Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » L'ascesa dell'Ombra
L'ascesa dell'Ombra - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L'ascesa dell'Ombra

Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:

L'ascesa dell'Ombra
1 ... 119 120 121 122 123 124 125 126 127 ... 298
Перейти на страницу:

«Hanno rapito Maigran, nonno» rispose Lewin. «Maigran e Colline, e hanno fatto loro del male. Hanno...»

«Non esiste ragione!» ruggì Adan, tremando dalla rabbia. «Dobbiamo accettare quanto ci capita. Le sofferenze ci vengono inviate per mettere alla prova la nostra fede. Accettiamo e sopportiamo! Non assassiniamo! Non vi siete solo allontanati dalla Via, l’avete abbandonata. Non siete più Da’shain. Siete corrotti e non lascerò che contagiate gli Aiel. Andatevene, stranieri. Assassini! Non siete i benvenuti fra i carri degli Aiel!» Voltò loro le spalle e si allontanò come se i ragazzi non esistessero più. Saralin e Nerrine lo seguirono, guidando le ragazze.

«Mamma?» chiamò Lewin, e sussultò quando questa si voltò con occhi gelidi. «Mamma, ti prego...»

«Chi sei tu per chiamarmi a quel modo? Nascondi il tuo volto alla mia vista, straniero. Una volta avevo un figlio con un viso come quello. Non desidero vederlo su un assassino.» Quindi lei e Maigran si avviarono appresso alle altre.

«Sono ancora un Aiel!» gridò Lewin, ma nessuno si voltò. Gli sembrò di sentire Luca che piangeva. Il vento si alzò, sollevando la polvere, e si velò il viso. «Sono un Aiel!»

Delle luci che dardeggiavano selvaggiamente perforavano gli occhi di Rand. Il dolore della perdita di Lewin gli stava ancora addosso e la mente correva a perdifiato. Lewin non aveva alcuna arma con sé. Non sapeva come usarla. Uccidere lo terrorizzava! Non aveva alcun senso. Adesso era quasi accanto a Muradin, ma l’uomo non era consapevole della sua presenza. Il ringhio di Muradin era fisso; il sudore gli imperlava il volto, tremava come se volesse correre.

I piedi di Rand lo portarono avanti, e indietro.

26

I Dedicati

Avanti, e indietro.

Adan giaceva nella cavità sabbiosa, stringendo forte il bambino piangente del figlio morto, proteggendosi gli occhi nella giacca logora. Anche a lui scendevano lacrime sul viso, ma silenziose, mentre scrutava cauto da oltre il bordo. A cinque e sei anni, Maigran e Lewin avevano il diritto di piangere; Adan era sorpreso di avere ancora lacrime da versare.

Alcuni dei carri bruciavano. I morti giacevano sparsi ovunque fossero caduti. I cavalli erano stati già portati via, tranne quelli ancora attaccati ai pochi carri che erano stati svuotati. Per una volta non notò le cose imballate che le Aes Sedai avevano consegnato alle cure degli Aiel, capovolte senza cura nella terra. Non era la prima volta che vedeva una scena simile, o degli Aiel morti, ma stavolta non gli importava. Gli uomini con le spade, gli archi e le lance, gli uomini che avevano ucciso, stavano caricando quei carri vuoti. Con le donne. Guardava Rhea, sua figlia, spinta su un carro con le altre, accalcate come bestie da assassini che ridevano. L’ultima dei suoi bambini. Elwin era morta di fame a dieci anni, Sorelle a venti per la febbre che i sogni le avevano preannunciato e Jaren si era gettato da una rupe anni fa, a diciannove anni, quando aveva scoperto che poteva incanalare. Marind questa mattina.

Voleva gridare. Voleva correre laggiù e non farsi portare via l’ultima figlia. Fermarli in qualche modo. E se lo avesse fatto? Lo avrebbero ucciso e avrebbero preso Rhea in ogni caso. Potevano anche uccidere i bambini. Alcuni di quei corpi riversi nel sangue erano piccoli.

Maigran gli stava aggrappata come se sentisse che avrebbe potuto andare via e Lewin era teso come se volesse stringersi più forte ma pensasse di essere troppo grande. Adan li accarezzò e tenne i loro volti premuti al petto. Lui però guardò, fino a quando i carri andarono via guidati da conducenti che gridavano, appresso ai cavalli che erano già quasi fuori dalla visuale verso le montagne fumanti che si allineavano all’orizzonte.

Solo allora si alzò, lasciando liberi i bambini. «Aspettatemi qui» disse loro. «Aspettate fino al mio ritorno.» Stringendosi l’un l’altro lo fissarono con i visi coperti di lacrime, annuendo incerti.

