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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Se pensi così, Amabel.»

Le diedero una tunica grigia di lana grezza e un paio di scarpe sformate e la mandarono via.

Weese era il sottoattendente della Torre dei lamenti, un uomo tozzo, dal naso rincagnato, con un favo di vesciche violacee all’angolo della bocca carnosa. Arya gli venne affidata insieme ad altri cinque. Lui li guardò tutti da capo a piedi con occhio laido.

«I Lannister sono generosi con quelli che li servono bene, un onore che nessuno di voialtri si merita, ma in guerra si deve prendere quello che c’è. Lavorate duro e state al vostro posto e può darsi che un giorno vi innalzate al mio grado. Se pensate di fare conto sulla gentilezza di sua eminenza il lord, ricordate che avrete a che fare con me dopo che lui se n’è andato, capito?»

Marciò avanti e indietro davanti a loro, impettito come un tacchino, dicendo che non dovevano mai guardare i nobili negli occhi, che dovevano parlare solo se veniva loro rivolta la parola e che non dovevano stare mai fra i piedi del lord.

«Il mio naso non dice bugie» si vantò Weese. «Io sento il puzzo della sfida, e il puzzo della superbia, e il puzzo della disobbedienza. Se sento anche solo un accenno di questi fetori, è con me che fate i conti. E quando vi annuso, voglio sentire un solo puzzo. La paura.»

DAENERYS

Sulle mura di Qarth, uomini percuotevano grandi gong, annunciando la sua venuta, altri invece soffiavano entro corni che avvolgevano i loro corpi simili a strani serpenti di bronzo. Una colonna di truppe cammellate emerse dalla città come sua guardia d’onore. Alti sulle loro selle, ornate di rubini e di gemme, i cavalieri indossavano armature di bronzo a lamine ed elmi a becco, dotati di grandi zanne di rame e di lunghi pennacchi di seta nera. Le gualdrappe dei cammelli erano di cento colori diversi.

«Qarth è la città più grande che esiste, e che mai esisterà» le aveva detto Pyat Pree, quando ancora si trovavano tra le ossa di Vaes Tolorro. «E il centro del mondo, il portale tra il Sud e il Nord, il ponte tra l’Est e l’Ovest. È antica oltre la memoria dell’uomo, ed è talmente splendida che, dopo averla veduta, Saathos il Saggio decise di accecarsi. Sapeva che qualsiasi cosa avesse visto dopo, al confronto sarebbe apparsa brutta e squallida.»

Daenerys si guardò bene dal prendere le parole dello stregone per oro colato, al tempo stesso, la magnificenza della grande città era innegabile. Tre spesse cinte di mura circondavano Qarth, ognuna delle quali era istoriata con elaborate decorazioni. La cinta esterna era di arenaria rossa, alta trenta piedi e decorata con figure di animali: serpenti acciambellati, aquiloni in volo e pesci che nuotavano andavano a mescolarsi con lupi del deserto rosso, zebre maculate e mostruosi elefanti. La cinta intermedia, alta quaranta piedi, era di granito disseminato di scene di guerra: il cozzare di spade, scudi e lance, nugoli di frecce in volo, eroi in battaglia e infanti che venivano macellati, pire dei caduti. Le istoriazioni della cinta più interna, cinquanta piedi di marmo nero, illustravano eventi di fronte ai quali Dany si sentì arrossire, tanto da dire a se stessa che si stava comportando da sciocca. Non era più un’innocente fanciulla: se riusciva a guardare le scene dei massacri sulla cinta grigia, per quale motivo avrebbe dovuto abbassare gli occhi davanti a immagini di uomini e donne intenti a darsi reciproco piacere?

Le porte esterne erano a innesti di rame, quelle mediane bordate di ferro, quelle interne con bulloni d’oro massiccio. E tutte e tre si aprirono per accoglierla. Nel fare ingresso nella città in sella alla sua puledra argentata, frotte di bambini vennero a spargere fiori davanti a lei. I piccoli indossavano sandali dorati, tinte sui loro corpi e nient’altro.

Tutti i colori che avevano abbandonato Vaes Tolorro erano venuti a concentrarsi a Qarth. I palazzi della città, in una fantasmagoria cromatica di sfumature del rosa, del violetto e dell’ocra, che parvero scivolare su di lei come sogni di febbre. Passò sotto un’arcata di bronzo configurata come due serpenti che si accoppiavano, le loro scaglie fatte di giada delicata, di ossidiana, di lapislazzuli. Esili torri s’innalzavano più alte di qualsiasi torre Daenerys avesse mai visto. In tutte le piazze, si ergevano elaborate fontane con sculture di grifoni, draghi, manticore.

