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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Min la studiò e Aviendha provò un brivido, domandandosi quali visioni le apparivano. Si diceva che le sue predizioni del futuro fossero sempre vere.

«Non sei ciò che mi aspettavo» disse infine Min.

«Ti ho ingannata?» chiese Aviendha, accigliandosi.

«No, non è questo» rispose Min con una risatina. «Voglio dire, mi sbagliavo su di te, suppongo. Non ero certa di cosa pensare, dopo quella notte a Caemlyn quando… be’, quella notte quando abbiamo legato a noi Rand tutte assieme. Mi sento vicina a te, eppure distante allo stesso tempo.» Scrollò le spalle. «Immagino che mi aspettassi che saresti venuta a cercarmi nel momento in cui sei giunta all’accampamento. Avevamo cose di cui discutere. Quando non l’hai fatto, mi sono preoccupata. Pensavo forse di averti offeso.»

«Tu non hai toh verso di me» disse Aviendha.

«Bene» ribatte Min. «A volte mi preoccupo che… giungeremo a un confronto.»

«E a cosa servirebbe un confronto?»

«Non lo so» disse Min con una scrollata di spalle. «Immaginavo che fosse l’usanza aiel. Sfidarmi a un duello d’onore. Per lui.»

Aviendha sbuffò. «Combattere per un uomo? Chi farebbe una cosa del genere? Se tu avessi toh verso di me, forse potrei esigere che danzassimo le lance… ma solo se tu fossi una Fanciulla. E soltanto se io lo fossi ancora. Suppongo che potremmo combattere con i coltelli, ma non sarebbe certo uno scontro alla pari. Che onore si potrebbe guadagnare nel combattere qualcuno senza addestramento?»

Min arrossì, come se Aviendha le avesse rivolto un insulto. Che reazione curiosa. «Non lo so» disse Min, facendo guizzare un coltello dalla manica e rigirandoselo sulle nocche. «Non sono proprio indifesa.» Fece svanire il coltello su per l’altra manica. Perche mai gli abitanti delle terre bagnate ostentavano sempre tali mosse con i loro coltelli? Anche Thom Merrilin era stato propenso a farlo. Min non capiva che Aviendha avrebbe potuto tagliarle la gola tre volte nel tempo che impiegava a far volteggiare quel coltello come un’artista di strada? Aviendha non disse nulla, però. Era ovvio che Min andava orgogliosa di quella capacità e non c’era bisogno di metterla in imbarazzo.

«Non ha importanza» disse Aviendha, continuando il suo lavoro. «Non combatterei con te a meno che non mi insultassi in modo grave. La mia sorella prima ti considera un’amica e io vorrei poter fare lo stesso.»

«D’accordo» disse Min, incrociando le braccia e tornando a guardare Rand. «Be’, immagino sia una buona cosa. Devo ammettere che non mi piace l’idea di condividere.»

Aviendha esitò, poi intinse il dito nel secchio. «Nemmeno a me.» Perlomeno, non le piaceva l’idea di condividere con una donna che non conosceva molto bene.

«Dunque cosa facciamo?»

«Continuiamo come abbiamo fatto finora» disse Aviendha. «Tu hai ciò che desideri e io sono occupata con altre faccende. Quando le cose cambieranno, ti informerò.»

«Questo è… diretto da parte tua» disse Min con aria confusa. «Hai altre faccende di cui occuparti? Come intingere le dita in secchi d’acqua?»

Aviendha arrossì di nuovo. «Sì» sbottò. «Proprio così. Ora se vuoi scusarmi.» Si alzò e si allontanò a grandi passi, lasciando i secchi. Sapeva che non avrebbe dovuto perdere la calma, ma non era riuscita a impedirlo. Min che sottolineava ripetutamente la sua punizione. La sua incapacità di capire cosa volevano le Sapienti da lei. Rand al’Thor che si metteva in pericolo di continuo, e Aviendha che era incapace di sollevare un dito per aiutarlo.

Non poteva più sopportarlo. Attraversò la distesa bruna del prato del maniero, serrando e disserrando i pugni, tenendosi a distanza da Rand. Dal modo in cui stava andando questa giornata, lui avrebbe notato il suo dito corrugato e le avrebbe chiesto perché lo stava mettendo a mollo! Se avesse scoperto che le Sapienti la stavano punendo, probabilmente avrebbe fatto qualcosa di avventato e si sarebbe reso ridicolo. Gli uomini erano così, soprattutto Rand al’Thor.