Camminò verso uno dei corpi, girandolo gentilmente. Siedre poteva essere addormentata, il viso era proprio come gli appariva accanto ogni mattina quando si svegliava. Lo sorprendeva sempre notare del grigio fra quei capelli color dell’oro; era il suo amore, la sua vita, sempre giovane e nuova per lui. Cercò di non guardare il sangue che impregnava la parte anteriore del vestito o la ferita squarciata proprio sotto al seno.

«Cosa vuoi fare adesso, Adan? Dicci cosa! Cosa?»

Tolse i capelli dal viso di Siedre — le piaceva essere in ordine — e rimase in piedi, voltandosi lentamente per confrontarsi con un gruppo di uomini arrabbiati e spaventati. Sulwin ne era a capo, un uomo alto dagli occhi profondi. Si era lasciato crescere i capelli, come per nascondere di essere un Aiel. Un diverso numero di uomini lo aveva imitato. Non aveva fatto differenza per questi ultimi incursori o quelli che li avevano preceduti.

«Intendo seppellire i nostri morti e proseguire, Sulwin.» Gli occhi ricaddero nuovamente su Siedre. «Che cos’altro c’è lì?»

«Andare avanti, Adan? E come possiamo farlo? Non ci sono cavalli. Siamo quasi senza acqua o cibo. Tutto ciò che ci è rimasto sono carri pieni di cose che le Aes Sedai non verranno mai a cercare. Cosa sono, Adan? Cosa sono quegli oggetti per cui dovremmo offrire le nostre vite per trascinarli attraverso il mondo, spaventati anche solo di toccarli? Non possiamo proseguire come prima!»

«Possiamo!» gridò Adan. «E lo faremo! Abbiamo le gambe; abbiamo le schiene. Se ce ne sarà bisogno, trascineremo i carri. Resteremo fedeli al nostro dovere!» Era stupito di vedere che agitava il pugno chiuso. All’inizio. Poi la mano tremò mentre la dischiudeva e la abbassava lungo i fianchi.

Sulwin fece un passo indietro e si unì al gruppo. «No, Adan. Crediamo si debba trovare un posto sicuro, alcuni di noi intendono farlo. Mio nonno mi raccontava sempre delle storie che aveva sentito da bambino, di quando vivevamo al sicuro e la gente veniva a sentirci cantare. Vogliamo trovare nuovamente un posto sicuro e cantare ancora.»

«Cantare?» Adan li schernì. «Anche io ho sentito quelle vecchie storie, su quanto il canto degli Aiel fosse una cosa meravigliosa, ma non conoscete quelle vecchie canzoni come non le conosco io. Quelle canzoni sono andate, come anche i vecchi tempi. Non rinunceremo al nostro dovere nei confronti delle Aes Sedai per inseguire quanto è andato perduto per sempre.»

«Alcuni di noi lo faranno, Adan.» Gli altri alle spalle di Adan annuirono. «Vogliamo trovare un posto sicuro. E anche le canzoni. Lo faremo!»

Un tonfo fece voltare il capo di Adan. Alcuni dei compagni di Sulwin stavano scaricando uno dei carri e una grossa cassa piatta era caduta, spaccandosi parzialmente per rivelare ciò che sembrava essere una soglia di granito scuro. Anche altri carri venivano svuotati, da altri amici di Sulwin. Almeno un quarto delle persone che vedeva era impegnato a svuotare i carri da tutto, tranne cibo e acqua.

«Non cercare di fermarci» lo mise in guardia Sulwin.

Adan rilasciò nuovamente i pugni. «Non siete Aiel» rispose. «Avete tradito tutto. Qualsiasi cosa siate, non siete più Aiel.»

«Seguiamo la Via della Foglia come te, Adan.»

«Andate!» gridò Adan. «Andate! Voi non siete Aiel! Siete perduti! Perduti! Non voglio guardarvi! Andate!» Sulwin e gli altri inciamparono per la fretta di allontanarsi.

Il cuore di Adan affondò mentre guardava i carri e i corpi che li circondavano. Così tanti, così tanti feriti che si lamentavano mentre venivano medicati. Sulwin e gli altri perduti erano impegnati a scaricare i carrozzoni. Gli uomini con le spade avevano aperto diverse casse prima di rendersi conto che non contenevano oro, o cibo. Quest’ultimo era più prezioso dell’oro. Adan studiò la soglia di pietra, pile accatastate di figurine dello stesso materiale, sagome curiose di cristallo fra i vasi di arbusti chora che la gente di Sulwin non sapeva come usare. C’era un uso per quegli oggetti? Era a questi oggetti che erano fedeli? Se sì, allora doveva andare avanti. Alcuni potevano essere salvati. Non c’era modo di dire cosa le Aes Sedai considerassero più importante, ma alcuni potevano essere salvati.

1 ... 119 120 121 122 123 124 125 126 127 ... 298
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)