Molti degli abitanti di Qarth erano venuti ad ammassarsi nelle strade, altri osservavano da eteree verande, che apparivano decisamente troppo fragili per reggerne il peso. Era gente pallida, vestita di lino e sete e pellicce di tigre. Agli occhi di Daenerys, tutti loro parvero nobiluomini e gentildonne. Le donne indossavano abiti che lasciavano un seno scoperto, gli uomini preferivano caftani di seta e perline. Nella sua tunica di pelle di leone, con Drogon, il drago nero, appollaiato sulla spalla, Dany si sentì infima e barbarica. I suoi Dothraki chiamavano il popolo di Qarth uomini-latte, a causa del pallore della loro carnagione, e spesso khal Drogo aveva sognato il giorno in cui avrebbe saccheggiato le grandi città dell’Est. Daenerys guardò i suoi cavalieri di sangue, ma i loro occhi a mandorla non lasciavano trasparire nulla dei loro pensieri. “È davvero solo la razzia che vedono?” non poté fare a meno di domandarsi. “Quanto selvaggi dobbiamo apparire a queste raffinate genti di Qarth…”

Pyat Pree guidò il piccolo khalasar lungo un grande viale ad arcate, dove gli antichi eroi della città, scolpiti tre volte più grandi delle loro dimensioni naturali, torreggiavano su colonne di marmo bianco e verde. Passarono attraverso un rutilante bazar, ospitato all’interno di un edificio cavernoso dal soffitto a stucchi, sul quale erano istoriati mille e mille uccelli multicolori. Alberi e fiori erano in pieno rigoglio sugli ampi giardini pensili sopra i negozi aperti, che sembravano offrire ogni singola cosa gli dei avevano voluto collocare in questo mondo.

La puledra argentata divenne nervosa quando il principe mercante Xaro Xhoan Daxos arrivò a fianco di Daenerys, la quale aveva scoperto che i cavalli mal sopportavano la prossimità dei cammelli.

«Qualora tu veda una qualsiasi cosa che desideri, qualsiasi cosa in assoluto, o più splendida delle donne, di’ solo una parola e quella cosa ti apparterrà» affermò Xaro dall’alto della sua sella finemente ornata.

«Qarth già le appartiene» lo imbeccò Pyat Pree, storcendo le labbra colorate di blu. «La madre dei draghi non ha alcun bisogno di ninnoli. Sarà tutto come ti ho promesso, khaleesi. Vieni con me alla Casa degli Eterni, in modo da abbeverarti di saggezza e di verità.»

«Per quale ragione la khaleesi dovrebbe vedere il tuo Palazzo di polvere, quando io posso darle la luce del sole e acqua profumata e sete in cui riposare?» ribatte Xaro. «Sul suo prezioso capo, i Tredici porranno una corona di giada nera e di opali di fuoco.»

«L’unico palazzo che m’interessa vedere, mio lord Pyat, è il palazzo rosso di Approdo del Re.» Dany diffidava dello stregone, la maegi Mirri Maz Duur l’aveva resa guardinga verso tutti coloro i quali praticavano incantesimi. «E se i grandi di Qarth vogliono farmi dei regali, Xaro, allora che mi diano navi e spade per riconquistare ciò che mi appartiene di diritto.»

Le labbra blu di Pyat Pree s’incurvarono in un sorriso amabile: «Sarà come tu comandi, khaleesi». E con questo, si allontanò, la sua figura che ondeggiava seguendo il passo del cammello; le lunghe tuniche gli svolazzavano dietro.

«La giovane regina è ben più saggia dei suoi anni» mormorò Xaro Xhoan Daxos. «C’è un proverbio qui a Qarth: la casa di uno stregone è costruita sulle ossa e sulle menzogne.»

«E allora come mai gli uomini abbassano la voce quando parlano degli stregoni di Qarth? Dovunque, nell’Est, i loro poteri e la loro saggezza sono riveriti.»

«Essi erano potenti…» concordò Xaro. «Ma questo era molto tempo fa. Oggi sono diventati tanto ridicoli quanto quei vecchi soldati che si ostinano a vantarsi del loro eroismo quando ormai la loro forza e la loro abilità se ne sono andate da un pezzo. Gli stregoni leggono i loro rotoli incartapecoriti, bevono ombra-della-sera fino a quando le labbra non diventano blu e suggeriscono l’esistenza di terribili poteri ma, al confronto di ciò che erano un tempo, ormai non sono altro che vuote crisalidi. I regali di Pyat Pree si tramuteranno in polvere nelle tue mani, ti avverto, graziosa regina.» Xaro Xhoan Daxos diede un secco colpo di frustino e passò oltre.

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