Procedette a grandi passi per il terreno primaverile, quella distesa bruna segnata da buche quadrate dove si erano trovate le tende, facendosi strada fra gli abitanti delle terre bagnate che si affrettavano da un lato e dall’altro. Superò una fila di soldati che si lanciavano dei sacchi di grano per caricarli su un carro a cui erano attaccati due cavalli da tiro dagli zoccoli spessi. Continuò a muoversi, cercando di impedirsi di esplodere. La verità era che si sentiva sul punto di fare qualcosa di ‘avventato’ proprio come Rand al’Thor. Perche? Perche non riusciva a decifrare cosa stava facendo di sbagliato? Gli altri Aiel nell’accampamento sembravano ignorarlo come Aviendha, anche se ovviamente non avevano parlato con lei delle sue punizioni. Si ricordava bene di averne viste di simili quando era stata una Fanciulla, e aveva sempre saputo di dover stare alla larga dagli affari delle Sapienti.

Aggirò il carro e si ritrovò diretta di nuovo verso Rand al’Thor. Lui stava parlando con tre dei furieri di Davram Bashere, ed era più alto di ciascuno di loro di un’intera testa. Uno di essi, un uomo con lunghi baffi neri, indicò verso le linee dei cavalli e disse qualcosa. Rand notò Aviendha e sollevò la mano nella sua direzione, ma lei si voltò rapidamente, muovendosi verso l’accampamento aiel sul lato nord del prato.

Digrignò i denti, cercando — senza successo — di domare la sua rabbia. Non aveva il diritto di essere in collera, anche solo con se stessa? Il mondo era prossimo alla fine e lei passava le sue giornate a essere punita! Davanti a se notò un piccolo capannello di Sapienti — Amys, Bair e Melarne — in piedi accanto a una pila di tende marroni ripiegate. Quei fagotti stretti e oblunghi erano dotati di cinghie per aiutare a trasportarli in spalla.

Aviendha sarebbe dovuta tornare ai suoi secchi e raddoppiare i suoi sforzi. Ma non lo fece. Come un bambino che caricava un narsigatto, si avviò a grandi passi verso le Sapienti, fumante di rabbia.

«Aviendha?» chiese Bair. «Hai già terminato la tua punizione?»

«No» rispose Aviendha, fermandosi di fronte a loro, con le mani serrate a pugno sui fianchi. Il vento le strattonava la camicia, ma lei la lasciò svolazzare. Frettolosi civili al seguito — sia aiel che saldeani — fecero un largo giro attorno al gruppo.

«Ebbene?» domandò Bair.

«Non stai imparando abbastanza in fretta» aggiunse Amys, scuotendo la testa canuta.

«Non sto imparando abbastanza in fretta?» domandò Aviendha. «Ho imparato tutto quello che mi avete richiesto! Ho memorizzato ogni lezione, ripetuto ogni fatto, eseguito ogni compito. Ho risposto a tutte le vostre domande e vi ho visto annuire in segno di approvazione a ogni risposta.»

Le sfidò ad abbassare lo sguardo prima di continuare. «Posso incanalare meglio di qualunque altra Aiel al mondo» disse. «Mi sono lasciata alle spalle le lance e accetto di buon grado il mio posto fra voi. Ho fatto il mio dovere e ho cercato l’onore in ogni occasione. Eppure continuate ad assegnarmi punizioni! Non ne accetterò piu’. O mi dite cosa volete da me, o mi mandate via.»

Si aspettava che si adirassero. Si aspettava delusione. Che le spiegassero che una semplice apprendista non doveva mettere in discussione delle Sapienti complete. Si aspettava, come minimo, che le venisse assegnata una punizione ancora più grande per la sua temerarietà. Amys lanciò un’occhiata a Melarne e Bair. «Non siamo noi a punirti, bambina» disse, sembrando scegliere le parole con cura. «Queste punizioni provengono dalla tua stessa mano.»

«Qualunque cosa io abbia fatto,» disse Aviendha «non riesco a capire come possa indurvi a rendermi da’tsang. Disonorate voi stesse trattandomi così.»

«Bambina,» disse Amys, incontrando i suoi occhi «stai rifiutando le nostre punizioni?»

«Sì» affermò lei, col cuore che le martellava nel petto. «Proprio così.»

«Pensi di valere quanto noi, vero?» chiese Bair, schermandosi con la mano il volto attempato.

«Presumi di essere nostra pari?»

Loro pari?, pensò Aviendha, col panico che si faceva strada dentro di lei. Non sono loro pari!

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