L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Li riporteremo indietro» promise Lewin. Prese un gruppo di lance che gli stavano porgendo e le piantò in terra con la punta rivolta verso il basso. «Potete rimanere con noi se volete, purché siate disposti a difendervi e aiutarci. Se rimanete, non vi sarà più permesso fare ritorno ai vostri carri.» Il tipo ‘dal naso marcato si voltò e si affrettò a tornarsene indietro. Lewin proseguì; era raro che se ne andasse solamente uno a questo punto. «Coloro che desiderano venire con noi al villaggio, prendano una lancia. Ma ricordatevi, se prendete la lancia per usarla contro gli uomini, dovrete rimare con noi.» La voce e gli occhi erano duri come pietra. «Per quanto riguarda i Jenn sarete come morti.»
Uno degli uomini che erano rimasti esitò, ma ognuno alla fine estrasse una lancia dal terreno. Come anche Morin. Jeordam la guardò con gli occhi sgranati e anche Lewin batté le palpebre.
«Non devi prendere la lancia solamente per restare» le disse Lewin «o per far sì che riportiamo indietro la tua gente. Prendere la lancia significa voler combattere, non solo difenderti. Puoi lasciarla giù, non c’è vergogna in questo.»
«Hanno mia figlia» rispose Morin.
Con stupore di Jeordam, Lewin fece solamente una breve pausa prima di annuire. «C’è una prima volta per tutte le cose. Per tutte le cose. Così sia.» Cominciò a dare dei colpetti sulle spalle degli uomini, designandoli per andare a far visita al villaggio dal lungo muro. Jeordam fu il primo; il padre lo aveva sempre scelto per primo fin dal giorno in cui era stato abbastanza grande per prendere la lancia. Non avrebbe fatto diversamente.
Morin aveva problemi con la lancia, l’asta si impigliava nella gonna.
«Non devi andare» le disse Jeordam. «Nessuna donna lo ha mai fatto prima d’ora. Ti riporteremo tua figlia.»
«Intendo liberare Kirin di persona» rispose fieramente. «Non mi fermerai.» Una donna ostinata.
«In questo caso devi vestirti così.» Indicò la propria giubba e le brache grigie e marroni. «Non puoi attraversare la campagna indossando un abito.» Le tolse la lancia prima che la donna potesse reagire. «La lancia non si impara facilmente.» I due uomini che erano venuti con lei e che stavano ricevendo imbarazzati le istruzioni cadendo quasi per terra, ne erano la prova. Jeordam trovò un’ascia e rimosse una parte dell’asta della lancia. Ne lasciò circa un metro, inclusi i trenta centimetri della punta d’acciaio. «Usala per stoccare. Niente altro. Solo stoccate. L’asta si usa anche per bloccare, ma ti troverò qualcosa da poter usare come scudo con l’altra mano.» La donna lo guardò perplessa. «Quanti anni hai?» chiese lei. Le rispose e la donna si limitò ad annuire pensierosa.
Dopo un momento Jeordam aggiunse: «Uno di quegli uomini è tuo marito?»
Stavano ancora inciampando nelle lance.
«Mio marito già piange Kirin come morta. Gli importa più degli alberi che di sua figlia.»
«Gli alberi?»
«Gli Alberi della Vita.» Visto che Jeordam ancora la guardava inespressivo la donna scosse il capo. «Tre piccoli alberi piantati in dei barili. Si curano di loro quasi come fossero esseri umani. Quando troveranno un posto sicuro, intendono piantarli; sostengono che allora ritorneranno i vecchi giorni. Loro. Sto dicendo ‘loro’. Molto bene. Non sono più una Jenn. Adesso questa è mio marito.» Guardandolo da vicino la donna gli chiese: «Se qualcuno rapisse tuo figlio, parleresti della Via della Foglia e della sofferenza inviata per metterci alla prova?» Jeordam scosse il capo e la donna rispose: «Ne ero certa. Sarai un buon padre. Insegnami a usare questa lancia.»
Una donna insolita, ma carina. Riprese la lancia e incominciò a mostrarle come usarla, facendole capire quel che stava facendo passo per passo. Con l’asta scorciata era veloce e agile.
