa del genere al Circolo e loro non la prenderanno bene. Non importa se puoi incanalare. Anche loro possono, e ti sculacceranno o ti getteranno per strada con il naso nella polvere se cerchi di fare la stupida.»
«Cos’è il Circolo?» chiese Elayne. «Noi siamo davvero Aes Sedai, te lo ripeto. Vieni al palazzo di Tarasin e lo vedrai con i tuoi occhi.»
«Ci penserò io a farla ragionare» ebbe il coraggio di dire Nynaeve, guardando torva Elayne e facendo delle smorfie come se fosse lei quella impazzita.
Comare Anan annuì. «Bene. Adesso levatevi quegli anelli e metteteli via. Il Circolo non apprezza questo tipo di farse. Tanto per iniziare li faranno fonderei anche se, a giudicare dai vostri vestiti, avete del denaro. Se l’avete rubato, non lasciate che Reanne lo venga a sapere. Una delle prime regole che dovrete imparare è non rubare anche se state morendo di fame. Non vogliono attirare l’attenzione di nessuno.»
Elayne strinse il pugno e lo mise dietro la schiena, guardando Nynaeve che infilava il suo anello dentro il sacchetto appeso alla cintura. Nynaeve, che si lamentava ogni volta con Merilille, Adeleas o chiunque altra dimenticasse che anche lei era una Sorella!
«Fidati di me, Elayne» le disse Nynaeve.
Cosa che per lei sarebbe stata più facile se avesse avuto la minima idea su quali fossero le sue intenzioni. Comunque si fidò. Quasi del tutto. «Un. piccolo sacrificio» mormorò. Le Aes Sedai talvolta uscivano senza il loro anello, quando era necessario, e anche lei aveva dovuto usare una scusa del genere, quando si faceva passare per Sorella, ma adesso aveva il diritto di indossarlo. Toglierselo le provocò un dolore quasi fisico.
«Parla con la tua amica, bambina» disse comare Anan a Nynaeve con voce impaziente. «Reanne Corly non accetterà tutti questi capricci, e se mi fate sprecare la mattinata per nulla... Avanti, avanti. È una fortuna per voi che mi piaccia lord Mat.»
Elayne ormai doveva sforzarsi davvero tanto per conservare la sua fredda compostezza. Capricci? Quando ne avesse avuta l’opportunità, avrebbe colpito Nynaeve dove faceva più male!
23
Vicino alla casa di una tessitrice
Nynaeve voleva davvero parlare con Elayne, in disparte, cosicché la locandiera non potesse sentirle, ma non ne ebbe l’opportunità. La donna le spinse fuori dalla stanza quasi fosse una guardia con delle prigioniere, con un’impazienza tenace per niente alterata dall’occhiata diffidente che lanciò alla porta di Mat. Nel retro della locanda si trovava un’altra scala senza ringhiera che conduceva direttamente in una grande cucina rovente, ricca di odori di cibi infornati, dove Nynaeve vide la donna più rotonda che avesse mai incontrato in vita sua; impugnava un grande mestolo di legno come fosse uno scettro e dava ordini ad altre donne che stavano sfornando delle belle pagnotte croccanti per rimpiazzarle con dei panini di pasta chiara. Una grande pentola piena di farinata d’avena, che in quella città mangiavano a colazione, bolliva a fuoco basso su uno dei fornelli rivestiti di mattonelle bianche.