Morin lo stava guardando con quello strano sorriso, ma lui adesso era preso dalla lancia. «Ho visto il tuo volto in un sogno» mormorò la donna, ma Jeordam non l’aveva sentita. Con una lancia come quella, poteva essere più veloce di un uomo con la spada. Con la mente vedeva gli Aiel sconfiggere tutti gli uomini con le spade. Nessuno avrebbe resistito. Nessuno.
La luce lampeggiò fra le colonne di vetro, quasi accecando Rand. Muradin era solo uno o due passi avanti a lui e guardava fisso davanti a sé, a denti snudati, ringhiando piano. Le colonne li stavano riportando indietro nella storia degli Aiel perduta nel tempo. I piedi di Rand si muovevano in accordo. Avanti. E indietro nel tempo.
Lewin sistemò il velo per proteggersi dalla polvere sul viso e guardò nel piccolo campo dove i carboni di un fuoco morente ancora rilucevano sotto una pentola. Il vento gli portò l’odore di carne mezza bruciata. Monticelli di coperte circondavano i carboni sotto la luce lunare. Non c’erano cavalli in vista. Desiderava aver portato con sé un po’ d’acqua, ma solamente ai bambini era concessa l’acqua fuori dai pasti. Si ricordava vagamente di un tempo in cui c’era stata più acqua, quando i giorni non erano così caldi e polverosi e il vento non soffiava costantemente. La notte era solamente un piccolo sollievo, rimpiazzando con il freddo un insensibile, rosso sole ardente. Siavvolse nella cappa di pelle di capra che usava come coperta.
I suoi compagni gli si avvicinarono conciati come lui, scalciando rocce e borbottando fino a quando fu certo che avrebbero svegliato gli uomini sotto di loro. Non si lamentò; non era abituato a tutto questo più di loro. I veli contro la polvere gli coprivano il viso, ma riusciva ugualmente a riconoscerli. Luca, con le spalle più larghe di tutti; gli piaceva fare scherzi. Gearan, dinoccolato come una cicogna e il miglior corridore fra i carri. Charlin e Alijha, immagini speculari se non per l’abitudine di Charlin di inclinare la testa quando era preoccupato, come in quel momento; la loro sorella Colline si trovava giù al campo. E Maigran, la sorella di Lewin.
Quando le ragazze che erano andate a prendere l’acqua erano state ritrovate a terra in preda al tormento, tutti erano stati pronti a addolorarsi e a proseguire come avevano fatto molte volte in precedenza. Anche il nonno di Lewin. Se Adan avesse saputo cosa stavano progettando quei cinque, li avrebbe fermati. Tutto ciò che faceva Adan adesso era bofonchiare di mantenere la fede con le Aes Sedai, che Lewin non aveva mai visto, e cercare di mantenere vivi gli Aiel. Gli Aiel come popolo, non uno in particolare. Nemmeno Maigran.
«Sono in quattro» bisbigliò Lewin. «Le ragazze sono da questo lato del fuoco. Le sveglierò — con calma — e le porterò via mentre gli uomini dormono.» I suoi compagni si guardarono fra loro, quindi annuirono. Suppose che avrebbero dovuto progettare un piano, ma avevano solamente pensato di venire a prendere le ragazze e come lasciare i carri senza essere visti. Non era certo che sarebbero stati in grado di seguire questi uomini, o trovarli prima che tornassero al loro villaggio, una serie di rozze capanne da dove erano stati cacciati gli Aiel a sassate e bastonate. Non ci sarebbe stato nulla da fare se i rapitori fossero giunti lì.
«Che facciamo se si svegliano?» chiese Gearan.
«Non me ne andrò, Colline» scattò Charlin, sovrapponendosi alla calma risposta del fratello. «Le riporteremo indietro, Gearan.»
«Lo faremo» confermò Lewin. Luca diede un colpetto alle costole di Gearan, il quale annuì.
Discendere la china al buio non era cosa facile. I ramoscelli essiccati dalla siccità si spezzavano sotto ai loro piedi; rocce e sassolini scivolavano in avanti lungo il pendio arido. Più Lewin provava a muoversi in silenzio, più sembrava fare rumore. Luca cadde in un rovo che si spaccò rumorosamente, ma riuscì a tirarsene fuori con non più di un respiro affannato. Charlin scivolò e giunse a metà strada dal fondo. Ma nulla si mosse nella valle.